domenica 23 gennaio 2011
Famiglia D'Alterio, la Dia chiede la confisca dei beni
La Direzione Investigativa Antimafia ha chiesto la confisca dei beni della famiglia D’Alterio e la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Fondi per il 55enne Giuseppe e i suoi figli Luigi, 32anni, Armando (28) e Melissa (30). Tutti e quattro detenuti in carcere con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico, illecita concorrenza con violenza e minacce e reimpiego di capitali provento di delitti. Il Tribunale di Latina non ha ritenuto opportuno procedere con il sequestro anticipato dei beni, perché già sequestrati dalla Dda di Napoli a maggio 2010, quanto scattò l’operazione “Sud Pontino”. Una maxi-operazione antimafia che coinvolse mezza Italia e per cui finirono in carcere 67 persone. Solo due conti correnti ed un immobile per cui è stata richiesta la confisca non erano stati “congelati” dall’antimafia partenopea. Della confisca e della sorveglianza speciale si discuterà in Tribunale davanti al collegio il prossimo 17 marzo. Quel giorno i legali dei D’Alterio, Maria Antonietta Cestra, Giuseppe Lauretti ed Emidio Martino avranno modo dimostrare l’eventuale l’infondatezza dei provvedimenti chiesti dall’Antimafia. Come si ricorderà, Armando era stato rintracciato a bordo del proprio camion in Piemonte, mentre gli altri tre erano stati arrestati a casa alle prime luci dell’alba del 10 maggio dello scorso anno, dagli uomini della Dia e del commissariato di Fondi. Per capire qual’è il ruolo attribuito dagli inquirenti alla famiglia D’Alterio nell’ambito dell’operazione che ha svelato il malaffare che sta dietro i trasporti nel settore ortofrutticolo, basta ricordare che nell’ordinanza firmata dal gip Grazia Castaldi la Lazialfrigo della famiglia D’Alterio viene definita una società “controllata” dalla Paganese. La Lazialfrigo, secondo la tesi accusatoria, avrebbe ottenuto una posizione di assoluto dominio nei trasporti lungo le tratte che da Fondi portano al settentrione e al Piemonte in particolare, grazie all’appoggio di Costantino Pagano (il vero perno attorno a cui ruota tutta l’inchiesta). Non si deve dimenticare che un’altra cospicua parte del patrimonio della famiglia era già stato sequestrato nell’ambito di un’altra vicenda che vedeva nel ruolo di protagonisti i D’Alterio e la loro ditta di trasporti: Lazialfresco.
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