Due autovelox in dotazione all’amministrazione comunale di Sperlonga sono
stati sequestrati ieri mattina dalla polizia stradale di Latina. Le due
postazioni si trovano lungo la Flacca, in prossimità della galleria di
Sperlonga, in entrambi i sensi di marcia. Il sequestro è stato disposto
dalla Procura di Latina nell’ambito di un’indagine tuttora in corso relativa
ad alcune irregolarità delle postazioni riscontrate dagli investigatori.
"Il settore Polizia locale e l’amministrazione comunale, subito dopo la
notifica degli atti, - spiega la responsabile del settore, Alessandra Faiola
- si sono messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, attivandosi nel
frattempo di conoscere i dettagli che hanno portato l’organo inquirente
ad emettere il dispositivo di sequestro preventivo degli autovelox. Si
conferma, in ogni modo, la bontà delle procedure amministrative fino ad
oggi eseguite, improntate sempre nel massimo rispetto della legge e delle
circolari ministeriali applicative che regolano la complessa materia".
Non è prima volta che la questione autovelox di Sperlonga finiscono al
centro del dibattito. A ottobre 2010 il giudice di pace di Fondi annullò
circa 150 multe e condannò il Comune al risarcimento. Immediatamente arrivò
la risposta del sindaco sperlongano, Rocco Scalingi che bollò la sentenza
come: "Piena zeppa di formalismi e tecnicismi senza né capo né coda". "La
decisione del giudice di pace – aveva proseguito il primo cittadino - contrasta
in pieno con il lavoro di altre istituzioni territoriali, che in questi
anni hanno prodotto impegno e investito risorse economiche importanti".
Anche la stessa Faiola e l’allora assessore alla Polizia municipale, Joseph
Maric, intervennero per difendere l’operato dell’ente comunale.
Riccardo Antonilli
giovedì 23 giugno 2011
lunedì 13 giugno 2011
"Contro di me polemiche pretestuose", Fazzone si difende
L'intervento della sottosezione di Latina dell'Associazione Nazionale Magistrati
che ha «stigmatizzato» la condotta del senatore Claudio Fazzone, «auspicando,
da parte di chi riveste ruoli istituzionali, un alto senso di responsabilità
nell'affrontare le questioni di maggiore interesse», non sono passate inosservate
al protagonista del «caso». Stiamo parlando, ovviamente, di Fazzone, che,
fermatosi a parlare nel corso dell'inaugurazione di piazza De Gasperi con
i lavoratori del camping Sant'Anastasia, aveva detto la sua sull'operato
del pm inquirente. Ora il coordinatore provinciale del PdL replica: «Ancora
una volta mi vedo oggetto di polemiche pretestuose da parte dell'Anm di
Latina che evidentemente si pronuncia senza conoscere i fatti, dimostrando
la volontà di creare una inesistente situazione di conflittualità. Nel
corso dell'inaugurazione - prosegue - sono stato avvicinato con veemenza
dai lavoratori del camping, che mi accusavano di non intervenire contro
il sequestro operato dalla magistratura. Durante il concitato colloquio,
durato oltre mezz'ora, ho risposto ai lavoratori del campeggio che se la
Procura era giunta al sequestro evidentemente erano state riscontrate delle
irregolarità, e rispetto all'operato dei magistrati non sarebbe stato possibile
né giusto un intervento né mio né di nessun altro. Incalzato dai lavoratori
che chiedevano come mai fosse stata sequestrata l'intera struttura e non
solo le realizzazioni abusive, e perché proprio a ridosso dell'estate,
mi sono limitato ad esprimere una legittima opinione: che essendo stato
il reato già accertato si poteva procedere al sequestro in autunno, e comunque
limitatamente alle case mobili abusive». Il senatore, poi, riporta il testo
di ciò che avrebbe detto ai lavoratori: «I dipendenti hanno ragione, ma
le nostre competenze sono limitate. Si fa bene a far rispettare la legalità,
ma si poteva sequestrare non tutto il campeggio ma una sola parte, non
siamo davanti a villette ma ad una attività che esiste da quarant'anni».
Per correttezza di informazione, va detto che dalle registrazioni emerge
anche un dialogo ben più «colorito»: «Qui c'è da parte di un pm un abuso.
Il sequestro che è stato fatto al vostro campeggio non poteva essere fatto,
in quanto i reati che sono stati commessi, sono stati commessi già diversi
anni fa. Lui (riferito al pm, ndr) ha visto quelle maledette case mobili
e ha dato una cosa assurda: la continuità di perseguimento di abusivismo
edilizio e questa è una cosa vergognosa da parte di un pm».
Riccardo Antonilli
che ha «stigmatizzato» la condotta del senatore Claudio Fazzone, «auspicando,
da parte di chi riveste ruoli istituzionali, un alto senso di responsabilità
nell'affrontare le questioni di maggiore interesse», non sono passate inosservate
al protagonista del «caso». Stiamo parlando, ovviamente, di Fazzone, che,
fermatosi a parlare nel corso dell'inaugurazione di piazza De Gasperi con
i lavoratori del camping Sant'Anastasia, aveva detto la sua sull'operato
del pm inquirente. Ora il coordinatore provinciale del PdL replica: «Ancora
una volta mi vedo oggetto di polemiche pretestuose da parte dell'Anm di
Latina che evidentemente si pronuncia senza conoscere i fatti, dimostrando
la volontà di creare una inesistente situazione di conflittualità. Nel
corso dell'inaugurazione - prosegue - sono stato avvicinato con veemenza
dai lavoratori del camping, che mi accusavano di non intervenire contro
il sequestro operato dalla magistratura. Durante il concitato colloquio,
durato oltre mezz'ora, ho risposto ai lavoratori del campeggio che se la
Procura era giunta al sequestro evidentemente erano state riscontrate delle
irregolarità, e rispetto all'operato dei magistrati non sarebbe stato possibile
né giusto un intervento né mio né di nessun altro. Incalzato dai lavoratori
che chiedevano come mai fosse stata sequestrata l'intera struttura e non
solo le realizzazioni abusive, e perché proprio a ridosso dell'estate,
mi sono limitato ad esprimere una legittima opinione: che essendo stato
il reato già accertato si poteva procedere al sequestro in autunno, e comunque
limitatamente alle case mobili abusive». Il senatore, poi, riporta il testo
di ciò che avrebbe detto ai lavoratori: «I dipendenti hanno ragione, ma
le nostre competenze sono limitate. Si fa bene a far rispettare la legalità,
ma si poteva sequestrare non tutto il campeggio ma una sola parte, non
siamo davanti a villette ma ad una attività che esiste da quarant'anni».
Per correttezza di informazione, va detto che dalle registrazioni emerge
anche un dialogo ben più «colorito»: «Qui c'è da parte di un pm un abuso.
Il sequestro che è stato fatto al vostro campeggio non poteva essere fatto,
in quanto i reati che sono stati commessi, sono stati commessi già diversi
anni fa. Lui (riferito al pm, ndr) ha visto quelle maledette case mobili
e ha dato una cosa assurda: la continuità di perseguimento di abusivismo
edilizio e questa è una cosa vergognosa da parte di un pm».
Riccardo Antonilli
Sant'Anastasia, il Procuratore e l'Anm sulle parole di Fazzone
«Quella del sequestro del camping Sant'Anastasia non può in alcun modo considerarsi come una iniziativa abnorme del collega, trattandosi, invece, di un provvedimento giudiziario adottato in via di urgenza da questo ufficio, convalidato dal giudice per le indagini preliminari e confermato dal Tribunale in sede di riesame». Parola di Andrea De Gasperis, Procuratore della Repubblica. Attraverso una nota, il Procuratore di Latina risponde al senatore Claudio Fazzone, che, domenica sera nel corso della cerimonia inaugurale di piazza De Gasperi a Fondi, aveva lanciato pesanti accuse al pm Miliano sul sequestro del camping Sant'Anatasia. De Gasperis ha diffuso la nota per smentire la notizia di un vertice in Procura, convocato proprio in seguito alle
dichiarazioni del senatore del PdL. «Un tale incontro - scrive - attesa la partecipazione del giudice incaricato della fase delle indagini preliminari sarebbe stato quanto meno improprio sia sotto un profilo processuale sia sotto quello ordinamentale». Sulla vicenda è intervenuta anche l'Anm. «La sottosezione Anm di Latina - si legge nella nota sottoscritta dal presidente Raffaella Falcione - si trova nuovamente costretta a stigmatizzare la condotta del senatore Claudio Fazzone che, parlando di fronte a numerosi cittadini intervenuti all'inaugurazione della piazza De Gasperi di Fondi, per protestare contro il sequestro del camping Sant'Anastasia, rendeva dichiarazioni offensive dell'operato della Procura, definendo il provvedimento adottato dal sostituto procuratore un abuso vergognoso strumentalmente commesso in prossimità della stagione estiva. La Sottosezione dell'Anm di Latina rappresenta che
i provvedimenti giudiziari non condivisi dagli interessati sono soggetti ad essere impugnati nelle competenti sedi istituzionali, e che il legittimo diritto di critica, anche quando ha ad oggetto l'operato dei Magistrati, deve comunque essere esercitato rispettando i limiti della continenza verbale, senza scendere sul terreno dell'offesa e sul pericoloso piano della delegittimazione». Intanto la Confcommercio provinciale e la Faita intervengono per chiedere «agli organi preposti, anche in questa fase di indagini in corso, la riapertura anche in via temporanea dell'impresa, considerando soprattutto il possesso delle strutture delle autorizzazioni amministrative e dei requisiti igienico-sanitari previste dalla legge». Ma soprattutto «l'impegno e la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, imprese, lavoratori, associazioni ed istituzioni, per un obiettivo comune e condiviso ovvero quello di rafforzare il turismo all'aria aperta».
Riccardo Antonilli
dichiarazioni del senatore del PdL. «Un tale incontro - scrive - attesa la partecipazione del giudice incaricato della fase delle indagini preliminari sarebbe stato quanto meno improprio sia sotto un profilo processuale sia sotto quello ordinamentale». Sulla vicenda è intervenuta anche l'Anm. «La sottosezione Anm di Latina - si legge nella nota sottoscritta dal presidente Raffaella Falcione - si trova nuovamente costretta a stigmatizzare la condotta del senatore Claudio Fazzone che, parlando di fronte a numerosi cittadini intervenuti all'inaugurazione della piazza De Gasperi di Fondi, per protestare contro il sequestro del camping Sant'Anastasia, rendeva dichiarazioni offensive dell'operato della Procura, definendo il provvedimento adottato dal sostituto procuratore un abuso vergognoso strumentalmente commesso in prossimità della stagione estiva. La Sottosezione dell'Anm di Latina rappresenta che
i provvedimenti giudiziari non condivisi dagli interessati sono soggetti ad essere impugnati nelle competenti sedi istituzionali, e che il legittimo diritto di critica, anche quando ha ad oggetto l'operato dei Magistrati, deve comunque essere esercitato rispettando i limiti della continenza verbale, senza scendere sul terreno dell'offesa e sul pericoloso piano della delegittimazione». Intanto la Confcommercio provinciale e la Faita intervengono per chiedere «agli organi preposti, anche in questa fase di indagini in corso, la riapertura anche in via temporanea dell'impresa, considerando soprattutto il possesso delle strutture delle autorizzazioni amministrative e dei requisiti igienico-sanitari previste dalla legge». Ma soprattutto «l'impegno e la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, imprese, lavoratori, associazioni ed istituzioni, per un obiettivo comune e condiviso ovvero quello di rafforzare il turismo all'aria aperta».
Riccardo Antonilli
Sequestro del Sant'Anastasia, Fazzone attacca il Pm
«Qui c'è da parte di un pm un abuso, perché il sequestro non poteva essere
effettuato per il tipo di reato contestato. C'era già stato un sequestro
e poi un dissequestro nel '92. Ora è accaduto che ha visto quelle maledette
case mobili e ha fatto una cosa assurda: ha dato continuità al reato. E'
una cosa vergognosa da parte di un pm». Queste le dichiarazioni del senatore
Claudio Fazzone per cui ieri mattina è scattato un vertice in Procura.
Il procuratore capo, Andrea De Gasperis, il procuratore aggiunto, Nunzia
D'Elia, il sostituto procuratore, Giuseppe MIliano e il giudice per le
indagini preliminari, Nicola Iansiti, si sono confrontati su quanto detto
dal senatore nel corso dell'inaugurazione della riqualificata piazza De
Gasperi a Fondi. Il coordinatore provinciale del PdL, domenica sera, si
era fermato a parlare con i lavoratori del camping Sant'Anastasia, sequestrato
da circa due mesi. Fazzone non aveva risparmiato attacchi alla magistratura
e in particolare al pm Miliano. Parole forti, che non potevano passare
inosservate. Ecco allora che in Procura hanno deciso di valutare quanto
accaduto e se segnalare il tutto al Consiglio superiore della magistratura.
La vicenda del Sant'Anastasia richiama quella dell'Holiday. Anche in quel
caso il reato ipotizzato era lottizzazione abusiva, c'erano dei lavoratori
a rischio e Fazzone si interessò alla vicenda. Un caso che fece «rumore»
proprio per una visita del senatore del Pdl al Gip Giuseppe Cario, negli
uffici del tribunale di Latina, per chiedere informazioni sul sequestro
della struttura. A quel punto la sezione pontina dell'Associazione nazionale
magistrati aveva inviato un documento al Consiglio superiore della magistratura
in cui denunciava l'accaduto e manifestava solidarietà al giudice. Poi
era arrivata la revoca del sequestro, disposta dall'allora procuratore
capo Giuseppe Mancini.
Riccardo Antonilli
effettuato per il tipo di reato contestato. C'era già stato un sequestro
e poi un dissequestro nel '92. Ora è accaduto che ha visto quelle maledette
case mobili e ha fatto una cosa assurda: ha dato continuità al reato. E'
una cosa vergognosa da parte di un pm». Queste le dichiarazioni del senatore
Claudio Fazzone per cui ieri mattina è scattato un vertice in Procura.
Il procuratore capo, Andrea De Gasperis, il procuratore aggiunto, Nunzia
D'Elia, il sostituto procuratore, Giuseppe MIliano e il giudice per le
indagini preliminari, Nicola Iansiti, si sono confrontati su quanto detto
dal senatore nel corso dell'inaugurazione della riqualificata piazza De
Gasperi a Fondi. Il coordinatore provinciale del PdL, domenica sera, si
era fermato a parlare con i lavoratori del camping Sant'Anastasia, sequestrato
da circa due mesi. Fazzone non aveva risparmiato attacchi alla magistratura
e in particolare al pm Miliano. Parole forti, che non potevano passare
inosservate. Ecco allora che in Procura hanno deciso di valutare quanto
accaduto e se segnalare il tutto al Consiglio superiore della magistratura.
La vicenda del Sant'Anastasia richiama quella dell'Holiday. Anche in quel
caso il reato ipotizzato era lottizzazione abusiva, c'erano dei lavoratori
a rischio e Fazzone si interessò alla vicenda. Un caso che fece «rumore»
proprio per una visita del senatore del Pdl al Gip Giuseppe Cario, negli
uffici del tribunale di Latina, per chiedere informazioni sul sequestro
della struttura. A quel punto la sezione pontina dell'Associazione nazionale
magistrati aveva inviato un documento al Consiglio superiore della magistratura
in cui denunciava l'accaduto e manifestava solidarietà al giudice. Poi
era arrivata la revoca del sequestro, disposta dall'allora procuratore
capo Giuseppe Mancini.
Riccardo Antonilli
venerdì 20 maggio 2011
Camping Sant'Anastasia, dopo il sequestro a rischio 150 posti di lavoro
La storia si ripete. Un paio d’anni fa fu l’Holiday, adesso è il sant’Anastasia. I sequestri dei campeggi che con gli anni si trasformano in villaggi turistici, alla fine fanno delle vittime. Non sono né i proprietari né i clienti, ma i lavoratori. Centinaia di persone che rischiano di rimanere senza occupazione da un giorno all’altro. Con l’Holiday tutto si risolse con il dissequestro della struttura ordinato dall’allora Procuratore di Latina, Giuseppe Mancini; con il Sant’Anastasia siamo ancora agli inizi. Il mese scorso il sequestro, convalidato due settimane fa dal gip. I 150 lavoratori della struttura ricettiva non ci stanno e da ieri mattina hanno iniziato a protestare in difesa della loro occupazione. Con un gazebo in piazza Unità d’Italia, ai piedi del castello baronale, hanno avviato una raccolta firme tra i cittadini. Presente anche il segretario del sindacato che li rappresenta, l’Uiltucs, Gianfranco Cartisano. Il campeggio, che secondo gli inquirenti negli anni si sarebbe trasformato in un vero e proprio villaggio senza le dovute autorizzazioni, dà lavoro a 150 persone, molte delle quali assunte a tempo indeterminato. Il perché della protesta è spiegato nel volantino distribuito ai cittadini. «Perché noi del sant’Anastasia vogliamo e dobbiamo lavorare, perdere oggi il lavoro a Fondi significa non ricollocarsi, rimanere disoccupati. Siamo convinti – si legge nel volantino firmato dai lavoratori e dall’Uiltucs – che nel Sant’Anastasia esiste la buona occupazione che ha creato prospettive alle nostre famiglie e alle imprese di Fondi». Passano dal gazebo anche l’assessore all’Urbanistica e Usi Civici, Piergiorgio Conti, e gli esponenti del Partito Democratico, Bruno Fiore e Rosaria Alfinito. Questi ultimi hanno espresso la loro solidarietà ai lavoratori: «scindendo le vicende giudiziarie da quello che è un disagio sociale».
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
In fiamme il Tode's Café
In fiamme il Tode’s cafè di Fondi. Intorno all’una della notte a cavallo tra mercoledì e giovedì un devastante incendio ha letteralmente distrutto il locale situato su via Appia lato Monte San Biagio. Immediatamente sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i Falchi della Protezione civile. Le complesse operazioni di spegnimento sono andate avanti per cinque ore circa. Alla fine dei conti, della struttura è rimasto ben poco. Ingenti i danni. Sul rogo indagano i carabinieri della locale stazione, a loro
il compito di chiarire cosa sia accaduto la scorsa notte. Il disco pub di circa 300 metri quadri è di proprietà di un fondano, ma da un anno è gestito da un imprenditore di Castellamare di Stabia. In precedenza, quello che allora si chiamava Mokambo, era stato gestito da un altro imprenditore. Accertata la natura dolosa dell’incendio, le indagini, in questa prima fase, non tendono ad escludere alcuna ipotesi. Il gestore, ascoltato dai carabinieri, ha negato di aver ricevuto minacce o di avere sospetti su
chi possano essere gli autori del terribile atto intimidatorio. Ieri mattina i Vigili del Fuoco hanno anche eseguito un secondo sopralluogo alla luce del giorno alla ricerca di inneschi. Dopo un periodo di relativa calma, dunque, torna l’incubo incendi a Fondi. Città che negli anni scorsi ha conosciuto una serie di attentati incendiari senza precedenti. L’ultimo episodio in ordine di tempo che si avvicina per gravità a quello della scorsa notte è la bomba carta fatta esplodere ai danni di un’agenzia immobiliare del centro. Siamo a fine 2010. Per ritrovare altri fatti simili bisognerebbe andare parecchio a ritroso nel tempo, addentrarsi in uno dei periodi più
bui che la città di Fondi abbia conosciuto. Nella Piana già inizia a crescere la preoccupazione.
Riccardo Antonilli
il compito di chiarire cosa sia accaduto la scorsa notte. Il disco pub di circa 300 metri quadri è di proprietà di un fondano, ma da un anno è gestito da un imprenditore di Castellamare di Stabia. In precedenza, quello che allora si chiamava Mokambo, era stato gestito da un altro imprenditore. Accertata la natura dolosa dell’incendio, le indagini, in questa prima fase, non tendono ad escludere alcuna ipotesi. Il gestore, ascoltato dai carabinieri, ha negato di aver ricevuto minacce o di avere sospetti su
chi possano essere gli autori del terribile atto intimidatorio. Ieri mattina i Vigili del Fuoco hanno anche eseguito un secondo sopralluogo alla luce del giorno alla ricerca di inneschi. Dopo un periodo di relativa calma, dunque, torna l’incubo incendi a Fondi. Città che negli anni scorsi ha conosciuto una serie di attentati incendiari senza precedenti. L’ultimo episodio in ordine di tempo che si avvicina per gravità a quello della scorsa notte è la bomba carta fatta esplodere ai danni di un’agenzia immobiliare del centro. Siamo a fine 2010. Per ritrovare altri fatti simili bisognerebbe andare parecchio a ritroso nel tempo, addentrarsi in uno dei periodi più
bui che la città di Fondi abbia conosciuto. Nella Piana già inizia a crescere la preoccupazione.
Riccardo Antonilli
venerdì 6 maggio 2011
Confiscati beni per 10 milioni a Franco Peppe
La Direzione Investigativa Antimafia di Roma, su disposizione del Tribunale di Latina, questa mattina è piombata a Fondi per confiscare i beni dell'imprenditore Franco Peppe e dei suoi familiari. Ad essere confiscati: una villa con piscina, 4 fabbricati, 36 appezzamenti di terreno, numerose quote societarie riferibili a 11 imprese di Roma e Fondi, e rapporti bancari, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro. Il Peppe, sin dal 1999, è risultato, nel corso delle indagini condotte dalla Dia di Roma, in rapporti di affari tutt'altro che limpidi con la nota famiglia di origine calabrese dei Tripodo, da anni operante nel basso Lazio ed in particolare con Antonino Venanzio. Il sodalizio criminoso era interessato all'acquisto di prodotti ortofrutticoli e alla successiva distribuzione degli stessi proprio attraverso le ditte facenti capo al Peppe, con l'unico scopo di controllare le attività economiche di taluni settori del Mercato Ortofrutticolo di Fondi. Un quadro emerso grazie all'operazione Damasco 2 del luglio 2010 che portò all'arresto di 17 persone tra cui Peppe e Tripodo. Poi, a settembre dello scorso anno, il direttore della Direzione Investigativa Antimafia, generale dei carabinieri Antonio Girone aveva chiesto e ottenuto il sequestro dei beni dell'imprenditore fondano. Adesso, dopo quasi 8 mesi, è arrivata la confisca.
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