Resta in carcere il 46 enne fondano Antonio Grossi. L’uomo è stato arrestato dai carabinieri per aver creato, nell’orto di casa, una piantagione di marijuana. Il 46enne, ieri mattina, ascoltato dal Gip, Nicola Iansiti, alla presenza del proprio legale Maurizio Forte, si è difeso sostenendo che la coltivazione era per uso personale. Una risposta che deve aver sconcertato gli inquirenti. Va considerato, infatti, che il fondano, pluripregiudicato, ha piantato e cresciuto, con estrema cura, un centinaio di piante di marijuana accanto alla propria abitazione in via Giovanni Tribuzio, in contrada San Magno a Fondi. Tra limoni e aranci i carabinieri, all’alba di mercoledì, hanno rinvenuto «piante illecite» dell’altezza di sei metri, coltivate all’aria aperta e senza troppe precauzioni. Anzi i carabinieri hanno notato come le piante erano perfettamente curate e sorrette da corde in nylon per agevolarne la crescita. Inoltre, hanno appurato che l’arrestato aveva sistemato i tubi irrigatori con gocciolatoi che erogavano acqua a ciascuna delle piante. I militari, infine, hanno rinvenuto all’interno dell’abitazione del 46 enne due damigiane piene di «erba» già tagliata ed essiccata, altri 70 rami di pianta in essiccazione e 3 bilance di precisione, adoperate per il peso della sostanza. La particolarità dell’operazione, proseguita per l’intera giornata, è riscontrabile nelle modalità di sequestro della droga. Trattandosi di piante rigogliose, i militari, con l’ausilio di alcuni operai del comune, hanno iniziato a sradicarle già dal primo mattino e hanno finito solo intorno alle 16.00. Le dimensioni e il numero degli esemplari ha richiesto l’intervento di un camion, con cui le piante sono state trasportate fino al Mof. Solo lì, infatti, è stato possibile trovare delle bilance adatte a pesare il quantitativo di droga posto sotto sequestro. Dopo lunghe ore passate tra l’orto dell’arrestato e il Mof, i militari sono riusciti a quantificare la marijuana sequestrata in 761,700 chilogrammi. Che Grossi sostiene fosse per uso personale.
Riccardo Antonilli
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