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sabato 27 marzo 2010

Il clan apre una concessionaria

E' lì che è nato tutto. In via Madonna delle Grazie a Fondi. Eppure gli interessi del clan Dell’Aquila in città non si esauriscono nel cantiere, nei due terreni agricoli, i sei conti bancari e le due succursali di società già sequestrate. Oltre a tutto ciò, da un paio di settimane, la famiglia ha aperto un concessionario d’auto, situato proprio in via Madonna delle Grazie, a pochi metri dal luogo in cui stavano nascendo i trenta appartamenti. Per ora, non c’è alcun provvedimento che riguarda l’attività commerciale. Ma la concessionaria resta sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti. Dunque, l’operazione Arcobaleno che ha riguardato mezza Italia, resta legata a Fondi, da dove ha preso le mosse il lavoro degli inquirenti. A Fondi c’è anche uno degli indagati, tale Giovanni Di Cicco, nato a Giuliano in Campania e residente nella Piana, oggetto di perquisizione personale la mattina in cui è scattata l’operazione della Dda di Napoli. Tornando al cantiere, dove la società che ha dato il nome all’inchiesta stava realizzando trenta appartamenti, si stanno accendendo le polemiche per i possibili rapporti che il clan avrebbe intessuto con l’amministrazione comunale. Un fatto ovvio in una città come Fondi, oggetto, da un paio d’anni a questa parte, di indagini amministrative e penali. Allora si torna a spulciare la relazione della commisisone di accesso agli atti. Il pool nominato dal prefetto Bruno Frattasi aveva evidenziato, in tempi non sospetti, quei fatti che hanno portato, dopo un intenso lavoro di indagine, all’operazione di pochi giorni fa. Oltre a questo, però, nella relazione si legge: «L’Impresa ‘L’Arcobaleno’ con sede in Fondi ha venduto alla moglie del sindaco Parisella un appartamento». Circostanza che spinge l’ex primo cittadino, o meglio i suoi legali, a parlare. «Né la signora Franca Pratillo, coniugata Parisella, né lo stesso geometra Luigi Parisella, già sindaco di Fondi hanno mai intrattenuto rapporti commerciali di compravendita di immobili, né di altro tipo con le società inquisite nell’indagine della Dda di Napoli che ha portato ai recenti sequestri». Per i legali del consigliere provinciale ed ex primo cittadino: «L’acquisto è avvenuto circa 15 anni fa da una società di Gaeta». Si tratterebbe, dunque, di un errore grossolano, dovuto probabilmente all’omonimia di due società. Un altro legame tra l’inchiesta e il Comune c’è e finora di smentite o precisazioni non ne sono giunte. Il direttore dei lavori è Gianni Giannoni, ex consigliere comunale e già vicesindaco della prima giunta Parisella. Una circostanza su cui anche la commissione Frattasi si è soffermata.
Riccardo Antonilli