Va avanti il processo per l’operazione «Damasco 1». In aula sono state ascoltate le parti offese, le vittime del sodalizio criminale sgominato dall’operazione della Direzione distrettuale antimafia a febbraio 2008. Quattro testimonianze quelle ascoltate ieri, altre quattro sono slittate al 9 febbraio, data della prossima udienza. Nella ricostruzione delle parti offese, assistite dagli avvocati Giovanni Pesce e Marco Pandozzi, è stato sostanzialmente ripetuto quanto riferito agli organi inquirenti. Numerose le corrispondenze tra le diverse testimonianze sulle modalità con cui il sodalizio criminale prestava soldi e ne chiedeva la restituzione con interessi fino al 120 % all’anno. E’ emerso, inoltre, il ruolo centrale di Vincenzo Garruzzo e quello di Massimo Anastasio Di Fazio, accusati di usura gravata dalle modalità mafiose con Giuseppe de Carolis, figura quest’ultima più margionale come Maurizio Macaro, accusato di favoreggiamento. Le vittime, sfilate in aula ieri, sono prevalentemente commercianti che per coprire le spese si affidavano ad una sorta di servizio di «cambio assegni» offerto da Garruzzo e soci, che incassavano l’assegno e elargivano contante trattenendo il 10% per un mese, il 20% per sessanta giorni e così crescendo fino al 120% l’anno. Il processo dunque continua, dopo che due settimane fa i giudici avevano accolto la richiesta di trascrivere solo una parte delle intercettazioni telefoniche nella misura di quelle indicate dal Pubblico ministero. In pratica, circa 64 su oltre 22mila telefonate registrate nel corso delle indagini portate avanti dai carabinieri del Nucleo investigativo provinciale, coordinati dalla Procura distrettuale di Roma. Poi, la scorsa settimana, era stato nominato il perito, Milana, incaricato di trascrivere le telefonate. Il processo - va ricordato - nasce dall’operazione portata avanti dalla Dda di Roma, che ha contribuito alla nascita di quello che comunemente viene definito «caso Fondi». A febbraio 2008, dopo lunghe e approfondite indagini, Garruzzo, considerato il capo del sodalizio criminale, Di Fazio, De Carolis e Domenico Capotosto (la cui posizione è stata rivista in seguito) finirono in cella con l’accusa di usura gravata da modalità mafiose. Agli arresti sono seguiti anche sequestri milionari di beni e conti correnti nei confronti di Garruzzo e Di Fazio, i quali sono stati successivamente confiscati dal tribunale di Latina. Dopo due anni il processo sta entrando nel vivo e il 9 febbraio continueranno le testimonianze delle vittime.
Riccardo Antonilli
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