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martedì 14 luglio 2009

Damasco, i dirigenti si professano innocenti

Dario Leone e Tommasina Biondino si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre Pietro Munno e Massimo Anastasio Di Fazio si sono professati innocenti. Solo Gianfranco Mariorenzi ha risposto, presentando anche una memoria difensiva corredata da ampia documentazione. E’ questo quanto accaduto ieri mattina nel tribunale di Latina nel corso degli interrogatori di garanzia a carico dei cinque finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta Damasco. Leone è il dirigente della Polizia municipale ed è difeso dall’avvocato Letizia Bortone; Pietro Munno è il suo vice ed è difeso da Maurizio Forte, così come l’imprenditore Massimo Anastasio Di Fazio; Tommasina Biondino, dirigente del settore Bilancio e Finanza del Comune dall’avvocato Panella; e Gianfranco Mariorenzi, dirigente del settore Lavori Pubblici e Ambiente, da Giovanni Lauretti.
Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma, Cecilia Demma, la Biondino è descritta come fedelissima del sistema con al vertice i fratelli Tripodo. La dirigente consentì una serie di affidamenti di servizi di pulizia e disinfestazione alla società cooperativa Lazio Net Service, nonostante sapesse della riconducibilità dell’azienda a Carmelo Giovanni Tripodo, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.
L’ufficio Bilancio, secondo l’accusa, con la compiacenza del dirigente provvedeva poi a saldare i pagamenti con particolare solerzia nei confronti della Net Service, a discapito di altri. Mariorenzi, in qualità di dirigente del settore Lavori Pubblici e Ambiente, avrebbe invece garantito l’affidamento della parte più cospicua di appalti alla società di pulizie dei Tripodo. Ieri il dirigente ha portato con se le copie delle determine dirigenziali contestate, spiegando che l’affidamento alla Net Service, era avvenuto attraverso una gara a cui si era presentata solo quella ditta con tanto di certificati antimafia. Insomma, stando a quanto riferito da Mariorenzi, la ditta dei Tripodo sembrava avere tutte le carte in regola. Nel mirino degli inquirenti, inoltre, c’è l’avviso pubblico per la concessione delle aree cimiteriali per la costruzione di cappelle gentilizie. In questo caso sarebbero stati Leone e Munno, vertici della municipale di Fondi, grazie all’intercessione dell’allora assessore Riccardo Izzi, ad aver omesso una serie di controlli dovuti sull’abusivismo edilizio. Niente di nuovo per ora, anche perché gli arrestati hanno preferito evitare di parlare ora che la Demma non c’è. Se hanno qualcosa da dire la diranno davanti al giudice titolare. Così come hanno fatto gli altri arrestati ascoltati nei giorni scorsi, a parte Izzi che ha detto la sua ribattendo alle accuse. Il coinvolgimento dei tre dirigenti e di Munno ha riacceso le polemiche sulle infiltrazioni nell’amministrazione comunale.
Su questo tema, per cinque mesi, a Palazzo San Francesco ha indagato una commissione di acceso agli atti nominata dal prefetto di Latina, Bruno Frattasi. Un’indagine da cui è emerso un quadro tutt’altro che limpido, descritto nella relazione finale in cui Frattasi ha richiesto al ministro dell’interno Roberto Maroni lo scioglimento del consiglio.
Poi, dopo una lunga attesa, Maroni si è espresso in favore dello scioglimento, annunciando di aver consegnato la documentazione al consiglio dei ministri, organo deputato a decidere sulle sorti dell’amministrazione comunale. Eppure da allora sono trascorsi altri lunghi mesi, in cui c’è stato tempo anche di portare a termine l’operazione di lunedì scorso.

Riccardo Antonilli