mercoledì 5 agosto 2009

"Fondi, gioco rischioso"

Lo ha sempre detto e torna a ribadirlo adesso che il consiglio dei ministri ha deciso di rimandare nuovamente la decisione sullo scioglimento del consiglio comunale di Fondi. «Non si può parlare di un caso Fondi senza parlare di un caso provincia di Latina». Così il consigliere comunale di Fondi Viva, Arnaldo Faiola, da sempre uno dei maggiori oppositori della giunta Parisella commenta lo «strano rinvio». «Se pezzi di governo - spiega - si impegnano per fermare un provvedimento del genere, il gioco è molto più grosso di quello che si possa pensare. Quando un ministro - continua - dichiara che il consiglio comunale va sciolto e poi non va fino in fondo, non ci può essere altra spiegazione. A questo punto la domanda da porsi è: dove arrivano gli interessi che partono da Fondi?». Accuse pesanti, che seguono di un giorno quelle di un altro esponente locale, il coordinatore cittadino del Partito democratico Bruno Fiore, che, nel rispondere al sindaco Luigi Parisella che aveva definito «saggia» la scelta di analizzare il caso alla luce della nuova legge in materia di scioglimento dei consigli comunali, aveva attaccato apertamente il governo Berlusconi, accusato di aver scritto «una delle pagine più nere della lotta alla criminalità organizzata» e di combattere la mafia «solo a chiacchiere». Sul caso, intanto, si registra anche l’intervento dell’esponente pontino del Pd, Giuseppe Pannone, per cui: «Il centrodestra ha inventato una nuova tipologia di area protetta, una istituzione sottoposta ad una lenta e inesorabile decantazione, una zona franca in cui la forza della legge si attutisce fino quasi a scomparire. E’ forse questo il vero significato della denominazione ’Salto di Fondi’, non una mera denominazione topografica, piuttosto una enclave, un territorio a sovranità limitata». Per Pannone: «Se la comunità pontina non si indigna e non reagisce di fronte all’aggressione perpetrata scientificamente in danno alle più elementari regole della convivenza comune, mantenendo un contegno desistente, vuol dire che è talmente intimorita da produrre una perniciosa condiscendenza che è l’anticamera dell’illegalità diffusa».
Riccardo Antonilli

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