mercoledì 24 marzo 2010

Arcobaleno, i soldi "lavati" nell'edilizia

Fondi si dimostra – nuovamente - l’epicentro di interessi criminali. Non è un caso che l’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, condotta dalla Questura di Latina e dal Gico della Finanza di Roma, sia stata chiamata Arcobaleno. Questo era il primo nome dato all’immobile in fase di realizzazione in via Madonna delle Grazie, sequestrato ieri insieme a due terreni agricoli situati in contrada San Raffaele e a sei conti bancari. Questo, ovviamente, restando a Fondi. I due anni di indagini, scattate proprio dagli accertamenti patrimoniali sulla società cooperativa che aveva acquistato il terreno su cui si stava realizzando il complesso Arcobaleno per un milione di euro, pur avendo un capitale sociale di 20mila euro, hanno portato, grazie al meticoloso lavoro di fiamme gialle e della Polizia, a smantellare gli interessi del clan Mallardo su tutto il territorio nazionale. I militari della compagnia fondana delle fiamme gialle, come ha spiegato il tenente Antonino Costa, un paio d’anni fa hanno eseguito le verifiche del caso sulla società cooperativa, attratti dagli ingenti investimenti che soggetti di San Giuliano in Campania stavano effettuando a Fondi. Immediatamente è stata accertata l’origine dubbia del flusso di denaro utilizzato per gli investimenti immobiliari e per questo i finanzieri hanno informato la Procura di Napoli. La Procura ha delegato la Polizia e il Gico di Roma che hanno continuato gli accertamenti, fino all’operazione di ieri, in cui i finanzieri di Fondi sono scesi a San Giuliano con i colleghi di Formia, i baschi verdi e la Polizia. Ben 470 uomini che hanno letteralmente smantellato gli interessi del clan Mallardo, retto dal latitante Giuseppe dell’Aquila, grazie ai 11 arresti eseguiti, ma soprattutto ai milioni di euro di beni e conti sequestrati. Anche a Fondi è stata eseguita una perquisizione domiciliare a carico di uno dei 65 indagati sparsi in tutto il territorio nazionale. Un cugino del capoclan Dell’Aquila, anch’egli di San Giuliano, ma residente sul territorio fondano. Tra gli arresti eseguiti quello di Antonio Pirozzi e Carmine Maisto che assumono particolare rilevanza nel troncone deIl’inchiesta relativa a Fondi: sarebbero loro attraverso società ad aver ottenuto concessioni edilizie nel territorio per speculazioni di grosso rilievo. I soldi investiti a Fondi provenivano dal mercato della droga e venivano «lavati» nell’edilizia. A via Madonna delle Grazie si stavano realizzando ben 30 appartamenti. Dopo l’acquisto, anche i lavori sono stati appaltati a ditte amiche del clan. Al momento del sequestro, tra appalti e subappalti, al lavoro c’era la quinta impresa subentrata dal momento dell’apertura del cantiere. Costa, comunque, non ritiene la vicenda chiusa: «Non escludo che nei prossimi giorni possano emergere altri beni che potrebbero essere posti sotto sequestro». Le indagini proseguono.
Riccardo Antonilli

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