A fuoco i camion dei giostrai. Intorno alle 16 e 30 di ieri pomeriggio ignoti hanno appiccato il rogo ad un camion posteggiato in via Mola Santa Maria, alle spalle del cantiere del nuovo Teatro comunale. L'incendio che ha coinvolto dall'esterno la cabina del mezzo, ha attecchito anche ad un secondo camion posteggiato lì accanto. Sul posto, allertati da alcuni passanti, sono giunti i Falchi della Protezione civile del presidente Mario Marino e i Vigili del Fuoco che hanno operato a lungo per domare il rogo. Nel parcheggio anche la Polizia municipale e gli agenti del locale commissariato di Polizia, guidati dal vice questore Massimo Mazio, a cui sono affidate le indagini. Nessun innesco è stato rinvenuto. I proprietari dei camion carichi di giostre che erano posteggiati stabilmente nel parcheggio, giunti sul posto, hanno riferito agli agenti di non aver mai ricevuto minacce. Un fatto inspiegabile per loro quello di ieri. Ma per il momento nessuna ipotesi è da escludere. Accertata la natura dolosa del rogo, resta da capire se si tratti si un atto vandalico portato a termine da qualche irresponsabile o di qualcos'altro. Un avvertimento o una vendetta. Solo gli accertamenti degli agenti del commissariato potranno chiarire come sono andati realmente i fatti. Il luogo isolato, alle spalle del nuovo teatro in fase di costruzione, ha permesso all'autore o agli autori di agire indisturbati prima di dileguarsi.
R.A.
domenica 21 novembre 2010
Arresto di Iovine, l'ex vice questore di Fondi Tocco tra i protagonisti
Tra i protagonisti dell'arresto del super latitante Antonio Iovine c'era anche Alessandro Tocco, attuale dirigente del commissariato di Casal di Principe e già dirigente del commissariato di Fondi. Il vice-questore si è formato all'Accademia di Polizia di Roma. Prima di arrivare a Formia, Tocco aveva diretto per circa due anni, come detto, la Polizia fondana. In precedenza aveva guidato per quattro anni la squadra mobile di Rovigo e per un altro quadriennio quella di Isernia. Poi il lavoro nel regno dei casalesi. Ruolo delicato, che Tocco svolge con l'incisività e la professionalità che lo hanno sempre contraddistinto. E nello storico risultato raggiunto con l'arresto di Iovine, c'è una buona parte di merito suo e degli uomini da lui diretti. L'associazione Caponnetto, nel ringraziare i poliziotti ed in particolare Tocco, commenta: "Ora resta Zagaria, ma esultiamo lo stesso perché questo rappresenta un durissimo colpo alla mafia militare, quella più feroce e sanguinaria. Restano intatte, purtroppo, quella economica e politica, contro le quali occorrono anni ancora di impegno e di lotta serrata, mafie i cui tentacoli si estendono anche sulla nostra Regione. Ma questa amara constatazione non può affatto scalfire la nostra fiducia in questi uomini coraggiosi che rischiano la loro vita per assicurare a tutti noi spazi di vivibilità civile".
martedì 2 novembre 2010
"Parchi come Polverini comanda"
Parla di "Parchi azienda" e di Renata Polverini in veste di "amministratore delegato". Angelo Bonelli, presidente nazionale e capogruppo in Regione dei Verdi, se la prende con le procedure per le nomine dei direttori dei Parchi. Procedure, a suo dire, "stravolte" dalla governatrice regionale. Il tutto nasce da una circolare «che invita i commissari dei Parchi a decidere in ‘splendida solitudine' la terna di personalità tra le quali deve essere scelto il direttore». E nel territorio pontino di Parchi ce ne sono ben tre: Ausoni, Aurunci e Riviera D'Ulisse. Il primo guidato dal commissario Federico Carnevale, il secondo da Iris Volante ed il terzo da Cosmo Mitrano, che secondo quanto disposto potranno nominare la terna senza troppe preoccupazioni. "Si tratta - attacca Bonelli - dell'ennesima applicazione del ‘metodo Polverini' che ha scambiato la Regione Lazio per un'azienda dove il presidente e il proprio consiglio d'amministrazione (in questo caso la giunta) decidono per il ‘bene dell'azienda'. Voglio ricordare alla Polverini - continua - che in democrazia esistono delle regole che devono essere rispettate. Nel caso dei Parchi la legge parla chiaro: le terne per le nomine devono essere identificate dal presidente del consiglio direttivo (una persona) e dal consiglio direttivo (due persone) nel quale siedono, guarda caso, i rappresentanti degli enti locali, delle associazioni agricole e di quelle ambientaliste". Bonelli, poi, anticipa la governatrice: "Già sappiamo che la scusa per fare ciò che addurrà la Polverini è quella dei tempi, cosa che è assolutamente inaccettabile perché la presidente ha avuto tutto il tempo e tutti gli strumenti istituzionali per avviare i processi corretti a norma di legge tesi a identificare i nuovi dirigenti dei parchi. Per questa ragione riteniamo che si tratti o di malafede (si vogliono imporre persone gradite e organiche al centrodestra senza sentire tutti gli attori interessati) oppure sciatteria istituzionale (e allora non si è adatti a governare). Per evitare questo grave vulnus alla democrazia - conclude l'esponente dei Verdi - abbiamo diffidato la presidente Polverini, con i consiglieri regionali Ivano Peduzzi, Fabio Nobile, Filiberto Zaratti, Luigi Nieri, Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita dal procedere nelle nomine dei direttori dei parchi con queste modalità e siamo pronti a fare una durissima opposizione".
R.A.
R.A.
Condannato l'imprenditore "giustiziere"
Condannato a tre anni e sei mesi, con rito abbreviato, «l'imprenditore giustiziere» Gavino Palitta, che, a maggio scorso, sequestrò e torturò due suoi dipendenti all'interno della sua falegnameria di Monte San Biagio. Il tutto per un sospetto. Il 50enne, infatti, cercò in questo modo di estorcere alle due vittime l'ammissione del furto di un suo furgone. Tentativo inutile, visto che i due non c'entravano nulla. Per riuscirci si fece aiutare da altri due operai rumeni, tra cui Roman Iulian, che ha patteggiato la pena a 2 anni e sei mesi. La posizione dell'altro complice è stata stralciata nel corso del procedimento. Alla fine il folle episodio non sfociò in tragedia grazie all'intervento dei carabinieri della stazione di Monte San Biagio e del Norm di Terracina. Per Palitta, difeso dall'avvocato Enzo Biasillo, e per Iulian, difeso da Ivan Ilardo, i capi d'imputazione erano sequestro di persona ed estorsione. Caduta l'accusa formulata a loro carico in un primo momento: tentato omicidio. Ieri in aula il pm Gregorio Capasso; il Gup che ha deciso le pene, Tiziana Coccoluto.
Tutto era iniziato con una denuncia ai carabinieri da parte del Palitta: alcuni ladri gli avevano portato via un furgone Ducato che lui utilizzava per lavoro. Ai militari l'uomo aveva riferito di avere sospetti su chi gli avesse fatto sparire il mezzo. Anzi, visto quanto accaduto qualche ora più tardi, più che di sospetti si dovrebbe parlare di certezze. Sbagliate, ma pur sempre certezze. Tanto che, impaziente della «soluzione», si era messo lui stesso al lavoro. Così, il pomeriggio stesso, aveva convinto i dipendenti più adulti a dare una lezione ai colleghi più giovani, ritenuti i responsabili del furto. Una lezione a dir poco crudele e che ha lasciato senza dubbio, tracce indelebili nelle vittime. Entrambi i ragazzi infatti erano stati rinchiusi nei locali dell'azienda, picchiati, legati e impauriti a morte con una lama da dieci centimetri con la quale i tre avrebbero anche effettuato un maldestro tentativo di taglio del lobo. Poi con una corda, passata attorno al collo delle vittime fatte salire su uno sgabello e tirate su, avevano continuato nella terribile tortura nel tenataivo di farli parlare ed ammettere il furto. Una confessione mai ottenuta. Per i due la salvezza era arrivata grazie ad un attimo di distrazione dei tre aguzzini. Una delle vittime era riuscita a chiamare il 112 con il suo cellulare e così l'incubo era finito grazie all'intervento dei militari dell'Arma.
Riccardo Antonilli
Tutto era iniziato con una denuncia ai carabinieri da parte del Palitta: alcuni ladri gli avevano portato via un furgone Ducato che lui utilizzava per lavoro. Ai militari l'uomo aveva riferito di avere sospetti su chi gli avesse fatto sparire il mezzo. Anzi, visto quanto accaduto qualche ora più tardi, più che di sospetti si dovrebbe parlare di certezze. Sbagliate, ma pur sempre certezze. Tanto che, impaziente della «soluzione», si era messo lui stesso al lavoro. Così, il pomeriggio stesso, aveva convinto i dipendenti più adulti a dare una lezione ai colleghi più giovani, ritenuti i responsabili del furto. Una lezione a dir poco crudele e che ha lasciato senza dubbio, tracce indelebili nelle vittime. Entrambi i ragazzi infatti erano stati rinchiusi nei locali dell'azienda, picchiati, legati e impauriti a morte con una lama da dieci centimetri con la quale i tre avrebbero anche effettuato un maldestro tentativo di taglio del lobo. Poi con una corda, passata attorno al collo delle vittime fatte salire su uno sgabello e tirate su, avevano continuato nella terribile tortura nel tenataivo di farli parlare ed ammettere il furto. Una confessione mai ottenuta. Per i due la salvezza era arrivata grazie ad un attimo di distrazione dei tre aguzzini. Una delle vittime era riuscita a chiamare il 112 con il suo cellulare e così l'incubo era finito grazie all'intervento dei militari dell'Arma.
Riccardo Antonilli
giovedì 28 ottobre 2010
Imprenditori agricoli in ginocchio
Le associazioni di categoria continuano a chiedere risposte alle istituzioni sulla grave crisi che sta interessando il settore agricolo. Ieri la Coldiretti Latina è scesa in piazza, nei giorni scorsi gli aderenti ad Altragricoltura si sono riuniti in assemblea. Il tutto per una crisi determinata dagli eventi socio-economici degli ultimi anni e dalla mancanza di politiche attuative a sostegno del comparto. Gli operatori, infatti, sono costretti a fronteggiare una pesantissima situazione di indebitamento generata dagli elevati costi di produzione, aggravata ulteriormente dalla spietata concorrenza di produttori di paesi terzi che immettono sul mercato nazionale grandi quantitativi di beni agroalimentari a costi assolutamente inferiori rispetto a quelli sopportati dai nostri produttori. A tal proposito i referenti locali de La Destra, Francesco Ciccone e Angelo Macaro rendono noto che i consiglieri regionali del partito, Francesco Storace e Roberto Buonasorte, con due mozioni, hanno di fatto chiamato in causa il consiglio regionale del Lazio e la presidente Polverini. Due interventi mirati, per accendere i riflettori sul periodo di drammatica crisi che sta attraversando il comparto. "Gli imprenditori, - spiegano Macaro e Ciccone - anziché essere sostenuti con incentivi ed aiuti statali, subiscono una vera e propria vessazione da parte degli istituti di recupero crediti come la Gerit, società privata che si occupa della riscossione di tasse e tributi, che intimano al pignoramento dei beni ed all'iscrizione di ipoteche ai danni dei contribuenti inadempienti, arrecando ulteriore danno a situazioni di criticità". L'obiettivo delle mozioni è stato quello di impegnare il presidente della giunta regionale ad attivare le procedure per l'emanazione del Decreto con il quale dichiarare lo stato di crisi del comparto agricolo e delle sue produzioni. Anche a livello locale La Destra non rimane a guardare. Nei prossimi giorni Macaro e Ciccone incontreranno il sindaco De Meo per avanzare alcune proposte, in particolare per l'attivazione a breve giro di posta di un percorso funzionale di filiera corta che possa correre in soccorso concreto dell'economia agricola cittadina e comprensoriale, favorendo il consumo di prodotti nostrani.
R.A.
R.A.
L'ex vice comandante della municipale assolto per la vicenda delle bufale
Assolto perché il fatto non sussiste. L'ex vice comandante della Polizia municipale di Fondi, Pietro Munno, difeso dall'avvocato Maurizio Forte, esce indenne dal processo che lo vedeva accusato per falso, abuso d'ufficio e omissione di atti d'ufficio. Il procedimento è nato in seguito a una denuncia presentata contro Munno dal proprietario di un terreno situato a Fondi. L'allora vice comandante della municipale doveva sequestrare l'appezzamento, ma, non avendo trovato il proprietario a cui notificare l'atto, ha proceduto a presentare una denuncia contro ignoti, portando avanti il sequestro. Sull'appezzamento c'erano numerose bufale appartenenti allo stesso proprietario del terreno. Munno, quindi, dispose lo spostamento dei capi di bestiame in un altro luogo. Una scelta infelice, perché le bufale furono rubate da ignoti. Tanto che il proprietario non ci pensò due volte a denunciare il vice comandante della municipale. Una denuncia ritenuta fondata tanto che si è arrivati fino al processo e alla sentenza di ieri. Tra l'altro si ricorda che nel corso del procedimento, l'avvocato difensore della parte offesa, Giulio Mastrobattista aveva depositato, ai sensi dell'articolo 236 del Codice di procedura penale (Documenti relativi al giudizio sulla personalità), le intercettazioni dell'inchiesta «Damasco» della Direzione distrettuale antimafia di Roma, in cui è coinvolto proprio Munno. Arrestato insieme all'ex comandante della municipale fondana, Dario Leone con altre 15 persone a luglio 2009. Per questa vicenda, completamente scollegata dai fatti per cui Munno è stato assolto ieri, è iniziato il processo proprio mercoledì scorso. Il legale di parte civile non commenta l'assoluzione, in attesa delle motivazioni della sentenza.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
venerdì 22 ottobre 2010
Itri, un'altra lottizzazione abusiva sotto sequestro
Un'altra lottizzazione abusiva sotto sequestro a Itri. Ieri mattina sono
stati i carabinieri della locale stazione, coordinati dai colleghi della
compagnia di Gaeta guidati dal capitano Daniele Puppin, ad aver eseguito
quanto disposto della Procura. I militari pertanto hanno posto i sigilli
ad un complesso residenziale costituito da un edificio rustico e da due
edifici residenziali, completamente rifiniti ed abitati, per un totale
di 4 unità immobiliari (tra cui una villa bifamiliare) con annesse pertinenze
e del relativo lotto di terreno - esteso per più di 12mila metri quadri
- situato in località Calabretto. Contestualmente sono state denunciate
a piede libero complessivamente 9 persone responsabili del reato di «lottizzazione
abusiva». Le unità immobiliari sequestrate contano un volume residenziale
pari a oltre 1500 metri cubi e superfici di oltre 500 metri quadri. Il
tutto in assenza di un piano di lottizzazione convenzionale ed in evidente
contrasto con la destinazione agricola impressa all'area in questione dal
vigente Piano regolatore generale. Ma non solo, i denunciati, sui singoli
lotti, hanno eseguito anche opere di urbanizzazione e di viabilità interna
e di accesso dalla strada comunale, nonostante, al momento, solamente due
unità immobiliari risultino completamente rifinite ed abitate. Quattro
dei nove responsabili della lottizzazione sono stati denunciati anche per
«abuso d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in
atti amministrativi e falsità ideologica in certificati commessa da persone
esercenti un servizio di pubblica utilità». A che in questo caso, dunque,
come già accaduto nel recente passato per vicende simili, si riconoscono
responsabilità ai tecnici comunali. Ben tre nel caso specifico. L'operazione
di ieri, scaturisce da un precedente sequestro di una della citate unità
immobiliari operato d'iniziativa dai carabinieri itrani nell'aprile 2008,
con contestuale deferimento di due persone. All'epoca i militari avevano
appurato la falsità della documentazione prodotta nell'istanza di condono
presentata nel dicembre 2004 e l'indebito aumento della volumetria rispetto
alla concessione edilizia dell'unità abitativa. Lo sviluppo successivo
delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica, grazie in particolare
all'attività espletata dal geometra Tarozzi di Latina, ha permesso di rilevare
tutti gli elementi di reato tipici della lottizzazione abusiva, realizzata
attraverso un'attività materiale (costituita dalle opere edili eseguite)
e da un'attività giuridica (costituita dall'illecito frazionamento in lotti
e la variazione circa la destinazione d'uso del terreno). Il valore commerciale
del sequestro è di due milioni di euro.
Riccardo Antonilli
stati i carabinieri della locale stazione, coordinati dai colleghi della
compagnia di Gaeta guidati dal capitano Daniele Puppin, ad aver eseguito
quanto disposto della Procura. I militari pertanto hanno posto i sigilli
ad un complesso residenziale costituito da un edificio rustico e da due
edifici residenziali, completamente rifiniti ed abitati, per un totale
di 4 unità immobiliari (tra cui una villa bifamiliare) con annesse pertinenze
e del relativo lotto di terreno - esteso per più di 12mila metri quadri
- situato in località Calabretto. Contestualmente sono state denunciate
a piede libero complessivamente 9 persone responsabili del reato di «lottizzazione
abusiva». Le unità immobiliari sequestrate contano un volume residenziale
pari a oltre 1500 metri cubi e superfici di oltre 500 metri quadri. Il
tutto in assenza di un piano di lottizzazione convenzionale ed in evidente
contrasto con la destinazione agricola impressa all'area in questione dal
vigente Piano regolatore generale. Ma non solo, i denunciati, sui singoli
lotti, hanno eseguito anche opere di urbanizzazione e di viabilità interna
e di accesso dalla strada comunale, nonostante, al momento, solamente due
unità immobiliari risultino completamente rifinite ed abitate. Quattro
dei nove responsabili della lottizzazione sono stati denunciati anche per
«abuso d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in
atti amministrativi e falsità ideologica in certificati commessa da persone
esercenti un servizio di pubblica utilità». A che in questo caso, dunque,
come già accaduto nel recente passato per vicende simili, si riconoscono
responsabilità ai tecnici comunali. Ben tre nel caso specifico. L'operazione
di ieri, scaturisce da un precedente sequestro di una della citate unità
immobiliari operato d'iniziativa dai carabinieri itrani nell'aprile 2008,
con contestuale deferimento di due persone. All'epoca i militari avevano
appurato la falsità della documentazione prodotta nell'istanza di condono
presentata nel dicembre 2004 e l'indebito aumento della volumetria rispetto
alla concessione edilizia dell'unità abitativa. Lo sviluppo successivo
delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica, grazie in particolare
all'attività espletata dal geometra Tarozzi di Latina, ha permesso di rilevare
tutti gli elementi di reato tipici della lottizzazione abusiva, realizzata
attraverso un'attività materiale (costituita dalle opere edili eseguite)
e da un'attività giuridica (costituita dall'illecito frazionamento in lotti
e la variazione circa la destinazione d'uso del terreno). Il valore commerciale
del sequestro è di due milioni di euro.
Riccardo Antonilli
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