martedì 21 ottobre 2008

Raccolta differenziata, la protesta dei lavoratori

L’altra faccia della “brillante” raccolta differenziata del comune di Itri viene fuori grazie alla Cgil - Funzione Pubblica che ha indetto uno sciopero di tre giorni per chiedere adeguamenti salariali e più sicurezza. La differenziata del comune aurunco è curata dalla cooperativa Prisma, i cui dipendenti, già ad aprile, avevano protestato senza ottenere risultati. Ora, in una nota rivolta al sindaco di Itri, al prefetto e al presidente della cooperativa , la Cgil spiega che “l’assemblea dei lavoratori ha stigmatizzato l’inaccettabile atteggiamento adottato dall’amministrazione comunale che, sebbene più volte sollecitata, ha evitato fino ad oggi di convocare le parti per riprendere il confronto necessario per completare l’adeguamento delle retribuzioni all’applicazione del contratto nazionale vigente”. Per questo, nelle giornate di giovedì 30, lunedì 3 e martedì 4 novembre è stato proclamato lo stato di agitazione.
R.A.

Il Consiglio boccia il bilancio del Parco

Per la prima volta in dieci anni il consiglio del Parco Naturale dei Monti Aurunci ha respinto il Bilancio di previsione. L'atto, bocciato dall’assemblea composta dai rappresentanti dei comuni afferenti all’ente naturalistico e della provincia, riguarda il bilancio di previsione 2009 e il piano pluriennale 2009. Un voto che non ha valore deliberativo, ma è il chiaro segnale che qualcosa non ha convito i rappresentanti della comunità. “Si tratta – spiegano i consiglieri Claudio Cardogna, Raffaele Mancini e Onorato Di Manno - di un fatto di indubbio significato politico perché è la prima volta che il massimo documento operativo della struttura viene bocciato dall'espressione dei rappresentanti dei comuni, nomi, perciò, suffragati dal voto popolare. Il nostro no – sottolineano – vuole suonare come la bocciatura della politica di un Parco che non ha contatti con il teorico referente principale, i comuni. Altro serio motivo della nostra contrarietà – concludono - è il fatto che il Piano Regolatore del Parco, già adottato nella passata gestione, stia ancora fermo, rendendo acefala una istituzione priva di indirizzo operativo".
R.A.

sabato 18 ottobre 2008

Parisella risponde a Rifondazione: "Attacchi strumentali"

Mentre, diversamente da quanto ci si aspettava in città, la proposta di scioglimento del consiglio comunale di Fondi non è approdata nel consiglio dei Ministri di ieri mattina, il sindaco Luigi Parisella risponde alle dichiarazioni rilasciate sul “caso Fondi”, nei giorni scorsi, da Ivano Peduzzi e Dario Gargiulo, rispettivamente capogruppo regionale e responsabile della commissione provinciale legalità di Rifondazione Comunista. “La logica aberrante di costoro - risponde Parisella - parte dalla circostanza dagli stessi dichiarata alla stampa che siccome “nel territorio pontino la presenza della criminalità organizzata si allarga a macchia d’olio”, l’atto di scioglimento del consiglio comunale di Fondi significa dare un segnale chiaro ai cittadini sull’indirizzo del governo in tema di criminalità organizzata. Come dire: Fondi deve essere di esempio per tutti, a prescindere dalle circostanze. Siamo al cospetto – sottolinea – di dichiarazioni che trovano modalità di cognizione dei fatti solo dalle cronache di stampa e non già dalla conoscenza fattuale degli atti ancora coperti dalla segretezza. Eppure, per costoro, che si professano campioni di legalità e di garantismo, non importa se gli organi governativi ed istituzionali decidenti in materia devono ancora effettuare le loro valutazioni di merito e quindi assumere le conseguenti decisioni”. Per il primo cittadino è in atto “un meschino ed infamante gioco trasversale di interessi politici e di potere, cha messo da mesi e mesi una città laboriosa in stato d’assedio, prendendo spunto da vicende ben circoscritte e che avrebbero dovuto già da qualche anno trovare il naturale sbocco nell’ambito della giustizia penale, poiché di questo si tratta, di violazioni, di reati di ordine penale che configurano dirette responsabilità”.
Riccardo Antonilli

Droga in casa, Grossi si difende: "Era per uso personale"

Resta in carcere il 46 enne fondano Antonio Grossi. L’uomo è stato arrestato dai carabinieri per aver creato, nell’orto di casa, una piantagione di marijuana. Il 46enne, ieri mattina, ascoltato dal Gip, Nicola Iansiti, alla presenza del proprio legale Maurizio Forte, si è difeso sostenendo che la coltivazione era per uso personale. Una risposta che deve aver sconcertato gli inquirenti. Va considerato, infatti, che il fondano, pluripregiudicato, ha piantato e cresciuto, con estrema cura, un centinaio di piante di marijuana accanto alla propria abitazione in via Giovanni Tribuzio, in contrada San Magno a Fondi. Tra limoni e aranci i carabinieri, all’alba di mercoledì, hanno rinvenuto «piante illecite» dell’altezza di sei metri, coltivate all’aria aperta e senza troppe precauzioni. Anzi i carabinieri hanno notato come le piante erano perfettamente curate e sorrette da corde in nylon per agevolarne la crescita. Inoltre, hanno appurato che l’arrestato aveva sistemato i tubi irrigatori con gocciolatoi che erogavano acqua a ciascuna delle piante. I militari, infine, hanno rinvenuto all’interno dell’abitazione del 46 enne due damigiane piene di «erba» già tagliata ed essiccata, altri 70 rami di pianta in essiccazione e 3 bilance di precisione, adoperate per il peso della sostanza. La particolarità dell’operazione, proseguita per l’intera giornata, è riscontrabile nelle modalità di sequestro della droga. Trattandosi di piante rigogliose, i militari, con l’ausilio di alcuni operai del comune, hanno iniziato a sradicarle già dal primo mattino e hanno finito solo intorno alle 16.00. Le dimensioni e il numero degli esemplari ha richiesto l’intervento di un camion, con cui le piante sono state trasportate fino al Mof. Solo lì, infatti, è stato possibile trovare delle bilance adatte a pesare il quantitativo di droga posto sotto sequestro. Dopo lunghe ore passate tra l’orto dell’arrestato e il Mof, i militari sono riusciti a quantificare la marijuana sequestrata in 761,700 chilogrammi. Che Grossi sostiene fosse per uso personale.
Riccardo Antonilli

giovedì 16 ottobre 2008

Otto quintali di droga in casa

Una vera e propria piantagione di marijuana nell’orto di casa. Questo è quello che hanno scoperto, a seguito di una lunga indagine, i carabinieri della stazione di Fondi con il supporto dei colleghi della compagnia di Gaeta. Ieri mattina, decine di militari hanno portato a termine un blitz a carico del 46 enne fondano Antonio Grossi. L’uomo, pluripregiudicato, ha piantato e cresciuto, con estrema cura, un centinaio di piante di marijuana accanto alla propria abitazione in via Giovanni Tribuzio, in contrada San Magno a Fondi. Tra limoni e aranci i carabinieri hanno rinvenuto «piante illecite» dell’altezza di sei metri, coltivate all’aria aperta e senza troppe precauzioni. Anzi i militari hanno notato come le piante erano perfettamente curate e sorrette da corde in nylon per agevolarne la crescita. Inoltre, hanno appurato che l’arrestato aveva sistemato i tubi irrigatori con gocciolatoi che erogavano acqua a ciascuna delle piante. I carabinieri, infine, hanno rinvenuto all’interno dell’abitazione del 46 enne due damigiane piene di «erba» già tagliata ed essiccata, altri 70 rami di pianta in essiccazione e 3 bilance di precisione, adoperate per il peso della sostanza. Grossi è stato immediatamente arrestato e attualmente è detenuto nel carcere di Latina. L’operazione è proseguita per l’intera giornata, i militari, con l’ausilio di alcuni operai del comune, hanno iniziato a sradicare le piante già dal primo mattino e hanno finito solo intorno alle 16.00. Le dimensioni e il numero degli esemplari ha richiesto l’intervento di un camion, con cui le piante sono state trasportate fino al Mof. Solo lì, infatti, è stato possibile trovare delle bilance adatte a pesare il quantitativo di droga posto sotto sequestro. Dopo lunghe ore passate tra l’orto dell’arrestato e il Mof, i militari sono riusciti a quantificare la marijuana sequestrata in 761,700 chilogrammi. Un quantitativo enorme, che avrebbe fruttato all’uomo diversi milioni di euro. L’indagine dei carabinieri, quindi, ha permesso di bloccare l’immissione sul mercato di numerosi chili di marijuana. Un’operazione di grande rilevanza per un territorio come quello fondano, sempre più segnato dalla piaga della diffusione della droga, soprattutto tra i più giovani. Per capire la gravità del fenomeno basta riportare alla mente le decine di arresti, denunce e segnalazioni che riguardano ragazzi appena maggiorenni «beccati» dalle forze dell’ordine intenti a consumare, o peggio ancora, a spacciare droga.
Riccardo Antonilli

Scioglimento del consiglio "provvedimento urgente"

Dopo le accuse reciproche tra il sindaco Luigi Parisella e il circolo fondano del Partito Democratico, ora ad intervenire sulla delicata situazione della città di Fondi sono Ivano Peduzzi e Dario Gargiulo, rispettivamente capogruppo regionale e responsabile della commissione provinciale legalità di Rifondazione Comunista. «Nel territorio pontino la presenza della criminalità organizzata - spiegano - si allarga a macchia d’olio. In particolare, la pax mafiosa tra ‘ndrine calabresi e clan camorristici campani con l’aiuto di politici compiacenti ha trovato nell’area di Fondi il terreno fertile per incrementare i profitti derivanti da racket, traffico di stupefacenti e appalti. Una situazione evidenziata dalla magistratura con l’operazione Damasco e dalla commissione d’accesso, istituita a Fondi nel febbraio scorso. Adesso manca solo l’atto conclusivo. Chiediamo, quindi, - sottolineano - al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di accelerare la firma del decreto di scioglimento del consiglio comunale del comune pontino». Anche Rifondazione, quindi, si associa all’invito (riportato in un’interrogazione parlamentare) del senatore del Pd, Raffaele Ranucci. Una scelta quella di rivolgersi al Ministro che aveva spinto il sindaco a rispondere immediatamente. Un intervento quello di Ranucci che è stato giudicato dal primo cittadino «privo di qualsiasi fondamento logico e giuridico. Ranucci – ha proseguito Parisella - dovrebbe avere più rispetto delle istituzioni. Se lui ha concluso le indagini, se ha già condannato il comune, se si sostituisce agli inquirenti allora l’interrogazione ha un senso, mentre, in realtà, mi sembra solo un’intrusione fuori luogo che si commenta da se». «Firmare l’atto per il commissariamento del comune - aggiungono Peduzzi e Gargiulo - non solo significa dare un segnale chiaro ai cittadini sull’indirizzo del Governo in tema di criminalità organizzata. Ma vuol dire anche aprire uno scenario nuovo in tutto il sud pontino per il rispetto della legalità, della trasparenza amministrativa, della correttezza istituzionale. E’ fondamentale - proseguono - non abbassare la guardia: sarebbe un errore enorme sottovalutare gli insediamenti mafiosi in provincia di Latina. Per questo, siamo convinti che le dichiarazioni del presidente Armando Cusani facciano male al territorio e siano assolutamente fuorvianti rispetto alla realtà. I magistrati, infatti, hanno evidenziato un quadro agghiacciante sui rapporti tra politica e criminalità organizzata. Da diversi filoni d’indagine, dalla «Circeo Connection» alle inchieste della Direzione distrettuale antimafia, sono emersi legami tra esponenti locali di Forza Italia e affiliati al clan dei casalesi. Un unico filo conduttore unirebbe politici dei diversi comuni dell’area pontina, da San Felice Circeo a Minturno passando per Fondi, a settori economici gestiti dalla malavita. Un’organizzazione ramificata - concludono - con un potere tale da condizionare amministrazioni e centri di potere». Ancora polemiche e inviti, dunque, il tutto in attesa della decisioni definitive di chi di dovere sul comune di Fondi.
Riccardo Antonilli

mercoledì 15 ottobre 2008

Commissione, è scontro aperto "Condizionano il Ministro"

Il sindaco Luigi Parisella torna ad intervenire sulla delicata situazione della città di Fondi. Il primo cittadino si scaglia contro il Pd reo di aver «orchestrato un’incessante campagna mirata a ledere la stessa gerarchia costituzionale». Il riferimento è all’interrogazione presentata dal senatore Raffaele Ranucci e sottoscritta dal capogruppo del Pd Angela Finocchiaro, in cui si chiede al Ministro dell’Interno Roberto Maroni di accellerare l’iter per lo scioglimento del consiglio comunale. Per Parisella, in questo modo: «Si agisce e si opera con evidente incoerenza e manifesta parzialità di comportamenti e decisioni in materie delicate per la stessa dignità e onorabilità delle istituzioni. Occorre far luce su tutto questo. Anche se ogni legittima riflessione di ordine giuridico in ordine alle modalità di accesso della commissione prefettizia, a comportamenti incoerenti, alle violazioni sistematiche dell’art.326 cod. penale a seguito delle rivelazioni e indebite utilizzazioni dei segreti d’ufficio, alla manifesta inosservanza di altri principi costituzionali, sembrano cedere il passo a motivazioni esclusivamente di ordine politico. E’ intorno a tale aspetto strumentale - continua- che si sono coagulati forze ed interessi, che tentano di condizionare la libera ed autonoma decisione del Ministro dell’Interno». Accuse pesanti, dettate anche dalla consapevolezza che «i nodi veri verranno al pettine, a prescindere dalle pieghe e dalle conclusioni dei prossimi giorni. I cittadini sanno di essere stati amministrati dai loro legittimi rappresentanti e non da forze occulte. Le trasformazioni profonde, i grandi problemi affrontati in questi anni di duro lavoro - conclude - sono nella consapevolezza dei nostri concittadini, il cui vasto consenso ripetuto ormai in più elezioni non è solo l’espressione di una fiducia, ma è anche l’espressione di una sovranità e di una dignità che nessun disegno malefico e anti istituzionale di carattere contingente ed episodico potrà mai ledere e sovvertire». Immediata la risposta dei democratici fondani. «Il sindaco Parisella - spiegano dal circolo fondano del Pd - sta tentando in ogni modo di travisare i fatti gravissimi che si sono verificati nella nostra città e le responsabilità politiche sue e della sua giunta, così come sarebbero emerse dalle indagini della commissione d’accesso. Quando parliamo di responsabilità politiche ci riferiamo quantomeno ad una mancanza di controllo sui tentativi da parte della criminalità organizzata di condizionare la macchina amministrativa. Non necessariamente - sottolineano - imputiamo alla persona del sindaco o a membri della sua giunta, una responsabilità penale o di collusione diretta con personaggi o organizzazioni malavitose, ma chiediamo che sia lasciato al Ministro dell’Interno e al governo di centro-destra di Silvio Berlusconi l’apprezzamento degli elementi su collegamenti diretti o indiretti, onde evitare il consolidarsi del condizionamento della criminalità organizzata sull’attività amministrativa dell’ente locale».
Riccardo Antonilli