mercoledì 25 gennaio 2012

Autotrasportatori, la protesta arriva al Mof

«La nostra categoria sta morendo! Unisciti a noi e aiutaci a far sentire la nostra voce». Questo l'appello stampato a chiare lettere e posizionato davanti ai camion fermi fuori dal Mof di Fondi. Anche gli autotrasportatori fondani hanno aderito allo sciopero nazionale e già dalla notte tra domenica e lunedì hanno fermato i mezzi all'esterno del Centro agroalimentare all'ingrosso di viale Piemonte. Un sit in che andrà avanti ad oltranza fino a venerdì. Nel pomeriggio alcuni camion hanno marciato «a passo di lumaca» per le principali arterie viarie della Piana (Flacca, Appia e provinciale del Lenola), per poi rientrare in viale Piemonte, alle porte del Centro agroalimentare più grande d'Europa. Il Mof per volume di merci mobilitate non poteva non essere uno dei punti nevralgici della protesta a livello nazionale. Lo stop dei camion ha avuto naturalmente ripercussioni sul lavoro nel Mercato, ma buona parte dei commercianti si è dimostrata solidale con gli autotrasportatori. D’altronde è innegabile che i loro disagi e il rincaro del loro lavoro ha ripercussioni su tutta la filiera dell'agroalimentare, fino ad arrivare ai consumatori. Abbiamo ascoltato alcuni protagonisti della manifestazione di ieri. Per gli autotrasportatori le colpe, oltre che dell’attuale governo e della politica, sono da ricercare anche nei sindacati. «Le associazioni che dovrebbero rappresentarci – hanno spiegato – prima di andare a contrattare con il governo non ci hanno neanche interpellato, nessuna delle nostre esigenze è stata presa in considerazione». I motivi della protesta sono ben illustrati in un volantino distribuito dai manifestanti. «Chiediamo scusa per i disservizi causati, ma siamo costretti a scioperare perché il nostro settore sta morendo. Tutta l'economia gira sotto le nostre ruote, ma nessuno pare interessarsene. Senza il nostro lavoro - scrivono gli autotrasportatori italiani rivolgendosi al cittadino - non avresti: pane, benzina, frutta, verdura, vestiti, latte, medicinali, libri, giornali e quant'altro. La tua vita e quella dei tuoi figli sarebbe impossibile senza di noi. Per
questo aiutaci a tutelare i nostri diritti, non siamo né banditi né sabotatori, ma lavoratori onesti che lottano ogni giorno sulle strade per svolgere con dignità il proprio duro compito. Gli aumenti del gasolio, delle autostrade, delle assicurazioni, il mancato credito da parte delle banche, i tempi impossibili per la riscossione, una committenza rapace e prepotente, il disinteresse di una classe politica cieca, un sindacato incapace di tutelare i nostri diritti, ci stanno soffocando. Se chiudono le nostre aziende concludono anche il Paese fallirà».
Riccardo Antonilli