mercoledì 8 febbraio 2012

Rapina col machete, arrestati in due

Hanno rapinato il negozio di via Gramsci armati di un taglierino e un machete. Il 24enne Manolo Angeloni di Monte San Biagio e il 28enne Giovanni Matteoli di Fondi sono stati arrestati per rapina aggravata in concorso. I malviventi, all’incirca alle 21 di lunedì, con viso parzialmente travisato, sono entrati all’interno del locale, situato in pieno centro, accanto alla casa comunale, minacciando con le citate armi le tre persone presenti: due commessi ed un avventore. Uno dei commessi si è rifiutato di consegnare l’incasso. I due ladri, a quel punto, lo hanno preso a pugni, hanno trafugato il registratore di cassa, posto sul bancone, e sono fuggiti a piedi. Immediatamente è scattata la chiamata alla locale stazione dei carabinieri. I militari, dopo aver ascoltato le vittime della rapina e dell’aggressione, si sono messi sulle tracce del 24enne e del 28enne. In tarda serata, rintracciati e bloccati, i due sono stati tratti in arresto e tradotti presso la Casa Circondariale di Latina. Il commesso, invece, è stato medicato presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Fondi e giudicato guaribile con quattro giorni di prognosi. Per lui così come per il collega e il cliente sarà molto difficile dimenticare quegli attimi di terrore. Si tratta di un brutto episodio di violenza, avvenuto in pieno centro, in una zona molto frequentata. Il tutto per un bottino di circa 150 euro. Va sottolineata la pronta risposta delle forze dell’ordine, che nel giro di poche ore sono risaliti agli autori della rapina, arrestandoli.
Riccardo Antonilli

mercoledì 25 gennaio 2012

Autotrasportatori, la protesta arriva al Mof

«La nostra categoria sta morendo! Unisciti a noi e aiutaci a far sentire la nostra voce». Questo l'appello stampato a chiare lettere e posizionato davanti ai camion fermi fuori dal Mof di Fondi. Anche gli autotrasportatori fondani hanno aderito allo sciopero nazionale e già dalla notte tra domenica e lunedì hanno fermato i mezzi all'esterno del Centro agroalimentare all'ingrosso di viale Piemonte. Un sit in che andrà avanti ad oltranza fino a venerdì. Nel pomeriggio alcuni camion hanno marciato «a passo di lumaca» per le principali arterie viarie della Piana (Flacca, Appia e provinciale del Lenola), per poi rientrare in viale Piemonte, alle porte del Centro agroalimentare più grande d'Europa. Il Mof per volume di merci mobilitate non poteva non essere uno dei punti nevralgici della protesta a livello nazionale. Lo stop dei camion ha avuto naturalmente ripercussioni sul lavoro nel Mercato, ma buona parte dei commercianti si è dimostrata solidale con gli autotrasportatori. D’altronde è innegabile che i loro disagi e il rincaro del loro lavoro ha ripercussioni su tutta la filiera dell'agroalimentare, fino ad arrivare ai consumatori. Abbiamo ascoltato alcuni protagonisti della manifestazione di ieri. Per gli autotrasportatori le colpe, oltre che dell’attuale governo e della politica, sono da ricercare anche nei sindacati. «Le associazioni che dovrebbero rappresentarci – hanno spiegato – prima di andare a contrattare con il governo non ci hanno neanche interpellato, nessuna delle nostre esigenze è stata presa in considerazione». I motivi della protesta sono ben illustrati in un volantino distribuito dai manifestanti. «Chiediamo scusa per i disservizi causati, ma siamo costretti a scioperare perché il nostro settore sta morendo. Tutta l'economia gira sotto le nostre ruote, ma nessuno pare interessarsene. Senza il nostro lavoro - scrivono gli autotrasportatori italiani rivolgendosi al cittadino - non avresti: pane, benzina, frutta, verdura, vestiti, latte, medicinali, libri, giornali e quant'altro. La tua vita e quella dei tuoi figli sarebbe impossibile senza di noi. Per
questo aiutaci a tutelare i nostri diritti, non siamo né banditi né sabotatori, ma lavoratori onesti che lottano ogni giorno sulle strade per svolgere con dignità il proprio duro compito. Gli aumenti del gasolio, delle autostrade, delle assicurazioni, il mancato credito da parte delle banche, i tempi impossibili per la riscossione, una committenza rapace e prepotente, il disinteresse di una classe politica cieca, un sindacato incapace di tutelare i nostri diritti, ci stanno soffocando. Se chiudono le nostre aziende concludono anche il Paese fallirà».
Riccardo Antonilli

mercoledì 30 novembre 2011

Fondi, Ufficio del Giudice di Pace al collasso

L’Ufficio del Giudice di Pace di Fondi è al collasso. Da tempo si dibatte della questione, ma adesso la situazione sembra essere arrivata al limite. Un dato: ci sono circa mille sentenze non pubblicate. Questo vuol dire che il lavoro dei Giudici è letteralmente invalidato. Tutte le sentenze emesse nel 2010 e in questa prima parte del 2011 giacciono negli uffici. Oltre ai disagi dei cittadini utenti, va considerato che i Giudici stanno lavorando letteralmente gratis. I Giudici di Pace, infatti, sono pagati a sentenza e se queste non vengono pubblicate per loro non c’è alcuna retribuzione. Dunque da più di un anno non percepiscono stipendio. I ben informati spiegano che da maggio 2010 manca completamente il lavoro di cancelleria, quello che permette all’Ufficio di andare avanti e di garantire i suoi servizi. Di tale grave stato di cose sono stati avvisati gli organi competenti, dal Consiglio Superiore della Magistratura e il Ministero della Giustizia, ma, ad oggi, di soluzioni all’orizzonte non se ne vedono. Un passo importante per uscire dall’empasse potrebbe essere quello consentito dalla legge, ovvero che il Comune metta a disposizione un dipendente per ricoprire il ruolo di cancelliere. Anche perché l’amministrazione comunale ben conosce la situazione, approdata in consiglio a settembre scorso per l’ennesima volta grazie al consigliere comunale Arnaldo Faiola. Il primo cittadino, Salvatore De Meo, aveva anche incontrato una delegazione di avvocati e annunciato un incontro con il presidente del Tribunale di Latina. Siamo arrivati a novembre e la situazione sta precipitando.
Riccardo Antonilli

giovedì 24 novembre 2011

Spari contro un'auto nella notte

Quattro colpi di pistola nella notte. Tra lunedì e martedì, ignoti hanno
portato a termine un terribile atto intimidatorio ai danni di un 50enne
di Fondi. I colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro la Renault
dell'uomo, posteggiata in via Capratica. Una contrada litoranea isolata.
Tanto che il proprietario, che secondo quanto si è appreso di mestiere
fa il camionista, si è accorto dell'accaduto solo il mattino seguente.
Del caso si stanno interessando i carabinieri della locale stazione, con
il supporto dei colleghi della compagnia di Gaeta, guidata dal capitano
Daniele Puppin. Per ora emergono pochi dettagli sulle indagini. Le uniche
certezze sono che la vittima dell'intimidazione è un incensurato e che
non ha saputo fornire spiegazioni sull'accaduto. E' probabile che i colpi
siano stati sparati da un'auto in corsa. I militari, infatti, hanno rinvenuto
più di quattro bossoli, segno che i proiettili non sono andati tutti a
segno. Proprio dai bossoli si sta cercando, attraverso le opportune analisi
di laboratorio, di risalire all'arma utilizzata dagli attentatori. Una
delle piste maggiormente seguite, al momento, è quella professionale, ma
è presto per escludere altre ipotesi. Un fatto che richiama alla mente
l'atto intimidatorio avvenuto a Lenola ai danni di un ispettore di Polizia
in servizio presso il commissariato di Fondi. Due casi profondamente diversi,
ma accomunati da un fattore che non può non preoccupare: a Fondi e nel
comprensorio si spara.
Riccardo Antonilli

Residence La Selva, completato il sequestro

Residence «La Selva», completato il sequestro. Ieri mattina gli agenti
del commissariato di Polizia di Fondi, diretto dal vice questore Massimo
Mazio, hanno notificato a venticinque proprietari dei 34 villini gli atti
relativi al sequestro per abusivismo disposto dal Tribunale del Riesame
nei mesi scorsi. Una storia infinita quella dei sigilli a «La Selva». Prima
apposti e poi tolti e ora ripristinati a puntate: ieri l'ultima della serie.
A fine 2010 la Cassazione, accogliendo il ricorso del Pm Giuseppe Miliano,
aveva annullato il dissequestro del residence. Il Riesame, quindi, a maggio
scorso, sulla base della sentenza della Suprema Corte che aveva rinviato
l'esame allo stesso Tribunale, aveva disposto che il residence venisse
nuovamente sottoposto a sequestro. L'8 ottobre scorso il nuovo provvedimento
era stato notificato solo a quattro degli effettivi proprietari, quelli
residenti in loco, perché gli altri, quelli della casa delle vacanze, sono
stati avvertiti in un secondo momento. L'ultima consistente tranche appunto
ieri. Va detto che da questa complessa vicenda giudiziaria resta esclusa
una sola abitazione, in quanto il proprietario, rappresentato dall'avvocato
Francesco Di Ciollo, ottenne tre anni fa l'affidamento in uso. Per i villini
situati sulla Flacca i sigilli scattarono la prima volta a settembre 2008
in seguito alla condanna in primo grado per lottizzazione abusiva emessa
dall'allora giudice del Tribunale di Terracina Aldo Morgigni a carico del
responsabile legale della Icf srl - la società costruttrice del residence
 - e del dirigente dell'ufficio urbanistico del Comune di Fondi, Martino
Di Marco, che rilasciò le concessioni. I sigilli furono apposti degli agenti
del commissariato di Fondi, con il supporto dalla Polizia municipale, sulla
scorta di un'ordinanza emessa dal giudice Morgigni su richiesta del sostituto
procuratore Miliano. L'offensiva della Procura era partita subito dopo
la condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione, più il pagamento di
30 mila euro di ammenda inflitta dal Tribunale di Terracina al legale rappresentante della società costruttrice e al responsabile dell'ufficio tecnico comunale che rilasciò le concessioni nonostante la presunta natura abusiva del frazionamento del terreno. Il procedimento penale, ovviamente, non riguarda gli acquirenti dei villini che acquistarono gli immobili dalla Icf, in una fase successiva all'attuazione della presunta lottizzazione abusiva, contestata dalla Procura e avallata in primo grado dal giudice di Terracina. Tanto che proprio i residenti ricorsero immediatamente al Tribunale del Riesame, vedendo riconosciute le proprie ragioni. In sintesi il sequestro durò pochi giorni, poi gli abitanti tornarono nelle proprie case. Ma il Pm titolare è ricorso contro la decisione, portando all'annullamento del dissequestro.
Riccardo Antonilli

sabato 29 ottobre 2011

Frutta taroccata e carne avariata, maxi sequestro e quattro denunce

Spacciavano per italiani prodotti provenienti dall'Africa e dal sud America. In quattro sono stati denunciati dai militari della Guardia di Finanza di Fondi, che hanno sequestrato mezzo quintale di prodotti ortofrutticoli e quasi 400 chili di carne.

Questi i numeri dell'operazione "Made in Italy". Durante tutta la scorsa settimana, nell'ambito dei servizi di controllo economico del territorio, i finanzieri della locale compagnia, guidati dal capitano Fabio Calandrelli, hanno ispezionato una decina di supermercati tra Fondi e comuni limitrofi, al fine di tutelare il consumatore da possibili frodi in commercio grazie alla tracciabilità dei prodotti, che consente di ricostruire il percorso di un alimento per tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione. In tre casi è stato accertato che i prodotti venivano venduti come provenienti dall'Italia ma in realtà avevano la loro origine in Paesi sudamericani o africani. In particolare, sono stati sequestrati meloni, arance e castagne, i cui cartelli di vendita sottolineavano la provenienza italiana. Sulle cassette di alcuni limoni, inoltre, compariva l'indicazione «limoni di Sorrento», protetti con il marchio Igp. L'esame delle fatture ha però svelato come tutti i prodotti avessero origini ben diverse: Argentina, Sud Africa, Brasile e Spagna. La frutta, su diposizione dell'autorità giudiziaria, è stata consegnata alla Croce Rossa per essere destinata in beneficenza. Le attività di controllo si sono poi spostate sul settore delle carni. Presso una macelleria di Fondi, i militari si sono trovati costretti a richiedere l'intervento della Asl poiché, nel rilevare le giacenze di magazzino, hanno scoperto, all'interno di una delle due celle frigorifere, non funzionante, carne in evidente stato di decomposizione, nonché cassette di plastica contenenti salumi di vario genere con presenza di muffa. Nella stessa cella frigorifera erano posti sotto vuoto, confezionati e pronti per la vendita numerosi prodotti. Per tale motivo le fiamme gialle hanno effettuato anche una verifica dei prodotti del banco frigo immediatamente accessibili alla clientela. Il tutto è stato posto sotto sequestro ed anche in questo caso è scattata la segnalazione all'autorità giudiziaria.
Riccardo Antonilli

martedì 11 ottobre 2011

Raid xenofobi, denunciati tre giovani tra cui un minorenne

Dopo aver passato la notte in discoteca, tre giovani fondani davano sfogo alla propria imbecillità insultando e tirando pietre contro cittadini indiani. I fatti, secondo quanto accertato dagli agenti del locale commissariato di Polizia, si sono ripetuti per tre fine settimana. All’alba di domenica 2, 10 e 17 settembre, G.A. di 21 anni, C.M. di 19 anni e R.G. di 17 anni, tutti fondani, si sono divertiti nel peggiore dei modi. In macchina o qualche volta posteggiati in via Stazione, aprivano il bagagliaio della macchina e iniziavano con il lancio delle pietre contro gli immigrati che passavano in bici per andare a lavoro nelle aziende agricole della Piana. Alla violenza fisica, i tre aggiungevano quella verbale con insulti di ogni tipo, anche a contenuto xenofobo. Ieri mattina la squadra di Polizia giudiziaria del commissariato guidato dal vice questore Massimo Mazio ha dato esecuzione alle perquisizioni domiciliari delegate dal sostituto procuratore del tribunale di Latina, Raffaella Falcione, e dal sostituto procuratore presso il tribunale dei minori di Roma, Fulvio Filocamo, a carico dei tre giovani, già denunciati per lesioni personali aggravate dall’aver agito con finalità di discriminazione ed odio etnico – razziale. Le indagini sono scaturite da alcune denunce presentate da cittadini indiani. Appena ricevute le denunce, gli agenti si sono messi al lavoro sia per identificare gli autori delle terribili aggressioni sia per interrompere tale modus operandi, evitando che ulteriori "raid" potessero avere conseguenze peggiori di quelle denunciate. I tre giovani identificati non hanno precedenti e risultano vivere in normali condizioni di vita familiare. Le parti offese risultano tutte in regole con le norme di soggiorno sul territorio nazionale. Sono tutte persone dedite ad attività lavorative nel settore agricolo e ben inserite nella locale comunità indiana. Nonostante le perquisizioni eseguite nella mattinata di ieri, finalizzate alla ricerca di oggetti atti ad offendere, nonché di emblemi simboli o materiale di propaganda propri per finalità di discriminazione, abbiano dato esito negativo, le indagini continuano per verificare un eventuale collegamento degli indagati con gruppi dediti ad analoghe illecite iniziative. Non si può escludere che gli episodi criminosi possano essere ben più numerosi di quelli oggetto di denuncia. Infatti, potrebbero essersi verificati analoghi episodi di violenza che per motivi diversi, tra cui l’eventuale irregolarità delle vittime sul territorio nazionale, potrebbero non essere stati denunciati. Il primo obiettivo della Polizia adesso è identificare gli altri soggetti che in concorso con i tre indagati si sono resi responsabili delle aggressioni.
Riccardo Antonilli