domenica 14 giugno 2009

Il Pd riparte dopo la delusione elettorale

Analizzare e discutere il risultato elettorale. Con quest’obiettivo venerdì si è riunito il circolo fondano del Partito democratico, che ha preso atto delle dimissioni irrevocabili del consigliere comunale, Paolo Giardino. L’occasione è stata utile per programmare il futuro del partito sul territorio, individuando i prossimi passi da compiere per recuperare consenso tra la cittadinanza. Innanzitutto è stato preso atto del risultato elettorale delle provinciali, in cui è stata riconfermata una forbice sempre esistente in queste competizioni con il centrodestra. Intanto, come spiega il coordinatore cittadino Bruno Fiore, il partito deve liberarsi “dove ce ne fosse bisogno dei lacci e lacciuoli che lo hanno legato a figure di riferimento sul territorio che si sono dimostrate del tutto incapaci ed inutili, se non dannose dal punto di vista elettorale”. Un segnale di cambiamento chiaro e senza mezze misure. Al tempo stesso, resta “l’obbligo politico, morale ed etico di rappresentare, insieme alle altre forze politiche del centro sinistra, l’opposizione in un territorio ogni giorno sempre più preso di mira dalla malavita organizzata”. Intanto, mentre su Fondi continua a pendere la decisione sullo scioglimento del consiglio, continuano i mutamenti nella massima assise cittadina. Va ricordato che il Pd (rappresentato dopo la rinuncia di Giardino solo da Massimo Di Fazio), comunque, finché il governo non prenderà una decisione continuerà a non partecipare alle riunioni consiliari. Prima dell’esponente del Pd, si erano dimessi nelle file del centrodestra: l’assessore alle Attività produttive Pier Luigi Avallone, amareggiato per non aver ottenuto una candidatura, e poi il consigliere Antonio Ciccarelli, sostituito con Donatella Di Biasio. Una serie di movimenti che avrebbero avuto un peso diverso in una situazione di normalità. Ma la politica fondana, finché non sarà sciolto il nodo sulla legittimità dell’attuale amministrazione, non potrà tornare alla normalità.
Riccardo Antonilli

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