mercoledì 12 maggio 2010

Paganese, Laziafrigo e il monopolio nei trasporti

Sono due le società finite sotto sequestro a Fondi nell’operazione di ieri. Una è la Paganese, di Costantino Pagano, l’altra la Lazialfrigo, di proprietà della famiglia D’Alterio. Quest’ultima già in amministrazione controllata. La prima è situata su viale Piemonte, a pochi metri dall’ingresso del Mof, la seconda su via Diversivo Acquachiara a poche centinaia di metri dalla prima. L’indagine, comunque, prosegue di pari passo con l’analisi della copiosa documentazione contabile prelevata dagli inquirenti. Per tutta la giornata di ieri è proseguita l’acquisizione di . Di certo, al momento, c’è che la Lazialfrigo, quale controllata della Paganese, costituisce per gli inquirenti l’avamposto Casalese nel basso Lazio nel settore del trasporto su gomma dei generi ortofrutticoli all'interno del Mof. Se la Paganese può dire poco ai fondani, non si può affermare lo stesso per la Lazialfrigo. I D’Alterio e la loro società, negli ultimi anni, sono finiti a dir poco spesso al centro delle cronache. A novembre dello scorso anno Giuseppe D’Alterio «Peppe ’o marocchino» è stato condannato a 12 anni di reclusione. Il processo è quello noto come Lazialfresco. I D’Alterio avevano costituito un sistema ben colladauto di corrieri, con Fondi come crocevia e punto di smistamento per grandi quantitativi di cocaina importati dall’Argentina e dalla Spagna e destinati allo spaccio sul mercato nazionale. Ma non solo. Tre dei quattro arrestati del clan D’Alterio sono sotto processo anche per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Si tratta di Giuseppe, Luigi e Armando. I tre, in concorso, per ottenere un ingiusto profitto avevano occultato o distrutto in parte i libri e le altre scritture contabili della società Eurotrans, dichiarata fallita nel 2003. Inoltre, nonostante il fallimento, avevano provveduto a vendere i beni della società, mai consegnati alla curatela fallimentare. Nell’operazione di ieri si è aggiunta Melissa, figlia di Giuseppe, responsabile degli aspetti amministrativi e commerciali dell’impresa di famiglia. Poco più di due anni fa in merito ad un’altra operazione dell’antimafia definimmo quello facente capo a Vincenzo Garruzzo. Allora si parlava di usura. Poi è arrivata la seconda fase di Damasco e dall’usura si è passati alla concorrenza sleale all’interno del Mof e agli intrecci criminali con l’amministrazione comunale. Con la recente operaizone contro il clan Mallardo sono stati svelati gli interessi della camorra nell’urbanistica. Adesso ci si trova di fronte ad un altro , in questo caso, dei trasporti. E, ancora una volta, si deve prendere atto della profondità delle infiltrazioni criminali sul territorio fondano.

Riccardo Antonilli

giovedì 6 maggio 2010

Damasco 2, spunta un pentito

Spunta un nuovo pentito. Ieri mattina a Roma si è tenuta l’udienza preliminare del processo Damasco 2. Il Pm Palaia ha depositato il carteggio relativo ad una nuova attività di indagine riguardante un pentito ascoltato dalla Dda nei giorni scorsi. B.C., queste le iniziali del testimone, è un appartenente a cosa nostra di Gela della famiglia Madonia che ha dichiarato di conoscere le attività dei fratelli Carmelo e Venanzio Tripodo, difesi nel procedimento rispettivamente da Giulio Mastrobattista il primo e da Maria Antonietta Cestra e Giuseppe Lauretti il secondo. Dunque sembra che la sua importanza nel procedimento riguardi soprattutto coloro che sono considerati al vertice del sodalizio crimianle sgominato. I difensori dei 38 indagati, dal canto loro, hanno presentato una eccezione di incompetenza territoriale per quanto riguarda gli indagati per reati minori. Semplificando, per i legali, non spetterebbe alla Procura di Roma ma a quella di Latina occuparsi di chi è accusato di reati che non riguardano l’associazione mafiosa. Dunque la richiesta è quella di stralciare parte del procedimento e di inviarlo par competenza a Latina. Un’altra eccezione è stata quella presentata dall’avvocato Mastrobattista contro il Gup Sante Spinaci, perché era già stato presidente del secondo collegio penale di Roma in un precedente processo contro Carmelo Tripodo. Gli imputati sono tanti. Diciassette di loro finirono in cella il 6 luglio 2009, quando la Dda, con il supporto dei Carabinieri del comando di Latina, piombò a Fondi alle prime luci dell’alba. Un brusco risveglio per la città, l’ennesimo nel giro di poco più di un anno. Prima l’insediamento della commissione di accesso agli atti, poi l’operazione Damasco 1 a febbraio 2008 e infine Damasco 2. I militari bussarono alle porte di Carmelo e Venanzio Tripodo, Franco e Pasqualino Peppe, Vincenzo Bianchò, Antonio Schiappa, Alessio Ferri, Igor Catalano, Giuseppe Bracciale, Antonino D’Errigo, Massimo Anastasio Di Fazio, Dario Leone, Pietro Munno, Gianfranco Mariorenzi, Tommasina Biondino e Riccardo Izzi. Si costuì solo dopo alcuni giorni Aldo Trani. Gli altri indagati sono Gemma Peppe, Enza Petrillo, Tiziana Simonelli, Loredana Trani, Maria Laura Trani, Pasquale Valentino Forti, Deborah Ruggieri, Serafino Stamigni, Vincenzo Ialongo, Raffaele Vincenzo Boccia, Nazareno Puglia, Sisto Bianchi, Roberto D’Agostino, Ennio Giovannoni, Massimiliano De Filippis, Luigi Griffo, Valentino Marrocco, Carmine Terracciano, Maria Gentile, Roberto Padula e Luciano Zizzo. Imprenditori, commercianti e dipendenti pubblici. Un’associazione criminale che aveva messo radici nel Mof e nel Comune. Ovviamente questo secondo il quadro accusatorio, ora le vicende giudiziarie andranno avanti e faranno luce sulla situazione reale. Il tutto è stato rinviato al prossimo undici maggio.
Riccardo Antonilli

Spaccio in mansarda, condannati a tre anni

Tullio De Virgilio ha patteggiato a tre anni e quattro mesi e al pagamento di un’ammenda di 12mila euro, Matteo Fusco, attraverso il rito abbreviato, è stato condannato a tre anni e al pagamento della medesima somma. Lo ha deciso ieri il giudice Antonella Mininni nel corso del procedimento per direttissima nei confronti dei due giovani fondani, arrestati ad aprile dai Carabinierid el comando provinciale di Latina. Il 28enne De Virgilio e il 23enne Fusco erano stati fermati nella mansarda, situata nel centro storico di Fondi, dove vive il primo e in cui era stata allestita una vera e propria centrale dello spaccio. In seguito alle segnalazioni di numerosi cittadini insospettiti dal viavai di giovani dall’abitazione, i militari dopo un lungo appostamento sono entrati nella casa in hanno rivenuto circa 200 grammi di cocaina e 450 di hashish, per un valore complessivo di 21mila euro, oltre a 770 euro ritenuti provento dell’attività di spaccio. Oltre ai due, al momento del blitz nella mansarda i militari avevano sorpreso anche un acquirente segnalato alla prefgettura di Latina quale assuntore. I due giovani erano due insospettabili, il primo agente di commercio, il secondo artigiano, al momento dell’arresto erano incensurati.
R.A.

lunedì 3 maggio 2010

L'Asl condannata a risarcire gli infermieri

Vittoria legale degli infermieri del nei confronti della Asl. La questione è quella dei Poct, i discussi strumenti di analisi in dotazione ai nosocomi pontini. Gli infermieri sono ricorsi al giudice del lavoro perché l’utilizzo dei Poct non rientra nelle loro competenze. Il giudice Roberto Bonanni ha dato loro ragione, intimando all’Azienda sanitaria di non impegnare gli inferimieri in questa mansione e ordinando il pagamento delle prestazioni effettuate dal personale dal 2005 ad oggi e mai restribuite. A renderlo noto è Franco Addessi, dirigente provinciale della Cgil - Funzione pubblica. "E' significativo - spiega Addessi - che il Tribunale, accettando le tesi dei ricorrenti, difesi dall'avvocato Arnaldo Faiola, abbia riconosciuto quello che da anni andiamo sostenendo e che era stato già sentenziato dal Tribunale di Montepulciano. Il primo traguardo, per gli infermieri, consiste nel risarcimento, da parte dell'azienda Asl, per le prestazioni effettuate dal primo gennaio 2005 e mai pagate. L'altro, ancora più significativo, è che il Tribunale intima all'Azienda di sopprimere questa richiesta di prestazione fatta agli infermieri, in quanto non rientra nel loro profilo professionale>. Quella sui Poct non è che una delle cause che vedono contrapposti personale e azienda. Proprio per questo, il sindacalista si chiede . Questo, continua Addessi, . In conclusione: .
R.A.

giovedì 29 aprile 2010

Forze dell'ordine nel mirino

Attentati a Fondi ai danni dei rappresentanti delle forze dell’ordine: si colpiscono i migliori con il fine di farli allontanare dai compiti operativi. E’ questo in estrema sintesi il contenuto di un documento firmato da alcuni finanzieri e carabinieri di Fondi. Pagine consegnate ai comandanti generali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e al ministro dell’Interno. «A Fondi, - si legge nel documento - a fronte di una situazione dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini che, anziché migliorare dopo le tante inchieste svolte e ancora in corso, peggiora sempre più, e di una situazione politico-amministrativa che gattopardescamente non è mutata granché, ci saremmo aspettati una riorganizzazione e un rafforzamento degli apparati investigativi». Così non è stato. Ed è noto che nella lunga scia di attentati e atti intimidatori che hanno sconvolto la città ci siano finiti di mezzo anche carabinieri e finanzieri. Due fatti: il primo l’incendio dell’auto di un brigadiere dei carabinieri, trasferito a Sperlonga; e poi l’incendio dell’auto e gli spari contro le finestre di un finanzieri residente a Itri e di stanza a Fondi. «Vorremmo sbagliarci, - spiegano nel documento - ma sospettiamo che i criminali abbiano voluto colpire gli operatori più solerti, quelli più bravi. Per neutralizzarli, ovviamente». Quindi, si domandano i rappresentanti delle forze dell’ordine, anziché trasferire o cambiare mansione alle vittime, «non sarebbe più utile, nell’interesse dello Stato e dei cittadini, assicurare ad essi e alle loro famiglie le misure più efficaci di protezione e continuare a far svolgere ai finanzieri e ai carabinieri colpiti i compiti sempre svolti?». Nelle pagine inviate al ministro e ai comandanti si analizzano inoltre alcune dinamiche criminose riguardanti Fondi, utili a chiarire il quadro in cui è stato sviluppato l’intervento. «La Dia, nell’ultima relazione presentata al Parlamento, continua a parlare di Fondi come di uno dei centri dove le mafie, saldatesi fra loro, esercitano la loro asfissiante pressione su molti settori della vita economica e sociale del territorio. Questo è il quadro generale che ci troviamo di fronte. Che fa lo Stato per modificarlo e ridare dignità alle istituzioni e spazi di democrazia alla gente? La prima risposta, quella che riguardava la richiesta di scioglimento dell’amministrazione comunale, è stata ampiamente negativa». Parole dure. Scritte da coloro che sono in prima linea nel combattere la criminalità.
Riccardo Antonilli

martedì 27 aprile 2010

La Polizia scopre il rave dopo l'incidente

Avevano organizzato un rave party tra Itri e Fondi, con tanto di biglietto per l’ingresso, musica a tutto volume e superalcolici. Per questo due persone sono state denunciate dagli agenti del commissariato di Polizia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio. Gli uomini della squadra volante sono arrivati al rave, dopo essere intervenuti, alle prime luci dell’alba di domenica, sul luogo dove si era appena verificato un sinistro stradale. Due ragazzi originari della provincia di Caserta, dopo una carambola, erano finiti con l’auto in una cunetta. Gli uomini di Mazio li avevano trovati in evidente stato di ebbrezza alcolica (con un tasso alcolemico superiore cinque volte al consentito) e trasportati d’urgenza all’ospedale di Fondi per le lesioni riportate. I poliziotti, a quel punto, hanno scoperto che i due provenivano da un rave-party organizzato tra Fondi e Itri su di un terreno di proprietà di un privato, dietro pagamento di un biglietto del costo di 20 euro e con annessa somministrazione di alcolici e super-alcolici. Giunta sul posto per accertare quanto dichiarato dai due giovani, la pattuglia ha così potuto verificare la presenza ancora numerosa di altri ragazzi. La festa, senza l’intervento della Polizia, sarebbe andata avanti ancora per tutta la giornata di domenica. Gli agenti, quindi, hanno iniziato ad identificare i presenti, tra questi l’organizzatore dell’evento ed il proprietario del terreno, M.F. di 21 anni di Itri e B.A. 33enne di Minturno, deferiti alla Procura della Repubblica di Latina, per la mancata comunicazione ai sensi del Testo Unico delle Leggi di Ps, per l’apertura abusiva di luogo per pubblico trattenimento nonchè per tutte le inosservanze riscontrate. Gli uomini di Mazio, in seguito, hanno assicurato il deflusso in sicurezza dei circa 80 giovani ancora presenti sul posto. Come accade in questo tipo di i ragazzi si erano dati appuntamento via internet, tra e-mail e messaggi lasciati in bacheca sui gruppi di Facebook. Centinaia di giovani che avevano dato la propria adesione via web, sempre su internet era stato scelto il luogo e gli orari di ritrovo. Le verifiche della Polizia sui portali on line, Facebook in particolare, hanno permesso di constatare che se l’evento non fosse stato sventato, avrebbe avuto sicuramente ben altre proporzioni, per il previsto arrivo di altri giovani che in gran numero sarebbero giunti dalle regioni vicine e che soltanto grazie al passaparola hanno evitato di raggiungere il luogo dell’evento. D’altronde anche i due ubriachi usciti di strada erano della provincia di Caserta ed erano giunti fino a Itri ptoprio per partecipare al rave.

Riccardo Antonilli

mercoledì 21 aprile 2010

Il Parco e gli interessi

Quella zona è un tesoro. Non solo per i beni naturalistici e paesaggistici, ma per i fiumi di denaro che da l’lì potrebbero venire fuori. No, non quelli che potrebbero nascere dallo sviluppo ecosostenibile. Quelli dell’edilizia. L’area è quella rientrante nel Parco dei Monti Ausoni e più precisamente la parte già ricadente nel Monumento naturale del Lago di Fondi. I terreni del Salto di Fondi per intenderci. Quelli di proprietà della Saif, interessati da un progetto edilizio bloccato con l’istitutizone prima del Monumento naturale e poi del Parco. Ora l’intenzione di Claudio Fazzone, senatore del PdL, è quella di battersi per eliminare l’ente di tutela. Non è difficile
immaginare che il disegno delle amministrazioni di centrodestra, comunale, provinciale e regionale sia quello di portare avanti quel progetto, già bocciato dalla Regione Lazio guidata da Piero Marrazzo. Non è un caso che nel 2006 il Tar di Roma abbia respinto la richiesta di sospensiva dell’istituzione del Monumento Naturale del Lago di Fondi, avanzata dall’amministrazione provinciale di Latina e dalla società Saif. Dunque Saif e Provincia di Latina a braccetto contro l’istituzione regionale. Poi dopo un lungo iter, il Parco, poco più di un mese fa, è diventato realtà, ma, a sentire Fazzone, ancora per poco. Il presidente del Parco, Onorato Mazzarrino la vede in maniera a dir poco opposta rispetto al senatore azzurro. «L’ente – afferma - va tutelato, potenziato sempre nel senso dello sviluppo turistico–ambientale e agricolo. Il Parco degli Ausoni è una realtà che coinvolge dieci comuni e al suo interno ci sono bellezze naturalistiche, storiche e archeologiche uniche. E’ un’occasione di sviluppo preziosa per due province, quella di Latina e quella di Frosinone. Se poi lo si vuole ridimensionare o addirittura eliminare con l’obiettivo di speculare noi ci batteremo, perché ciò non avvenga, in tutte le sedi opportune».
Riccardo Antonilli