mercoledì 30 novembre 2011

Fondi, Ufficio del Giudice di Pace al collasso

L’Ufficio del Giudice di Pace di Fondi è al collasso. Da tempo si dibatte della questione, ma adesso la situazione sembra essere arrivata al limite. Un dato: ci sono circa mille sentenze non pubblicate. Questo vuol dire che il lavoro dei Giudici è letteralmente invalidato. Tutte le sentenze emesse nel 2010 e in questa prima parte del 2011 giacciono negli uffici. Oltre ai disagi dei cittadini utenti, va considerato che i Giudici stanno lavorando letteralmente gratis. I Giudici di Pace, infatti, sono pagati a sentenza e se queste non vengono pubblicate per loro non c’è alcuna retribuzione. Dunque da più di un anno non percepiscono stipendio. I ben informati spiegano che da maggio 2010 manca completamente il lavoro di cancelleria, quello che permette all’Ufficio di andare avanti e di garantire i suoi servizi. Di tale grave stato di cose sono stati avvisati gli organi competenti, dal Consiglio Superiore della Magistratura e il Ministero della Giustizia, ma, ad oggi, di soluzioni all’orizzonte non se ne vedono. Un passo importante per uscire dall’empasse potrebbe essere quello consentito dalla legge, ovvero che il Comune metta a disposizione un dipendente per ricoprire il ruolo di cancelliere. Anche perché l’amministrazione comunale ben conosce la situazione, approdata in consiglio a settembre scorso per l’ennesima volta grazie al consigliere comunale Arnaldo Faiola. Il primo cittadino, Salvatore De Meo, aveva anche incontrato una delegazione di avvocati e annunciato un incontro con il presidente del Tribunale di Latina. Siamo arrivati a novembre e la situazione sta precipitando.
Riccardo Antonilli

giovedì 24 novembre 2011

Spari contro un'auto nella notte

Quattro colpi di pistola nella notte. Tra lunedì e martedì, ignoti hanno
portato a termine un terribile atto intimidatorio ai danni di un 50enne
di Fondi. I colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro la Renault
dell'uomo, posteggiata in via Capratica. Una contrada litoranea isolata.
Tanto che il proprietario, che secondo quanto si è appreso di mestiere
fa il camionista, si è accorto dell'accaduto solo il mattino seguente.
Del caso si stanno interessando i carabinieri della locale stazione, con
il supporto dei colleghi della compagnia di Gaeta, guidata dal capitano
Daniele Puppin. Per ora emergono pochi dettagli sulle indagini. Le uniche
certezze sono che la vittima dell'intimidazione è un incensurato e che
non ha saputo fornire spiegazioni sull'accaduto. E' probabile che i colpi
siano stati sparati da un'auto in corsa. I militari, infatti, hanno rinvenuto
più di quattro bossoli, segno che i proiettili non sono andati tutti a
segno. Proprio dai bossoli si sta cercando, attraverso le opportune analisi
di laboratorio, di risalire all'arma utilizzata dagli attentatori. Una
delle piste maggiormente seguite, al momento, è quella professionale, ma
è presto per escludere altre ipotesi. Un fatto che richiama alla mente
l'atto intimidatorio avvenuto a Lenola ai danni di un ispettore di Polizia
in servizio presso il commissariato di Fondi. Due casi profondamente diversi,
ma accomunati da un fattore che non può non preoccupare: a Fondi e nel
comprensorio si spara.
Riccardo Antonilli

Residence La Selva, completato il sequestro

Residence «La Selva», completato il sequestro. Ieri mattina gli agenti
del commissariato di Polizia di Fondi, diretto dal vice questore Massimo
Mazio, hanno notificato a venticinque proprietari dei 34 villini gli atti
relativi al sequestro per abusivismo disposto dal Tribunale del Riesame
nei mesi scorsi. Una storia infinita quella dei sigilli a «La Selva». Prima
apposti e poi tolti e ora ripristinati a puntate: ieri l'ultima della serie.
A fine 2010 la Cassazione, accogliendo il ricorso del Pm Giuseppe Miliano,
aveva annullato il dissequestro del residence. Il Riesame, quindi, a maggio
scorso, sulla base della sentenza della Suprema Corte che aveva rinviato
l'esame allo stesso Tribunale, aveva disposto che il residence venisse
nuovamente sottoposto a sequestro. L'8 ottobre scorso il nuovo provvedimento
era stato notificato solo a quattro degli effettivi proprietari, quelli
residenti in loco, perché gli altri, quelli della casa delle vacanze, sono
stati avvertiti in un secondo momento. L'ultima consistente tranche appunto
ieri. Va detto che da questa complessa vicenda giudiziaria resta esclusa
una sola abitazione, in quanto il proprietario, rappresentato dall'avvocato
Francesco Di Ciollo, ottenne tre anni fa l'affidamento in uso. Per i villini
situati sulla Flacca i sigilli scattarono la prima volta a settembre 2008
in seguito alla condanna in primo grado per lottizzazione abusiva emessa
dall'allora giudice del Tribunale di Terracina Aldo Morgigni a carico del
responsabile legale della Icf srl - la società costruttrice del residence
 - e del dirigente dell'ufficio urbanistico del Comune di Fondi, Martino
Di Marco, che rilasciò le concessioni. I sigilli furono apposti degli agenti
del commissariato di Fondi, con il supporto dalla Polizia municipale, sulla
scorta di un'ordinanza emessa dal giudice Morgigni su richiesta del sostituto
procuratore Miliano. L'offensiva della Procura era partita subito dopo
la condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione, più il pagamento di
30 mila euro di ammenda inflitta dal Tribunale di Terracina al legale rappresentante della società costruttrice e al responsabile dell'ufficio tecnico comunale che rilasciò le concessioni nonostante la presunta natura abusiva del frazionamento del terreno. Il procedimento penale, ovviamente, non riguarda gli acquirenti dei villini che acquistarono gli immobili dalla Icf, in una fase successiva all'attuazione della presunta lottizzazione abusiva, contestata dalla Procura e avallata in primo grado dal giudice di Terracina. Tanto che proprio i residenti ricorsero immediatamente al Tribunale del Riesame, vedendo riconosciute le proprie ragioni. In sintesi il sequestro durò pochi giorni, poi gli abitanti tornarono nelle proprie case. Ma il Pm titolare è ricorso contro la decisione, portando all'annullamento del dissequestro.
Riccardo Antonilli

sabato 29 ottobre 2011

Frutta taroccata e carne avariata, maxi sequestro e quattro denunce

Spacciavano per italiani prodotti provenienti dall'Africa e dal sud America. In quattro sono stati denunciati dai militari della Guardia di Finanza di Fondi, che hanno sequestrato mezzo quintale di prodotti ortofrutticoli e quasi 400 chili di carne.

Questi i numeri dell'operazione "Made in Italy". Durante tutta la scorsa settimana, nell'ambito dei servizi di controllo economico del territorio, i finanzieri della locale compagnia, guidati dal capitano Fabio Calandrelli, hanno ispezionato una decina di supermercati tra Fondi e comuni limitrofi, al fine di tutelare il consumatore da possibili frodi in commercio grazie alla tracciabilità dei prodotti, che consente di ricostruire il percorso di un alimento per tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione. In tre casi è stato accertato che i prodotti venivano venduti come provenienti dall'Italia ma in realtà avevano la loro origine in Paesi sudamericani o africani. In particolare, sono stati sequestrati meloni, arance e castagne, i cui cartelli di vendita sottolineavano la provenienza italiana. Sulle cassette di alcuni limoni, inoltre, compariva l'indicazione «limoni di Sorrento», protetti con il marchio Igp. L'esame delle fatture ha però svelato come tutti i prodotti avessero origini ben diverse: Argentina, Sud Africa, Brasile e Spagna. La frutta, su diposizione dell'autorità giudiziaria, è stata consegnata alla Croce Rossa per essere destinata in beneficenza. Le attività di controllo si sono poi spostate sul settore delle carni. Presso una macelleria di Fondi, i militari si sono trovati costretti a richiedere l'intervento della Asl poiché, nel rilevare le giacenze di magazzino, hanno scoperto, all'interno di una delle due celle frigorifere, non funzionante, carne in evidente stato di decomposizione, nonché cassette di plastica contenenti salumi di vario genere con presenza di muffa. Nella stessa cella frigorifera erano posti sotto vuoto, confezionati e pronti per la vendita numerosi prodotti. Per tale motivo le fiamme gialle hanno effettuato anche una verifica dei prodotti del banco frigo immediatamente accessibili alla clientela. Il tutto è stato posto sotto sequestro ed anche in questo caso è scattata la segnalazione all'autorità giudiziaria.
Riccardo Antonilli

martedì 11 ottobre 2011

Raid xenofobi, denunciati tre giovani tra cui un minorenne

Dopo aver passato la notte in discoteca, tre giovani fondani davano sfogo alla propria imbecillità insultando e tirando pietre contro cittadini indiani. I fatti, secondo quanto accertato dagli agenti del locale commissariato di Polizia, si sono ripetuti per tre fine settimana. All’alba di domenica 2, 10 e 17 settembre, G.A. di 21 anni, C.M. di 19 anni e R.G. di 17 anni, tutti fondani, si sono divertiti nel peggiore dei modi. In macchina o qualche volta posteggiati in via Stazione, aprivano il bagagliaio della macchina e iniziavano con il lancio delle pietre contro gli immigrati che passavano in bici per andare a lavoro nelle aziende agricole della Piana. Alla violenza fisica, i tre aggiungevano quella verbale con insulti di ogni tipo, anche a contenuto xenofobo. Ieri mattina la squadra di Polizia giudiziaria del commissariato guidato dal vice questore Massimo Mazio ha dato esecuzione alle perquisizioni domiciliari delegate dal sostituto procuratore del tribunale di Latina, Raffaella Falcione, e dal sostituto procuratore presso il tribunale dei minori di Roma, Fulvio Filocamo, a carico dei tre giovani, già denunciati per lesioni personali aggravate dall’aver agito con finalità di discriminazione ed odio etnico – razziale. Le indagini sono scaturite da alcune denunce presentate da cittadini indiani. Appena ricevute le denunce, gli agenti si sono messi al lavoro sia per identificare gli autori delle terribili aggressioni sia per interrompere tale modus operandi, evitando che ulteriori "raid" potessero avere conseguenze peggiori di quelle denunciate. I tre giovani identificati non hanno precedenti e risultano vivere in normali condizioni di vita familiare. Le parti offese risultano tutte in regole con le norme di soggiorno sul territorio nazionale. Sono tutte persone dedite ad attività lavorative nel settore agricolo e ben inserite nella locale comunità indiana. Nonostante le perquisizioni eseguite nella mattinata di ieri, finalizzate alla ricerca di oggetti atti ad offendere, nonché di emblemi simboli o materiale di propaganda propri per finalità di discriminazione, abbiano dato esito negativo, le indagini continuano per verificare un eventuale collegamento degli indagati con gruppi dediti ad analoghe illecite iniziative. Non si può escludere che gli episodi criminosi possano essere ben più numerosi di quelli oggetto di denuncia. Infatti, potrebbero essersi verificati analoghi episodi di violenza che per motivi diversi, tra cui l’eventuale irregolarità delle vittime sul territorio nazionale, potrebbero non essere stati denunciati. Il primo obiettivo della Polizia adesso è identificare gli altri soggetti che in concorso con i tre indagati si sono resi responsabili delle aggressioni.
Riccardo Antonilli

martedì 20 settembre 2011

I D'Alterio rivogliono i loro beni

Ad aprile la IV sezione della Corte di Cassazione aveva annullato la confisca
dei beni dei D'Alterio, disposta dal Tribunale di Latina al termine del processo «Lazialfresco», relativo a un traffico di droga con snodo principale a Fondi. Adesso il legale difensore di Giuseppe D'Alterio e della moglie Anna Milazzo, l'avvocato Maria Antonietta Cestra ha chiesto un incidente d'esecuzione alla Corte d'Appello di Roma per ottenere la restituzione dei beni. Ai D'Alterio erano stati confiscati conti correnti, immobili e terreni, tra Formia e Fondi, in quanto ritenuti provento di attività illecite. L'avvocato Cestra, nell'appello presentato alla Corte di Appello di Roma, aveva contestato il provvedimento, sia nella forma che nel merito. La III sezione della Corte d'Appello di Roma, esaminando gli appelli contro la confisca presentati sia da Giuseppe D'Alterio e Anna Milazzo che dagli altri imputati in «Lazialfresco» Fabio Criscuolo e Gino Stravato, aveva poi stabilito che il ricorso andava discusso in Cassazione. Trasmessi gli atti alla Suprema Corte, il ricorso presentato dall'avvocato Cestra era stato accolto. Ora sono state rese note le motivazioni, che hanno spinto il legale a proporre l'incidente d'esecuzione. La famiglia fondana di autotrasportatori, va ricordato, è rimasta coinvolta anche nell'operazione «Sud Pontino», in quanto ritenuta legata ai Casalesi per il controllo dei trasporti nel Mof.
R.A.

martedì 13 settembre 2011

Microcriminalità, è allarme

Tre scippi in poche ore, due arresti a Fondi. Dopo una lunga giornata di ricerche, Polizia e Carabinieri, congiuntamente, hanno individuato e fermato due pregiudicati terracinesi. L’indagine è ancora aperta, gli inquirenti stanno verificando se ai due siano imputabili tutti gli ultimi scippi avvenuti in città. L’episodio più rilevante, soprattutto per la violenza, è quello avvenuto domenica sera in pieno centro, in piazza Porta Vescovo. Due donne anziane sono state derubate delle borse e dei gioielli. Una delle due, a causa dello strattonamento dovuto allo scippo, è caduta violentemente a terra e si è rotta il femore. Immediatamente è stata trasportata al Pronto Soccorso dell’ospedale "San Giovanni di Dio", da dove è stata trasferita al "Fiorini" di Terracina. Sul questo caso hanno indagato i carabinieri della locale stazione. Un’altra rapina si è registrata in via Stazione nella giornata di ieri. Vittima del colpo una donna che passeggiava con la sua bicicletta. Affiancata da un uomo a bordo di un motorino bianco, la signora è stata costretta a consegnargli la borsa. Sul questo caso hanno indagato gli agenti del commissariato di Polizia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio. Un paio di giorni fa, ad un’altra donna era stata sottratta la borsa lasciata incustodita nel cestino della bici. I casi, adesso, iniziano ad essere tanti, troppi. Non a caso, alla luce anche dei numerosi furti in abitazione che si sono registrati negli ultimi tempi, qualcuno era tornata chiedere l’istituzione delle ronde cittadine. "Le forze dell'ordine sono insufficienti a controllare il territorio". Per questo il movimento politico Alternativa Fondana ha riproposto all'amministrazione comunale "l'attuazione delle ronde cittadine, richiesta già presentata da tempo sulla scorta di centinaia di firme raccolte fra tanti onesti cittadini, stufi di subire continuamente tali soprusi". Per testimoniare la gravità della situazione, gli esponenti di destra hanno dato un ultimatum: "A meno che non si voglia ricorrere, anche nella nostra città, al rimedio di farsi giustizia da soli, con ovvie pericolose ed imprevedibile conseguenze".
Riccardo Antonilli