Rapina lampo alla Banca Monte dei Paschi di Siena di via Madonna delle Grazie a Fondi. Ieri pomeriggio, intorno alle 15, due malviventi hanno portato via dall’istituto di credito ben 18 mila euro. Uno dei due a volto semicoperto e armato di taglierino è entrato all’interno e, con fare nervoso, si è fatto consegnare dal cassiere il denaro, per poi raggiungere il “palo” appostato all’esterno e fuggire a piedi. Con tutta probabilità i due avevano posteggiato un’autovettura in una via collaterale della trafficata e commerciale via Madonna delle Grazie per non dare nell’occhio, oppure ad attenderli c’era un terzo complice. Al momento del “colpo” all’interno della Banca non c’era nessuno, i due hanno infatti atteso l’uscita dell’unico cliente prima di entrare in azione. L’ammontare del bottino, stimato dal cassiere, è di circa 18 mila euro. Immediatamente i dipendenti hanno allertato il commissariato di Polizia diretto dal vice questore Massimo Mazio, che ha inviato i suoi agenti sul posto. Secondo una prima ricostruzione, il rapinatore entrato all’interno aveva un forte accento campano, sui trent’anni e di media statura. Le indagini, al momento, oltre che alla ricostruzone dettagliata di quanto accaduto, si stanno affidando al lavoro della Polizia scientifica che ha già provveduto ad effettuare i rilievi di rito. Per fortuna, oltre al furto di denaro, non ci sono state altre conseguenze per i dipendenti, cassiere e direttore che al momento del colpo si trovavano nella Banca. Dopo un periodo di relativa calma, dunque, va registrata un’altra rapina a Fondi. Episodi come quello di ieri, non troppo tempo fa, stavano caratterizzando negativamente il territorio fondano. Alla Polizia il compito di risalire agli autori del colpo di ieri pomeriggio.
R.A.
sabato 31 ottobre 2009
Antenna a via Roma, il Comitato ferma i lavori
Non hanno intenzione di arrendersi e ieri mattina lo hanno dimostrato efficacemente. I cittadini che compongono il Comitato spontaneo contro l’elettrosmog di via Roma hanno impedito alla ditta che sta eseguendo l’installazione del ripetitore di proseguire i lavori. Sul posto si è reso necessario l’intervento degli agenti del commissariato di Polizia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio, che, dopo una lunga trattativa, hanno riportato l’ordine predisponendo un rinvio dei lavori. Il camion caricato con il traliccio pronto per essere montato ha fatto dietrofront. Come ci spiega il responsabile del Comitato, Francesco D’Angelis: “Stiamo attendendo di incontrare il commissario prefettizio del Comune di Fondi, per spiegargli le nostre ragioni e cercare di ottenere una sospensione. In quel modo avremmo la possibilità di ottenere e consultare tutta la documentazione sull’impianto per valutare il da farsi”. Il Comitato intanto continua a raccogliere firme, sono circa 600 quelle raccolte finora e continua a chiedere risposte. Il nodo principale della questione è la presenza sul tetto della stessa palazzina di un altro ripetitore installato un paio di anni fa. Quindi due impianti, a distanza di pochi metri uno dall’altro, a Porta Roma, uno dei quartieri più popolosi della città di Fondi. Via Roma è tra le più trafficate delle strade fondane, ai piedi della palazzina accanto a quella su cui sta sorgendo la seconda antenna c’è un supermercato, altri market si trovano a poche centinaia di metri, e sempre lì vicino ci sono un Istituto scolastico superiore, una scuola elementare, una media e l’ospedale di Fondi. Dunque la protesta nasce da una questione di opportunità: se è necessario realizzare dei nuovi ripetitori non è altrettanto necessario che questi siano situati in pieno centro abitato. La questione già nota per situazioni simili, accadute in altre zone, contrada Querce e Portone della Corte su tutte, è la mancanza di un Piano comunale delle Antenne. Senza lo strumento e la conseguente regolamentazione delle aree su cui è possibile installare ripetitori, le antenne continueranno a “spuntare come funghi” e i cittadini a vivere nella preoccupaizone per le conseguenze che l’inquinamento elettromagnetico può avere sulla propria salute.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Nasce il marchio del Parco
Il Parco dei Monti Aurunci ha mostrato ieri il suo strumento di marketing attraverso il quale coniugare economia e tutela. Si tratta del Marchio del Parco Naturale dei Monti Aurunci, che si rivolge ai settori dell’artigianato, del turismo, ristorazione, agricoltura e vendita al dettaglio. Lo strumento sarà a disposizione di chi rispetterà determinati parametri di tutela delle produzioni locali e rispetto dell’ambiente e varrà da qualifica per attività e produzioni locali. Hanno illustrato l’importante novità il presidente del Parco Naturale dei Monti Aurunci, Giovanni Ialongo, il direttore Giuseppe Marzano, Corrado Boccia e alcuni membri del consiglio direttivo. Ospiti i rappresentanti di alcune Pro Loco dei comuni rientranti nell’area protetta. D’altronde affinchè il progetto decolli è necessario che le realtà locali collaborino a stretto contatto con l’ente dei Monti Aurunci. Un concetto sottolineato anche da Ialongo: “Riteniamo che iniziative del genere necessitino della collaborazione di tutte le istituzioni”. Inoltre il presidnete ha annucniato che “in tempi strettissimi” sarà formulato “l’albo delle imprese, perché si vuole rendere operativo il marchio il prima possibile”. Marzano si è soffermato sugli aspetti legati al turismo. “Coinvolgere in questo progetto le attività ricettive, rappresenta il primo passo di quella che potrà essere l’agenzia turistica del Parco”. Una rete di attività virtuose, dunque, che può sostenere lo sviluppo di un nuova categoria di turismo legato alle produzioni locali e alla bellezza del territorio racchiuso nell’area protetta. Dunque il marchio del Parco Naturale dei Monti Aurunci è un passo importante per passare dalla tutela ambientale alla creazione di indotto. Boccia, in chiusura, si è soffermato sugli aspetti tecnici. Per otterere il marchio le imprese dovranno presentare una domanda che sarà valutata, anche attraverso un sopralluogo nell’azienda o nell’esercizio commerciale da un’apposita commissione. Il marchio dunque verrà rilasciato a chi “lo merita”, ma per continuare a fregiarsene bisognerà rispettare, nel tempo, le condizioni dettate dall’ente.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
mercoledì 28 ottobre 2009
Concessioni edilizie firmate da un impiegato, la denuncia della Caponnetto
Concessioni edilizie firmate dagli impiegati e non dal dirigente competente. E’ questa la denuncia dell’associazione Caponnetto riguardante il comune di Fondi. Dall’associazione contro le mafie chiedono alle forze dell’ordine di verificare se l’informazione secondo la quale un impiegato dell’ufficio dello Sportello Unico Attività Produttive (Suap) stia firmando atti che non gli spettano, sia fondata. “Ci è stato segnalato – recita una nota diffusa - che l’amministrazione comunale di Fondi starebbe rilasciando numerose concessioni edilizie. Il rilascio di tali documenti verrebbe effettuato, non dal dirigente del settore Urbanistica, ma tramite l’ufficio Suap e con la firma di un impiegato. Chiediamo al comando provinciale dei Carabinieri di Latina e ai commissari prefettizi di verificare se: la notizia è fondata e se prima del rilascio della certificazione siano stati e vengano effettuati tutti i controlli necessari ad impedire ulteriori infiltrazioni nel tessuto economico e sociale fondano da parte di eventuali soggetti sospettati di collegamenti con la criminalità organizzata”. Una richiesta di verifica, dunque, da parte della Caponnetto, associazione rientrante anche nel Comitato permanente di lotta alle mafie, da mesi in prima linea nel denunciare le infiltrazioni malavitose nell’amministrazione comunale e nel chiedere lo scioglimento del consiglio. Un sospetto, niente di più, quello riguardante le concessioni edilizie. Una questione che qualora fosse oggetto di accertamento e risultasse fondata farebbe “rumore”, alla luce dell’attenzione riservata al comune fondano da quasi due anni a questa parte e della conseguente richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose inviata per ben due volte dal prefetto di Latina al minsitro dell’Interno, Roberto Maroni e da questo al consiglio dei ministri. Il comune, alla fine, non è stato sciolto ma tanti sospetti rimangono alla luce di quanto scritto nelle relazioni finali. E l’urbanistica - si sa - è uno dei settori più delicati.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Elettrosmog, altra antenna altra protesta
Si riaccendono i riflettori sull’elettrosmog a Fondi. Ieri mattina sono iniziati i lavori per l’installazione di un ripetitore per la telefonia mobile in via Roma. Alle porte del quartiere Porta Roma, uno dei più popolosi della città è già ben visibile, sul tetto di una palazzina, la nuova antenna, l’ennesima che sorge sul territorio fondano. Tanto che già ieri si sono registrate le prime proteste dei residenti preoccupati per le conseguenze che l’installazione dell’impianto può avere sulla salute dei cittadini. Nelle vicinanze, infatti, ci sono oltre a una scuola e centinaia di abitazioni, anche l’ospedale San Giovanni di Dio e diverse frequentatissime attività commerciali. Una questione non nuova per Fondi. Nei mesi passati i residenti della contrada Querce, riunitisi in un comitato, avevano dato vita ad un sit in 24 ore su 24, durato diverse settimane, per impedire l’installazione di un ripetitore. Prima ancora, un comitato era sorto nel quartiere Portone della Corte, dove numerosi abitanti si erano messi insieme per dire no all’elettrosmog. Proprio quel comitato lo scorso mese di gennaio aveva dato vita ad una manifestazione in piazza a cui avevano partecipato circa 400 persone, tra cui i rappresentanti locali di Legambiente, de La Destra e del Partito Democratico, tutti uniti da una problematica che preoccupava allora e preoccupa oggi, perché legata alla salute dei cittadini. Va comuque detto che le rilevazioni sull’inquinamento elettromagnetico effettuate dall’Arpa, illustrate anche in un convegno tenutosi a San Magno, sono tutt’altro che allarmanti e ridimensionano il fenomeno.
R.A.
R.A.
domenica 25 ottobre 2009
Abusivismo, sequestrati due campi da tennis
Ha costruito due campi da tennis, con tanto di spogliatoi, senza autorizzazioni, per questo il 50enne fondano Q. A. è stato denunciato dalla Polizia municipale. Gli agenti della municipale, coordinati dall’ Ispettore di vigilanza Luigi Di Cicco, durante le operazioni di controllo del territorio finalizzate al contrasto dell’abusivimo edilizio, hanno provveduto a deferire all’ autorità giudiziaria il fondano Q.A. e a sequestrare un terreno di 2.500 metri quadri. Questo perché il 50enne - come accennato - ha realizzato, in via San Sossio, in località Querce, due campi da tennis e una struttura prefabbricata di 15 metri quadri senza le dovute autorizzazioni. Nel dettaglio, il terreno (già oggetto di una precedente informativa del 26 maggio scorso) è stato riempito con pietrisco e materiale da cava divenendo così un impianto sportivo con due campi da tennis, di cui uno rifinito con rete e linee delimitanti. I campi praticamente erano pronti all’uso grazie anche al prefabbricato che sarebbe avrebbe dovuto fungere da spogliatoio, alla recinzione esterna e all’impianto di illuminazione già rifiniti. Quindi il proprietario era andato avanti nei lavori, nonostante il divieto. Dunque va registrato un altro sequestro legato al fenomeno illecito e purtroppo diffuso a macchia d’olio sul territorio fondano. Una piaga per la città e i comuni limitrofi, dove denunce e sequestri riguardano sia strutture relativamente piccole come quella di ieri, sia costruzioni di dimensioni e valore ben più ingenti. Continua quindi senza sosta l’impegno della municipale contro chi costruisce in barba a qualsiasi regola.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Masso cade su un'abitazione, panico a Monte San Biagio
Panico venerdì sera, intorno alle 22 e 30, in un’abitazione di Monte San Biagio. Tre massi, a causa del maltempo, si sono staccati dalla montagna che sovrasta via Portella superiore. Due sono rotolati senza conseguenze, il terzo, invece, più grande e pericoloso è andato a finire sul tetto di un’abitazione. L’impatto è avvenuto all’altezza della camera da letto della casa indipendente, all’interno della quale stavano riposando Antonella Teseo, 35enne con il figlio di cinque anni Samuele. Il masso è andato prima a finire sul tetto per poi cadere dietro l’abitazione, distruggendo una porzione del soffitto. Sul letto dove stavano dormendo mamma e figlio sono cadute pietre e calcinacci. Tanta paura per la donna e per il figlioletto sorpresi nel sonno da un fatto impensabile, la prima idea venuta in mente alla madre, ancora terrorizzata per quanto stava accadendo,, è stata quella di un terremoto. Immediatamente sono stati allertati i mezzi del 118 che hanno provveduto a trasportare i due al Pronto Soccorso del San Giovanni di Dio di Fondi. Qui i sanitari li hanno medicati e dimessi. Non sono state riscontrate fratture ed è stata scongiurata qualsiasi grave conseguenza. Sul posto sono giunti anche i Vigili del Fuoco di Terracina, i Carabinieri della stazione di Monte San Biagio e la locale Polizia municipale. Un episodio che fa riflettere sulla necessità di mettere in sicurezza la zona, dove sorgono diverse abitazioni non protette da fatti come quello di venerdì. Manca completamente nella parte più alta della montagna una rete per la protezione dalla caduta massi. Una situazione di cui il sindaco di Monte San Biagio, Gesualdo Mirabella si sta interessando. Il primo cittadino, ieri mattina, si è recato sul posto per constatare quanto fosse accaduto. “ La zona – ha detto - è ad alto rischio frane, ci stiamo muovendo con la Regione per metterla in sicurezza”. La speranza è che si prendano provvedimenti in tempi brevi, per evitare che episodi come questo possano ripetersi.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
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