domenica 13 febbraio 2011
Piazzò una bomba davanti ad un ristorante, condannato a due anni
Sono stati disposti gli arresti domiciliari per il 21enne Adrian Sergiu Cornea. Il giovane di origini rumene,ma residente a Monte San Biagio, nei gironi scorsi, era stato condannato a due anni e al pagamento di 400 euro di multa per aver piazzato la bomba che distrusse il ristorante "Arancio e Cannella" di Roma. I reati a suo carico erano porto e detenzione di materiale esplodente al fine di attentare la pubblica incolumità e danneggiamenti. Difeso dall’avvocato Guglielmo Raso, per lui il pubblico ministero De Cecilia aveva chiesto quattro anni e espresso parere contrario alla misura degli arresti domiciliari. Il giudice del Tribunale di Roma, Pavone, alla fine del rito abbreviato, lo ha condannato a due anni, con i domiciliari. Il giovane era stato arrestato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, su disposizione del gip Aldo Morgigni che aveva ipotizzato a suo carico il reato di detenzione e porto di materiale esplodente. I fatti risalgono al 22 maggio 2009. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il Cornea piazzò l’ordigno esplosivo nel ristorante situato via Pianeta Giove, in zona Torrino. Una circostanza ricostruita attraverso il rilievo delle impronte digitali del giovane sui resti della bomba composta con benzina e tritolo e dalla localizzazione del cellulare usato dall’arrestato. Non a caso, l’arresto arrivò diversi mesi dopo il fatto. Un’indagine lunga e complessa, andata a buon fine grazie ai rilievi scientifici. L’ordigno, piazzato davanti all’ingresso del locale, esplose intorno alle 2 e 30 di notte. La deflagrazione distrusse alcuni tavolini all’esterno del locale, una vetrina e la saracinesca. Nell’attentato, per fortuna, non ci furono né vittime né feriti. Il rumeno non era comunque sconosciuto alle forze dell'ordine. Addirittura nel giugno dello stesso anno (quindi un mese dopo il fattaccio) fu fermato dalla Guardia di Finanza mentre si scambiava droga con Said Mader, 23enne fondano di genitori marocchini.
Addebiti fantasma, il giudice di pace di Fondi condanna la Telecom
Il giudice di pace di Fondi ha riconosciuto l'inadempimento della società Telecom Italia, condannandola al pagamento di quanto precedentemente stabilito in sede di conciliazione e all'ulteriore pagamento delle spese legali che l'utente ha dovuto sostenere per vedere riconosciuto il proprio diritto. Ripercorriamo la vicenda con ordine. Nell'ottobre 2007 un consumatore fondano, a causa degli ormai e purtroppo noti addebiti su fattura di costi relativi a collegamenti internet mai effettuati, si è rivolto alla Confconsumatori Federazione Provinciale di Latina dando corso alla normale procedura di reclamo prima e successivamente alla Camera di Conciliazione Paritetica istituita proprio dalla Telecom Italia. In questa sede i conciliatori hanno riconosciuto al consumatore la somma 392,40 euro. Cifra, che nonostante i numerosi solleciti, non è stata mai corrisposta. A questo punto i legali della Confconsumatori hanno provveduto a notificare l'atto di citazione per il riconoscimento di quanto dovuto. Giudizio che ha trovato conclusione positiva con la recente sentenza emessa dal giudice di pace di Fondi, che ha riconosciuto il buon diritto del consumatore condannando la Telecom Italia S.p.A. al pagamento della somma dovuta, degli interessi legali e delle ulteriori spese legali che sono state sostenute.
“Ancora una volta – afferma l'avvocato Franco Conte, presidente provinciale della Confconsumatori - si è dovuti assistere alla prepotenza del gestore telefonico di turno il quale anche avendo riconosciuto il proprio obbligo nei confronti del consumatore, ha comunque continuato a porre in essere comportamenti dilatori e ostruzionistici. E' grave che ogni volta si debba essere costretti a iniziare un giudizio per recuperare una somma dovuta. Allo stesso tempo – conclude - è importante ricordare ai consumatori di non rinunciare mai ai propri diritti e che comunque ci si può rivolgere alla Confconsumatori per ricevere assistenza e consulenza anche a mezzo dei propri legali.”
Riccardo Antonilli
“Ancora una volta – afferma l'avvocato Franco Conte, presidente provinciale della Confconsumatori - si è dovuti assistere alla prepotenza del gestore telefonico di turno il quale anche avendo riconosciuto il proprio obbligo nei confronti del consumatore, ha comunque continuato a porre in essere comportamenti dilatori e ostruzionistici. E' grave che ogni volta si debba essere costretti a iniziare un giudizio per recuperare una somma dovuta. Allo stesso tempo – conclude - è importante ricordare ai consumatori di non rinunciare mai ai propri diritti e che comunque ci si può rivolgere alla Confconsumatori per ricevere assistenza e consulenza anche a mezzo dei propri legali.”
Riccardo Antonilli
sabato 29 gennaio 2011
Stupro, assolti dopo aver passato dodici mesi dietro le sbarre
Sono stati un anno in carcere, prima di essere assolti dall’accusa di stupro. Quattro indiani, Singh Chet, Singh Daljt, Singh Breabah e Singh Harbret, difesi dall’avvocato Gaetano Coronella, ieri pomeriggio sono stati scagionati, con formula dubitativa, dall’infamante accusa di aver violentato a turno una 25enne di Fondi. Il collegio presieduto da Lucia Aielli, a latere Toselli e Mattioli, dunque, ha messo la parola fine ad una vicenda che da sempre è stata caratterizzata da contorni incerti. La giovane, secondo la ricostruzione degli inquirenti, Simona N., fu prelevata con la forza, portata in un casolare abbandonato e, a turno, fu stuprata dai quattro. Gli extracomunitari erano poi stati fermati. Gli agenti della squadra volante del commissariato di Polizia di Fondi, diretto dal vice questore Massimo Mazio, la sera del 23 gennaio 2010, si erano recati presso piazzale delle Regioni, nel quartiere Portone della Corte. Qui un’amica della vittima dell’allora presunta violenza, aveva chiesto l’intervento della Polizia. Gli agenti, sul posto, avevano trovato Simona N. in un visibile e profondo stato di prostrazione fisica e psicologica, che, in lacrime, aveva riferito quanto accaduto. La presunta vittima aveva raccontato di essere stata prelevata con la forza e violentata, in un’abitazione posta nelle vicinanze del Boschetto, un noto ristorante, ubicato sulla provinciale Fondi - Lenola. I poliziotti non ci avevano messo molto a rintracciare i quattro cittadini extracomunitari, le cui fattezze fisiche corrispondevano alla descrizione resa dalla vittima. Prontamente erano stati fermati e identificati come autori della violenza sessuale di gruppo. I quattro, vista la gravità degli eventi ipotizzati e non escludendo la possibilità di fuga, erano stati tradotti nel carcere di Latina, dove sono rimasti per dodici lunghi mesi.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
mercoledì 26 gennaio 2011
Condannato il "panettiere-usuraio"
Due anni e otto mesi. A tanto è stato condannato Marco Pistilli, il “panettiere-usuraio” di Monte San Biagio, che dovrà anche sborsare 20mila euro di multa. Questa la decisione del giudice Tiziana Coccoluto al termine del rito abbreviato, a fronte della richiesta del pubblico ministero Vincenzo Saveriano: condanna a quattro anni e pagamento di 10mila euro di multa. La richiesta, inizialmente a sei anni, è stata ridotta per la scelta dell’abbreviato. A favore del Pistilli, difeso dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, ha giocato anche la restituzione del denaro alle parti offese. Una quindicina di persone a cui l’imputato ha restituito ingenti somme di denaro. Il Pistilli, dopo il primo arresto datato aprile 2009, era stato fermato una seconda volta l’8 maggio 2010. Proprio al secondo fermo si riferisce il processo arrivato a sentenza ieri. Per l’altro, il primo, per cui non si è optato per il rito abbreviato, si tornerà in aula il 3 febbraio. Il nuovo arresto era stato operato sempre dai militari della compagnia di Fondi della Guardia di Finanza su disposizione del giudice per le indagini preliminari Nicola Iansiti, su richiesta del pubblico ministero Marco Giancristofaro. Non va dimenticato che, in seguito al primo arresto, la finanza aveva proceduto al sequestro di alcuni beni del 36enne. Nello specifico si tratta di un terreno e di un’abitazione situati tra Fondi e Monte San Biagio, il cui valore ammonta a circa 300 mila euro; e di alcuni conti correnti. Le indagini delle fiamme gialle di Fondi, guidate allora dal tenente Antonino Costa, erano andate avanti. Arrivando al nuovo provvedimento che si è concluso con la condanna a due anni e otto mesi nei confronti del “panettiere–usuraio”.
domenica 23 gennaio 2011
Famiglia D'Alterio, la Dia chiede la confisca dei beni
La Direzione Investigativa Antimafia ha chiesto la confisca dei beni della famiglia D’Alterio e la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Fondi per il 55enne Giuseppe e i suoi figli Luigi, 32anni, Armando (28) e Melissa (30). Tutti e quattro detenuti in carcere con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico, illecita concorrenza con violenza e minacce e reimpiego di capitali provento di delitti. Il Tribunale di Latina non ha ritenuto opportuno procedere con il sequestro anticipato dei beni, perché già sequestrati dalla Dda di Napoli a maggio 2010, quanto scattò l’operazione “Sud Pontino”. Una maxi-operazione antimafia che coinvolse mezza Italia e per cui finirono in carcere 67 persone. Solo due conti correnti ed un immobile per cui è stata richiesta la confisca non erano stati “congelati” dall’antimafia partenopea. Della confisca e della sorveglianza speciale si discuterà in Tribunale davanti al collegio il prossimo 17 marzo. Quel giorno i legali dei D’Alterio, Maria Antonietta Cestra, Giuseppe Lauretti ed Emidio Martino avranno modo dimostrare l’eventuale l’infondatezza dei provvedimenti chiesti dall’Antimafia. Come si ricorderà, Armando era stato rintracciato a bordo del proprio camion in Piemonte, mentre gli altri tre erano stati arrestati a casa alle prime luci dell’alba del 10 maggio dello scorso anno, dagli uomini della Dia e del commissariato di Fondi. Per capire qual’è il ruolo attribuito dagli inquirenti alla famiglia D’Alterio nell’ambito dell’operazione che ha svelato il malaffare che sta dietro i trasporti nel settore ortofrutticolo, basta ricordare che nell’ordinanza firmata dal gip Grazia Castaldi la Lazialfrigo della famiglia D’Alterio viene definita una società “controllata” dalla Paganese. La Lazialfrigo, secondo la tesi accusatoria, avrebbe ottenuto una posizione di assoluto dominio nei trasporti lungo le tratte che da Fondi portano al settentrione e al Piemonte in particolare, grazie all’appoggio di Costantino Pagano (il vero perno attorno a cui ruota tutta l’inchiesta). Non si deve dimenticare che un’altra cospicua parte del patrimonio della famiglia era già stato sequestrato nell’ambito di un’altra vicenda che vedeva nel ruolo di protagonisti i D’Alterio e la loro ditta di trasporti: Lazialfresco.
Confiscati tre milioni di beni a Venanzio Tripodo
Sono gli strascichi del “caso Fondi”. I sequestri milionari di beni che si susseguono in città, sono la diretta conseguenza del lavoro degli inquirenti riguardante la presenza della criminalità organizzata sul territorio e sui rapporti intessuti tra questa, il Mof e l’amministrazione comunale.
L’ultimo intervento, in ordine di tempo, è quello della Dia che ha confiscato un ingente patrimonio riconducibile ad Antonino Venanzio Tripodo, uno dei principali imputati del processo Damasco 2. L’uomo è accusato di aver fatto parte di un sodalizio in grado di controllare le attività economiche e commerciali del Mercato ortofrutticolo di Fondi e di condizionarne le attività, piegandole agli interessi del gruppo criminale di cui Tripodo è uno dei vertici. Nel dettaglio la confisca riguarda le società Eurodis Giada srl, Ortofrutta fratelli Peppe, Eurofrutta Peppe srl, operanti all’interno del Mof, oltre ad autovetture e conti correnti per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro. Ma per capire il ruolo attribuito dagli inquirenti a Venanzio Tripodo è utile riportare alcuni passagi dell'ordinanza del gip, Cecilia D'Emma: “Nel mercato ortofrutticolo di Fondi Venanzio ha un potere di veto sull'operatività dei commercianti e ha collegamenti con la criminalità siciliana e campana”. E i rapporti tra Tripodo e Franco Peppe (il titolare delle attività confiscate anche lui imputato in Damasco 2) erano stati già analizzati dalla commissione di acceso agli atti del Comune di Fondi, in seguito alla quale il prefetto Bruno Frattasi chiese lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale. Il pool Frattasi sottolineò i “rapporti tra Tripodo Venanzio, fratello di Carmelo e Peppe Franco, titolare di attività ortofrutticola nell'ambito del Mof”. Altri sequestri milionari di beni e conti correnti hanno riguardato i protagonisti di Damasco 1: Vincenzo Garruzzo, Massimo Anastasio Di Fazio e Giuseppe De Carolis, parte dei quali sono stati successivamente confiscati dal tribunale di Latina. Ma questa è un’altra storia.
L’ultimo intervento, in ordine di tempo, è quello della Dia che ha confiscato un ingente patrimonio riconducibile ad Antonino Venanzio Tripodo, uno dei principali imputati del processo Damasco 2. L’uomo è accusato di aver fatto parte di un sodalizio in grado di controllare le attività economiche e commerciali del Mercato ortofrutticolo di Fondi e di condizionarne le attività, piegandole agli interessi del gruppo criminale di cui Tripodo è uno dei vertici. Nel dettaglio la confisca riguarda le società Eurodis Giada srl, Ortofrutta fratelli Peppe, Eurofrutta Peppe srl, operanti all’interno del Mof, oltre ad autovetture e conti correnti per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro. Ma per capire il ruolo attribuito dagli inquirenti a Venanzio Tripodo è utile riportare alcuni passagi dell'ordinanza del gip, Cecilia D'Emma: “Nel mercato ortofrutticolo di Fondi Venanzio ha un potere di veto sull'operatività dei commercianti e ha collegamenti con la criminalità siciliana e campana”. E i rapporti tra Tripodo e Franco Peppe (il titolare delle attività confiscate anche lui imputato in Damasco 2) erano stati già analizzati dalla commissione di acceso agli atti del Comune di Fondi, in seguito alla quale il prefetto Bruno Frattasi chiese lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale. Il pool Frattasi sottolineò i “rapporti tra Tripodo Venanzio, fratello di Carmelo e Peppe Franco, titolare di attività ortofrutticola nell'ambito del Mof”. Altri sequestri milionari di beni e conti correnti hanno riguardato i protagonisti di Damasco 1: Vincenzo Garruzzo, Massimo Anastasio Di Fazio e Giuseppe De Carolis, parte dei quali sono stati successivamente confiscati dal tribunale di Latina. Ma questa è un’altra storia.
lunedì 20 dicembre 2010
"Cade" dal secondo piano dell'ospedale
E' volato giù dal secondo piano dell'ospedale "San Giovanni di Dio" di Fondi. Una caduta rovinosa quella di Antonio De Angelis, 54enne del posto. L'uomo, ieri mattina intorno alle 9 e 30, è precipitato nel cortile interno del nosocomio dalla scala antincendio. Si trovava ricoverato nel reparto di medicina. Immediatamente si è messa in moto la macchina dei soccorsi. Medici e infermieri del Pronto Soccorso e del reparto di chirurgia hanno appurato che il 54enne non presentava gravi lesioni interne, ma una lunga serie di fratture ossee. Per il De Angelis, quindi, si è reso necessario il trasporto in eliambulanza al «Goretti» di Latina. Le sue condizioni sono serie, ma, secondo i primi accertamenti del personale sanitario, non sarebbe in pericolo di vita. Non è chiaro se la caduta sia di natura accidentale, da addebitare ad un malore o una scivolata, o se l'uomo abbia deciso di lanciarsi nel vuoto (ipotesi più plausibile) a causa di una brutta notizia o di altri problemi legati al suo stato di salute. Naturalmente dalle corsie dell'ospedale le bocche restano cucite. Si tratta di informazioni riservate e personali. Adesso, comunque, poco importa. Il dato più rilevante è che il 54enne, anche se con un politrauma osseo, non è in pericolo di vita, grazie soprattutto al pronto intervento del personale medico del nosocomio fondano. Una vera e propria tragedia sfiorata. L'uomo è caduto sul lato dell'ospedale che affaccia su via San Magno e non sulla provinciale per Lenola, all'interno del cortile e quindi lontano dalle centinaia di persone che si trovavano a transitare, vista la vicinanza del mercato domenicale. Ancora una volta, quindi, si deve prendere atto dell'alta professionalità dei medici e più in generale del personale operante al "San Giovanni di Dio". In questo caso ad intervenire, oltre agli operatori del Pronto Soccorso, sono stati i medici del reparto di chirurgia. Una vera eccellenza della sanità fondana.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
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