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lunedì 20 settembre 2010

Omicidio Migliozzi, archiviata la posizione di Lauretti

La Procura ha accolto la richiesta di archiviazione della posizione di Johnny Lauretti, unico indagato per la morte di Roberto Migliozzi, avanzata dal pubblico ministero Chiara Riva. L'inchiesta sulla scomparsa del 28enne di Fondi, ritrovato carbonizzato il 30 dicembre 2008 in una baracca adiacente la casa in campagna di famiglia in via Capocroce, è ad un vicolo cieco. Le attenzioni investigative dei Carabinieri della compagnia di Gaeta e della Polizia di Fondi, a pochi giorni dal ritrovamento, si erano concentrate sul Lauretti, amico di lunga data del Migliozzi e come lui gravato da precedenti legati al mondo della droga, per una serie di indizi. Innanzitutto, fonti confidenziali delle forze dell'ordine avevano spinto gli inquirenti ad ipotizzare che il Migliozzi fosse morto a casa dell'ormai ex indagato e che il cadavere fosse stato trasportato e bruciato nel luogo del ritrovamento dal Lauretti. Poi che il trasporto sarebbe avvenuto sul furgone del Lauretti stesso, mezzo che un testimone sostenne di aver visto in zona pochi giorni prima della morte del 28enne. Tanto che la scientifica eseguì minuziosi accertamenti sul furgone, senza però ottenere riscontri positivi. Adesso, a più di un anno e mezzo dalla scomparsa del fondano, non ci sono risposte sul suo decesso. Accanto al cadavere non erano state ritrovate tracce di liquido infiammabile o taniche. In sintesi, appare impossibile che la vittima si sia tolto la vita dandosi fuoco. Soddisfatti per l'archiviazione gli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Giulio Mastrobattista. «Da subito - hanno dichiarato i legali - avevamo avuto la certezza dell'estraneità del nostro assistito alla vicenda della scomparsa del Migliozzi».
Riccardo Antonilli

domenica 27 settembre 2009

Migliozzi, svolta nelle indagini

Svolta nelle indagini sulla morte di Roberto Migliozzi, il 28enne fondano il cui corpo è stato trovato carbonizzato lo scorso 30 dicembre. L’unico indagato, il 30enne Johnny Lauretti, difeso dagli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Giulio Mastrobattista, è stato convocato dalla Polizia scientifica di Roma per il 15 ottobre. Dunque, dopo mesi di assoluto silenzio e riserbo da parte degli inquirenti, si registra una novità importante. In quella giornata sarà effettuato un accertamento tecnico irripetibile, per cui è richiesta la presenza dell’indagato per omicidio e occultamento di cadavere. L’obiettivo degli inquirenti sembra sia verificare la presenza di sostanze accelleranti la combustione su alcuni reperti trovati accanto al corpo del 28enne. Migliozzi era stato trovato privo di vita e gravemente ustionato sulla soglia di una baracca adiacente la casa in campagna di famiglia in via Capocroce, 21 a Fondi. Era stato il fratello della madre, Concetta Gargiulo, deceduta poco tempo prima, ad effettuare la macabra scoperta. Lo zio, in tarda mattinata, era andato a potare alcune piante nel terreno di famiglia, quando, arrivato in prossimità della baracca, si era trovato davanti il nipote ormai privo di vita e con ustioni su tutto il corpo. Per il 28enne sembra che la prematura scomparsa della madre fosse stato un duro colpo da sopportare, tanto che pare soffrisse di alcuni disagi psicologici, derivanti dalla tragica scomparsa. Motivazioni che avevano indirizzato le ipotesi degli inquirenti, almeno nella prima fase, verso un probabile suicidio o un incidente. Dopo pochi giorni, però, l’attenzione degli inquirenti si era spostata sul Lauretti, amico di lunga data del Migliozzi e come lui gravato da precedenti legati al mondo della droga. Era il 7 gennaio quando una decina tra poliziotti del commissariato di Fondi e carabinieri della compagnia di Gaeta avevano notificato il provvedimento di sequestro di un furgone Iveco al 30enne pregiudicato. Furgone sul quale la scientifica aveva successivamente effettuato i rilievi. Allora Lauretti non era ancora indagato, anzi l’uomo si era recato spontaneamente in commissariato a Fondi per fornire elementi utili. Poi era arrivata l’iscrizione nel registro degli indagati. A carico del Lauretti non è stato mai emesso alcun provvedimento restrittivo, e, al tempo stesso, le indagini sono continuate senza accantonare la sua posizione. Segno che persistono forti sospetti, ma manca un supporto probatorio forte, elemento che potrebbe giungere dall’accertamento del 15 ottobre.
Riccardo Antonilli