martedì 8 maggio 2012

Sperlonga, truffato Ciro Ferrara

Voleva godersi le vacanze a Sperlonga. L’acquisto di una casa per le vacanze, però, si è trasformato in un incubo per l’allenatore della nazionale under 21, Ciro Ferrara. L’ex calciatore e tecnico della Juventus, con il fratello Vincenzo, ieri mattina si sono costituiti parte civile in un processo per truffa a Napoli in cui sono parti offese. I due nel 2004 avevano sporto una denuncia nei confronti di un costruttore edile per una casa a Sperlonga. Avevano versato 130mila euro a testa, ma non sono mai entrati in possesso della casa per una irregolarità nella concessione edilizia. I due fratelli sono arrivati al tribunale di Napoli poco dopo le 9 e si sono presentati davanti al giudice Dario Casella, con il loro difensore Fabio Fulgeri. L'allenatore della è stato immediatamente riconosciuto dalle persone che affollavano il Palazzo di giustizia, molte delle quali gli hanno chiesto autografi o foto ricordo. Un’ulteriore dimostrazione di quanto Ferrara sia molto amato nella sua Napoli. A Napoli, sua città natale, giocò durante tutta l'era di Maradona e vinse due scudetti, la coppa Italia, una supercoppa italiana e la coppa uefa, grazie anche ad un suo gol realizzato al volo di destro, servito da un assist di testa di Maradona. Proprio da quest’ultimo ereditò la fascia di capitano nel 1991. Ma non solo. Nel 2005, insieme a Fabio Cannavaro, ha creato la Fondazione Cannavaro-Ferrara Onlus. La sua missione è quella di contribuire alla soluzione delle criticità del contesto sociale della città di Napoli e delle sue aree provinciali, contrastando le diverse forme di disagio minorile e giovanile. Sul sito della Fondazione si registrano ben 26 progetti sostenuti; 250 onlus, istituti religiosi, enti pubblici e privati coinvolti; 72 eventi di comunicazione e di raccolta fondi portati a termine; 5500 giovani che hanno beneficiato dei progetti; oltre 1.350.000 euro raccolti grazie alla generosità dei donatori. E nella Fondazione, Vincenzo Ferrara, il fratello truffato con Ciro, riveste il ruolo di amministratore delegato. Per la cronaca il processo è stato rinviato al 31 maggio. L’obiettivo è dare alle parti la possibilità di trovare un accordo. R.A.

Itri, scoperta una coltivazione di marijuana

Coltivavano marijuana su un terreno demaniale. Per questo due giovani itrani ieri sono stati arrestati con l’accusa di "produzione, traffico, detenzione illecita, coltivazione e produzioni vietate di sostanze stupefacenti" dai carabinieri della stazione di Itri. Il 22enne C.F. e il 21enne M.D. avevano messo in piedi una piantagione di "erba" nella zona demaniale di Porcignano, sulla panoramica Iri-Sperlonga. I militari guidati dal maresciallo Giovanni Persico hanno rinvenuto 138 piante, di varie dimensioni (da 120 a 150 centimetri di altezza circa), in parte già a dimora nel terreno ed altre in vasi. L'operazione è il frutto delle indagini condotte a tappeto sul territorio, nonostante la scarsità di uomini e di mezzi, a fronte di una realtà territoriale che è vasta ben 11.000 ettari e che vede i militari conseguire risultati brillanti nella prevenzione e repressione dei reati. Per i due giovani, rinchiusi nelle celle di sicurezza della compagnia di Gaeta, questa mattina è previsto il processo per direttissima presso il Tribunale di Gaeta. Le piante sono state poste sotto sequestro, insieme a materiale vario per la coltivazione in casa. Sempre ieri, i colleghi della stazione di Sperlonga del maresciallo Antonino Ciulla hanno deferito in stato di libertà all’autorità giudiziaria un operaio della provincia di Caserta, S.C., di 38 anni, per i reati di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro e violazione colposa di doveri inerenti la custodia di cose sottoposte a sequestro. L’uomo, nominato custode giudiziale della propria autovettura per un pregresso reato, ha violato gli obblighi imposti, circolando arbitrariamente con l’autoveicolo. Riccardo Antonilli

venerdì 20 aprile 2012

Operazione Plata, due fondani tra i 32 arrestati

Ci sono anche due fondani tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Dda capitolina, nei confronti di 32 persone, ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e hashish, nonché di reati di detenzione illegale e riciclaggio di armi da fuoco. Si tratta del 44enne Alfiero Zizzo e del 38enne Massimiliano Pannozzo. I due, già noti alle cronache per fatti legati allo spaccio, secondo gli inquirenti, sarebbero stati fornitori dell’organizzazione sgominata. Zizzo, a gennaio 2011, era stato condannato a 10 anni di reclusione e trovava ai domiciliari, stessa condanna inflitta a maggio del 2010 a Pannozzo, ristretto in una comunità. L’operazione è scattata alle prime luci dell’alba di ieri ed è stata portata avanti dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma. L’operazione , ha visto impiegati oltre 250 uomini dell’arma ed ha interessato, oltre a varie zone della capitale e dei territori dei gruppi dei Carabinieri di Ostia e Frascati, anche le provincie di Latina, Livorno Macerata e Parma. La misura cautelare si basa sulle risultanze acquisite nel corso di quasi due anni di indagine dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Roma, in collaborazione con la Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri presso la Procura della Repubblica di Roma e con la Stazione Carabinieri di Roma - Villa Bonelli. L’indagine ha consentito di delineare i contorni di un agguerrito sodalizio criminale operante nella capitale, prevalentemente nel quartiere del Trullo, in una florida attività di traffico internazionale di cocaina e hashish, importate dalla Spagna e dall’Albania e successivamente smerciate nell’area sud di Roma. Il gruppo era capeggiato dal pluripregiudicato di origine siciliana Fortunato Stassi, classe 1955, già inserito in contesti criminali di tipo mafioso dediti al traffico internazionale di stupefacenti e disponeva, quale base operativa, di un’abitazione sita in viale G. Porzio, dove gli associati si riunivano per programmare i traffici e per confezionare lo stupefacente da smerciare. Il livello criminale e la pericolosità dell’organizzazione emerge oltre che dai considerevoli quantitativi di narcotico commercializzato dagli indagati, anche da alcuni significativi sequestri di armi da fuoco rinvenute nella disponibilità di persone contigue al sodalizio. Inoltre, uno dei componenti del gruppo criminale, colui che gestiva i contatti con le organizzazioni criminali straniere fornitrici del narcotico, era Antonio Maria Rinaldi, classe 1948, assassinato da ignoti con colpi d’arma da fuoco il 24 gennaio scorso. Il corposo quadro indiziario acquisito sul conto degli indagati è stato corroborato da una lunga serie di arresti e sequestri risalenti fino a tre anni fa, riconducibili all’attività del gruppo criminale. Riccardo Antonilli

sabato 14 aprile 2012

Moto data alle fiamme nella notte

Una moto di grossa cilindrata è stata distrutta da un incendio. L’episodio è avvenuto all’incirca alla mezzanotte di giovedì in via Toscana, quartiere Portone della Corte, a Fondi. Il mezzo è di proprietà di G.G., un giovane del posto, di professione meccanico, ma già noto alle forze dell’ordine, che abita in un appartamento della palazzina sotto cui era posteggiata la moto. Sul posto è prontamente giunta una volante del locale commissariato di Polizia. Sono stati gli agenti guidati dal vice questore Massimo Mazio a spegnere il rogo insieme al proprietario, evitando che le fiamme potessero propagarsi alla palazzina con le conseguenze che si lasciano immaginare. L’incendio ha comunque danneggiato l’androne del palazzo e il fumo ha invaso le scale, allarmando i residenti. Ieri mattina il vicequestore Mazio ha inviato sul posto anche gli uomini della polizia scientifica, che hanno eseguito i rilievi del caso, acquisendo elementi che potrebbero rilevarsi di grande utilità, insieme alle testimonianze raccolte, per risalire agli autori del gesto criminoso. I poliziotti non hanno rinvenuto alcun innesco, ma ci sono pochi dubbi sulla natura dolosa del rogo. Per ora le indagini non escludono alcuna ipotesi, anche se alla luce dei precedenti del proprietario, legati al mondo della droga, questa sembra essere una delle piste maggiormente battute dagli inquirenti. Naturalmente solo le indagini degli agenti di Mazio potranno definitivamente far luce su quanto avvenuto la scorsa notte.
Riccardo Antonilli

mercoledì 11 aprile 2012

38enne schiacciato dal camion in panne

Tragedia sfiorata ieri mattina a Monte San Biagio. Alle 10 e 30 circa un camionista si è fermato sull’Appia, al chilometro 110. Il suo mezzo era in panne. Il 38enne, residente proprio nel comune monticellano, non si è perso d’animo e ha pensato di riparare il camion. Sceso dalla cabina, ha preso il cric e ha sollevato il mezzo. Poi si è infilato sotto la motrice nel tentativo di riparare il guasto. Il cric, però, ha ceduto e il camion è caduto sul torace del 38enne. Per fortuna un operaio che si trovava nelle vicinanze, che ha assistito a tutta la scena, con prontezza è andato sul posto con il suo muletto ed ha sollevato il camion, liberando il camionista. Nel frattempo sull’Appia sono arrivati i mezzi del 118 e i carabinieri della locale stazione, guidati dal maresciallo Michelangelo Nania. Per il camionista si è reso necessario il trasporto in eliambulanza al "Santa Maria Goretti" di Latina. Il 38enne è rimasto miracolosamente cosciente, riportando comunque fratture toraciche. Le sue condizioni sono state giudicate un codice rosso dai sanitari, ma non è in pericolo di vita. L’uomo è ancora ricoverato nella struttura sanitaria del capoluogo e ne avrà per diversi giorni. Quella di ieri mattina sarà un’esperienza che difficilmente dimenticherà. Di certo un ruolo fondamentale nell’evitare che l’incidente si tramutasse in tragedia lo ha avuto l’operaio che ha sollevato il mezzo ed allertato i soccorsi.
Riccardo Antonilli

giovedì 29 marzo 2012

Lotta alla Camorra, Don Aniello incontra gli studenti

Don Aniello Manganiello, sabato mattina, ha parlato con ai ragazzi della scuola secondaria di I grado “Garibaldi-Milani” di Fondi. L’incontro con il religioso, parroco nel quartiere di Scampia per sedici anni e attualmente promotore di un’associazione denominata “Gli Ultimi”, è il secondo di un percorso di legalità patrocinato dall’Osservatorio sulla Legalità della Regione Lazio, in collaborazione con l’associazione “Donne per la sicurezza” e avviato con il poliziotto Imd Catturandi. Gli studenti presenti nell’aula magna della scuola diretta da Maria Civita Paparello erano centocinquanta circa ed hanno ascoltato con grande attenzione l’intervento di Don Aniello che ha raccontato la sua esperienza di sacerdote che lotta per la giustizia in un ambiente fortemente degradato dall’attiva e incombente presenza della criminalità organizzata. Filo conduttore dell’intervento del sacerdote è stato il tema della legalità legato all’etica del fare, del personale impegno di ciascuno che può essere artefice del cambiamento, con le sue azioni, il suo modo di vivere quotidiano, le sue parole. Il cambiamento non può avvenire improvvisamente e in maniera socialmente massiccia, bensì nascere dal singolo, perché è il singolo che compone la massa. Oggi più che mai l’impegno e la responsabilità del singolo sono preziosi, perché in un mondo dove tutti abdicano alle proprie responsabilità, occorre assumere l’impegno dell’altro, inteso come fratello, amico, compagno di viaggio che in qualche modo vuole condividere con noi paura, dolore, solitudine, speranza e preghiera. E i “testimoni di legalità” come Don Aniello trasmettono in sintesi il concetto espresso dal giudice Falcone quando parlava del “fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
R.A.

Consiglio sul Mof, tanta attesa e poche risposte

"E’ indubbio che al boom economico durato oltre un ventennio non ha corrisposto una adeguata evoluzione d'impresa". In questa frase del sindaco Salvatore De Meo si può riassumere il perché del consiglio comunale straordinario sul Mof tenutosi lunedì. E' toccato al presidente della struttura di viale Piemonte, Michele Pasca Raymondo, entrare nel vivo dell'argomento con un'analisi sintetica ma efficace che ha consentito di fare il punto sulla questione Mof. Intervento che può essere così sintetizzato: "La Regione considera il Mof una delle realtà più significative del Lazio Sud per numero di occupati, indotto e quantitativo merci. A riguardo confermo l'impegno della Regione a sostenere le politiche di sviluppo di questa realtà. Il settore ortofrutticolo non è certamente in crescita, ha pertanto bisogno di un piano di rilancio e a tal fine è necessario guardare a modelli esterni per uscire da un localismo fine a se stesso e trovare soluzioni efficaci. Il Consiglio di amministrazione ha compiti di indirizzo nella gestione, oltre che di controllo della legalità. Di conseguenza buona parte di ciò che è necessario fare per il rilancio del Mercato spetta agli attori veri, che sono i concessionari". Per Pasca Raymondo diverse azioni devono essere avviate per invertire la crisi: ampliare la gamma di prodotti su cui viene esercitata l'attività mercantile; cercare di spingere l'attività del Mercato il più possibile a valle della semplice intermediazione proponendo prodotti interessanti per l'approvvigionamento della Gdo - Grande Distribuzione Organizzata; trasmettere ai produttori i bisogni dei consumatori finali; espandersi su mercati più redditizi potenziando l'export; valorizzare al meglio le nuove tecnologie; sviluppare una necessaria integrazione con settori come il turismo. Successivamente l'amministratore delegato della Mof SpA Enzo Addessi ha illustrato una serie di slide riepilogative sul Centro Agroalimentare con cenni storici e assetto societario, piani industriali e dinamiche del mercato. "È indubbiamente in crisi il sistema operativo del Mof che ha fatto la fortuna degli operatori per 30 e più anni. La nostra colpa – ha concluso l’ad - è di non aver saputo aprire canali alternativi per garantire, in anticipo sui tempi, nuovi sbocchi commerciali. Mi assumo certamente le responsabilità per non essere riuscito in qualità di amministratore delegato a far comprendere agli operatori l'importanza di questo necessario cambiamento ma sono ottimista sulla possibilità di far ritornare il Mof protagonista".
R.A.

mercoledì 8 febbraio 2012

Rapina col machete, arrestati in due

Hanno rapinato il negozio di via Gramsci armati di un taglierino e un machete. Il 24enne Manolo Angeloni di Monte San Biagio e il 28enne Giovanni Matteoli di Fondi sono stati arrestati per rapina aggravata in concorso. I malviventi, all’incirca alle 21 di lunedì, con viso parzialmente travisato, sono entrati all’interno del locale, situato in pieno centro, accanto alla casa comunale, minacciando con le citate armi le tre persone presenti: due commessi ed un avventore. Uno dei commessi si è rifiutato di consegnare l’incasso. I due ladri, a quel punto, lo hanno preso a pugni, hanno trafugato il registratore di cassa, posto sul bancone, e sono fuggiti a piedi. Immediatamente è scattata la chiamata alla locale stazione dei carabinieri. I militari, dopo aver ascoltato le vittime della rapina e dell’aggressione, si sono messi sulle tracce del 24enne e del 28enne. In tarda serata, rintracciati e bloccati, i due sono stati tratti in arresto e tradotti presso la Casa Circondariale di Latina. Il commesso, invece, è stato medicato presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Fondi e giudicato guaribile con quattro giorni di prognosi. Per lui così come per il collega e il cliente sarà molto difficile dimenticare quegli attimi di terrore. Si tratta di un brutto episodio di violenza, avvenuto in pieno centro, in una zona molto frequentata. Il tutto per un bottino di circa 150 euro. Va sottolineata la pronta risposta delle forze dell’ordine, che nel giro di poche ore sono risaliti agli autori della rapina, arrestandoli.
Riccardo Antonilli

mercoledì 25 gennaio 2012

Autotrasportatori, la protesta arriva al Mof

«La nostra categoria sta morendo! Unisciti a noi e aiutaci a far sentire la nostra voce». Questo l'appello stampato a chiare lettere e posizionato davanti ai camion fermi fuori dal Mof di Fondi. Anche gli autotrasportatori fondani hanno aderito allo sciopero nazionale e già dalla notte tra domenica e lunedì hanno fermato i mezzi all'esterno del Centro agroalimentare all'ingrosso di viale Piemonte. Un sit in che andrà avanti ad oltranza fino a venerdì. Nel pomeriggio alcuni camion hanno marciato «a passo di lumaca» per le principali arterie viarie della Piana (Flacca, Appia e provinciale del Lenola), per poi rientrare in viale Piemonte, alle porte del Centro agroalimentare più grande d'Europa. Il Mof per volume di merci mobilitate non poteva non essere uno dei punti nevralgici della protesta a livello nazionale. Lo stop dei camion ha avuto naturalmente ripercussioni sul lavoro nel Mercato, ma buona parte dei commercianti si è dimostrata solidale con gli autotrasportatori. D’altronde è innegabile che i loro disagi e il rincaro del loro lavoro ha ripercussioni su tutta la filiera dell'agroalimentare, fino ad arrivare ai consumatori. Abbiamo ascoltato alcuni protagonisti della manifestazione di ieri. Per gli autotrasportatori le colpe, oltre che dell’attuale governo e della politica, sono da ricercare anche nei sindacati. «Le associazioni che dovrebbero rappresentarci – hanno spiegato – prima di andare a contrattare con il governo non ci hanno neanche interpellato, nessuna delle nostre esigenze è stata presa in considerazione». I motivi della protesta sono ben illustrati in un volantino distribuito dai manifestanti. «Chiediamo scusa per i disservizi causati, ma siamo costretti a scioperare perché il nostro settore sta morendo. Tutta l'economia gira sotto le nostre ruote, ma nessuno pare interessarsene. Senza il nostro lavoro - scrivono gli autotrasportatori italiani rivolgendosi al cittadino - non avresti: pane, benzina, frutta, verdura, vestiti, latte, medicinali, libri, giornali e quant'altro. La tua vita e quella dei tuoi figli sarebbe impossibile senza di noi. Per
questo aiutaci a tutelare i nostri diritti, non siamo né banditi né sabotatori, ma lavoratori onesti che lottano ogni giorno sulle strade per svolgere con dignità il proprio duro compito. Gli aumenti del gasolio, delle autostrade, delle assicurazioni, il mancato credito da parte delle banche, i tempi impossibili per la riscossione, una committenza rapace e prepotente, il disinteresse di una classe politica cieca, un sindacato incapace di tutelare i nostri diritti, ci stanno soffocando. Se chiudono le nostre aziende concludono anche il Paese fallirà».
Riccardo Antonilli

mercoledì 30 novembre 2011

Fondi, Ufficio del Giudice di Pace al collasso

L’Ufficio del Giudice di Pace di Fondi è al collasso. Da tempo si dibatte della questione, ma adesso la situazione sembra essere arrivata al limite. Un dato: ci sono circa mille sentenze non pubblicate. Questo vuol dire che il lavoro dei Giudici è letteralmente invalidato. Tutte le sentenze emesse nel 2010 e in questa prima parte del 2011 giacciono negli uffici. Oltre ai disagi dei cittadini utenti, va considerato che i Giudici stanno lavorando letteralmente gratis. I Giudici di Pace, infatti, sono pagati a sentenza e se queste non vengono pubblicate per loro non c’è alcuna retribuzione. Dunque da più di un anno non percepiscono stipendio. I ben informati spiegano che da maggio 2010 manca completamente il lavoro di cancelleria, quello che permette all’Ufficio di andare avanti e di garantire i suoi servizi. Di tale grave stato di cose sono stati avvisati gli organi competenti, dal Consiglio Superiore della Magistratura e il Ministero della Giustizia, ma, ad oggi, di soluzioni all’orizzonte non se ne vedono. Un passo importante per uscire dall’empasse potrebbe essere quello consentito dalla legge, ovvero che il Comune metta a disposizione un dipendente per ricoprire il ruolo di cancelliere. Anche perché l’amministrazione comunale ben conosce la situazione, approdata in consiglio a settembre scorso per l’ennesima volta grazie al consigliere comunale Arnaldo Faiola. Il primo cittadino, Salvatore De Meo, aveva anche incontrato una delegazione di avvocati e annunciato un incontro con il presidente del Tribunale di Latina. Siamo arrivati a novembre e la situazione sta precipitando.
Riccardo Antonilli

giovedì 24 novembre 2011

Spari contro un'auto nella notte

Quattro colpi di pistola nella notte. Tra lunedì e martedì, ignoti hanno
portato a termine un terribile atto intimidatorio ai danni di un 50enne
di Fondi. I colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro la Renault
dell'uomo, posteggiata in via Capratica. Una contrada litoranea isolata.
Tanto che il proprietario, che secondo quanto si è appreso di mestiere
fa il camionista, si è accorto dell'accaduto solo il mattino seguente.
Del caso si stanno interessando i carabinieri della locale stazione, con
il supporto dei colleghi della compagnia di Gaeta, guidata dal capitano
Daniele Puppin. Per ora emergono pochi dettagli sulle indagini. Le uniche
certezze sono che la vittima dell'intimidazione è un incensurato e che
non ha saputo fornire spiegazioni sull'accaduto. E' probabile che i colpi
siano stati sparati da un'auto in corsa. I militari, infatti, hanno rinvenuto
più di quattro bossoli, segno che i proiettili non sono andati tutti a
segno. Proprio dai bossoli si sta cercando, attraverso le opportune analisi
di laboratorio, di risalire all'arma utilizzata dagli attentatori. Una
delle piste maggiormente seguite, al momento, è quella professionale, ma
è presto per escludere altre ipotesi. Un fatto che richiama alla mente
l'atto intimidatorio avvenuto a Lenola ai danni di un ispettore di Polizia
in servizio presso il commissariato di Fondi. Due casi profondamente diversi,
ma accomunati da un fattore che non può non preoccupare: a Fondi e nel
comprensorio si spara.
Riccardo Antonilli

Residence La Selva, completato il sequestro

Residence «La Selva», completato il sequestro. Ieri mattina gli agenti
del commissariato di Polizia di Fondi, diretto dal vice questore Massimo
Mazio, hanno notificato a venticinque proprietari dei 34 villini gli atti
relativi al sequestro per abusivismo disposto dal Tribunale del Riesame
nei mesi scorsi. Una storia infinita quella dei sigilli a «La Selva». Prima
apposti e poi tolti e ora ripristinati a puntate: ieri l'ultima della serie.
A fine 2010 la Cassazione, accogliendo il ricorso del Pm Giuseppe Miliano,
aveva annullato il dissequestro del residence. Il Riesame, quindi, a maggio
scorso, sulla base della sentenza della Suprema Corte che aveva rinviato
l'esame allo stesso Tribunale, aveva disposto che il residence venisse
nuovamente sottoposto a sequestro. L'8 ottobre scorso il nuovo provvedimento
era stato notificato solo a quattro degli effettivi proprietari, quelli
residenti in loco, perché gli altri, quelli della casa delle vacanze, sono
stati avvertiti in un secondo momento. L'ultima consistente tranche appunto
ieri. Va detto che da questa complessa vicenda giudiziaria resta esclusa
una sola abitazione, in quanto il proprietario, rappresentato dall'avvocato
Francesco Di Ciollo, ottenne tre anni fa l'affidamento in uso. Per i villini
situati sulla Flacca i sigilli scattarono la prima volta a settembre 2008
in seguito alla condanna in primo grado per lottizzazione abusiva emessa
dall'allora giudice del Tribunale di Terracina Aldo Morgigni a carico del
responsabile legale della Icf srl - la società costruttrice del residence
 - e del dirigente dell'ufficio urbanistico del Comune di Fondi, Martino
Di Marco, che rilasciò le concessioni. I sigilli furono apposti degli agenti
del commissariato di Fondi, con il supporto dalla Polizia municipale, sulla
scorta di un'ordinanza emessa dal giudice Morgigni su richiesta del sostituto
procuratore Miliano. L'offensiva della Procura era partita subito dopo
la condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione, più il pagamento di
30 mila euro di ammenda inflitta dal Tribunale di Terracina al legale rappresentante della società costruttrice e al responsabile dell'ufficio tecnico comunale che rilasciò le concessioni nonostante la presunta natura abusiva del frazionamento del terreno. Il procedimento penale, ovviamente, non riguarda gli acquirenti dei villini che acquistarono gli immobili dalla Icf, in una fase successiva all'attuazione della presunta lottizzazione abusiva, contestata dalla Procura e avallata in primo grado dal giudice di Terracina. Tanto che proprio i residenti ricorsero immediatamente al Tribunale del Riesame, vedendo riconosciute le proprie ragioni. In sintesi il sequestro durò pochi giorni, poi gli abitanti tornarono nelle proprie case. Ma il Pm titolare è ricorso contro la decisione, portando all'annullamento del dissequestro.
Riccardo Antonilli

sabato 29 ottobre 2011

Frutta taroccata e carne avariata, maxi sequestro e quattro denunce

Spacciavano per italiani prodotti provenienti dall'Africa e dal sud America. In quattro sono stati denunciati dai militari della Guardia di Finanza di Fondi, che hanno sequestrato mezzo quintale di prodotti ortofrutticoli e quasi 400 chili di carne.

Questi i numeri dell'operazione "Made in Italy". Durante tutta la scorsa settimana, nell'ambito dei servizi di controllo economico del territorio, i finanzieri della locale compagnia, guidati dal capitano Fabio Calandrelli, hanno ispezionato una decina di supermercati tra Fondi e comuni limitrofi, al fine di tutelare il consumatore da possibili frodi in commercio grazie alla tracciabilità dei prodotti, che consente di ricostruire il percorso di un alimento per tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione. In tre casi è stato accertato che i prodotti venivano venduti come provenienti dall'Italia ma in realtà avevano la loro origine in Paesi sudamericani o africani. In particolare, sono stati sequestrati meloni, arance e castagne, i cui cartelli di vendita sottolineavano la provenienza italiana. Sulle cassette di alcuni limoni, inoltre, compariva l'indicazione «limoni di Sorrento», protetti con il marchio Igp. L'esame delle fatture ha però svelato come tutti i prodotti avessero origini ben diverse: Argentina, Sud Africa, Brasile e Spagna. La frutta, su diposizione dell'autorità giudiziaria, è stata consegnata alla Croce Rossa per essere destinata in beneficenza. Le attività di controllo si sono poi spostate sul settore delle carni. Presso una macelleria di Fondi, i militari si sono trovati costretti a richiedere l'intervento della Asl poiché, nel rilevare le giacenze di magazzino, hanno scoperto, all'interno di una delle due celle frigorifere, non funzionante, carne in evidente stato di decomposizione, nonché cassette di plastica contenenti salumi di vario genere con presenza di muffa. Nella stessa cella frigorifera erano posti sotto vuoto, confezionati e pronti per la vendita numerosi prodotti. Per tale motivo le fiamme gialle hanno effettuato anche una verifica dei prodotti del banco frigo immediatamente accessibili alla clientela. Il tutto è stato posto sotto sequestro ed anche in questo caso è scattata la segnalazione all'autorità giudiziaria.
Riccardo Antonilli

martedì 11 ottobre 2011

Raid xenofobi, denunciati tre giovani tra cui un minorenne

Dopo aver passato la notte in discoteca, tre giovani fondani davano sfogo alla propria imbecillità insultando e tirando pietre contro cittadini indiani. I fatti, secondo quanto accertato dagli agenti del locale commissariato di Polizia, si sono ripetuti per tre fine settimana. All’alba di domenica 2, 10 e 17 settembre, G.A. di 21 anni, C.M. di 19 anni e R.G. di 17 anni, tutti fondani, si sono divertiti nel peggiore dei modi. In macchina o qualche volta posteggiati in via Stazione, aprivano il bagagliaio della macchina e iniziavano con il lancio delle pietre contro gli immigrati che passavano in bici per andare a lavoro nelle aziende agricole della Piana. Alla violenza fisica, i tre aggiungevano quella verbale con insulti di ogni tipo, anche a contenuto xenofobo. Ieri mattina la squadra di Polizia giudiziaria del commissariato guidato dal vice questore Massimo Mazio ha dato esecuzione alle perquisizioni domiciliari delegate dal sostituto procuratore del tribunale di Latina, Raffaella Falcione, e dal sostituto procuratore presso il tribunale dei minori di Roma, Fulvio Filocamo, a carico dei tre giovani, già denunciati per lesioni personali aggravate dall’aver agito con finalità di discriminazione ed odio etnico – razziale. Le indagini sono scaturite da alcune denunce presentate da cittadini indiani. Appena ricevute le denunce, gli agenti si sono messi al lavoro sia per identificare gli autori delle terribili aggressioni sia per interrompere tale modus operandi, evitando che ulteriori "raid" potessero avere conseguenze peggiori di quelle denunciate. I tre giovani identificati non hanno precedenti e risultano vivere in normali condizioni di vita familiare. Le parti offese risultano tutte in regole con le norme di soggiorno sul territorio nazionale. Sono tutte persone dedite ad attività lavorative nel settore agricolo e ben inserite nella locale comunità indiana. Nonostante le perquisizioni eseguite nella mattinata di ieri, finalizzate alla ricerca di oggetti atti ad offendere, nonché di emblemi simboli o materiale di propaganda propri per finalità di discriminazione, abbiano dato esito negativo, le indagini continuano per verificare un eventuale collegamento degli indagati con gruppi dediti ad analoghe illecite iniziative. Non si può escludere che gli episodi criminosi possano essere ben più numerosi di quelli oggetto di denuncia. Infatti, potrebbero essersi verificati analoghi episodi di violenza che per motivi diversi, tra cui l’eventuale irregolarità delle vittime sul territorio nazionale, potrebbero non essere stati denunciati. Il primo obiettivo della Polizia adesso è identificare gli altri soggetti che in concorso con i tre indagati si sono resi responsabili delle aggressioni.
Riccardo Antonilli

martedì 20 settembre 2011

I D'Alterio rivogliono i loro beni

Ad aprile la IV sezione della Corte di Cassazione aveva annullato la confisca
dei beni dei D'Alterio, disposta dal Tribunale di Latina al termine del processo «Lazialfresco», relativo a un traffico di droga con snodo principale a Fondi. Adesso il legale difensore di Giuseppe D'Alterio e della moglie Anna Milazzo, l'avvocato Maria Antonietta Cestra ha chiesto un incidente d'esecuzione alla Corte d'Appello di Roma per ottenere la restituzione dei beni. Ai D'Alterio erano stati confiscati conti correnti, immobili e terreni, tra Formia e Fondi, in quanto ritenuti provento di attività illecite. L'avvocato Cestra, nell'appello presentato alla Corte di Appello di Roma, aveva contestato il provvedimento, sia nella forma che nel merito. La III sezione della Corte d'Appello di Roma, esaminando gli appelli contro la confisca presentati sia da Giuseppe D'Alterio e Anna Milazzo che dagli altri imputati in «Lazialfresco» Fabio Criscuolo e Gino Stravato, aveva poi stabilito che il ricorso andava discusso in Cassazione. Trasmessi gli atti alla Suprema Corte, il ricorso presentato dall'avvocato Cestra era stato accolto. Ora sono state rese note le motivazioni, che hanno spinto il legale a proporre l'incidente d'esecuzione. La famiglia fondana di autotrasportatori, va ricordato, è rimasta coinvolta anche nell'operazione «Sud Pontino», in quanto ritenuta legata ai Casalesi per il controllo dei trasporti nel Mof.
R.A.

martedì 13 settembre 2011

Microcriminalità, è allarme

Tre scippi in poche ore, due arresti a Fondi. Dopo una lunga giornata di ricerche, Polizia e Carabinieri, congiuntamente, hanno individuato e fermato due pregiudicati terracinesi. L’indagine è ancora aperta, gli inquirenti stanno verificando se ai due siano imputabili tutti gli ultimi scippi avvenuti in città. L’episodio più rilevante, soprattutto per la violenza, è quello avvenuto domenica sera in pieno centro, in piazza Porta Vescovo. Due donne anziane sono state derubate delle borse e dei gioielli. Una delle due, a causa dello strattonamento dovuto allo scippo, è caduta violentemente a terra e si è rotta il femore. Immediatamente è stata trasportata al Pronto Soccorso dell’ospedale "San Giovanni di Dio", da dove è stata trasferita al "Fiorini" di Terracina. Sul questo caso hanno indagato i carabinieri della locale stazione. Un’altra rapina si è registrata in via Stazione nella giornata di ieri. Vittima del colpo una donna che passeggiava con la sua bicicletta. Affiancata da un uomo a bordo di un motorino bianco, la signora è stata costretta a consegnargli la borsa. Sul questo caso hanno indagato gli agenti del commissariato di Polizia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio. Un paio di giorni fa, ad un’altra donna era stata sottratta la borsa lasciata incustodita nel cestino della bici. I casi, adesso, iniziano ad essere tanti, troppi. Non a caso, alla luce anche dei numerosi furti in abitazione che si sono registrati negli ultimi tempi, qualcuno era tornata chiedere l’istituzione delle ronde cittadine. "Le forze dell'ordine sono insufficienti a controllare il territorio". Per questo il movimento politico Alternativa Fondana ha riproposto all'amministrazione comunale "l'attuazione delle ronde cittadine, richiesta già presentata da tempo sulla scorta di centinaia di firme raccolte fra tanti onesti cittadini, stufi di subire continuamente tali soprusi". Per testimoniare la gravità della situazione, gli esponenti di destra hanno dato un ultimatum: "A meno che non si voglia ricorrere, anche nella nostra città, al rimedio di farsi giustizia da soli, con ovvie pericolose ed imprevedibile conseguenze".
Riccardo Antonilli

mercoledì 27 luglio 2011

Sanatorie false, sequestrato il Maury's

Abusivismo edilizio a Fondi, la Guardia di Finanza sequestra il Maury’s. La struttura realizzata su 1700 metri quadri in cui trova spazio il megastore di casalinghi, per gli inquirenti sarebbe abusiva. Sono stati i baschi verdi del gruppo di Formia, guidati dal maggiore Luca Brioschi, nella mattinata di ieri a dare esecuzione ad un provvedimento d’urgenza, emesso dalla Procura della Repubblica di Latina a firma del pubblico ministero Olimpia Monaco, con il quale è stato disposto il sequestro dell’immobile commerciale di via Diversivo Acquachiara. L’immobile che ospita la rivendita della catena di negozi di prodotti per la casa, sarebbe stato illecitamente costruito e successivamente «sanato» con atti illegittimi. L’attività investigativa delle fiamme gialle, rivolta in particolar modo al controllo economico del territorio e al contrasto dei reati in materia ambientale e di abusivismo edilizio, ha permesso di acclarare che il capannone, costruito negli anni ‘90 senza i prescritti titoli abitativi e non tenendo conto dei vincoli paesaggistici, era stato «sanato» anche grazie a false autocertificazioni e determine dirigenziali, tramutandone la reale destinazione d’uso da semplice «magazzino e servizi» ad «attività commerciale». Tre responsabili sono stati deferiti all’autorità giudiziaria per i reati di abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Si tratta dell’ex comandante della Polizia municipale, il generale della Finanza a riposo, Franco Attardi, del dirigente del settore urbanistica del Comune di Fondi, Gianfranco Mariorenzi e il titolare del negozio. Il valore stimato della struttura sotto sequestro ammonta a circa 3 milioni di euro. Un’operazione che arriva poche ore prima dall’approvazione in consiglio comunale del Piano del commercio, uno strumento utile a «fare ordine». Per arrivare a redigere il documento e dopo le polemiche degli esercenti, per i sei mesi appena trascorsi il Comune ha sospeso le licenze ai megastore. Tra questi c’è la catena Lidl, che avrebbe voluto aprire a Fondi e, visto il diniego giunto da Palazzo, è anche ricorsa al Tar.
Intanto, già dal pomeriggio di ieri, i dipendenti del megastore rimasti improvvisamente senza lavoro hanno messo in piedi una manifestazione di protesta con tanto di striscioni.
Riccardo Antonilli

lunedì 25 luglio 2011

Fondi, terra di abusi e nessun abbattimento

Nonostante l’assenza della Goletta intesa come imbarcazione, fermata da un guasto, la storica campagna dell’associazione ambientalista è andata avanti. Ed è significativo che ieri mattina l’iniziativa sia passata per Sant’Anastasia, praticamente davanti al campeggio sequestrato per lottizzazione abusiva. Ma non è solo il Sant’Anastasia ad interessare il presidente regionale di Legambiente, Lorenzo Parlati, e soci.

Nel dossier “Coste Negate” c’è, ad esempio, l’area su cui sorgeva l’ecomostro dell’Isola dei Ciurli, ancora chiusa, ci sono gli abusi sulle sponde del lago, e i villini del residence La Selva. C’è soprattutto un dato: su 90 abusi accertati a Fondi nel 2009, le demolizioni sono state pari a zero. I dati, forniti dalla Regione Lazio, permettono di sapere che nel periodo 2004/2009, Fondi si colloca al 5° posto dei comuni del Lazio per numero di abusi rilevati, con 662 illeciti edilizi, ovvero il 3,10% del totale regionale. Un peso, che aumenta ancora di più, se raffrontato con il dato della provincia di Latina, per cui il comune fondano pesa per il 28,5% sul totale degli abusi commessi negli ultimi 5 anni. Andiamo ad analizzare alcuni “casi”. La vicenda del camping Santa Anastasia è la storia paradigmatica di numerosi campeggi che sorgono sullo splendido litorale fondano. La struttura, nasce come campeggio, per poi trasformarsi, nel corso degli anni, in un vero e proprio villaggio turistico. 13 ettari di fascia costiera, urbanizzati, che hanno via via soppiantato tende e roulotte. Ed ecco, dunque, che lo scorso 20 aprile, gli uomini del Nucleo investigativo della forestale, su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica di Latina, hanno fatto scattare i sigilli alla struttura, ipotizzando il reato di lottizzazione abusiva. Ad inizio maggio, poi, il sequestro dell'intera struttura viene convalidato dal gip di Latina Nicola Iansiti e successivamente, a fine maggio, il Tribunale del Riesame respinge il ricorso della proprietà. Ed il 7 giugno la magistratura chiude l'inchiesta, ribadendo, così l'ipotesi accusatoria formulata lottizzazione abusiva, nei confronti del titolare della struttura. L'abusivismo fondano non si caratterizza solo per l'aggressione al litorale, ma passa anche attraverso le colate di cemento ai danni del Lago di Fondi. Nonostante il Lago sia un Monumento naturale, inserito nel Parco dei Monti Ausoni, è ancora vittima di aggressioni. L'ultima, in ordine di tempo, è dello scorso 24 maggio, quando i militari delle Guardia di Finanza di Fondi, su segnalazione pervenuta dai loro colleghi della sezione aerea di Pratica di Mare, nell'ambito di un'operazione volta al contrasto del dilagante abusivismo edilizio, hanno individuato due capannoni di 1000 metri cubi ciascuno, del tutto abusivi.

Incendia l'auto della ex, arrestato

Lasciato dalla compagna , le incendia la macchina. Protagonista del terribile episodio il 29enne di Trentola Ducenta, ma di fatto domiciliato a Fondi, Massimo Gallucci. L'uomo, intorno alla mezzanotte di ieri, dopo un pomeriggio trascorso a discutere animatamente, ha dato fuoco alla vettura dell'ex.

La Peugeot 306 era posteggiata sotto l'abitazione della donna, in via Capua, traversa di via Arnale Rosso. Il Gallucci è passato a bordo di uno scooter e dopo aver cosparso la vettura di liquido infiammabile, le ha dato fuoco, per poi fuggire via. Immediatamente sul posto sono giunti i Falchi della Protezione civile di Fondi che hanno domato le fiamme. Allertati da alcuni passati, gli agenti del commissariato di Polizia di Fondi si sono messi subito sulle tracce del 35enne, fermandolo poco dopo in via stazione. Condotto il commissariato, il Gallucci è stato arrestato e trasferito, nella tarda mattinata, presso il carcere di Latina. A suo carico è stato formulato il reato di “incendio doloso”. Il 29enne è stato anche contravvenzionato ai sensi del codice della strada, poiché il mezzo utilizzato per commettere il reato, era privo di copertura assicurativa obbligatoria.

domenica 26 giugno 2011

A Itri la cava della discordia

Da un lato ci sono i cittadini che continuano a riunirsi, a lamentare i disagi; dall’altro c’è la società che gestisce la cava e che di problemi non ne vede, anzi è passata addirittura alle vie legali. La cava è la San Pellegrino di Itri, la società la Unicalce e il ricorso riguarda il cosiddetto "Piano rumore", approvato nella passata consiliatura dalla massima assise comunale. Un documento che stabilisce le regole cui la cava deve attenersi per non provocare inquinamento acustico e di altro genere. Nonostante le determinazioni del Comune (messe in discussione dall’azienda), gli abitanti delle contrade San Gennaro, Campoli, San Martino, Sant'Angelo, Calabretto spesso hanno dato vita ad assemblee pubbliche in cui hanno presentato i problemi relativi all’inquinamento acustico, alle problematiche ambientali generate dalla cava e dalle polveri che si sollevano con l’estrazione, raccogliendo pareri anche di professionisti. La società, invece, qualche tempo fa ha risposto anche tramite mezzi d’informazione, spiegando che non c’è di che preoccuparsi e annunciando il ricorso alle vie legali contro qual piano che, naturalmente, limita la libertà di lavoro nell’impianto. "La cava – si legge in una nota - non produceva fumo ma solo vapore acqueo. La nostra azienda cura con particolare attenzione tutte le problematiche che riguardano l'ambiente, la sicurezza e il rapporto con tutta la cittadinanza". Rassicurazioni del tutto legittime, che però poco servono alle centinaia di cittadini delle contrade confinanti con l’impianto. In molti si sono rivolti anche ad associazioni ambientaliste, Legambiente su tutte, per dimostrare che i livelli di inquinamento (acustico e ambientale) sono insostenibili per molti. Altro fatto che turba le notti degli itrani riguarda l’estrazione. Nei decenni passati sotto un’altra gestione, la cava lavorava a ritmi definiti da molti "accettabili"; negli ultimi anni, invece, la montagna sta letteralmente sparendo. Tanto che a Itri qualcuno parla di ecomostro, proprio per come l’impianto ha ridotto la zona.
Riccardo Antonilli