mercoledì 14 ottobre 2009

Mancato scioglimento, Pedica chiede le carte

"Ho provveduto ad inviare una richiesta ufficiale, indirizzata a Berlusconi, Maroni e al segretario generale del Cdm, Manlio Strano, di accesso al verbale del Consiglio dei Ministri di venerdì scorso, quando è stato vergognosamente deciso di non sciogliere il comune di Fondi per infiltrazioni mafiose». Così il senatore Stefano Pedica dell’Italia dei Valori continua la sua battaglia sul «caso Fondi». L’esponente dipietrista, da mesi in prima linea nel chiedere lo scioglimento del consiglio comunale fondano per infiltrazioni mafiose, spiega come sia «una scelta a discrezione del presidente del consiglio quella di dare accesso o meno al verbale delle riunioni del Cdm, ma spero - continua - che su un fatto così importante come quello del contrasto alla criminalità organizzata non osino negarmi il permesso, altrimenti i già pesanti sospetti di un clima di connivenze del governo con la criminalità diverrebero ancora più allarmanti. In ogni caso - conclude il senatore - siamo pronti, come comitato permanente antimafia, ad adire le vie legali, con un’azione al Tar, per fare chiarezza sul caso Fondi, ed impedire che questa vergogna diventi un precedente pericoloso di tolleranza de facto della mafia da parte delle istituzioni». Pedica chiede spiegazioni perché il governo non ha negato la presenza di infiltrazioni mafiose nell’amministrazione comunale. «Il consiglio comunale - ha spiegato Maroni nella conferenza stampa a margine del Cdm - si è sciolto, l’amministrazione non c’è più. Io, Ministro dell’Interno, anzi, il Prefetto di Latina, ha nominato un commissario nei giorni scorsi per l’amministrazione straordinaria. Avevamo due scelte: procedere comunque al commissariamento per 18 mesi oppure ridare la parola al popolo sovrano. Ed io ho proposto, ed il Consiglio ha accolto la mia proposta, di scegliere la via della democrazia che è sempre meglio di qualunque commissariamento». Eppure lo stesso Ministro, in due occasioni, aveva sostenuto la necessità di sciogliere per infiltrazioni mafiose e le dimissioni non avrebbero dovuto influenzare in alcun modo la decisione governativa.
Riccardo Antonilli

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