Sono due le società finite sotto sequestro a Fondi nell’operazione di ieri. Una è la Paganese, di Costantino Pagano,l’altra la Lazialfrigo, di proprietà della famiglia D’Alterio. Quest’ultima già in amministrazione controllata. La prima è situata su viale Piemonte, a pochi metri dall’ingresso del Mof, la seconda su via Diversivo Acquachiara a poche centinaia di metri dalla prima. L’indagine, comunque, prosegue di pari passo con l’analisi della copiosa documentazione contabile prelevata dagli inquirenti. Per tutta la giornata di ieri è proseguita l’acquisizione di . Di certo, al momento, c’è che la Lazialfrigo, quale controllata della Paganese, costituisce per gli inquirenti l’avamposto Casalese nel basso Lazio nel settore del trasporto su gomma dei generi ortofrutticoli all'interno del Mof. Se la Paganese può dire poco ai fondani, non si può affermare lo stesso per la Lazialfrigo. I D’Alterio e la loro società, negli ultimi anni, sono finiti a dir poco spesso al centro delle cronache. A novembre dello scorso anno Giuseppe D’Alterio «Peppe ’o marocchino» è stato condannato a 12 anni di reclusione. Il processo è quello noto come Lazialfresco. I D’Alterio avevano costituito un sistema ben colladauto di corrieri, con Fondi come crocevia e punto di smistamento per grandi quantitativi di cocaina importati dall’Argentina e dalla Spagna e destinati allo spaccio sul mercato nazionale. Ma non solo. Tre dei quattro arrestati del clan D’Alterio sono sotto processo anche per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Si tratta di Giuseppe, Luigi e Armando. I tre, in concorso, per ottenere un ingiusto profitto avevano occultato o distrutto in parte i libri e le altre scritture contabili della società Eurotrans, dichiarata fallita nel 2003. Inoltre, nonostante il fallimento, avevano provveduto a vendere i beni della società, mai consegnati alla curatela fallimentare. Nell’operazione di ieri si è aggiunta Melissa, figlia di Giuseppe, responsabile degli aspetti amministrativi e commerciali dell’impresa di famiglia. Poco più di due anni fa in merito ad un’altra operazione dell’antimafia definimmo quello facente capo a Vincenzo Garruzzo. Allora si parlava di usura. Poi è arrivata la seconda fase di Damasco e dall’usura si è passati alla concorrenza sleale all’interno del Mof e agli intrecci criminali con l’amministrazione comunale. Con la recente operaizone contro il clan Mallardo sono stati svelati gli interessi della camorra nell’urbanistica. Adesso ci si trova di fronte ad un altro , in questo caso, dei trasporti. E, ancora una volta, si deve prendere atto della profondità delle infiltrazioni criminali sul territorio fondano.
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