domenica 23 gennaio 2011

Confiscati tre milioni di beni a Venanzio Tripodo

Sono gli strascichi del “caso Fondi”. I sequestri milionari di beni che si susseguono in città, sono la diretta conseguenza del lavoro degli inquirenti riguardante la presenza della criminalità organizzata sul territorio e sui rapporti intessuti tra questa, il Mof e l’amministrazione comunale.

L’ultimo intervento, in ordine di tempo, è quello della Dia che ha confiscato un ingente patrimonio riconducibile ad Antonino Venanzio Tripodo, uno dei principali imputati del processo Damasco 2. L’uomo è accusato di aver fatto parte di un sodalizio in grado di controllare le attività economiche e commerciali del Mercato ortofrutticolo di Fondi e di condizionarne le attività, piegandole agli interessi del gruppo criminale di cui Tripodo è uno dei vertici. Nel dettaglio la confisca riguarda le società Eurodis Giada srl, Ortofrutta fratelli Peppe, Eurofrutta Peppe srl, operanti all’interno del Mof, oltre ad autovetture e conti correnti per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro. Ma per capire il ruolo attribuito dagli inquirenti a Venanzio Tripodo è utile riportare alcuni passagi dell'ordinanza del gip, Cecilia D'Emma: “Nel mercato ortofrutticolo di Fondi Venanzio ha un potere di veto sull'operatività dei commercianti e ha collegamenti con la criminalità siciliana e campana”. E i rapporti tra Tripodo e Franco Peppe (il titolare delle attività confiscate anche lui imputato in Damasco 2) erano stati già analizzati dalla commissione di acceso agli atti del Comune di Fondi, in seguito alla quale il prefetto Bruno Frattasi chiese lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale. Il pool Frattasi sottolineò i “rapporti tra Tripodo Venanzio, fratello di Carmelo e Peppe Franco, titolare di attività ortofrutticola nell'ambito del Mof”. Altri sequestri milionari di beni e conti correnti hanno riguardato i protagonisti di Damasco 1: Vincenzo Garruzzo, Massimo Anastasio Di Fazio e Giuseppe De Carolis, parte dei quali sono stati successivamente confiscati dal tribunale di Latina. Ma questa è un’altra storia.

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