domenica 26 giugno 2011

A Itri la cava della discordia

Da un lato ci sono i cittadini che continuano a riunirsi, a lamentare i disagi; dall’altro c’è la società che gestisce la cava e che di problemi non ne vede, anzi è passata addirittura alle vie legali. La cava è la San Pellegrino di Itri, la società la Unicalce e il ricorso riguarda il cosiddetto "Piano rumore", approvato nella passata consiliatura dalla massima assise comunale. Un documento che stabilisce le regole cui la cava deve attenersi per non provocare inquinamento acustico e di altro genere. Nonostante le determinazioni del Comune (messe in discussione dall’azienda), gli abitanti delle contrade San Gennaro, Campoli, San Martino, Sant'Angelo, Calabretto spesso hanno dato vita ad assemblee pubbliche in cui hanno presentato i problemi relativi all’inquinamento acustico, alle problematiche ambientali generate dalla cava e dalle polveri che si sollevano con l’estrazione, raccogliendo pareri anche di professionisti. La società, invece, qualche tempo fa ha risposto anche tramite mezzi d’informazione, spiegando che non c’è di che preoccuparsi e annunciando il ricorso alle vie legali contro qual piano che, naturalmente, limita la libertà di lavoro nell’impianto. "La cava – si legge in una nota - non produceva fumo ma solo vapore acqueo. La nostra azienda cura con particolare attenzione tutte le problematiche che riguardano l'ambiente, la sicurezza e il rapporto con tutta la cittadinanza". Rassicurazioni del tutto legittime, che però poco servono alle centinaia di cittadini delle contrade confinanti con l’impianto. In molti si sono rivolti anche ad associazioni ambientaliste, Legambiente su tutte, per dimostrare che i livelli di inquinamento (acustico e ambientale) sono insostenibili per molti. Altro fatto che turba le notti degli itrani riguarda l’estrazione. Nei decenni passati sotto un’altra gestione, la cava lavorava a ritmi definiti da molti "accettabili"; negli ultimi anni, invece, la montagna sta letteralmente sparendo. Tanto che a Itri qualcuno parla di ecomostro, proprio per come l’impianto ha ridotto la zona.
Riccardo Antonilli

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