martedì 20 settembre 2011

I D'Alterio rivogliono i loro beni

Ad aprile la IV sezione della Corte di Cassazione aveva annullato la confisca
dei beni dei D'Alterio, disposta dal Tribunale di Latina al termine del processo «Lazialfresco», relativo a un traffico di droga con snodo principale a Fondi. Adesso il legale difensore di Giuseppe D'Alterio e della moglie Anna Milazzo, l'avvocato Maria Antonietta Cestra ha chiesto un incidente d'esecuzione alla Corte d'Appello di Roma per ottenere la restituzione dei beni. Ai D'Alterio erano stati confiscati conti correnti, immobili e terreni, tra Formia e Fondi, in quanto ritenuti provento di attività illecite. L'avvocato Cestra, nell'appello presentato alla Corte di Appello di Roma, aveva contestato il provvedimento, sia nella forma che nel merito. La III sezione della Corte d'Appello di Roma, esaminando gli appelli contro la confisca presentati sia da Giuseppe D'Alterio e Anna Milazzo che dagli altri imputati in «Lazialfresco» Fabio Criscuolo e Gino Stravato, aveva poi stabilito che il ricorso andava discusso in Cassazione. Trasmessi gli atti alla Suprema Corte, il ricorso presentato dall'avvocato Cestra era stato accolto. Ora sono state rese note le motivazioni, che hanno spinto il legale a proporre l'incidente d'esecuzione. La famiglia fondana di autotrasportatori, va ricordato, è rimasta coinvolta anche nell'operazione «Sud Pontino», in quanto ritenuta legata ai Casalesi per il controllo dei trasporti nel Mof.
R.A.

martedì 13 settembre 2011

Microcriminalità, è allarme

Tre scippi in poche ore, due arresti a Fondi. Dopo una lunga giornata di ricerche, Polizia e Carabinieri, congiuntamente, hanno individuato e fermato due pregiudicati terracinesi. L’indagine è ancora aperta, gli inquirenti stanno verificando se ai due siano imputabili tutti gli ultimi scippi avvenuti in città. L’episodio più rilevante, soprattutto per la violenza, è quello avvenuto domenica sera in pieno centro, in piazza Porta Vescovo. Due donne anziane sono state derubate delle borse e dei gioielli. Una delle due, a causa dello strattonamento dovuto allo scippo, è caduta violentemente a terra e si è rotta il femore. Immediatamente è stata trasportata al Pronto Soccorso dell’ospedale "San Giovanni di Dio", da dove è stata trasferita al "Fiorini" di Terracina. Sul questo caso hanno indagato i carabinieri della locale stazione. Un’altra rapina si è registrata in via Stazione nella giornata di ieri. Vittima del colpo una donna che passeggiava con la sua bicicletta. Affiancata da un uomo a bordo di un motorino bianco, la signora è stata costretta a consegnargli la borsa. Sul questo caso hanno indagato gli agenti del commissariato di Polizia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio. Un paio di giorni fa, ad un’altra donna era stata sottratta la borsa lasciata incustodita nel cestino della bici. I casi, adesso, iniziano ad essere tanti, troppi. Non a caso, alla luce anche dei numerosi furti in abitazione che si sono registrati negli ultimi tempi, qualcuno era tornata chiedere l’istituzione delle ronde cittadine. "Le forze dell'ordine sono insufficienti a controllare il territorio". Per questo il movimento politico Alternativa Fondana ha riproposto all'amministrazione comunale "l'attuazione delle ronde cittadine, richiesta già presentata da tempo sulla scorta di centinaia di firme raccolte fra tanti onesti cittadini, stufi di subire continuamente tali soprusi". Per testimoniare la gravità della situazione, gli esponenti di destra hanno dato un ultimatum: "A meno che non si voglia ricorrere, anche nella nostra città, al rimedio di farsi giustizia da soli, con ovvie pericolose ed imprevedibile conseguenze".
Riccardo Antonilli

mercoledì 27 luglio 2011

Sanatorie false, sequestrato il Maury's

Abusivismo edilizio a Fondi, la Guardia di Finanza sequestra il Maury’s. La struttura realizzata su 1700 metri quadri in cui trova spazio il megastore di casalinghi, per gli inquirenti sarebbe abusiva. Sono stati i baschi verdi del gruppo di Formia, guidati dal maggiore Luca Brioschi, nella mattinata di ieri a dare esecuzione ad un provvedimento d’urgenza, emesso dalla Procura della Repubblica di Latina a firma del pubblico ministero Olimpia Monaco, con il quale è stato disposto il sequestro dell’immobile commerciale di via Diversivo Acquachiara. L’immobile che ospita la rivendita della catena di negozi di prodotti per la casa, sarebbe stato illecitamente costruito e successivamente «sanato» con atti illegittimi. L’attività investigativa delle fiamme gialle, rivolta in particolar modo al controllo economico del territorio e al contrasto dei reati in materia ambientale e di abusivismo edilizio, ha permesso di acclarare che il capannone, costruito negli anni ‘90 senza i prescritti titoli abitativi e non tenendo conto dei vincoli paesaggistici, era stato «sanato» anche grazie a false autocertificazioni e determine dirigenziali, tramutandone la reale destinazione d’uso da semplice «magazzino e servizi» ad «attività commerciale». Tre responsabili sono stati deferiti all’autorità giudiziaria per i reati di abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Si tratta dell’ex comandante della Polizia municipale, il generale della Finanza a riposo, Franco Attardi, del dirigente del settore urbanistica del Comune di Fondi, Gianfranco Mariorenzi e il titolare del negozio. Il valore stimato della struttura sotto sequestro ammonta a circa 3 milioni di euro. Un’operazione che arriva poche ore prima dall’approvazione in consiglio comunale del Piano del commercio, uno strumento utile a «fare ordine». Per arrivare a redigere il documento e dopo le polemiche degli esercenti, per i sei mesi appena trascorsi il Comune ha sospeso le licenze ai megastore. Tra questi c’è la catena Lidl, che avrebbe voluto aprire a Fondi e, visto il diniego giunto da Palazzo, è anche ricorsa al Tar.
Intanto, già dal pomeriggio di ieri, i dipendenti del megastore rimasti improvvisamente senza lavoro hanno messo in piedi una manifestazione di protesta con tanto di striscioni.
Riccardo Antonilli

lunedì 25 luglio 2011

Fondi, terra di abusi e nessun abbattimento

Nonostante l’assenza della Goletta intesa come imbarcazione, fermata da un guasto, la storica campagna dell’associazione ambientalista è andata avanti. Ed è significativo che ieri mattina l’iniziativa sia passata per Sant’Anastasia, praticamente davanti al campeggio sequestrato per lottizzazione abusiva. Ma non è solo il Sant’Anastasia ad interessare il presidente regionale di Legambiente, Lorenzo Parlati, e soci.

Nel dossier “Coste Negate” c’è, ad esempio, l’area su cui sorgeva l’ecomostro dell’Isola dei Ciurli, ancora chiusa, ci sono gli abusi sulle sponde del lago, e i villini del residence La Selva. C’è soprattutto un dato: su 90 abusi accertati a Fondi nel 2009, le demolizioni sono state pari a zero. I dati, forniti dalla Regione Lazio, permettono di sapere che nel periodo 2004/2009, Fondi si colloca al 5° posto dei comuni del Lazio per numero di abusi rilevati, con 662 illeciti edilizi, ovvero il 3,10% del totale regionale. Un peso, che aumenta ancora di più, se raffrontato con il dato della provincia di Latina, per cui il comune fondano pesa per il 28,5% sul totale degli abusi commessi negli ultimi 5 anni. Andiamo ad analizzare alcuni “casi”. La vicenda del camping Santa Anastasia è la storia paradigmatica di numerosi campeggi che sorgono sullo splendido litorale fondano. La struttura, nasce come campeggio, per poi trasformarsi, nel corso degli anni, in un vero e proprio villaggio turistico. 13 ettari di fascia costiera, urbanizzati, che hanno via via soppiantato tende e roulotte. Ed ecco, dunque, che lo scorso 20 aprile, gli uomini del Nucleo investigativo della forestale, su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica di Latina, hanno fatto scattare i sigilli alla struttura, ipotizzando il reato di lottizzazione abusiva. Ad inizio maggio, poi, il sequestro dell'intera struttura viene convalidato dal gip di Latina Nicola Iansiti e successivamente, a fine maggio, il Tribunale del Riesame respinge il ricorso della proprietà. Ed il 7 giugno la magistratura chiude l'inchiesta, ribadendo, così l'ipotesi accusatoria formulata lottizzazione abusiva, nei confronti del titolare della struttura. L'abusivismo fondano non si caratterizza solo per l'aggressione al litorale, ma passa anche attraverso le colate di cemento ai danni del Lago di Fondi. Nonostante il Lago sia un Monumento naturale, inserito nel Parco dei Monti Ausoni, è ancora vittima di aggressioni. L'ultima, in ordine di tempo, è dello scorso 24 maggio, quando i militari delle Guardia di Finanza di Fondi, su segnalazione pervenuta dai loro colleghi della sezione aerea di Pratica di Mare, nell'ambito di un'operazione volta al contrasto del dilagante abusivismo edilizio, hanno individuato due capannoni di 1000 metri cubi ciascuno, del tutto abusivi.

Incendia l'auto della ex, arrestato

Lasciato dalla compagna , le incendia la macchina. Protagonista del terribile episodio il 29enne di Trentola Ducenta, ma di fatto domiciliato a Fondi, Massimo Gallucci. L'uomo, intorno alla mezzanotte di ieri, dopo un pomeriggio trascorso a discutere animatamente, ha dato fuoco alla vettura dell'ex.

La Peugeot 306 era posteggiata sotto l'abitazione della donna, in via Capua, traversa di via Arnale Rosso. Il Gallucci è passato a bordo di uno scooter e dopo aver cosparso la vettura di liquido infiammabile, le ha dato fuoco, per poi fuggire via. Immediatamente sul posto sono giunti i Falchi della Protezione civile di Fondi che hanno domato le fiamme. Allertati da alcuni passati, gli agenti del commissariato di Polizia di Fondi si sono messi subito sulle tracce del 35enne, fermandolo poco dopo in via stazione. Condotto il commissariato, il Gallucci è stato arrestato e trasferito, nella tarda mattinata, presso il carcere di Latina. A suo carico è stato formulato il reato di “incendio doloso”. Il 29enne è stato anche contravvenzionato ai sensi del codice della strada, poiché il mezzo utilizzato per commettere il reato, era privo di copertura assicurativa obbligatoria.

domenica 26 giugno 2011

A Itri la cava della discordia

Da un lato ci sono i cittadini che continuano a riunirsi, a lamentare i disagi; dall’altro c’è la società che gestisce la cava e che di problemi non ne vede, anzi è passata addirittura alle vie legali. La cava è la San Pellegrino di Itri, la società la Unicalce e il ricorso riguarda il cosiddetto "Piano rumore", approvato nella passata consiliatura dalla massima assise comunale. Un documento che stabilisce le regole cui la cava deve attenersi per non provocare inquinamento acustico e di altro genere. Nonostante le determinazioni del Comune (messe in discussione dall’azienda), gli abitanti delle contrade San Gennaro, Campoli, San Martino, Sant'Angelo, Calabretto spesso hanno dato vita ad assemblee pubbliche in cui hanno presentato i problemi relativi all’inquinamento acustico, alle problematiche ambientali generate dalla cava e dalle polveri che si sollevano con l’estrazione, raccogliendo pareri anche di professionisti. La società, invece, qualche tempo fa ha risposto anche tramite mezzi d’informazione, spiegando che non c’è di che preoccuparsi e annunciando il ricorso alle vie legali contro qual piano che, naturalmente, limita la libertà di lavoro nell’impianto. "La cava – si legge in una nota - non produceva fumo ma solo vapore acqueo. La nostra azienda cura con particolare attenzione tutte le problematiche che riguardano l'ambiente, la sicurezza e il rapporto con tutta la cittadinanza". Rassicurazioni del tutto legittime, che però poco servono alle centinaia di cittadini delle contrade confinanti con l’impianto. In molti si sono rivolti anche ad associazioni ambientaliste, Legambiente su tutte, per dimostrare che i livelli di inquinamento (acustico e ambientale) sono insostenibili per molti. Altro fatto che turba le notti degli itrani riguarda l’estrazione. Nei decenni passati sotto un’altra gestione, la cava lavorava a ritmi definiti da molti "accettabili"; negli ultimi anni, invece, la montagna sta letteralmente sparendo. Tanto che a Itri qualcuno parla di ecomostro, proprio per come l’impianto ha ridotto la zona.
Riccardo Antonilli

giovedì 23 giugno 2011

Sperlonga, sequestrati due autovelox

Due autovelox in dotazione all’amministrazione comunale di Sperlonga sono
stati sequestrati ieri mattina dalla polizia stradale di Latina. Le due
postazioni si trovano lungo la Flacca, in prossimità della galleria di
Sperlonga, in entrambi i sensi di marcia. Il sequestro è stato disposto
dalla Procura di Latina nell’ambito di un’indagine tuttora in corso relativa
ad alcune irregolarità delle postazioni riscontrate dagli investigatori.
"Il settore Polizia locale e l’amministrazione comunale, subito dopo la
notifica degli atti, - spiega la responsabile del settore, Alessandra Faiola
- si sono messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, attivandosi nel
frattempo di conoscere i dettagli che hanno portato l’organo inquirente
ad emettere il dispositivo di sequestro preventivo degli autovelox. Si
conferma, in ogni modo, la bontà delle procedure amministrative fino ad
oggi eseguite, improntate sempre nel massimo rispetto della legge e delle
circolari ministeriali applicative che regolano la complessa materia".
Non è prima volta che la questione autovelox di Sperlonga finiscono al
centro del dibattito. A ottobre 2010 il giudice di pace di Fondi annullò
circa 150 multe e condannò il Comune al risarcimento. Immediatamente arrivò
la risposta del sindaco sperlongano, Rocco Scalingi che bollò la sentenza
come: "Piena zeppa di formalismi e tecnicismi senza né capo né coda". "La
decisione del giudice di pace – aveva proseguito il primo cittadino - contrasta
in pieno con il lavoro di altre istituzioni territoriali, che in questi
anni hanno prodotto impegno e investito risorse economiche importanti".
Anche la stessa Faiola e l’allora assessore alla Polizia municipale, Joseph
Maric, intervennero per difendere l’operato dell’ente comunale.
Riccardo Antonilli