lunedì 25 luglio 2011

Fondi, terra di abusi e nessun abbattimento

Nonostante l’assenza della Goletta intesa come imbarcazione, fermata da un guasto, la storica campagna dell’associazione ambientalista è andata avanti. Ed è significativo che ieri mattina l’iniziativa sia passata per Sant’Anastasia, praticamente davanti al campeggio sequestrato per lottizzazione abusiva. Ma non è solo il Sant’Anastasia ad interessare il presidente regionale di Legambiente, Lorenzo Parlati, e soci.

Nel dossier “Coste Negate” c’è, ad esempio, l’area su cui sorgeva l’ecomostro dell’Isola dei Ciurli, ancora chiusa, ci sono gli abusi sulle sponde del lago, e i villini del residence La Selva. C’è soprattutto un dato: su 90 abusi accertati a Fondi nel 2009, le demolizioni sono state pari a zero. I dati, forniti dalla Regione Lazio, permettono di sapere che nel periodo 2004/2009, Fondi si colloca al 5° posto dei comuni del Lazio per numero di abusi rilevati, con 662 illeciti edilizi, ovvero il 3,10% del totale regionale. Un peso, che aumenta ancora di più, se raffrontato con il dato della provincia di Latina, per cui il comune fondano pesa per il 28,5% sul totale degli abusi commessi negli ultimi 5 anni. Andiamo ad analizzare alcuni “casi”. La vicenda del camping Santa Anastasia è la storia paradigmatica di numerosi campeggi che sorgono sullo splendido litorale fondano. La struttura, nasce come campeggio, per poi trasformarsi, nel corso degli anni, in un vero e proprio villaggio turistico. 13 ettari di fascia costiera, urbanizzati, che hanno via via soppiantato tende e roulotte. Ed ecco, dunque, che lo scorso 20 aprile, gli uomini del Nucleo investigativo della forestale, su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica di Latina, hanno fatto scattare i sigilli alla struttura, ipotizzando il reato di lottizzazione abusiva. Ad inizio maggio, poi, il sequestro dell'intera struttura viene convalidato dal gip di Latina Nicola Iansiti e successivamente, a fine maggio, il Tribunale del Riesame respinge il ricorso della proprietà. Ed il 7 giugno la magistratura chiude l'inchiesta, ribadendo, così l'ipotesi accusatoria formulata lottizzazione abusiva, nei confronti del titolare della struttura. L'abusivismo fondano non si caratterizza solo per l'aggressione al litorale, ma passa anche attraverso le colate di cemento ai danni del Lago di Fondi. Nonostante il Lago sia un Monumento naturale, inserito nel Parco dei Monti Ausoni, è ancora vittima di aggressioni. L'ultima, in ordine di tempo, è dello scorso 24 maggio, quando i militari delle Guardia di Finanza di Fondi, su segnalazione pervenuta dai loro colleghi della sezione aerea di Pratica di Mare, nell'ambito di un'operazione volta al contrasto del dilagante abusivismo edilizio, hanno individuato due capannoni di 1000 metri cubi ciascuno, del tutto abusivi.

Incendia l'auto della ex, arrestato

Lasciato dalla compagna , le incendia la macchina. Protagonista del terribile episodio il 29enne di Trentola Ducenta, ma di fatto domiciliato a Fondi, Massimo Gallucci. L'uomo, intorno alla mezzanotte di ieri, dopo un pomeriggio trascorso a discutere animatamente, ha dato fuoco alla vettura dell'ex.

La Peugeot 306 era posteggiata sotto l'abitazione della donna, in via Capua, traversa di via Arnale Rosso. Il Gallucci è passato a bordo di uno scooter e dopo aver cosparso la vettura di liquido infiammabile, le ha dato fuoco, per poi fuggire via. Immediatamente sul posto sono giunti i Falchi della Protezione civile di Fondi che hanno domato le fiamme. Allertati da alcuni passati, gli agenti del commissariato di Polizia di Fondi si sono messi subito sulle tracce del 35enne, fermandolo poco dopo in via stazione. Condotto il commissariato, il Gallucci è stato arrestato e trasferito, nella tarda mattinata, presso il carcere di Latina. A suo carico è stato formulato il reato di “incendio doloso”. Il 29enne è stato anche contravvenzionato ai sensi del codice della strada, poiché il mezzo utilizzato per commettere il reato, era privo di copertura assicurativa obbligatoria.

domenica 26 giugno 2011

A Itri la cava della discordia

Da un lato ci sono i cittadini che continuano a riunirsi, a lamentare i disagi; dall’altro c’è la società che gestisce la cava e che di problemi non ne vede, anzi è passata addirittura alle vie legali. La cava è la San Pellegrino di Itri, la società la Unicalce e il ricorso riguarda il cosiddetto "Piano rumore", approvato nella passata consiliatura dalla massima assise comunale. Un documento che stabilisce le regole cui la cava deve attenersi per non provocare inquinamento acustico e di altro genere. Nonostante le determinazioni del Comune (messe in discussione dall’azienda), gli abitanti delle contrade San Gennaro, Campoli, San Martino, Sant'Angelo, Calabretto spesso hanno dato vita ad assemblee pubbliche in cui hanno presentato i problemi relativi all’inquinamento acustico, alle problematiche ambientali generate dalla cava e dalle polveri che si sollevano con l’estrazione, raccogliendo pareri anche di professionisti. La società, invece, qualche tempo fa ha risposto anche tramite mezzi d’informazione, spiegando che non c’è di che preoccuparsi e annunciando il ricorso alle vie legali contro qual piano che, naturalmente, limita la libertà di lavoro nell’impianto. "La cava – si legge in una nota - non produceva fumo ma solo vapore acqueo. La nostra azienda cura con particolare attenzione tutte le problematiche che riguardano l'ambiente, la sicurezza e il rapporto con tutta la cittadinanza". Rassicurazioni del tutto legittime, che però poco servono alle centinaia di cittadini delle contrade confinanti con l’impianto. In molti si sono rivolti anche ad associazioni ambientaliste, Legambiente su tutte, per dimostrare che i livelli di inquinamento (acustico e ambientale) sono insostenibili per molti. Altro fatto che turba le notti degli itrani riguarda l’estrazione. Nei decenni passati sotto un’altra gestione, la cava lavorava a ritmi definiti da molti "accettabili"; negli ultimi anni, invece, la montagna sta letteralmente sparendo. Tanto che a Itri qualcuno parla di ecomostro, proprio per come l’impianto ha ridotto la zona.
Riccardo Antonilli

giovedì 23 giugno 2011

Sperlonga, sequestrati due autovelox

Due autovelox in dotazione all’amministrazione comunale di Sperlonga sono
stati sequestrati ieri mattina dalla polizia stradale di Latina. Le due
postazioni si trovano lungo la Flacca, in prossimità della galleria di
Sperlonga, in entrambi i sensi di marcia. Il sequestro è stato disposto
dalla Procura di Latina nell’ambito di un’indagine tuttora in corso relativa
ad alcune irregolarità delle postazioni riscontrate dagli investigatori.
"Il settore Polizia locale e l’amministrazione comunale, subito dopo la
notifica degli atti, - spiega la responsabile del settore, Alessandra Faiola
- si sono messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, attivandosi nel
frattempo di conoscere i dettagli che hanno portato l’organo inquirente
ad emettere il dispositivo di sequestro preventivo degli autovelox. Si
conferma, in ogni modo, la bontà delle procedure amministrative fino ad
oggi eseguite, improntate sempre nel massimo rispetto della legge e delle
circolari ministeriali applicative che regolano la complessa materia".
Non è prima volta che la questione autovelox di Sperlonga finiscono al
centro del dibattito. A ottobre 2010 il giudice di pace di Fondi annullò
circa 150 multe e condannò il Comune al risarcimento. Immediatamente arrivò
la risposta del sindaco sperlongano, Rocco Scalingi che bollò la sentenza
come: "Piena zeppa di formalismi e tecnicismi senza né capo né coda". "La
decisione del giudice di pace – aveva proseguito il primo cittadino - contrasta
in pieno con il lavoro di altre istituzioni territoriali, che in questi
anni hanno prodotto impegno e investito risorse economiche importanti".
Anche la stessa Faiola e l’allora assessore alla Polizia municipale, Joseph
Maric, intervennero per difendere l’operato dell’ente comunale.
Riccardo Antonilli

lunedì 13 giugno 2011

"Contro di me polemiche pretestuose", Fazzone si difende

L'intervento della sottosezione di Latina dell'Associazione Nazionale Magistrati
che ha «stigmatizzato» la condotta del senatore Claudio Fazzone, «auspicando,
da parte di chi riveste ruoli istituzionali, un alto senso di responsabilità
nell'affrontare le questioni di maggiore interesse», non sono passate inosservate
al protagonista del «caso». Stiamo parlando, ovviamente, di Fazzone, che,
fermatosi a parlare nel corso dell'inaugurazione di piazza De Gasperi con
i lavoratori del camping Sant'Anastasia, aveva detto la sua sull'operato
del pm inquirente. Ora il coordinatore provinciale del PdL replica: «Ancora
una volta mi vedo oggetto di polemiche pretestuose da parte dell'Anm di
Latina che evidentemente si pronuncia senza conoscere i fatti, dimostrando
la volontà di creare una inesistente situazione di conflittualità. Nel
corso dell'inaugurazione - prosegue - sono stato avvicinato con veemenza
dai lavoratori del camping, che mi accusavano di non intervenire contro
il sequestro operato dalla magistratura. Durante il concitato colloquio,
durato oltre mezz'ora, ho risposto ai lavoratori del campeggio che se la
Procura era giunta al sequestro evidentemente erano state riscontrate delle
irregolarità, e rispetto all'operato dei magistrati non sarebbe stato possibile
né giusto un intervento né mio né di nessun altro. Incalzato dai lavoratori
che chiedevano come mai fosse stata sequestrata l'intera struttura e non
solo le realizzazioni abusive, e perché proprio a ridosso dell'estate,
mi sono limitato ad esprimere una legittima opinione: che essendo stato
il reato già accertato si poteva procedere al sequestro in autunno, e comunque
limitatamente alle case mobili abusive». Il senatore, poi, riporta il testo
di ciò che avrebbe detto ai lavoratori: «I dipendenti hanno ragione, ma
le nostre competenze sono limitate. Si fa bene a far rispettare la legalità,
ma si poteva sequestrare non tutto il campeggio ma una sola parte, non
siamo davanti a villette ma ad una attività che esiste da quarant'anni».
Per correttezza di informazione, va detto che dalle registrazioni emerge
anche un dialogo ben più «colorito»: «Qui c'è da parte di un pm un abuso.
Il sequestro che è stato fatto al vostro campeggio non poteva essere fatto,
in quanto i reati che sono stati commessi, sono stati commessi già diversi
anni fa. Lui (riferito al pm, ndr) ha visto quelle maledette case mobili
e ha dato una cosa assurda: la continuità di perseguimento di abusivismo
edilizio e questa è una cosa vergognosa da parte di un pm».
Riccardo Antonilli

Sant'Anastasia, il Procuratore e l'Anm sulle parole di Fazzone

«Quella del sequestro del camping Sant'Anastasia non può in alcun modo considerarsi come una iniziativa abnorme del collega, trattandosi, invece, di un provvedimento giudiziario adottato in via di urgenza da questo ufficio, convalidato dal giudice per le indagini preliminari e confermato dal Tribunale in sede di riesame». Parola di Andrea De Gasperis, Procuratore della Repubblica. Attraverso una nota, il Procuratore di Latina risponde al senatore Claudio Fazzone, che, domenica sera nel corso della cerimonia inaugurale di piazza De Gasperi a Fondi, aveva lanciato pesanti accuse al pm Miliano sul sequestro del camping Sant'Anatasia. De Gasperis ha diffuso la nota per smentire la notizia di un vertice in Procura, convocato proprio in seguito alle
dichiarazioni del senatore del PdL. «Un tale incontro - scrive - attesa la partecipazione del giudice incaricato della fase delle indagini preliminari sarebbe stato quanto meno improprio sia sotto un profilo processuale sia sotto quello ordinamentale». Sulla vicenda è intervenuta anche l'Anm. «La sottosezione Anm di Latina - si legge nella nota sottoscritta dal presidente Raffaella Falcione - si trova nuovamente costretta a stigmatizzare la condotta del senatore Claudio Fazzone che, parlando di fronte a numerosi cittadini intervenuti all'inaugurazione della piazza De Gasperi di Fondi, per protestare contro il sequestro del camping Sant'Anastasia, rendeva dichiarazioni offensive dell'operato della Procura, definendo il provvedimento adottato dal sostituto procuratore un abuso vergognoso strumentalmente commesso in prossimità della stagione estiva. La Sottosezione dell'Anm di Latina rappresenta che
i provvedimenti giudiziari non condivisi dagli interessati sono soggetti ad essere impugnati nelle competenti sedi istituzionali, e che il legittimo diritto di critica, anche quando ha ad oggetto l'operato dei Magistrati, deve comunque essere esercitato rispettando i limiti della continenza verbale, senza scendere sul terreno dell'offesa e sul pericoloso piano della delegittimazione». Intanto la Confcommercio provinciale e la Faita intervengono per chiedere «agli organi preposti, anche in questa fase di indagini in corso, la riapertura anche in via temporanea dell'impresa, considerando soprattutto il possesso delle strutture delle autorizzazioni amministrative e dei requisiti igienico-sanitari previste dalla legge». Ma soprattutto «l'impegno e la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, imprese, lavoratori, associazioni ed istituzioni, per un obiettivo comune e condiviso ovvero quello di rafforzare il turismo all'aria aperta».
Riccardo Antonilli

Sequestro del Sant'Anastasia, Fazzone attacca il Pm

«Qui c'è da parte di un pm un abuso, perché il sequestro non poteva essere
effettuato per il tipo di reato contestato. C'era già stato un sequestro
e poi un dissequestro nel '92. Ora è accaduto che ha visto quelle maledette
case mobili e ha fatto una cosa assurda: ha dato continuità al reato. E'
una cosa vergognosa da parte di un pm». Queste le dichiarazioni del senatore
Claudio Fazzone per cui ieri mattina è scattato un vertice in Procura.
Il procuratore capo, Andrea De Gasperis, il procuratore aggiunto, Nunzia
D'Elia, il sostituto procuratore, Giuseppe MIliano e il giudice per le
indagini preliminari, Nicola Iansiti, si sono confrontati su quanto detto
dal senatore nel corso dell'inaugurazione della riqualificata piazza De
Gasperi a Fondi. Il coordinatore provinciale del PdL, domenica sera, si
era fermato a parlare con i lavoratori del camping Sant'Anastasia, sequestrato
da circa due mesi. Fazzone non aveva risparmiato attacchi alla magistratura
e in particolare al pm Miliano. Parole forti, che non potevano passare
inosservate. Ecco allora che in Procura hanno deciso di valutare quanto
accaduto e se segnalare il tutto al Consiglio superiore della magistratura.
La vicenda del Sant'Anastasia richiama quella dell'Holiday. Anche in quel
caso il reato ipotizzato era lottizzazione abusiva, c'erano dei lavoratori
a rischio e Fazzone si interessò alla vicenda. Un caso che fece «rumore»
proprio per una visita del senatore del Pdl al Gip Giuseppe Cario, negli
uffici del tribunale di Latina, per chiedere informazioni sul sequestro
della struttura. A quel punto la sezione pontina dell'Associazione nazionale
magistrati aveva inviato un documento al Consiglio superiore della magistratura
in cui denunciava l'accaduto e manifestava solidarietà al giudice. Poi
era arrivata la revoca del sequestro, disposta dall'allora procuratore
capo Giuseppe Mancini.
Riccardo Antonilli