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mercoledì 8 luglio 2009

Damasco, la reazione della città

Un altro risveglio brusco per Fondi. Dopo le prime avvisaglie con i quattro arresti per usura gravata da modalità mafiose del 13 febbraio 2008 a carico di Vincenzo Garruzzo, Massimo Anastasio di Fazio (detto Peticone), Giuseppe De Carolis e Domenico Capotosto, ieri mattina l’operazione “Damasco” è arrivata a compimento diverse persone finite dietro le sbarre. Un anno e mezzo fa i mezzi dei carabinieri dispiegati in città e il numero di militari in strada, fecero clamore. Fondi non si sarebbe mai aspettata un’operazione del genere portata avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. Poi le indagini sono andate avanti, anche in ambito amministrativo, con l’istituzione di una commissione di accesso agli atti e con una seguente richiesta di scioglimento inoltrata prima dal prefetto, Bruno Frattasi al minsitro dell’Interno, Roberto Maroni e poi da quest’ultimo al consiglio dei ministri. E la parola mafia in città, purtroppo, è iniziata a divenire familiare. Dopo quei primi arresti sono arrivati sequestri di beni e conti correnti per milioni di euro a carico di “Peticone” e Garruzzo. Il tutto ha provveduto a far finire Fondi “nell’occhio del ciclone”. Fino ad arrivare a ieri mattina, quando, anziché sorpresa, c’è stata una reazione diversa, ben più consapevole: la presa d’atto della conclusione di un’indagine. Un’inchiesta che tutti avevano imparato a conoscere. Insomma gli arresti non sono piovuti dal cielo, in città si sapeva che qualcosa prima o poi sarebbe accaduto. Ovviamente le reazioni nella cittadinanza rispecchiano quelle del mondo politico. Quindi vanno dai detrattori del lavoro dell’Antimafia, ai negazionisti, fino a chi ha sospirato un “finalmente”. Ieri mattina sotto palazzo San Francesco, la sede storica del comune di Fondi, quella oggetto di indagini, illazioni, accuse e sospetti, si sono radunati diversi membri della giunta. Hanno tentato di capire, già di primo mattino, cosa stesse succedendo. Piano piano si è arrivati al dunque e in piazza Unità d’Italia si sono fatti vivi anche quelli che erano stati “tirati in mezzo” dalle voci di popolo. Tanto per zittire il “totonomi”, inadatto alla serietà di un avvenimento come quello di ieri. Fondi è finita di nuovo al centro delle cronache tristemente accompagnata dalla parola mafia.
Riccardo Antonilli