lunedì 13 giugno 2011

Sant'Anastasia, il Procuratore e l'Anm sulle parole di Fazzone

«Quella del sequestro del camping Sant'Anastasia non può in alcun modo considerarsi come una iniziativa abnorme del collega, trattandosi, invece, di un provvedimento giudiziario adottato in via di urgenza da questo ufficio, convalidato dal giudice per le indagini preliminari e confermato dal Tribunale in sede di riesame». Parola di Andrea De Gasperis, Procuratore della Repubblica. Attraverso una nota, il Procuratore di Latina risponde al senatore Claudio Fazzone, che, domenica sera nel corso della cerimonia inaugurale di piazza De Gasperi a Fondi, aveva lanciato pesanti accuse al pm Miliano sul sequestro del camping Sant'Anatasia. De Gasperis ha diffuso la nota per smentire la notizia di un vertice in Procura, convocato proprio in seguito alle
dichiarazioni del senatore del PdL. «Un tale incontro - scrive - attesa la partecipazione del giudice incaricato della fase delle indagini preliminari sarebbe stato quanto meno improprio sia sotto un profilo processuale sia sotto quello ordinamentale». Sulla vicenda è intervenuta anche l'Anm. «La sottosezione Anm di Latina - si legge nella nota sottoscritta dal presidente Raffaella Falcione - si trova nuovamente costretta a stigmatizzare la condotta del senatore Claudio Fazzone che, parlando di fronte a numerosi cittadini intervenuti all'inaugurazione della piazza De Gasperi di Fondi, per protestare contro il sequestro del camping Sant'Anastasia, rendeva dichiarazioni offensive dell'operato della Procura, definendo il provvedimento adottato dal sostituto procuratore un abuso vergognoso strumentalmente commesso in prossimità della stagione estiva. La Sottosezione dell'Anm di Latina rappresenta che
i provvedimenti giudiziari non condivisi dagli interessati sono soggetti ad essere impugnati nelle competenti sedi istituzionali, e che il legittimo diritto di critica, anche quando ha ad oggetto l'operato dei Magistrati, deve comunque essere esercitato rispettando i limiti della continenza verbale, senza scendere sul terreno dell'offesa e sul pericoloso piano della delegittimazione». Intanto la Confcommercio provinciale e la Faita intervengono per chiedere «agli organi preposti, anche in questa fase di indagini in corso, la riapertura anche in via temporanea dell'impresa, considerando soprattutto il possesso delle strutture delle autorizzazioni amministrative e dei requisiti igienico-sanitari previste dalla legge». Ma soprattutto «l'impegno e la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, imprese, lavoratori, associazioni ed istituzioni, per un obiettivo comune e condiviso ovvero quello di rafforzare il turismo all'aria aperta».
Riccardo Antonilli

Sequestro del Sant'Anastasia, Fazzone attacca il Pm

«Qui c'è da parte di un pm un abuso, perché il sequestro non poteva essere
effettuato per il tipo di reato contestato. C'era già stato un sequestro
e poi un dissequestro nel '92. Ora è accaduto che ha visto quelle maledette
case mobili e ha fatto una cosa assurda: ha dato continuità al reato. E'
una cosa vergognosa da parte di un pm». Queste le dichiarazioni del senatore
Claudio Fazzone per cui ieri mattina è scattato un vertice in Procura.
Il procuratore capo, Andrea De Gasperis, il procuratore aggiunto, Nunzia
D'Elia, il sostituto procuratore, Giuseppe MIliano e il giudice per le
indagini preliminari, Nicola Iansiti, si sono confrontati su quanto detto
dal senatore nel corso dell'inaugurazione della riqualificata piazza De
Gasperi a Fondi. Il coordinatore provinciale del PdL, domenica sera, si
era fermato a parlare con i lavoratori del camping Sant'Anastasia, sequestrato
da circa due mesi. Fazzone non aveva risparmiato attacchi alla magistratura
e in particolare al pm Miliano. Parole forti, che non potevano passare
inosservate. Ecco allora che in Procura hanno deciso di valutare quanto
accaduto e se segnalare il tutto al Consiglio superiore della magistratura.
La vicenda del Sant'Anastasia richiama quella dell'Holiday. Anche in quel
caso il reato ipotizzato era lottizzazione abusiva, c'erano dei lavoratori
a rischio e Fazzone si interessò alla vicenda. Un caso che fece «rumore»
proprio per una visita del senatore del Pdl al Gip Giuseppe Cario, negli
uffici del tribunale di Latina, per chiedere informazioni sul sequestro
della struttura. A quel punto la sezione pontina dell'Associazione nazionale
magistrati aveva inviato un documento al Consiglio superiore della magistratura
in cui denunciava l'accaduto e manifestava solidarietà al giudice. Poi
era arrivata la revoca del sequestro, disposta dall'allora procuratore
capo Giuseppe Mancini.
Riccardo Antonilli

venerdì 20 maggio 2011

Camping Sant'Anastasia, dopo il sequestro a rischio 150 posti di lavoro

La storia si ripete. Un paio d’anni fa fu l’Holiday, adesso è il sant’Anastasia. I sequestri dei campeggi che con gli anni si trasformano in villaggi turistici, alla fine fanno delle vittime. Non sono né i proprietari né i clienti, ma i lavoratori. Centinaia di persone che rischiano di rimanere senza occupazione da un giorno all’altro. Con l’Holiday tutto si risolse con il dissequestro della struttura ordinato dall’allora Procuratore di Latina, Giuseppe Mancini; con il Sant’Anastasia siamo ancora agli inizi. Il mese scorso il sequestro, convalidato due settimane fa dal gip. I 150 lavoratori della struttura ricettiva non ci stanno e da ieri mattina hanno iniziato a protestare in difesa della loro occupazione. Con un gazebo in piazza Unità d’Italia, ai piedi del castello baronale, hanno avviato una raccolta firme tra i cittadini. Presente anche il segretario del sindacato che li rappresenta, l’Uiltucs, Gianfranco Cartisano. Il campeggio, che secondo gli inquirenti negli anni si sarebbe trasformato in un vero e proprio villaggio senza le dovute autorizzazioni, dà lavoro a 150 persone, molte delle quali assunte a tempo indeterminato. Il perché della protesta è spiegato nel volantino distribuito ai cittadini. «Perché noi del sant’Anastasia vogliamo e dobbiamo lavorare, perdere oggi il lavoro a Fondi significa non ricollocarsi, rimanere disoccupati. Siamo convinti – si legge nel volantino firmato dai lavoratori e dall’Uiltucs – che nel Sant’Anastasia esiste la buona occupazione che ha creato prospettive alle nostre famiglie e alle imprese di Fondi». Passano dal gazebo anche l’assessore all’Urbanistica e Usi Civici, Piergiorgio Conti, e gli esponenti del Partito Democratico, Bruno Fiore e Rosaria Alfinito. Questi ultimi hanno espresso la loro solidarietà ai lavoratori: «scindendo le vicende giudiziarie da quello che è un disagio sociale».
Riccardo Antonilli

In fiamme il Tode's Café

In fiamme il Tode’s cafè di Fondi. Intorno all’una della notte a cavallo tra mercoledì e giovedì un devastante incendio ha letteralmente distrutto il locale situato su via Appia lato Monte San Biagio. Immediatamente sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i Falchi della Protezione civile. Le complesse operazioni di spegnimento sono andate avanti per cinque ore circa. Alla fine dei conti, della struttura è rimasto ben poco. Ingenti i danni. Sul rogo indagano i carabinieri della locale stazione, a loro
il compito di chiarire cosa sia accaduto la scorsa notte. Il disco pub di circa 300 metri quadri è di proprietà di un fondano, ma da un anno è gestito da un imprenditore di Castellamare di Stabia. In precedenza, quello che allora si chiamava Mokambo, era stato gestito da un altro imprenditore. Accertata la natura dolosa dell’incendio, le indagini, in questa prima fase, non tendono ad escludere alcuna ipotesi. Il gestore, ascoltato dai carabinieri, ha negato di aver ricevuto minacce o di avere sospetti su
chi possano essere gli autori del terribile atto intimidatorio. Ieri mattina i Vigili del Fuoco hanno anche eseguito un secondo sopralluogo alla luce del giorno alla ricerca di inneschi. Dopo un periodo di relativa calma, dunque, torna l’incubo incendi a Fondi. Città che negli anni scorsi ha conosciuto una serie di attentati incendiari senza precedenti. L’ultimo episodio in ordine di tempo che si avvicina per gravità a quello della scorsa notte è la bomba carta fatta esplodere ai danni di un’agenzia immobiliare del centro. Siamo a fine 2010. Per ritrovare altri fatti simili bisognerebbe andare parecchio a ritroso nel tempo, addentrarsi in uno dei periodi più
bui che la città di Fondi abbia conosciuto. Nella Piana già inizia a crescere la preoccupazione.
Riccardo Antonilli

venerdì 6 maggio 2011

Confiscati beni per 10 milioni a Franco Peppe

La Direzione Investigativa Antimafia di Roma, su disposizione del Tribunale di Latina, questa mattina è piombata a Fondi per confiscare i beni dell'imprenditore Franco Peppe e dei suoi familiari. Ad essere confiscati: una villa con piscina, 4 fabbricati, 36 appezzamenti di terreno, numerose quote societarie riferibili a 11 imprese di Roma e Fondi, e rapporti bancari, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro. Il Peppe, sin dal 1999, è risultato, nel corso delle indagini condotte dalla Dia di Roma, in rapporti di affari tutt'altro che limpidi con la nota famiglia di origine calabrese dei Tripodo, da anni operante nel basso Lazio ed in particolare con Antonino Venanzio. Il sodalizio criminoso era interessato all'acquisto di prodotti ortofrutticoli e alla successiva distribuzione degli stessi proprio attraverso le ditte facenti capo al Peppe, con l'unico scopo di controllare le attività economiche di taluni settori del Mercato Ortofrutticolo di Fondi. Un quadro emerso grazie all'operazione Damasco 2 del luglio 2010 che portò all'arresto di 17 persone tra cui Peppe e Tripodo. Poi, a settembre dello scorso anno, il direttore della Direzione Investigativa Antimafia, generale dei carabinieri Antonio Girone aveva chiesto e ottenuto il sequestro dei beni dell'imprenditore fondano. Adesso, dopo quasi 8 mesi, è arrivata la confisca.

domenica 17 aprile 2011

Tentata violenza sessuale, un pastore in manette

Un pastore 34enne di Monte San Biagio è finito in manette per “tentata violenza sessuale aggravata e lesioni aggravate” nei confronti di una donna. L’uomo è stato arrestato stamane dal personale della squadra di Polizia Giudiziaria del commissariato di Fondi, con il supporto dei colleghi della Volante. Gli agenti guidati dal vice questore Massimo Mazio lo hanno arrestato su disposizione del giudice per le indagini preliminari, Nicola Iansiti.
A fine marzo una donna di 32 anni ha sporto denuncia nei confronti di due pastori di Monte San Biagio che, a suo dire, avevano tentato i abusare di lei, mentre si trovava in campagna per la raccolta. Un racconto terribile quello della 32enne. I due, secondo quanto riferito alla polizia, avevano tentato di avere un rapporto sessuale con le maniere forti, usando un coltello per minacciarla e strappandole con violenza i vestiti di dosso, tentando anche di immobilizzarla a terra per non farla gridare. Nonostante ciò, soltanto il sangue freddo e l’immediata reazione della vittima, avevano evitato il peggio. La 32enne, infatti, era riusciva ad urlare, richiamando l’attenzione di un’altra donna e riuscendo così a fuggire verso casa. Pertanto, sulla base delle descrizioni fornite agli inquirenti, dopo poco tempo gli uomini di Mazio sono riusciti ad individuare i presunti aggressori, riconosciuti dalla vittima, e, grazie anche ad una testimonianza, è stata inviata l’informativa di reato in Procura. Il pubblico ministero Eleonora Tortora ha chiesto al gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa in mattinata da Iansiti. In seguito all’arresto è stata anche perquisita l’abitazione del pastore, grazie a cui è stato rinvenuto il coltello che con tutta probabilità è stato utilizzato per intimorire la vittima. Le indagini vanno avanti per individuare il complice.
Riccardo Antonilli

martedì 12 aprile 2011

Sequestrata la villa di Cipriano Chianese a Sperlonga

La Dia di Napoli è piombata a Sperlonga. Gli uomini dell’antimafia hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo di beni emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su proposta del direttore della Dia, il generale dei carabinieri Antonio Girone, nei confronti di Cipriano Chianese. Il 57enne di Parete è un noto avvocato e imprenditore operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti, già raggiunto nel marzo 1993 e nel 2007 da ordinanze di custodia cautelare per vicende connesse al traffico di rifiuti e all’appartenenza al clan dei casalesi, attualmente a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico. A Sperlonga, in particolare, i sigilli sono scattati per una faraonica villa di 21 stanze con annessa piscina. L’operazione di ieri, condotta in collaborazione con la Dia di Padova, ha riguardato anche Franco Caccaro, 49enne di Campo San Martino, comune in provincia di Padova, con precedenti di polizia per reati finanziari, individuato dalle indagini come intestatario di beni e società di fatto riconducibili al Chianese. I beni per i quali il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro, sono, oltre alla villa sperlongana, un fabbricato e un immobile siti a Parete, quest’ultimo era utilizzato come abitazione casa della figlia di Chianese ed è dotato di ogni confort tra cui bagno turco, sauna e complesso aeroterapico; una MG B intestata a Chianese; una BMW X5, intestata a Filomena Menale; altre due BMW, una 525 e una 120 D, intestate a Gianluca Lauro; e un capannone industriale sito in Santa Giustina in Colle (PD), intestato alla società Tecnologie per l’Ambiente Srl. Il valore complessivo dei beni sotto sequestro è, secondo stime prudenziali, di oltre 13 milioni di euro. Tornando alla villa di Sperlonga, nel corso delle indagini è emerso che era stata presentata una falsa richiesta di condono edilizio. L’obiettivo era cercare di farla passare per una costruzione ante 1980, quindi sanabile. Dichiarazione smentita dalle indagini della Dia, che ha dimostrato con rilievi aerofotogrammetrici e testimonianze di chi ha effettuato i lavori di ristrutturazione ed ampliamento, che le modifiche alla piccola villa originaria sono avvenute dopo il 1990, e che hanno portato il valore della villa a circa 4 milioni di euro dai 160mila originari. Ma chi è Chianese? Il «re» dello smaltimento illegale dei rifiuti. L’avvocato e imprenditore, attualmente, si trova agli arresti domiciliari perché colpito da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Napoli il 30 dicembre 2009. Chianese è il protagonista assoluto della penetrazione camorristica nel settore dei rifiuti. Gli inquirenti si sono trovati davanti all’«inventore» del sistema delle ecomafie nella sua declinazione campana. E come se non bastasse, è stato accertato che Chianese ha «saputo adattarsi al mutamento determinato dall’instaurazione della gestione commissariale dei rifiuti, allacciando con il subcommisssario ai rifiuti Facchi un rapporto ora collusivo ora intimidatorio dal quale ha tratto rilevantissimi profitti illeciti». Uno che trasformava la «monnezza» in denaro, guadagnando, negli anni ’90, fino a 700 milioni di lire al mese.
Riccardo Antonilli