Il blog di Riccardo Antonilli
martedì 8 maggio 2012
Sperlonga, truffato Ciro Ferrara
Voleva godersi le vacanze a Sperlonga. L’acquisto di una casa per le vacanze, però, si è trasformato in un incubo per l’allenatore della nazionale under 21, Ciro Ferrara. L’ex calciatore e tecnico della Juventus, con il fratello Vincenzo, ieri mattina si sono costituiti parte civile in un processo per truffa a Napoli in cui sono parti offese. I due nel 2004 avevano sporto una denuncia nei confronti di un costruttore edile per una casa a Sperlonga. Avevano versato 130mila euro a testa, ma non sono mai entrati in possesso della casa per una irregolarità nella concessione edilizia. I due fratelli sono arrivati al tribunale di Napoli poco dopo le 9 e si sono presentati davanti al giudice Dario Casella, con il loro difensore Fabio Fulgeri. L'allenatore della è stato immediatamente riconosciuto dalle persone che affollavano il Palazzo di giustizia, molte delle quali gli hanno chiesto autografi o foto ricordo. Un’ulteriore dimostrazione di quanto Ferrara sia molto amato nella sua Napoli. A Napoli, sua città natale, giocò durante tutta l'era di Maradona e vinse due scudetti, la coppa Italia, una supercoppa italiana e la coppa uefa, grazie anche ad un suo gol realizzato al volo di destro, servito da un assist di testa di Maradona. Proprio da quest’ultimo ereditò la fascia di capitano nel 1991. Ma non solo. Nel 2005, insieme a Fabio Cannavaro, ha creato la Fondazione Cannavaro-Ferrara Onlus. La sua missione è quella di contribuire alla soluzione delle criticità del contesto sociale della città di Napoli e delle sue aree provinciali, contrastando le diverse forme di disagio minorile e giovanile. Sul sito della Fondazione si registrano ben 26 progetti sostenuti; 250 onlus, istituti religiosi, enti pubblici e privati coinvolti; 72 eventi di comunicazione e di raccolta fondi portati a termine; 5500 giovani che hanno beneficiato dei progetti; oltre 1.350.000 euro raccolti grazie alla generosità dei donatori. E nella Fondazione, Vincenzo Ferrara, il fratello truffato con Ciro, riveste il ruolo di amministratore delegato. Per la cronaca il processo è stato rinviato al 31 maggio. L’obiettivo è dare alle parti la possibilità di trovare un accordo.
R.A.
Itri, scoperta una coltivazione di marijuana
Coltivavano marijuana su un terreno demaniale. Per questo due giovani itrani ieri sono stati arrestati con l’accusa di "produzione, traffico, detenzione illecita, coltivazione e produzioni vietate di sostanze stupefacenti" dai carabinieri della stazione di Itri. Il 22enne C.F. e il 21enne M.D. avevano messo in piedi una piantagione di "erba" nella zona demaniale di Porcignano, sulla panoramica Iri-Sperlonga. I militari guidati dal maresciallo Giovanni Persico hanno rinvenuto 138 piante, di varie dimensioni (da 120 a 150 centimetri di altezza circa), in parte già a dimora nel terreno ed altre in vasi. L'operazione è il frutto delle indagini condotte a tappeto sul territorio, nonostante la scarsità di uomini e di mezzi, a fronte di una realtà territoriale che è vasta ben 11.000 ettari e che vede i militari conseguire risultati brillanti nella prevenzione e repressione dei reati. Per i due giovani, rinchiusi nelle celle di sicurezza della compagnia di Gaeta, questa mattina è previsto il processo per direttissima presso il Tribunale di Gaeta. Le piante sono state poste sotto sequestro, insieme a materiale vario per la coltivazione in casa. Sempre ieri, i colleghi della stazione di Sperlonga del maresciallo Antonino Ciulla hanno deferito in stato di libertà all’autorità giudiziaria un operaio della provincia di Caserta, S.C., di 38 anni, per i reati di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro e violazione colposa di doveri inerenti la custodia di cose sottoposte a sequestro. L’uomo, nominato custode giudiziale della propria autovettura per un pregresso reato, ha violato gli obblighi imposti, circolando arbitrariamente con l’autoveicolo.
Riccardo Antonilli
venerdì 20 aprile 2012
Operazione Plata, due fondani tra i 32 arrestati
Ci sono anche due fondani tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Dda capitolina, nei confronti di 32 persone, ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e hashish, nonché di reati di detenzione illegale e riciclaggio di armi da fuoco. Si tratta del 44enne Alfiero Zizzo e del 38enne Massimiliano Pannozzo. I due, già noti alle cronache per fatti legati allo spaccio, secondo gli inquirenti, sarebbero stati fornitori dell’organizzazione sgominata. Zizzo, a gennaio 2011, era stato condannato a 10 anni di reclusione e trovava ai domiciliari, stessa condanna inflitta a maggio del 2010 a Pannozzo, ristretto in una comunità. L’operazione è scattata alle prime luci dell’alba di ieri ed è stata portata avanti dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma. L’operazione , ha visto impiegati oltre 250 uomini dell’arma ed ha interessato, oltre a varie zone della capitale e dei territori dei gruppi dei Carabinieri di Ostia e Frascati, anche le provincie di Latina, Livorno Macerata e Parma. La misura cautelare si basa sulle risultanze acquisite nel corso di quasi due anni di indagine dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Roma, in collaborazione con la Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri presso la Procura della Repubblica di Roma e con la Stazione Carabinieri di Roma - Villa Bonelli. L’indagine ha consentito di delineare i contorni di un agguerrito sodalizio criminale operante nella capitale, prevalentemente nel quartiere del Trullo, in una florida attività di traffico internazionale di cocaina e hashish, importate dalla Spagna e dall’Albania e successivamente smerciate nell’area sud di Roma. Il gruppo era capeggiato dal pluripregiudicato di origine siciliana Fortunato Stassi, classe 1955, già inserito in contesti criminali di tipo mafioso dediti al traffico internazionale di stupefacenti e disponeva, quale base operativa, di un’abitazione sita in viale G. Porzio, dove gli associati si riunivano per programmare i traffici e per confezionare lo stupefacente da smerciare. Il livello criminale e la pericolosità dell’organizzazione emerge oltre che dai considerevoli quantitativi di narcotico commercializzato dagli indagati, anche da alcuni significativi sequestri di armi da fuoco rinvenute nella disponibilità di persone contigue al sodalizio. Inoltre, uno dei componenti del gruppo criminale, colui che gestiva i contatti con le organizzazioni criminali straniere fornitrici del narcotico, era Antonio Maria Rinaldi, classe 1948, assassinato da ignoti con colpi d’arma da fuoco il 24 gennaio scorso. Il corposo quadro indiziario acquisito sul conto degli indagati è stato corroborato da una lunga serie di arresti e sequestri risalenti fino a tre anni fa, riconducibili all’attività del gruppo criminale.
Riccardo Antonilli
sabato 14 aprile 2012
Moto data alle fiamme nella notte
Una moto di grossa cilindrata è stata distrutta da un incendio. L’episodio è avvenuto all’incirca alla mezzanotte di giovedì in via Toscana, quartiere Portone della Corte, a Fondi. Il mezzo è di proprietà di G.G., un giovane del posto, di professione meccanico, ma già noto alle forze dell’ordine, che abita in un appartamento della palazzina sotto cui era posteggiata la moto. Sul posto è prontamente giunta una volante del locale commissariato di Polizia. Sono stati gli agenti guidati dal vice questore Massimo Mazio a spegnere il rogo insieme al proprietario, evitando che le fiamme potessero propagarsi alla palazzina con le conseguenze che si lasciano immaginare. L’incendio ha comunque danneggiato l’androne del palazzo e il fumo ha invaso le scale, allarmando i residenti. Ieri mattina il vicequestore Mazio ha inviato sul posto anche gli uomini della polizia scientifica, che hanno eseguito i rilievi del caso, acquisendo elementi che potrebbero rilevarsi di grande utilità, insieme alle testimonianze raccolte, per risalire agli autori del gesto criminoso. I poliziotti non hanno rinvenuto alcun innesco, ma ci sono pochi dubbi sulla natura dolosa del rogo. Per ora le indagini non escludono alcuna ipotesi, anche se alla luce dei precedenti del proprietario, legati al mondo della droga, questa sembra essere una delle piste maggiormente battute dagli inquirenti. Naturalmente solo le indagini degli agenti di Mazio potranno definitivamente far luce su quanto avvenuto la scorsa notte.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
mercoledì 11 aprile 2012
38enne schiacciato dal camion in panne
Tragedia sfiorata ieri mattina a Monte San Biagio. Alle 10 e 30 circa un camionista si è fermato sull’Appia, al chilometro 110. Il suo mezzo era in panne. Il 38enne, residente proprio nel comune monticellano, non si è perso d’animo e ha pensato di riparare il camion. Sceso dalla cabina, ha preso il cric e ha sollevato il mezzo. Poi si è infilato sotto la motrice nel tentativo di riparare il guasto. Il cric, però, ha ceduto e il camion è caduto sul torace del 38enne. Per fortuna un operaio che si trovava nelle vicinanze, che ha assistito a tutta la scena, con prontezza è andato sul posto con il suo muletto ed ha sollevato il camion, liberando il camionista. Nel frattempo sull’Appia sono arrivati i mezzi del 118 e i carabinieri della locale stazione, guidati dal maresciallo Michelangelo Nania. Per il camionista si è reso necessario il trasporto in eliambulanza al "Santa Maria Goretti" di Latina. Il 38enne è rimasto miracolosamente cosciente, riportando comunque fratture toraciche. Le sue condizioni sono state giudicate un codice rosso dai sanitari, ma non è in pericolo di vita. L’uomo è ancora ricoverato nella struttura sanitaria del capoluogo e ne avrà per diversi giorni. Quella di ieri mattina sarà un’esperienza che difficilmente dimenticherà. Di certo un ruolo fondamentale nell’evitare che l’incidente si tramutasse in tragedia lo ha avuto l’operaio che ha sollevato il mezzo ed allertato i soccorsi.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
giovedì 29 marzo 2012
Lotta alla Camorra, Don Aniello incontra gli studenti
Don Aniello Manganiello, sabato mattina, ha parlato con ai ragazzi della scuola secondaria di I grado “Garibaldi-Milani” di Fondi. L’incontro con il religioso, parroco nel quartiere di Scampia per sedici anni e attualmente promotore di un’associazione denominata “Gli Ultimi”, è il secondo di un percorso di legalità patrocinato dall’Osservatorio sulla Legalità della Regione Lazio, in collaborazione con l’associazione “Donne per la sicurezza” e avviato con il poliziotto Imd Catturandi. Gli studenti presenti nell’aula magna della scuola diretta da Maria Civita Paparello erano centocinquanta circa ed hanno ascoltato con grande attenzione l’intervento di Don Aniello che ha raccontato la sua esperienza di sacerdote che lotta per la giustizia in un ambiente fortemente degradato dall’attiva e incombente presenza della criminalità organizzata. Filo conduttore dell’intervento del sacerdote è stato il tema della legalità legato all’etica del fare, del personale impegno di ciascuno che può essere artefice del cambiamento, con le sue azioni, il suo modo di vivere quotidiano, le sue parole. Il cambiamento non può avvenire improvvisamente e in maniera socialmente massiccia, bensì nascere dal singolo, perché è il singolo che compone la massa. Oggi più che mai l’impegno e la responsabilità del singolo sono preziosi, perché in un mondo dove tutti abdicano alle proprie responsabilità, occorre assumere l’impegno dell’altro, inteso come fratello, amico, compagno di viaggio che in qualche modo vuole condividere con noi paura, dolore, solitudine, speranza e preghiera. E i “testimoni di legalità” come Don Aniello trasmettono in sintesi il concetto espresso dal giudice Falcone quando parlava del “fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
R.A.
R.A.
Consiglio sul Mof, tanta attesa e poche risposte
"E’ indubbio che al boom economico durato oltre un ventennio non ha corrisposto una adeguata evoluzione d'impresa". In questa frase del sindaco Salvatore De Meo si può riassumere il perché del consiglio comunale straordinario sul Mof tenutosi lunedì. E' toccato al presidente della struttura di viale Piemonte, Michele Pasca Raymondo, entrare nel vivo dell'argomento con un'analisi sintetica ma efficace che ha consentito di fare il punto sulla questione Mof. Intervento che può essere così sintetizzato: "La Regione considera il Mof una delle realtà più significative del Lazio Sud per numero di occupati, indotto e quantitativo merci. A riguardo confermo l'impegno della Regione a sostenere le politiche di sviluppo di questa realtà. Il settore ortofrutticolo non è certamente in crescita, ha pertanto bisogno di un piano di rilancio e a tal fine è necessario guardare a modelli esterni per uscire da un localismo fine a se stesso e trovare soluzioni efficaci. Il Consiglio di amministrazione ha compiti di indirizzo nella gestione, oltre che di controllo della legalità. Di conseguenza buona parte di ciò che è necessario fare per il rilancio del Mercato spetta agli attori veri, che sono i concessionari". Per Pasca Raymondo diverse azioni devono essere avviate per invertire la crisi: ampliare la gamma di prodotti su cui viene esercitata l'attività mercantile; cercare di spingere l'attività del Mercato il più possibile a valle della semplice intermediazione proponendo prodotti interessanti per l'approvvigionamento della Gdo - Grande Distribuzione Organizzata; trasmettere ai produttori i bisogni dei consumatori finali; espandersi su mercati più redditizi potenziando l'export; valorizzare al meglio le nuove tecnologie; sviluppare una necessaria integrazione con settori come il turismo. Successivamente l'amministratore delegato della Mof SpA Enzo Addessi ha illustrato una serie di slide riepilogative sul Centro Agroalimentare con cenni storici e assetto societario, piani industriali e dinamiche del mercato. "È indubbiamente in crisi il sistema operativo del Mof che ha fatto la fortuna degli operatori per 30 e più anni. La nostra colpa – ha concluso l’ad - è di non aver saputo aprire canali alternativi per garantire, in anticipo sui tempi, nuovi sbocchi commerciali. Mi assumo certamente le responsabilità per non essere riuscito in qualità di amministratore delegato a far comprendere agli operatori l'importanza di questo necessario cambiamento ma sono ottimista sulla possibilità di far ritornare il Mof protagonista".
R.A.
R.A.
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