domenica 17 ottobre 2010

Ausoni, un Parco amico

Il Parco dei Monti Ausoni rimane al centro della scena politica. Un ente su cui ognuno ha detto la sua. Da un lato il fronte dei contrari, guidato dal centrodestra pontino. Dall'altro i difensori, il centrosinistra. In mezzo l'Udc, che prima di votare a favore dell'abrogazione vuole vederci chiaro. Tra manifestazioni, interrogazioni e polemiche, si fa largo l'intervento del commissario straordinario del Parco, Federico Carnevale. Lui, nominato dalla Regione alla guida dell'ente degli Ausoni, alla luce delle tante, troppe voci sovrapposte che hanno con tutta probabilità generato più confusione che altro, dimostra di avere le idee chiare. «Le risorse geologiche, vegetazionali, faunistiche, ma anche quelle archeologiche, storiche e culturali, trovano nelle nostre aree protette la possibilità di avere un futuro, grazie all'opportunità di gestirle in modo duraturo». Il commissario parla guardando lontano, ricordando che in questi giorni ha «predisposto il Bilancio di previsione 2011-2013 del Parco e nella Relazione allegata al Bilancio ho ritenuto opportuno inserire, dopo aver contattato tutti i sindaci dei dieci comuni del Parco, alcuni interventi condivisi per la valorizzazione del territorio che abbiamo la fortuna di condividere, un territorio straordinario, ricchissimo di risorse naturali, storiche e culturali, che invito tutti a visitare. Nove dei dieci comuni hanno risposto subito e positivamente a questa iniziativa e pertanto questi interventi, sommandosi a quelli proposti dall'ente Parco, costituiscono una prima importante dotazione di azioni, un programma strategico di iniziative che certamente non esaurisce la gamma di attività che un Parco può svolgere sul territorio, ma che comunque consentirà nei prossimi anni di lavorare per perseguire gli obiettivi di conservazione delle risorse naturali e contestualmente gli obiettivi dello sviluppo sostenibile indicati per legge. E gli agricoltori - sottolinea - non hanno niente da temere dal Parco, e non hanno niente da temere nemmeno gli allevatori: la legge istitutiva delle aree protette del Lazio, ‘favorisce l'integrazione tra uomo ed ambiente anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali'. E anche chi svolge attività venatoria dopo qualche anno potrà acquisire i vantaggi dall'esistenza delle aree protette che non avranno mai recinzioni o altri meccanismi tali da impedire alla fauna di spostarsi al di fuori del perimetro dell'area. Il Parco, dunque, anche come grande serbatoio di nuova vita che poi, per motivazioni strettamente biologiche legate alla disponibilità di risorse alimentari e di spazi, si muove, si sposta, cerca nuove zone dove vivere e riprodursi». Nessun dubbio quindi: «Non credo che i Parchi facciano male a chi vive sul territorio, a meno che non si sia convinti, in questo mondo sempre più malato, che respirare aria e acqua pulita, o avere ancora la possibilità di vivere a contatto con boschi integri, paesaggi straordinari e tanta biodiversità sia uno scenario incompatibile con la sopravvivenza dell'uomo moderno, sia cioè incompatibile anche con uno sviluppo diverso, più legato ad una utilizzazione razionale e duratura delle risorse naturali, senza consumarle irrimediabilmente e con voracità, a scapito delle future generazioni». Il commissario chiude con una riflessione: «Se stanno bene i Parchi, sta bene la Terra, sta bene l'uomo». Alle contrapposizioni, Carnevale risponde con una lucida analisi di cos'è un Parco naturale. Un fatto talmente evidente che troppo spesso viene dimenticato.
Riccardo Antonilli

Nessun commento:

Posta un commento