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sabato 2 ottobre 2010

'Ndrangheta, maxi sequestro a Fondi

Oltre 8 milioni di euro. A tanto ammonta il valore dei beni sequestrati a Franco Peppe e Venanzio Tripodo e a i rispettivi nuclei familiari. Un patrimonio composto da aziende, terreni, quote societarie, fabbricati, conti correnti e una lussuosa villa situata in via Ponte Tavolato a Fondi. Gli uomini del Centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Roma sono piombati a Fondi su disposizione del tribunale di Latina. I beni sono finiti sotto sequestro perché Tripodo è considerato dagli inquirenti il capo della cosca della ‘ndrangheta denominata «La minore», da anni attiva nel basso Lazio, e Peppe, che di mestiere fa l'imprenditore ortofrutticolo, è ritenuto un prestanome della ‘ndrangheta. «L'attività di aggressione patrimoniale - spiegano dal Centro operativo capitolino - scaturisce da proposte di misure di prevenzione personali e patrimoniali d'iniziativa del direttore della Dia in relazione alle recenti operazioni condotte nel sud pontino dal centro operativo di Roma e coordinate dalle procure distrettuali antimafia di Roma e Napoli, che hanno consentito di fare breccia nel muro di omertà che, da un decennio, celava gli interessi economici ed imprenditoriali di ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra nel Mercato Ortofrutticolo di Fondi». Oltre alla villa della famiglia Peppe, con tanto di parco alberato e piscina, sono scattati i sigilli per alcune attività all'interno del Mof. Proprio il Centro agroalimentare all'ingrosso di Fondi è il fulcro dell'inchiesta che ha portato in cella Peppe e Tripodo insieme ad altre 15 persone a luglio 2009. Per quanto riguarda Tripodo, nell'ordinanza del gip Cecilia D'Emma si legge: «Nel mercato ortofrutticolo di Fondi Venanzio ha un potere di veto sull'operatività dei commercianti e ha collegamenti con la criminalità siciliana e campana». E i rapporti tra Tripodo e Peppe erano stati già analizzati dalla commissione di acceso agli atti del Comune di Fondi, in seguito alla quale il prefetto Bruno Frattasi chiese lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale. Il pool Frattasi sottolineò i «rapporti tra Tripodo Venanzio, fratello di Carmelo e Peppe Franco, titolare di attività ortofrutticola nell'ambito del Mof». Rapporti sospetti, tant'è che la Dda ha indagato e alla fine ha fatto scattare l'operazione Damasco 2. Attualmente i due sono in attesa dell'inizio del processo, al via dal 20 ottobre prossimo. Venanzio Tripodo si trova in carcere, Franco Peppe invece da una decina di giorni è agli arresti domiciliari, come disposto dal gip Giovanni Ariolli, su parere favorevole del pm Maria Cristina Palaia, una volta preso atto delle precarie condizioni di salute dell'indagato.
Riccardo Antonilli