La storia si ripete. Un paio d’anni fa fu l’Holiday, adesso è il sant’Anastasia. I sequestri dei campeggi che con gli anni si trasformano in villaggi turistici, alla fine fanno delle vittime. Non sono né i proprietari né i clienti, ma i lavoratori. Centinaia di persone che rischiano di rimanere senza occupazione da un giorno all’altro. Con l’Holiday tutto si risolse con il dissequestro della struttura ordinato dall’allora Procuratore di Latina, Giuseppe Mancini; con il Sant’Anastasia siamo ancora agli inizi. Il mese scorso il sequestro, convalidato due settimane fa dal gip. I 150 lavoratori della struttura ricettiva non ci stanno e da ieri mattina hanno iniziato a protestare in difesa della loro occupazione. Con un gazebo in piazza Unità d’Italia, ai piedi del castello baronale, hanno avviato una raccolta firme tra i cittadini. Presente anche il segretario del sindacato che li rappresenta, l’Uiltucs, Gianfranco Cartisano. Il campeggio, che secondo gli inquirenti negli anni si sarebbe trasformato in un vero e proprio villaggio senza le dovute autorizzazioni, dà lavoro a 150 persone, molte delle quali assunte a tempo indeterminato. Il perché della protesta è spiegato nel volantino distribuito ai cittadini. «Perché noi del sant’Anastasia vogliamo e dobbiamo lavorare, perdere oggi il lavoro a Fondi significa non ricollocarsi, rimanere disoccupati. Siamo convinti – si legge nel volantino firmato dai lavoratori e dall’Uiltucs – che nel Sant’Anastasia esiste la buona occupazione che ha creato prospettive alle nostre famiglie e alle imprese di Fondi». Passano dal gazebo anche l’assessore all’Urbanistica e Usi Civici, Piergiorgio Conti, e gli esponenti del Partito Democratico, Bruno Fiore e Rosaria Alfinito. Questi ultimi hanno espresso la loro solidarietà ai lavoratori: «scindendo le vicende giudiziarie da quello che è un disagio sociale».
Riccardo Antonilli
venerdì 20 maggio 2011
In fiamme il Tode's Café
In fiamme il Tode’s cafè di Fondi. Intorno all’una della notte a cavallo tra mercoledì e giovedì un devastante incendio ha letteralmente distrutto il locale situato su via Appia lato Monte San Biagio. Immediatamente sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i Falchi della Protezione civile. Le complesse operazioni di spegnimento sono andate avanti per cinque ore circa. Alla fine dei conti, della struttura è rimasto ben poco. Ingenti i danni. Sul rogo indagano i carabinieri della locale stazione, a loro
il compito di chiarire cosa sia accaduto la scorsa notte. Il disco pub di circa 300 metri quadri è di proprietà di un fondano, ma da un anno è gestito da un imprenditore di Castellamare di Stabia. In precedenza, quello che allora si chiamava Mokambo, era stato gestito da un altro imprenditore. Accertata la natura dolosa dell’incendio, le indagini, in questa prima fase, non tendono ad escludere alcuna ipotesi. Il gestore, ascoltato dai carabinieri, ha negato di aver ricevuto minacce o di avere sospetti su
chi possano essere gli autori del terribile atto intimidatorio. Ieri mattina i Vigili del Fuoco hanno anche eseguito un secondo sopralluogo alla luce del giorno alla ricerca di inneschi. Dopo un periodo di relativa calma, dunque, torna l’incubo incendi a Fondi. Città che negli anni scorsi ha conosciuto una serie di attentati incendiari senza precedenti. L’ultimo episodio in ordine di tempo che si avvicina per gravità a quello della scorsa notte è la bomba carta fatta esplodere ai danni di un’agenzia immobiliare del centro. Siamo a fine 2010. Per ritrovare altri fatti simili bisognerebbe andare parecchio a ritroso nel tempo, addentrarsi in uno dei periodi più
bui che la città di Fondi abbia conosciuto. Nella Piana già inizia a crescere la preoccupazione.
Riccardo Antonilli
il compito di chiarire cosa sia accaduto la scorsa notte. Il disco pub di circa 300 metri quadri è di proprietà di un fondano, ma da un anno è gestito da un imprenditore di Castellamare di Stabia. In precedenza, quello che allora si chiamava Mokambo, era stato gestito da un altro imprenditore. Accertata la natura dolosa dell’incendio, le indagini, in questa prima fase, non tendono ad escludere alcuna ipotesi. Il gestore, ascoltato dai carabinieri, ha negato di aver ricevuto minacce o di avere sospetti su
chi possano essere gli autori del terribile atto intimidatorio. Ieri mattina i Vigili del Fuoco hanno anche eseguito un secondo sopralluogo alla luce del giorno alla ricerca di inneschi. Dopo un periodo di relativa calma, dunque, torna l’incubo incendi a Fondi. Città che negli anni scorsi ha conosciuto una serie di attentati incendiari senza precedenti. L’ultimo episodio in ordine di tempo che si avvicina per gravità a quello della scorsa notte è la bomba carta fatta esplodere ai danni di un’agenzia immobiliare del centro. Siamo a fine 2010. Per ritrovare altri fatti simili bisognerebbe andare parecchio a ritroso nel tempo, addentrarsi in uno dei periodi più
bui che la città di Fondi abbia conosciuto. Nella Piana già inizia a crescere la preoccupazione.
Riccardo Antonilli
venerdì 6 maggio 2011
Confiscati beni per 10 milioni a Franco Peppe
La Direzione Investigativa Antimafia di Roma, su disposizione del Tribunale di Latina, questa mattina è piombata a Fondi per confiscare i beni dell'imprenditore Franco Peppe e dei suoi familiari. Ad essere confiscati: una villa con piscina, 4 fabbricati, 36 appezzamenti di terreno, numerose quote societarie riferibili a 11 imprese di Roma e Fondi, e rapporti bancari, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro. Il Peppe, sin dal 1999, è risultato, nel corso delle indagini condotte dalla Dia di Roma, in rapporti di affari tutt'altro che limpidi con la nota famiglia di origine calabrese dei Tripodo, da anni operante nel basso Lazio ed in particolare con Antonino Venanzio. Il sodalizio criminoso era interessato all'acquisto di prodotti ortofrutticoli e alla successiva distribuzione degli stessi proprio attraverso le ditte facenti capo al Peppe, con l'unico scopo di controllare le attività economiche di taluni settori del Mercato Ortofrutticolo di Fondi. Un quadro emerso grazie all'operazione Damasco 2 del luglio 2010 che portò all'arresto di 17 persone tra cui Peppe e Tripodo. Poi, a settembre dello scorso anno, il direttore della Direzione Investigativa Antimafia, generale dei carabinieri Antonio Girone aveva chiesto e ottenuto il sequestro dei beni dell'imprenditore fondano. Adesso, dopo quasi 8 mesi, è arrivata la confisca.
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