martedì 4 agosto 2009

Izzi torna libero

Riccardo Izzi torna in libertà. Il Tribunale ha sciolto la riserva sul Riesame dell’ex assessore ai Lavori Pubblici del comune di Fondi, annullando l’ordinanza di custodia. Una revisione nel merito che mutasostanzialmente la posizione di Izzi nell’ambito dell’inchiesta. Sono state accolte le motivazioni della difesa, affidata all’avvocato Giulio Mastrobattista. Nel corso del riesame il legale aveva messo in discussione l’ipotesi associativa contestata ai coinvolti e la contestazione del reato di abuso di ufficio. «Alla luce delle considerazioni fatte nei confronti dei funzionari del comune, - ci aveva spiegato Mastrobattista - tutti rimessi in libertà, dovrebbero esserci delle ricadute positive sulla posizione del mio assistito». Izzi, infatti, essendo un esponente politico potrebbe essersi macchiato del reato indirettamente, solo attraverso l’azione del dirigente di riferimento. Tommasina Biondino, Gianfranco Mariorenzi, Dario Leone e il suo vice, Pietro Munno sono tornati a casa e ora è la volta anche dell’ex assessore. Sempre ieri il Tribunale ha fatto una scelta opposta per altri coinvolti: Giuseppe Bracciale e i fratelli Franco e Pasqualino Peppe, che resteranno in carcere. Una decisione che delinea un quadro diverso rispetto a quello iniziale. Bracciale e i Peppe, così come Venanzio Tripodo e parzialmente Carmelo, infatti, con altri coinvolti fanno parte del filone d’inchiesta riguardante il Mof. Un capitolo di Damasco, slegato da quello riguardante il comune per cui si sta assistendo lentamente alla scarcerazione dei coinvolti. Nei giorni scorsi la decisione di confermare il carcere per Venanzio Tripodo aveva scatenato accese polemiche sollevate dall’avvocato difensore Maria Antonietta Cestra che, oltre ad annunciare ricorso in cassazione, aveva gridato alla scandalo e appoggiato l’ipotesi complottista spiegando che la mancata decisione sullo scioglimento del consiglio e le seguenti proteste avevano indirettamente influenzato il giudizio sul suo assistito. Un legame tra le due inchieste, quella amministrativa riguardante il comune e quella penale c’è ed è stato spiegato pubblicamente dal sottosegretario Luigi Casero, che, in sintesi, ha spiegato che il ritardo sullo scioglimento era una scelta voluta del governo per permettere agli inquirenti di proseguire serenamente con Damasco. Il «caso Fondi» poi è stato portato all’ordine del giorno del consiglio dei ministri e rimandato, prima di essere affrontato nuovamente ieri con un esito, a dir poco, singolare.
Riccardo Antonilli

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