Altre testimonianze e altre conferme sul sodalizio criminale sgominato con l’operazione Damasco 1. Ieri mattina in aula sono state ascoltate altre parti offese. La più attesa era quella di un imprenditore, titolare di un’azienda di riciclaggio multimateriale, il quale ha conermato il sistema dell’usura ma soprattutto - quel che interessava al Pm della Procura distrettuale- le minacce ricevute a fronte della sua impossibilità a pagare. Il testimone ha riferito al tribunale dei nemmeno tanto velati accenni da parte di Garruzzo ad amicizie importanti con le cosche della ’ndrangheta calabrese o al possesso di pistole. Il meccanismo del prestito usuraio era semplice. Sempre l’imprenditore ha spiegato che consegnava a Garruzzo un assegno post-datato il quale ne restutuiva uno con un importo inferiore di circa il 10% mensile. Lui aveva una necessità media mensile di circa 30-40mila euro. Alla fine, la crisi finanziaria dell’impresa è precipitata e si è ritrovato costretto a firmare un atto di riconoscimento del debito garantito da una serie di ipoteche sugli immobili dell’azienda per un valore di 300mila euro. Altre testimonianze hanno riguardato i rapporti di altre persone con Di Fazio, un altro degli imputati. Anche all’udienza del prossimo 9 marzo continueranno ad essere ascolati altre parti offese costituite parte civile con gli avvocati Giovanni Pesce e Marco Pandozzi. Gli imputati sono Vincenzo Garruzzo e quello di Massimo Anastasio Di Fazio, accusati di usura gravata dalle modalità mafiose con Giuseppe de Carolis, figura quest’ultima più marginale nelle ricostruzioni fornite, come Maurizio Macaro, accusato di favoreggiamento. Secondo la tesi accusatoria e i testimoni, il gruppo incassava l’assegno e elargiva contante trattenendo il 10% per un mese, il 20% per sessanta giorni e così crescendo fino al 120% l’anno. Il processo nasce dall’operazione portata avanti dalla Dda di Roma a febbario 2008, che ha contribuito alla nascita di quello che comunemente viene definito “caso Fondi”. L’Antimafia, dopo lunghe e approfondite indagini, arrestò quattro persone per usura gravata da modalità mafiose. Tre di questi sono sotto processo per quest’accusa e con loro c’è Macaro per favoreggiamento. Agli arresti, non va dimenticato, sono seguiti anche sequestri milionari di beni e conti correnti nei confronti di Garruzzo e Di Fazio, successivamente confiscati dal tribunale di Latina.
R.A.
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mercoledì 10 febbraio 2010
giovedì 21 gennaio 2010
Usura, in aula il racconto delle vittime
Va avanti il processo per l’operazione «Damasco 1». In aula sono state ascoltate le parti offese, le vittime del sodalizio criminale sgominato dall’operazione della Direzione distrettuale antimafia a febbraio 2008. Quattro testimonianze quelle ascoltate ieri, altre quattro sono slittate al 9 febbraio, data della prossima udienza. Nella ricostruzione delle parti offese, assistite dagli avvocati Giovanni Pesce e Marco Pandozzi, è stato sostanzialmente ripetuto quanto riferito agli organi inquirenti. Numerose le corrispondenze tra le diverse testimonianze sulle modalità con cui il sodalizio criminale prestava soldi e ne chiedeva la restituzione con interessi fino al 120 % all’anno. E’ emerso, inoltre, il ruolo centrale di Vincenzo Garruzzo e quello di Massimo Anastasio Di Fazio, accusati di usura gravata dalle modalità mafiose con Giuseppe de Carolis, figura quest’ultima più margionale come Maurizio Macaro, accusato di favoreggiamento. Le vittime, sfilate in aula ieri, sono prevalentemente commercianti che per coprire le spese si affidavano ad una sorta di servizio di «cambio assegni» offerto da Garruzzo e soci, che incassavano l’assegno e elargivano contante trattenendo il 10% per un mese, il 20% per sessanta giorni e così crescendo fino al 120% l’anno. Il processo dunque continua, dopo che due settimane fa i giudici avevano accolto la richiesta di trascrivere solo una parte delle intercettazioni telefoniche nella misura di quelle indicate dal Pubblico ministero. In pratica, circa 64 su oltre 22mila telefonate registrate nel corso delle indagini portate avanti dai carabinieri del Nucleo investigativo provinciale, coordinati dalla Procura distrettuale di Roma. Poi, la scorsa settimana, era stato nominato il perito, Milana, incaricato di trascrivere le telefonate. Il processo - va ricordato - nasce dall’operazione portata avanti dalla Dda di Roma, che ha contribuito alla nascita di quello che comunemente viene definito «caso Fondi». A febbraio 2008, dopo lunghe e approfondite indagini, Garruzzo, considerato il capo del sodalizio criminale, Di Fazio, De Carolis e Domenico Capotosto (la cui posizione è stata rivista in seguito) finirono in cella con l’accusa di usura gravata da modalità mafiose. Agli arresti sono seguiti anche sequestri milionari di beni e conti correnti nei confronti di Garruzzo e Di Fazio, i quali sono stati successivamente confiscati dal tribunale di Latina. Dopo due anni il processo sta entrando nel vivo e il 9 febbraio continueranno le testimonianze delle vittime.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
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