giovedì 29 aprile 2010

Forze dell'ordine nel mirino

Attentati a Fondi ai danni dei rappresentanti delle forze dell’ordine: si colpiscono i migliori con il fine di farli allontanare dai compiti operativi. E’ questo in estrema sintesi il contenuto di un documento firmato da alcuni finanzieri e carabinieri di Fondi. Pagine consegnate ai comandanti generali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e al ministro dell’Interno. «A Fondi, - si legge nel documento - a fronte di una situazione dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini che, anziché migliorare dopo le tante inchieste svolte e ancora in corso, peggiora sempre più, e di una situazione politico-amministrativa che gattopardescamente non è mutata granché, ci saremmo aspettati una riorganizzazione e un rafforzamento degli apparati investigativi». Così non è stato. Ed è noto che nella lunga scia di attentati e atti intimidatori che hanno sconvolto la città ci siano finiti di mezzo anche carabinieri e finanzieri. Due fatti: il primo l’incendio dell’auto di un brigadiere dei carabinieri, trasferito a Sperlonga; e poi l’incendio dell’auto e gli spari contro le finestre di un finanzieri residente a Itri e di stanza a Fondi. «Vorremmo sbagliarci, - spiegano nel documento - ma sospettiamo che i criminali abbiano voluto colpire gli operatori più solerti, quelli più bravi. Per neutralizzarli, ovviamente». Quindi, si domandano i rappresentanti delle forze dell’ordine, anziché trasferire o cambiare mansione alle vittime, «non sarebbe più utile, nell’interesse dello Stato e dei cittadini, assicurare ad essi e alle loro famiglie le misure più efficaci di protezione e continuare a far svolgere ai finanzieri e ai carabinieri colpiti i compiti sempre svolti?». Nelle pagine inviate al ministro e ai comandanti si analizzano inoltre alcune dinamiche criminose riguardanti Fondi, utili a chiarire il quadro in cui è stato sviluppato l’intervento. «La Dia, nell’ultima relazione presentata al Parlamento, continua a parlare di Fondi come di uno dei centri dove le mafie, saldatesi fra loro, esercitano la loro asfissiante pressione su molti settori della vita economica e sociale del territorio. Questo è il quadro generale che ci troviamo di fronte. Che fa lo Stato per modificarlo e ridare dignità alle istituzioni e spazi di democrazia alla gente? La prima risposta, quella che riguardava la richiesta di scioglimento dell’amministrazione comunale, è stata ampiamente negativa». Parole dure. Scritte da coloro che sono in prima linea nel combattere la criminalità.
Riccardo Antonilli

martedì 27 aprile 2010

La Polizia scopre il rave dopo l'incidente

Avevano organizzato un rave party tra Itri e Fondi, con tanto di biglietto per l’ingresso, musica a tutto volume e superalcolici. Per questo due persone sono state denunciate dagli agenti del commissariato di Polizia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio. Gli uomini della squadra volante sono arrivati al rave, dopo essere intervenuti, alle prime luci dell’alba di domenica, sul luogo dove si era appena verificato un sinistro stradale. Due ragazzi originari della provincia di Caserta, dopo una carambola, erano finiti con l’auto in una cunetta. Gli uomini di Mazio li avevano trovati in evidente stato di ebbrezza alcolica (con un tasso alcolemico superiore cinque volte al consentito) e trasportati d’urgenza all’ospedale di Fondi per le lesioni riportate. I poliziotti, a quel punto, hanno scoperto che i due provenivano da un rave-party organizzato tra Fondi e Itri su di un terreno di proprietà di un privato, dietro pagamento di un biglietto del costo di 20 euro e con annessa somministrazione di alcolici e super-alcolici. Giunta sul posto per accertare quanto dichiarato dai due giovani, la pattuglia ha così potuto verificare la presenza ancora numerosa di altri ragazzi. La festa, senza l’intervento della Polizia, sarebbe andata avanti ancora per tutta la giornata di domenica. Gli agenti, quindi, hanno iniziato ad identificare i presenti, tra questi l’organizzatore dell’evento ed il proprietario del terreno, M.F. di 21 anni di Itri e B.A. 33enne di Minturno, deferiti alla Procura della Repubblica di Latina, per la mancata comunicazione ai sensi del Testo Unico delle Leggi di Ps, per l’apertura abusiva di luogo per pubblico trattenimento nonchè per tutte le inosservanze riscontrate. Gli uomini di Mazio, in seguito, hanno assicurato il deflusso in sicurezza dei circa 80 giovani ancora presenti sul posto. Come accade in questo tipo di i ragazzi si erano dati appuntamento via internet, tra e-mail e messaggi lasciati in bacheca sui gruppi di Facebook. Centinaia di giovani che avevano dato la propria adesione via web, sempre su internet era stato scelto il luogo e gli orari di ritrovo. Le verifiche della Polizia sui portali on line, Facebook in particolare, hanno permesso di constatare che se l’evento non fosse stato sventato, avrebbe avuto sicuramente ben altre proporzioni, per il previsto arrivo di altri giovani che in gran numero sarebbero giunti dalle regioni vicine e che soltanto grazie al passaparola hanno evitato di raggiungere il luogo dell’evento. D’altronde anche i due ubriachi usciti di strada erano della provincia di Caserta ed erano giunti fino a Itri ptoprio per partecipare al rave.

Riccardo Antonilli

mercoledì 21 aprile 2010

Il Parco e gli interessi

Quella zona è un tesoro. Non solo per i beni naturalistici e paesaggistici, ma per i fiumi di denaro che da l’lì potrebbero venire fuori. No, non quelli che potrebbero nascere dallo sviluppo ecosostenibile. Quelli dell’edilizia. L’area è quella rientrante nel Parco dei Monti Ausoni e più precisamente la parte già ricadente nel Monumento naturale del Lago di Fondi. I terreni del Salto di Fondi per intenderci. Quelli di proprietà della Saif, interessati da un progetto edilizio bloccato con l’istitutizone prima del Monumento naturale e poi del Parco. Ora l’intenzione di Claudio Fazzone, senatore del PdL, è quella di battersi per eliminare l’ente di tutela. Non è difficile
immaginare che il disegno delle amministrazioni di centrodestra, comunale, provinciale e regionale sia quello di portare avanti quel progetto, già bocciato dalla Regione Lazio guidata da Piero Marrazzo. Non è un caso che nel 2006 il Tar di Roma abbia respinto la richiesta di sospensiva dell’istituzione del Monumento Naturale del Lago di Fondi, avanzata dall’amministrazione provinciale di Latina e dalla società Saif. Dunque Saif e Provincia di Latina a braccetto contro l’istituzione regionale. Poi dopo un lungo iter, il Parco, poco più di un mese fa, è diventato realtà, ma, a sentire Fazzone, ancora per poco. Il presidente del Parco, Onorato Mazzarrino la vede in maniera a dir poco opposta rispetto al senatore azzurro. «L’ente – afferma - va tutelato, potenziato sempre nel senso dello sviluppo turistico–ambientale e agricolo. Il Parco degli Ausoni è una realtà che coinvolge dieci comuni e al suo interno ci sono bellezze naturalistiche, storiche e archeologiche uniche. E’ un’occasione di sviluppo preziosa per due province, quella di Latina e quella di Frosinone. Se poi lo si vuole ridimensionare o addirittura eliminare con l’obiettivo di speculare noi ci batteremo, perché ciò non avvenga, in tutte le sedi opportune».
Riccardo Antonilli

"Il Parco sarà eliminato", parola di Fazzone

«Il Parco non verrà solo ridimensionato, ma sarà eliminato». Il Parco è il Parco degli Ausoni e a parlare è Claudio Fazzone, il senatore e consigliere regionale del PdL in un’intervista rilasciata al periodico Confronto. Dunque l’ente di tutela e promozione del territorio, istituito ufficialmente da poco più di un mese dalla Regione Lazio ancora governata dal centrosinistra, è destinato a sparire. Questo, nelle intenzioni di Fazzone. Una decisione che l’esponente azzurro non può di certo prendere da solo. Ma lui non desiste: «Mi batterò per l’abrogazione della legge regionale del 4 dicembre 2008 numero 21 che lo ha istituito. Troppi i vincoli che risultano penalizzanti per i cittadini». Nelle intenzioni di Fazzone: «Sarà istituito un nuovo Parco dietro a un diverso assetto». Dunque la politica sta rispondendo alle intenzioni e alle promesse. Il centrodestra, Fazzone in testa, è sempre stato contrario al Parco e ora tenterà di farlo letteralmente sparire. Tra un paio di mesi la Regione dovrà confermare o meno l’attuale consiglio direttivo guidato dal presidente Onorato Mazzarrino e, alla luce di queste ultime dichiarazioni, le poche speranze di restare in carica si vanno assotigliando ancor di più. I membri saranno sostituiti da referenti della nuova guida regionale. Fazzone dice la sua anche sulle due delibere regionali con cui sono stati stanziati oltre un milione di euro per la manutenzione di quelli che allora erano ancora i Monumenti naturali, rientrati poi nel Parco. Lavori affidati a cooperative. Centosei persone assunte con contratti a tempo determinato a cavallo delle elezioni. «Non mi sono piaciute – afferma – le assunzioni sospette nel periodo elettorale e per quel milione di euro impegnato si interesserà la Corte dei Conti». Per il senatore non va bene neanche la sede destinata all’ente: «Cambierà, non può essere ubicata all’interno del Palazzo Caetani che era destinato inizialmente a sede istituzionale».
Riccardo Antonilli

lunedì 12 aprile 2010

L'ultimo attacco di Pedica passa da youtube

Appare rammaricato, ma comuqne combattivo. Così Stefano Pedica si mostra in un video pubblicato su youtube dopo il risultato elettorale di Fondi. Il senatore dell’Italia dei Valori parla di «un risultato anomalo che ha premiato la criminalità organizzata». Ma non solo, il dipietrista non risparmia attacchi né al neo sindaco Salvatore De Meo e a tutto il centrodestra, né al Partito democratico. Proprio sul centrosinistra, afferma: «Ci siamo candidati da soli perché il Pd non voleva l’Italia dei Valori all’interno della coalizione, perché noi volevamo anche le dimissioni del presidente
del Mof che, guardacaso, è del Pd». Ma questo non è nulla rispetto alle dichiarazioni su De Meo: «Questo nuovo sindaco era un assessore per far favori alle mafie ed è stato votato sindaco». Pedica annuncia che l’Idv non abbandonerà Fondi, anche perché «ci sarà una Damasco 3 e una Damasco 4, magari una Damasco 5 e forse anche con queste i cittadini non capiranno, ma glielo faremo capire noi con le manifestazioni, con la spontaneità di quella gente, di quei pochissimi elettori che hanno dato fiducia al nostro partito, 158 persone che hanno avuto il coraggio di dire no alla criminalità
organizzata nel nostro paese. Ma – sottolinea - ben 10mila hanno votato il senatore Fazzone, in un paese di 35mila abitanti, 10mila persone hanno detto si a quello che noi abbiamo combattuto, a quello che le istituzioni hanno combattuto, a quello che un prefetto coraggioso come Frattasi ha combattuto, dicendo c’è qualche anomalia. Proprio per questo – continua il senatore – noi diciamo attenzione Fondi, stai andando a fondo veramente. I cittadini non si ribellano. Hanno una pistola puntata? Questo non lo
sappiamo, non lo sapremo mai. Ma se questo 75% ha votato la criminalità organizzata, - conclude - allora noi allarghiamo le braccia e diciamo: andiamo a vedere altri paesi che sono più coraggiosi di Fondi».
R.A.

sabato 10 aprile 2010

Peculato e abuso d'ufficio, gli intrecci con il caso Fondi

Non è che l’ultimo scossone del terremoto che da un paio d’anni a questa parte ha il suo epicentro a Fondi. Così si profila l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a Tommasina Biondino, Riccardo Izzi, Romolo Del Balzo, Dario Leone, Pietro Munno, Giuseppe Canale, Luigi Spagnardi, Roberto D’Agostino e Mario Izzi. Dopo le due maxi operazioni Damasco 1 e Damasco 2 che hanno portato in cella complessivamente 21 persone, adesso si registra un nuovo capitolo relativo ai reati comuni di competenza della Procura di Latina. In particolare sono contestati il peculato e l’abuso d’ufficio. Un troncone d’inchiesta che si intreccia con le indagini amministrative che hanno riguardato il comune di Fondi. Un dato su tutti, a Riccardo Izzi e Tommasina Biondino è contestato il peculato per avere usato il telefono cellulare del Comune per effettuare chiamate d’interesse personale. Ma non solo, si ritrovano in questo procedimento Leone, Munno, Izzi e la Biondino, tutti rimasti coinvolti nella seconda fase di Damasco. Una serie di favori per alcune ditte e persone chiaro esempio di un “modus operandi” illecito ormai purtroppo ben noto. Non è un caso che l’inchiesta amminsitrativa abbia portato fino alla richiesta di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. E non è un caso che l’attenzione degli inquirenti continui a concentrarsi sul comune della piana. In sintesi il “caso Fondi”, in cui si condensano le inchieste amministrative e penali riguardanti la città e gli intrecci della criminalità con la cosa pubblica, non è chiuso.
R.A.

mercoledì 7 aprile 2010

Operazione Arcobaleno, occhi puntati sull'urbanistica

Mentre non è escluso che nei prossimi giorni possano scattare altri provvedimenti, si continua a scavare per chiarire definitivamente se il clan Mallardo, retto dalla famiglia dell’Aquila, possa aver ottenuto dei favori negli investimenti immobiliari con cui ‘ripuliva’ i soldi provento dei traffici internazionali di droga. Questo in tutte le località interessate dall’operazione Arcobaleno, diretta dalla Dda di Napoli e, in particolare, a Fondi. Non va dimenticato che il comune della piana è il luogo da cui l’inchiesta che ha conivolto mezza Italia ha preso le mosse. A Fondi la società Arcobaleno, con un capitale sociale di 20mila euro, stava costruendo trenta appartamenti su un terreno acquistato per un milione e mezzo di euro. Passaggi poco chiari nella concessione della licenza erano stati riscontrati già dalla commissione di accesso agli atti del comune di Fondi che, per mesi, ha scavato nell’attività amministrativa. Ora il nuovo sindaco è colui che nella giunta Parisella ricopriva l’incarico di assessore all’Urbanistica, uno dei settori più “delicati” e a rischio in una città come Fondi, che, da una decina d’anni a questa parte, ha conosciuto una espansione edilizia senza precedenti. Allora c’è chi, partendo dal recente risultato elettorale e rispolverando la relazione Frattasi ha deciso di rivolgersi al Ministro dell’Interno Roberto Maroni, per chiedere, ancora una volta, come mai su 193 rischieste di scioglimento solo Fondi non sia stato commissariato per infiltrazioni mafiose. E’ accaduto nell’ultima riunione della Commissione parlamentare antimafia, dove il capogruppo del Partito democratico, Laura Garavini ha chiesto al ministro leghista come si sente ora che sono tornate le persone per i cui comportamenti lei aveva chiesto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose”. Maroni ha spiegato di non dover rispondere alla domanda perché il mancato scioglimento si deve ad una decisione del consiglio dei ministri. La Garavini, però, ha anche ricordato che lo stesso neo eletto sindaco appare nella relazione della commisione di acceso e ha citato passaggi riguardanti il clan Mallardo. “La Commissione nel corso dell’accesso ha riscontrato che la Arcobaleno Immobiliare Srl è succeduta all’originario istante della concessione appena un mese dopo la positiva valutazione del dirigente competente, arch. Martino Di Marco, e soprattutto dopo essere diventata essa stessa proprietaria delle particelle interessate dalla concessione, in origine di terze persone”. Inoltre, per la commissione Frattasi, “il caso Arcobaleno fa emergere una trascurata tutela da parte dell’ufficio urbanistico”. Settore guidato da De Meo.
Riccardo Antonilli