A Lenola regna il «caos nel settore urbanistico». A sostenerlo è l'associazione contro le mafie Antonino Caponnetto, seguita dalla locale sezione dell'Italia dei Valori. Il riferimento è all'inchiesta portata avanti da questa testata riguardante la gara per i lavori di restauro delle sedi comunali, il cui bando era stato pubblicato la notte di Natale e per cui la Guardia di Finanza aveva acquisito documentazione in Comune. Ma non solo. Al centro dell'attenzione c'è la nomina della commissione edilizia. Nei mesi scorsi la minoranza consiliare, come ricordano dalla Caponnetto, diffuse un intervento dai toni particolarmente polemici: «L'amministrazione ha compiuto un ulteriore passo verso il totale controllo politico dell'edilizia privata, l'unico settore a cui sono veramente interessati». E poi:«Oltre a presentare ai professionisti un bando farsa al quale molti si sono sottratti in quanto, tra le righe, era facile leggere un chiaro fine politico clientelare, è stata seguita una procedura illegale e poco trasparente che ha portato alla nomina di una commissione composta da parenti ed amici degli attuali amministratori di maggioranza. Addirittura hanno inserito come esperto un ragazzo poco più che ventenne, di Fondi, solo perché legato ad un assessore. Ribadiamo la nostra proposta che è quella dell'abolizione della commissione edilizia e della nomina di un dirigente, tecnico laureato, con il compito di guidare l'intero iter amministrativo, affinché il permesso a costruire o altra autorizzazione venga sottratto al controllo politico e con l'ulteriore vantaggio, di non poco conto, di una accelerazione della procedura a tutto vantaggio della collettività. Ci sono, inoltre, situazioni al limite della decenza visto che in commissione c'è il figlio dell'assessore all'urbanistica. In questa commissione non c'è alcun membro che rappresenti la minoranza e questo significa che potranno fare quello che vogliono». Parole forti. Che non potevano passare inosservate. Ecco allora che arriva la denuncia dell'associazione antimafia, per cui «questo è il quadro che abbiamo davanti, un quadro già di per sé significativo, al quale bisogna aggiungere, però, altri ritocchi ed elementi che stanno alla base dei nostri rilievi e delle nostre preoccupazioni: la cementificazione di Chiavino e Vallebernardo; i procedimenti giudiziari a carico di professionisti tecnici; i 20 casi di abusivismo edilizio accertati da Carabinieri e Corpo Forestale solo nell'ultimo biennio; i permessi a costruire, ad esempio a Vallebernardo, sfruttando i lotti interclusi».
Riccardo Antonilli