Incendio doloso ai danni un'ambulanza a Itri. Il mezzo dell'associazione di volontariato Pubblica Assistenza Sud Pontino è andato semi distrutto. La scorsa notte, poco dopo le due, ignoti hanno forzato il portellone dell'ambulanza e hanno appiccato il fuoco dall'interno. Proprio dai segni della forzatura è stata acclarata, fin da subito, la natura dolosa del rogo. Sul posto, oltre ai Vigili del Fuoco di Gaeta, i carabinieri della stazione di Itri, che stanno indagando sul gravissimo episodio. A lanciare l'allarme un giovane che risiede nelle vicinanze della sede associativa. Le fiamme che si sono propagate dal mezzo hanno messo a rischio anche la sicurezza nella palazzina di tre piani in cui trova posto, al pianterreno, la Pubblica Assistenza Sud Pontino. Il mezzo oggetto dell'attentato, era posteggiato nella sede, situata alle spalle di via Civita Farnese, in una zona centrale di Itri. I Vigili del Fuoco hanno operato per circa due ore. Alla fine c'è stato poco da fare per l'ambulanza, il cui interno è andato completamente distrutto, danni anche per la palazzina, la cui facciata è stata annerita. La Pubblica Assistenza è una realtà no profit che conta una cinquantina di soci, presieduta da Francesca Verona, una giovane itrana. L'associazione, affiliata all'Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) è impegnata principalmente in corsi di aggiornamento infermieristico. Ma non solo, si occupa anche di trasferimenti, assistenza a manifestazioni ed eventi, e prestazioni infermieristiche a domicilio. Un episodio gravissimo, su cui stanno indagando i militari guidati dal maresciallo Giovanni Persico. Nessuna pista, al momento, può essere esclusa. Anche i responsabili non sanno spiegarsi l'accaduto. Un dato è risultato evidente da subito: si tratta di una vendetta. Ora bisognerà chiarire se nei confronti dell'associazione in se o se verso qualcuno dei soci.
Riccardo Antonilli
lunedì 6 dicembre 2010
Sesso nel giardino del convento, arrivano i carabinieri
Stavano facendo sesso nel giardino del convento dei padri passionisti a Itri, quando sono stati sorpresi dai carabinieri. Protagonisti della vicenda un ragazzo e una ragazza del posto, accompagnati da un'amica che faceva da «palo». I tre si sono introdotti nella proprietà passando dal cancello rotto, poi la coppia si è appartata, mentre la seconda ragazza è rimasta ferma all'ingresso. Un luogo isolasto, abbastanza grande da non essere visti. Dev'essere stato questo il pensiero dei giovani che hanno scelto proprio il giardino di un luogo sacro per cercare un po' di intimità. Un posto che si è rivelato troppo tranquillo, visto che i loro movimenti hanno insospettito alcuni vicini, che, pensando si potesse trattare di malintenzionati, hanno immediatamente allertato i carabinieri della locale stazione. I militari si sono precipitati sul posto e hanno sorpreso i due in atteggiamento intimo. Avvisati dell'accaduto, i padri passionisti hanno deciso di non sporgere denuncia, ma, al contempo, padre Mario Corvino si è impegnato a parlare con i genitori dei giovani itrani protagonisti dello spiacevole episodio. L'obiettivo è stato quello di chiedere ai familiari di prestare maggiore attenzione ai figli, di ascoltarli e seguirli. Eppure, nonostante le buone intenzioni, gli è capitato anche di essere insultato da uno dei genitori dei giovani. Un atteggiamento a cui i passionisti sono loro malgrado abituati. Già in passato si sono trovati di fronte l'ostilità di parenti di persone in difficoltà per problematiche di altro tipo, nonostante i toni pacati adoperati. Un episodio, quello della scorsa notte, generato fodamentalmente dall'incoscienza e dalla voglia di trasgredire dei tre giovanissimi. Senza ombra di dubbio l'intervento dei militari e la vergogna di essere sorpresi, in futuro li farà riflettere prima di ripetere azioni simili.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Sperlongano derubato micaccia il suicidio
Si stava recando a Frosinone per effettuare dei pagamenti per la ditta per cui lavora. Un 48enne, piccolo artigiano di Sperlonga, però, ha deciso di prendersi un caffè sulla Monti Lepini. E' bastato un attimo di distrazione, perché qualcuno notando la valigetta la sottraesse al legittimo proprietario. All'interno c'erano parecchi soldi, ma soprattutto denaro di proprietà dell'azienda. Appena si è reso conto dell'accaduto, lo sperlongano è entrato nel panico. Ha minacciato di suicidarsi, e a poco sono servite le rassicurazioni dei presenti. Poi, è salito a bordo della sua vecchia Skoda e ha iniziato a vagare, fino ad imboccare senza una meta l'autostrada per Roma. Una situazione delicata e terribilmemnte pericolosa, con un uomo che minaccia di suicidarsi al volante della sua vettura. I presenti, quindi, hanno provveduto ad allertare le forze dell'ordine e a scongiurare una possibile tragedia. Il pronto
intervento della sottosezione A1 della Polizia stradale di Frosinone ha fatto sì che il 48enne fosse rintracciato e bloccato all'altezza di Anagni. Anche in presenza degli agenti l'artigiano non è riuscito a recuperare lucidità, restando in stato confusionale e minacciando il suicidio. Tanto che è stata contattata la consorte, che, giunta sul posto, ha rincuorato l'uomo. Gli stessi agenti agli ordini del sostituto comandante Fabrizio Di Giovanni hanno chiamato il titolare della ditta, spiegandogli quanto accaduto. Quest'ultimo sembra aver capito la situazione e quanto la distrazione sia costata, anche se non in termini economici, al suo impiegato. I poliziotti hanno poi fatto una colletta per permettere alla coppia di rientrare a Sperlonga.
Riccardo Antonilli
intervento della sottosezione A1 della Polizia stradale di Frosinone ha fatto sì che il 48enne fosse rintracciato e bloccato all'altezza di Anagni. Anche in presenza degli agenti l'artigiano non è riuscito a recuperare lucidità, restando in stato confusionale e minacciando il suicidio. Tanto che è stata contattata la consorte, che, giunta sul posto, ha rincuorato l'uomo. Gli stessi agenti agli ordini del sostituto comandante Fabrizio Di Giovanni hanno chiamato il titolare della ditta, spiegandogli quanto accaduto. Quest'ultimo sembra aver capito la situazione e quanto la distrazione sia costata, anche se non in termini economici, al suo impiegato. I poliziotti hanno poi fatto una colletta per permettere alla coppia di rientrare a Sperlonga.
Riccardo Antonilli
domenica 21 novembre 2010
A fuoco i camion dei giostrai
A fuoco i camion dei giostrai. Intorno alle 16 e 30 di ieri pomeriggio ignoti hanno appiccato il rogo ad un camion posteggiato in via Mola Santa Maria, alle spalle del cantiere del nuovo Teatro comunale. L'incendio che ha coinvolto dall'esterno la cabina del mezzo, ha attecchito anche ad un secondo camion posteggiato lì accanto. Sul posto, allertati da alcuni passanti, sono giunti i Falchi della Protezione civile del presidente Mario Marino e i Vigili del Fuoco che hanno operato a lungo per domare il rogo. Nel parcheggio anche la Polizia municipale e gli agenti del locale commissariato di Polizia, guidati dal vice questore Massimo Mazio, a cui sono affidate le indagini. Nessun innesco è stato rinvenuto. I proprietari dei camion carichi di giostre che erano posteggiati stabilmente nel parcheggio, giunti sul posto, hanno riferito agli agenti di non aver mai ricevuto minacce. Un fatto inspiegabile per loro quello di ieri. Ma per il momento nessuna ipotesi è da escludere. Accertata la natura dolosa del rogo, resta da capire se si tratti si un atto vandalico portato a termine da qualche irresponsabile o di qualcos'altro. Un avvertimento o una vendetta. Solo gli accertamenti degli agenti del commissariato potranno chiarire come sono andati realmente i fatti. Il luogo isolato, alle spalle del nuovo teatro in fase di costruzione, ha permesso all'autore o agli autori di agire indisturbati prima di dileguarsi.
R.A.
R.A.
Arresto di Iovine, l'ex vice questore di Fondi Tocco tra i protagonisti
Tra i protagonisti dell'arresto del super latitante Antonio Iovine c'era anche Alessandro Tocco, attuale dirigente del commissariato di Casal di Principe e già dirigente del commissariato di Fondi. Il vice-questore si è formato all'Accademia di Polizia di Roma. Prima di arrivare a Formia, Tocco aveva diretto per circa due anni, come detto, la Polizia fondana. In precedenza aveva guidato per quattro anni la squadra mobile di Rovigo e per un altro quadriennio quella di Isernia. Poi il lavoro nel regno dei casalesi. Ruolo delicato, che Tocco svolge con l'incisività e la professionalità che lo hanno sempre contraddistinto. E nello storico risultato raggiunto con l'arresto di Iovine, c'è una buona parte di merito suo e degli uomini da lui diretti. L'associazione Caponnetto, nel ringraziare i poliziotti ed in particolare Tocco, commenta: "Ora resta Zagaria, ma esultiamo lo stesso perché questo rappresenta un durissimo colpo alla mafia militare, quella più feroce e sanguinaria. Restano intatte, purtroppo, quella economica e politica, contro le quali occorrono anni ancora di impegno e di lotta serrata, mafie i cui tentacoli si estendono anche sulla nostra Regione. Ma questa amara constatazione non può affatto scalfire la nostra fiducia in questi uomini coraggiosi che rischiano la loro vita per assicurare a tutti noi spazi di vivibilità civile".
martedì 2 novembre 2010
"Parchi come Polverini comanda"
Parla di "Parchi azienda" e di Renata Polverini in veste di "amministratore delegato". Angelo Bonelli, presidente nazionale e capogruppo in Regione dei Verdi, se la prende con le procedure per le nomine dei direttori dei Parchi. Procedure, a suo dire, "stravolte" dalla governatrice regionale. Il tutto nasce da una circolare «che invita i commissari dei Parchi a decidere in ‘splendida solitudine' la terna di personalità tra le quali deve essere scelto il direttore». E nel territorio pontino di Parchi ce ne sono ben tre: Ausoni, Aurunci e Riviera D'Ulisse. Il primo guidato dal commissario Federico Carnevale, il secondo da Iris Volante ed il terzo da Cosmo Mitrano, che secondo quanto disposto potranno nominare la terna senza troppe preoccupazioni. "Si tratta - attacca Bonelli - dell'ennesima applicazione del ‘metodo Polverini' che ha scambiato la Regione Lazio per un'azienda dove il presidente e il proprio consiglio d'amministrazione (in questo caso la giunta) decidono per il ‘bene dell'azienda'. Voglio ricordare alla Polverini - continua - che in democrazia esistono delle regole che devono essere rispettate. Nel caso dei Parchi la legge parla chiaro: le terne per le nomine devono essere identificate dal presidente del consiglio direttivo (una persona) e dal consiglio direttivo (due persone) nel quale siedono, guarda caso, i rappresentanti degli enti locali, delle associazioni agricole e di quelle ambientaliste". Bonelli, poi, anticipa la governatrice: "Già sappiamo che la scusa per fare ciò che addurrà la Polverini è quella dei tempi, cosa che è assolutamente inaccettabile perché la presidente ha avuto tutto il tempo e tutti gli strumenti istituzionali per avviare i processi corretti a norma di legge tesi a identificare i nuovi dirigenti dei parchi. Per questa ragione riteniamo che si tratti o di malafede (si vogliono imporre persone gradite e organiche al centrodestra senza sentire tutti gli attori interessati) oppure sciatteria istituzionale (e allora non si è adatti a governare). Per evitare questo grave vulnus alla democrazia - conclude l'esponente dei Verdi - abbiamo diffidato la presidente Polverini, con i consiglieri regionali Ivano Peduzzi, Fabio Nobile, Filiberto Zaratti, Luigi Nieri, Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita dal procedere nelle nomine dei direttori dei parchi con queste modalità e siamo pronti a fare una durissima opposizione".
R.A.
R.A.
Condannato l'imprenditore "giustiziere"
Condannato a tre anni e sei mesi, con rito abbreviato, «l'imprenditore giustiziere» Gavino Palitta, che, a maggio scorso, sequestrò e torturò due suoi dipendenti all'interno della sua falegnameria di Monte San Biagio. Il tutto per un sospetto. Il 50enne, infatti, cercò in questo modo di estorcere alle due vittime l'ammissione del furto di un suo furgone. Tentativo inutile, visto che i due non c'entravano nulla. Per riuscirci si fece aiutare da altri due operai rumeni, tra cui Roman Iulian, che ha patteggiato la pena a 2 anni e sei mesi. La posizione dell'altro complice è stata stralciata nel corso del procedimento. Alla fine il folle episodio non sfociò in tragedia grazie all'intervento dei carabinieri della stazione di Monte San Biagio e del Norm di Terracina. Per Palitta, difeso dall'avvocato Enzo Biasillo, e per Iulian, difeso da Ivan Ilardo, i capi d'imputazione erano sequestro di persona ed estorsione. Caduta l'accusa formulata a loro carico in un primo momento: tentato omicidio. Ieri in aula il pm Gregorio Capasso; il Gup che ha deciso le pene, Tiziana Coccoluto.
Tutto era iniziato con una denuncia ai carabinieri da parte del Palitta: alcuni ladri gli avevano portato via un furgone Ducato che lui utilizzava per lavoro. Ai militari l'uomo aveva riferito di avere sospetti su chi gli avesse fatto sparire il mezzo. Anzi, visto quanto accaduto qualche ora più tardi, più che di sospetti si dovrebbe parlare di certezze. Sbagliate, ma pur sempre certezze. Tanto che, impaziente della «soluzione», si era messo lui stesso al lavoro. Così, il pomeriggio stesso, aveva convinto i dipendenti più adulti a dare una lezione ai colleghi più giovani, ritenuti i responsabili del furto. Una lezione a dir poco crudele e che ha lasciato senza dubbio, tracce indelebili nelle vittime. Entrambi i ragazzi infatti erano stati rinchiusi nei locali dell'azienda, picchiati, legati e impauriti a morte con una lama da dieci centimetri con la quale i tre avrebbero anche effettuato un maldestro tentativo di taglio del lobo. Poi con una corda, passata attorno al collo delle vittime fatte salire su uno sgabello e tirate su, avevano continuato nella terribile tortura nel tenataivo di farli parlare ed ammettere il furto. Una confessione mai ottenuta. Per i due la salvezza era arrivata grazie ad un attimo di distrazione dei tre aguzzini. Una delle vittime era riuscita a chiamare il 112 con il suo cellulare e così l'incubo era finito grazie all'intervento dei militari dell'Arma.
Riccardo Antonilli
Tutto era iniziato con una denuncia ai carabinieri da parte del Palitta: alcuni ladri gli avevano portato via un furgone Ducato che lui utilizzava per lavoro. Ai militari l'uomo aveva riferito di avere sospetti su chi gli avesse fatto sparire il mezzo. Anzi, visto quanto accaduto qualche ora più tardi, più che di sospetti si dovrebbe parlare di certezze. Sbagliate, ma pur sempre certezze. Tanto che, impaziente della «soluzione», si era messo lui stesso al lavoro. Così, il pomeriggio stesso, aveva convinto i dipendenti più adulti a dare una lezione ai colleghi più giovani, ritenuti i responsabili del furto. Una lezione a dir poco crudele e che ha lasciato senza dubbio, tracce indelebili nelle vittime. Entrambi i ragazzi infatti erano stati rinchiusi nei locali dell'azienda, picchiati, legati e impauriti a morte con una lama da dieci centimetri con la quale i tre avrebbero anche effettuato un maldestro tentativo di taglio del lobo. Poi con una corda, passata attorno al collo delle vittime fatte salire su uno sgabello e tirate su, avevano continuato nella terribile tortura nel tenataivo di farli parlare ed ammettere il furto. Una confessione mai ottenuta. Per i due la salvezza era arrivata grazie ad un attimo di distrazione dei tre aguzzini. Una delle vittime era riuscita a chiamare il 112 con il suo cellulare e così l'incubo era finito grazie all'intervento dei militari dell'Arma.
Riccardo Antonilli
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