lunedì 31 agosto 2009

Fondano accoltella pakistano in piazza

Un 25enne pakistano è stato accoltellato nel primo pomeriggio di venerdì in pieno centro a Fondi. A sferrare tre fendenti contro il giovane immigrato è stato Luigi Zannella, 41enne camionista del posto, successivamente tratto in arresto dalla Guardia di Finanza di Fondi. L’aggressione si è consumata in Corso Appio Claudio intorno alle 15. Stando ad una prima ricostruzione sembra che qualche minuto prima il pakistano si trovasse con un connaizonale in piazza Unità D’Italia e che qui, all’ombra della statua di San Rocco sia nato un diverbio tra i due e il camionista. Il 41enne sembra sia arrivato su Corso Italia e abbia lasciato il camion per strada e sia sceso. Qui pare sia nato un primo diverbio con una signora impossibilitata a transitare per la presenza del camion. L’uomo avrebbe liquidato la donna con degli insulti e si sarebbe avviato verso la piazza. Secondo alcune testimonianza lo Zannella, già in questo primo momento, dimostrava di non essere propriamente in se, forse in preda ai fumi dell’alcol. Giunto in piazza, il 41enne ha incontrato gli immigrati e qui è iniziato un acceso diverbio. I due giovani, quindi, dopo aver subito le ingiurie del fondano, hanno deciso di allontanarsi dalla piazza e hanno imboccato Corso Appio Claudio. Eppure lo Zannella si è messo ad inseguirli e, lungo il tragitto, sono continuati a volere insulti tra i due pakistani e il camionista. Finché dalle parole non si è passati ai fatti e, nel corso di una colluttazione, Zannella ha tirato fuori un colettello e colpito per ben tre volte il 25enne. Il giovane, colpito anche alla schiena perforato un polmone, è caduto in terra in una pozza di sangue, mentre il 41enne si è allontanato tornando indietro verso la piazza. Mentre il pakistano era riverso a terra si è trovata a transitare una ragazza di Fondi, di mestiere infermiera, che è riuscita, con l’aiuto di alcuni residenti del luogo che le hanno fornito degli asciugamani bagnati, a tamponare le ferite del giovane e ad allertare i soccorsi. Il ragazzo è stato trasportato dai sanitari presso l’ospedale “San Giovanni di Dio”. Qui è stato sottoposto ad un delicato intervento chiurgico. Attualmente è ricoverato in prognosi riservata ed è giudicato fuori pericolo. Nel frattempo il 41enne è stato fermato da una pattuglia delle fiamme gialle che stava effettuando dei controlli in zona ed è stato trasportato nelle camere di sicurezza della Compagnia di Fondi. Zannella è difeso dall’avvocato Francesco Di Ciollo, per lui il pm Marco Giancristofaro ha disposto l’arresto.
Riccardo Antonilli

martedì 25 agosto 2009

Damasco, la posizione di Trani

Nell’ordinanza del Gip Cecilia Demma viene spiegato che nella Parravano – Trani, nella Tripos Multiservizi e nella Lazio Net Service (queste ultime di Carmelo Tripodo): “Veniva reinvestito il provento dei delitti di usura e traffico di sostanze stupefacenti, per acquistare illecitamente, in modo diretto o indiretto, utilizzando la forza dell’intimidazione derivante dal vincolo associativo e la condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva (condizione favorita dal collegamento tra le famiglie Trani e Tripodo con la ‘ndrangheta calabrese ed in particolare con il clan La Minore) la gestione o comunque il controllo monopolistico di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici.” Nella stessa ordinanza sono riportati alcuni stralci della relazione della commissione prefettizia di accesso agli atti del comune di Fondi e anche lì emerge la figura del Trani. In particolare le dichiarazioni del tenente dei carabinieri Mario Giacona dipingono un quadro chiaro dei rapporti intessuti tra comune e coinvolti in Damasco. “E’ da dire – ha spiegato Giacona - che senza alcuna gara pubblica in via diretta e fiduciaria determinata da pretese ragioni d’urgenza, l’agenzia Parravano – Trani ha ricevuto vari incarichi dal comune di Fondi. Per rimanere al periodo 2004-2007 gli incarichi hanno riguardato la stampa di manifesti mortuari di persone che a vario titolo erano legate al comune o perché dipendenti o perché congiunti dei dipendenti. Questo tipo di incarico è stato affidato solo ed esclusivamente alla ditta Parravano – Trani anche se nel comune di Fondi vi sono altre quattro agenzie di pompe funebri. L’incarico più significativo ricevuto sempre in via fiduciaria è stato quello relativo alla rimozione di resti cadaverici dalla cripta della ex Chiesa di san Domenico. Specifico – continua – che non vi fu neanche una gara informale documentata tra le diverse agenzie. L’incarico venne dato direttamente all’agenzia del Trani che percepì circa 8 mila euro”.
Riccardo Antonilli

domenica 23 agosto 2009

"Ridiamo senso alla legalità", Il Pd con Veltroni a Fondi

“Ridare un senso alla parola legalità e restituire dignità alla città”. Sono queste le motivazioni che hanno spinto il Partito Democratico ad organizzare la manifestazione tenutasi ieri pomeriggio davanti alla nuova Casa comunale. Una location scelta non a caso dai democratici. Un luogo simbolo dell’amministrazione Parisella, di una classe politica messa in discussione dalla relazione della commissione di accesso agli atti nominata dal prefetto di Latina, che l’8 settembre del 2008 ha chiesto lo scioglimento del consiglio comunale. Poi sono arrivati i ritardi e i rinvii del consiglio dei minsistri, fino alla decisione del governo di riesaminare il caso alla luce della nuova normativa in materia. Allora il Pd ha deciso di riunirsi a Fondi per incontrare citttadini, associazioni e sindacati e di chiedere lo sciolgimento del consiglio. E lo ha fatto con uno delgi uomini più rappresentativi del partito, l’ex segretario e neo membro della commissione antimafia, Valter Veltroni. Proprio lui ha spiegato di aver chiesto ai vertici locali di organizzare l’incontro. Con lui sono giunti in città Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione pralamentare antimafia; Luisa Laurelli, presidente della commissione legalità della Regione; Pina Picerno, responsabile legalità del partito; l’onorevole Sesa Amici e il segretario regionale Roberto Morassut, oltre agli esponenti locali. Il coordinatore cittadino, Bruno Fiore ha elencato una serie di proposte per ristabilire il senso della legalità, tra cui l’intitolazione della piazza antistante il nuovo comune a Falcone e Borsellino, eroi simbolo della lotta alla mafia. “Come Pd – ha dichiarato la Garavini – su Fondi stiamo lavorando da mesi, ma ci troviamo davanti alla strafottenza del governo. Abbiamo visto le carte, le abbiamo studiate e purtroppo, ci sono elementi di collusione tra politici locali e criminalità organizzata”. La Picerno: si è detta “inorridita e schifata” dall’atteggiamento del governo. L’onorevole ha poi ricordato che “Fondi è solo la punta dell’iceber, tutto il territorio circostante è caratterizzato da infiltrazioni”. Per la Laurelli: “Su Fondi il governo ha dimostrato una gestione strabica. Ci sono – ha continuato – presenza e ormai radicate dimostrate dagli atti della magistratura. Non credo – ha concluso – esista un altro paese in cui un presidente del consiglio smentisce un suo ministro. A questo punto o si dimetta o Berlusconi o Maroni”.
Riccardo Antonilli

Sotto sequestro il campeggio nel Tahiti

Sequestrato un terreno di 10 mila metri quadri all’interno del complesso balneare Tahiti. Ieri mattina, su ordine della Procura di Latina che ha disposto il sequestro preventivo per violazione delle normative urbanistiche, la Polizia di Stato giunta da Latina, Formia, Gaeta e dal locale commissariato, i Carabinieri della locale stazione, la Guardia di Finanza di Fondi e la Polizia municipale, alle prime luci dell’alba, si sono presentati nel complesso turistico, sequestrando l’area riservata a campeggio. L’operazione, scattata da un’informativa della municipale di Fondi risalente ai primi mesi del 2009, nasce dalla creazione su un terreno ad uso agricolo di una trentina di postazioni per le roulottes e di un parcheggio. Al centro della contestazione c’è il livellamento di una porzione limitata del terreno, messa a dimora di piante e la copertura della stessa area con uno strato di ghiaia. Per il resto la struttura situata a Pedemontano continuerà a lavorare come sempre, quindi stabilimento, bar, ristorante e altri parcheggi continueranno ad operare. Circa un anno fa il piazzale per le roulottes all’interno del complesso era situato qualche metro più avanti, sulla duna. Poi, a causa di un sequestro, quell’area fu bonificata e i titolari della Tahiti Administration Service Srl, la società che gestisce la struttura, hanno pensato di spostare più indietro le postazioni per i clienti. Ora è arrivato il sequestro anche per questa nuova area. Sorpreso l’amministratore e socio della Srl, Giuseppe Panico che contesta la decisione. Citando il Piano paesistico territoriale regionale, l’amministratore unico spiega che: “Non è richiesta l’autorizzazione per gli interventi che non comportino alterazioni permanenti dello stato dei luoghi con costruzioni edilizie ed opere civili e sempre che si tratti di attività ed opere che non alterino l’assetto idrogeologico del territorio”. Inoltre per Panico: “L’utilizzazione temporanea di una porzione limitata di terreno per la sosta e il rimessaggio di circa 22 roulottes non muta la destinaizone agricola del terreno, in quanto si tratta di un uso temporaneo, né costituisce reato”. Intanto l’avvocato della società che gestisce il Tahiti, Laura Lanci ha già annunciato la volontà di inoltrare ricorso al riesame per verificare se c’erano le esigenze per disporre il sequestro preventivo in piena stagione estiva.
Riccardo Antonilli

Damasco, si costituisce il latitante Trani

Si è costituito, giovedì sera presso il comando provinciale dei Carabinieri di Latina, Aldo Trani, uno dei coinvolti nell’operazione Damasco latitante dallo scorso 6 luglio. Il 52 enne di Fondi il giorno in cui è scattata l’operazione si trovava in Francia. Il Trani, secondo quanto ci ha spiegato il suo legale, l’avvocato Giulio Mastrobattista, era in vacanza con la famiglia che, non appena venuta a conoscenza dell’ordinanza di custodia, è rientrata in Italia. Cosa che il 52enne non ha fatto per problemi di salute che l’hanno costretto a restare all’estero. Non appena tornato in condizione, il Trani è rientrato in Italia e si è costituito. Espletate le formalità di rito, il 52enne è stato associato presso la casa circondariale di Latina, dove è attualmente recluso. Per lunedì è stato fissato l’interrogatorio di garanzia in carcere davanti al Gip, Claudia Dentato. Qui l’uomo potrà spiegare la sua versione dei fatti sia riguardo il suo coinvolgimento in Damasco sia sul periodo di latitanza. Trani era l’unico dei coinvolti nell’operazione a non essere stato ancora arrestato. Tra gli altri coinvolti si ricordano i fratelli Carmelo e Venanzio Tripodo, ambedue al regime del 416 bis, l’ex assessore ai Lavori Pubblici del comune di Fondi, Riccardo Izzi, tornato in libertà e i dirigenti comunali: Gianfranco Mariorenzi (lavori pubblici), Tommasina Biondino (bilancio), Dario Leone (comandante della Polizia municipale) e Pietro Munno (vice di Leone), anche loro tornati a casa. L’operazione ha “fatto rumore” in città, delineando un quadro tutt’altro che roseo sulla diffusione della criminalità organizzata. In totale sono 17 le persone arrestate tra impiegati comunali, imprenditori e commercianti. Quella sgominata, quindi, appare come un’associazione mafiosa che aveva messo radici nel Mof e nel Comune. Ovviamente questo secondo il quadro accusatorio, ora le vicende giudiziarie andranno avanti e faranno luce sulla situazione reale. Sta di fatto che tra indagini amministrative e penali, la città di Fondi continua a restare al centro dell’attenzione per vicende legate alle infiltrazioni malavitose.
Riccardo Antonilli

damasco,

giovedì 20 agosto 2009

"Caso Fondi", Veltroni arriva in città

C'è attesa a Fondi per l’arrivo dell’ex leader del Partito democratico, Walter Veltroni. Ieri sera il circolo cittadino del Pd si è riunito per organizzare l’evento, sui cui fino al pomeriggio di ieri non c’era ancora l’ufficialità, e che dovrebbe svolgersi sabato presso il chiostro di San Domenico. Veltroni verrà in città per parlare del «caso Fondi», su cui continuano a restare accese le polemiche. L’ultimo capitolo delle vicende legate allo scioglimento del consiglio comunale è quello relativo alla conferenza stampa di Ferragosto del presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Parole quelle del premier che, tutto sommato, non hanno portato nulla di nuovo al «caso», ma hanno confermato che il consiglio dei ministri non ha ritenuto opportuno sciogliere finora perché alcuni ministri (Brunetta, Meloni e Sacconi) hanno chiesto approfondimenti. A settembre, come noto, se ne riparlerà alla luce della nuova normativa in materia.
R.A.

Parisella difende il mattatoio

Padula è un amministratore del comune che prima di lasciarsi andare a dichiarazioni senza fondamento dovrebbe avere l’accortezza di venire in comune a controllare i bilanci reali del mattatoio». Così il sindaco di Fondi, Luigi Parisella risponde alle dichiarazioni del consigliere comunale del gruppo misto sul mattatoio comunale, accusato di «produrre solo debiti». Per il sindaco: «Nella relazione del revisore dei conti che Padula ha usato per lanciare accuse, ci sono spese di investimento utilizzate per avviare la struttura». La relazione, relativa all’anno 2008, lascia emergere che a fronte di 90.530 euro di costi, il mattatoio ha fruttato 63.381 euro, per una perdita pari a 27.149 euro in un solo anno. «Questo - aveva spiegato Padula - perché la zootecnia non è un comparto di eccellenza del nostro territorio e quella struttura non andrà mai a regime». A dir poco opposta la visione dei fatti fornita dal sindaco. «Una struttura economica a servizio del territorio - sottolinea - non deve necessariamente produrre guadagni. Sono in perdita anche tanti altri servizi come il trasporto pubblico o la raccolta dei rifiuti. E’ vero che ci sono dei contributi, ma questi possono non bastare a coprire le spese che vengono coperte con la fiscalità generale». L’esponente di opposizione aveva accusato l’amministrazione «di puntare sul mattatoio e sulla zootecnia che non riesce a produrre alcun utile, anzi su cui si stanno perdendo diversi soldi e di non fare niente per un comparto d’eccellenza come l’agricoltura che mai come in questo periodo ha bisogno di sostegno per uscire dalla crisi». Per Parisella: «Padula con le sue affermazioni dimostra di non conoscere il funzionamento dell’amministrazione. Se non ricordo male - continua il primo cittadino - lui come consulente del comune, fu uno dei maggiori sostenitori dell’apertura del mattatoio. Strano - conclude - che ora abbia cambiato idea».
Riccardo Antonilli

mercoledì 19 agosto 2009

Padula: "Il mattatoio produce solo debiti"

“Il mattatoio comunale produce debiti”. A sostenerlo è Claudio Padula, capogruppo del gruppo misto nel consiglio comunale di Fondi. L’esponente di opposizione motiva le sue parole con i dati. La relazione del revisore dei conti per l’anno 2008 testimonia, infatti, che a fronte di 90.530 euro di costi, il mattatoio ha fruttato 63.381 euro, per una perdita pari a 27.149 euro in un solo anno. “Questo - spiega Padula – parlando solo del 2008, ma la situaizone è simile anche per gli anni precedenti e sarà così anche per quelli che verranno. Questo perché la zootecnia non è un comparto di eccellenza del nostro territorio e quella struttura non andrà mai a regime. E’ un’idea nata sbagliata”. Per l’esponente di opposizione: “L’amministrazione ha deciso di puntare sul mattatio e sulla zootecnia che non riesce a produrre alcun utile, anzi su cui si stanno perdendo diversi soldi e non fa niente per un comparto d’eccellenza come l’agricoltura che mai come in questo periodo ha bisogno di sostegno per uscire dalla crisi”. Nel penultimo consiglio comunale prima della pausa estiva il sindaco Luigi Parisella ha riobadito che il mattatio pur non producendo utili non produce debiti e che sostanzialmente si è arrivati ad un pareggio dei conti. “Questo – per Padula – non è vero e la relazione del revoisore dei conti lo dimostra. Non ha senso – prosegue - continuare a mentire su questi argomenti, la verità la danno i numeri e non le chiacchiere. Mi viene da chiedere anche se i residui attivi presentati dalla giunta e dall’assessore al bilancio siano reali o meno. Questo perché i revisori hanno indicato l’utilizzo di quella somma, che sarebbe di 11.300 euro, circa per il pagamento di una parte dei debiti fuori bilancio, cosa che il comune non ha fatto per cui è stato già ripreso dalla Corte dei Conti”. Accuse pesanti che non macheranno di suscitare polemiche. Il nuovo mattatoio, una delle opere più care alla giunta Parisella, per l’esponente di opposizione, invece, sarebbe sostanzialmnete inutile.
Riccardo Antonilli

mercoledì 5 agosto 2009

"Fondi, gioco rischioso"

Lo ha sempre detto e torna a ribadirlo adesso che il consiglio dei ministri ha deciso di rimandare nuovamente la decisione sullo scioglimento del consiglio comunale di Fondi. «Non si può parlare di un caso Fondi senza parlare di un caso provincia di Latina». Così il consigliere comunale di Fondi Viva, Arnaldo Faiola, da sempre uno dei maggiori oppositori della giunta Parisella commenta lo «strano rinvio». «Se pezzi di governo - spiega - si impegnano per fermare un provvedimento del genere, il gioco è molto più grosso di quello che si possa pensare. Quando un ministro - continua - dichiara che il consiglio comunale va sciolto e poi non va fino in fondo, non ci può essere altra spiegazione. A questo punto la domanda da porsi è: dove arrivano gli interessi che partono da Fondi?». Accuse pesanti, che seguono di un giorno quelle di un altro esponente locale, il coordinatore cittadino del Partito democratico Bruno Fiore, che, nel rispondere al sindaco Luigi Parisella che aveva definito «saggia» la scelta di analizzare il caso alla luce della nuova legge in materia di scioglimento dei consigli comunali, aveva attaccato apertamente il governo Berlusconi, accusato di aver scritto «una delle pagine più nere della lotta alla criminalità organizzata» e di combattere la mafia «solo a chiacchiere». Sul caso, intanto, si registra anche l’intervento dell’esponente pontino del Pd, Giuseppe Pannone, per cui: «Il centrodestra ha inventato una nuova tipologia di area protetta, una istituzione sottoposta ad una lenta e inesorabile decantazione, una zona franca in cui la forza della legge si attutisce fino quasi a scomparire. E’ forse questo il vero significato della denominazione ’Salto di Fondi’, non una mera denominazione topografica, piuttosto una enclave, un territorio a sovranità limitata». Per Pannone: «Se la comunità pontina non si indigna e non reagisce di fronte all’aggressione perpetrata scientificamente in danno alle più elementari regole della convivenza comune, mantenendo un contegno desistente, vuol dire che è talmente intimorita da produrre una perniciosa condiscendenza che è l’anticamera dell’illegalità diffusa».
Riccardo Antonilli

martedì 4 agosto 2009

Rinvio, per Parisella è una decisione "saggia"

La decisione del consiglio dei ministri di venerdì scorso sul caso Fondi è stata «saggia», perché «si pone nella direzione di acquisire un quadro conoscitivo più dettagliato della specifica realtà dei fatti». Così il sindaco Luigi Parisella tona ad intervenire sull’ennesimo rinvio del governo in merito allo scioglimento del consiglio comunale fondano. Come si ricorderà il consiglio dei ministri ha deciso di prendere in esame nuovamente il caso alla luce della nuova legge parlamentare 94 del 17 luglio 2009. Parisella ricorda che: «In base alla nuova normativa non basta più un semplice indizio per sciogliere i consigli comunali e provinciali a causa di fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o altro. Devono invece emergere «concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso e similare degli amministratori». «Si tratta quindi di una normativa che rafforza i principi garantisti nei confronti di assemblee elettive, espressione diretta del ‘corpo elettorale’ nel suo esercizio sovrano di voto». Per il primo cittadino, dunque «non si è trattato di alcun escamotage o fatto scandaloso, come affermato da chi in questi mesi ha fatto del caso Fondi una vicenda nazionale, ma di una scelta ponderata». Il sindaco, poi, come già fatto dal senatore Claudio Fazzone, se la prende con il presidente della Regione, Piero Marrazzo. «Gravissimo – dichiara - risulta il comportamento di Marrazzo, altro campione della legalità a senso alternato, che, mentre si affanna a sollecitare lo scioglimento del consiglio comunale di Fondi, è totalmente assente e silente di fronte ad una campagna di stampa che ha descritto il Mof sotto il controllo assoluto delle organizzazioni malavitose, ledendo la dignità di centinaia di operatori ortofrutticoli e dell’indotto. Occorre ricordare – prosegue - che la Regione ha la maggioranza delle quote societarie e nomina il presidente del consiglio di amministrazione». Per Parisella, inoltre, la città di Fondi «ha apprezzato molto la decisione assunta dal consiglio dei ministri che scaturisce da un contesto avvelenato sin dall’inizio dell’accesso della commissione prefettizia da laceranti giochi di potere, coperti da parte di un arrogante e straripante esercizio di informazione dei media che ha prodotto danni rilevantissimi all’immagine e alla storia di Fondi e alla sua economia. La saggia decisione - conclude il sindaco - si proietta verso un conclusivo superamento della vicenda, ridando onore e dignità alle istituzioni locali e all’intera comunità». Una visione dei fatti a dir poco opposta rispetto a quella del Pd, che aveva definito la mancata decisione «una delle più brutte pagine della lotta alla criminalità organizzata della storia contemporanea d’Italia» e aveva attaccato il governo, accusandolo di«lasciare il via libera nel controllo del territorio alle mafie camorristiche e n’dranghetiste».
Riccardo Antonilli

Il Governo rinvia, Fiore: "E' una vergogna"

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di non decidere e lo ha fatto nel modo più improbabile, dal punto di vista del procedimento, e nel modo più smaccatamente colluso con i rappresentanti politici del Partito delle Libertà nel comune di Fondi e in provincia di Latina”.
Così il giorno dopo l’ennesima mancata pronuncia del governo sul “caso Fondi”, Bruno Fiore, coordinatore cittadino del Pd, torna sulla questione e lo fa senza peli sulla lingua, attaccando apertamente l’operato governativo. Un attacco al governo, accusato di coprire anche i più censurabili comportamenti dei propri amministratori.
“Questo significa – prosegue - che il Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi ha deciso che a Fondi e nel sud pontino le mafie camorristiche e n’dranghetiste possono continuare tranquillamente la loro opera di controllo del territorio.
Con la ‘nota di Palazzo Chigi’ di ieri (venerdì, ndr) è stata scritta una delle più brutte pagine della lotta alla criminalità organizzata della storia contemporanea d’Italia. Il governo Berlusconi esclusivamente per difendere i suoi rappresentanti politici sul territorio e stracciando qualsiasi senso di giustizia e legalità ha prodotto un obbrobrio giuridico, pretendendo che su eventuali reati commessi si applichi una Legge che entrerà in vigore successivamente. Cosa significa tutto ciò se non insabbiamento e vergognoso atto di copertura ‘politica’ di quegli amministratori locali e di quei politici che non potevano essere diversamente salvati se non con una momentanea ‘sospensione’ del giudizio”.
Dopo la manifestazione di venerdì davanti a Palazzo Chigi, Fiore annuncia che: “Il Partito Democratico continuerà con serenità il proprio impegno affinché la battaglia per il ripristino della legalità nel nostro territorio diventi patrimonio comune di tutta la collettività. L’incontro avuto con il segretario nazionale Dario Franceschini, è servito proprio a ribadire che questo impegno verrà rafforzato e vedrà un’iniziativa di livello nazionale a Fondi nei primi giorni di settembre.
Al Sindaco Luigi Parisella e agli stracci della sua amministrazione e della sua maggioranza, - continua - diciamo che non ha nulla di che rallegrarsi dal ’rinvio della vergogna’. Perché né lui, né la sua amministrazione, sono stati assolti. Anzi,- conclude - tutto quanto sta succedendo dal settembre 2008 dimostra che non vi era e non vi è nessuna possibilità di assoluzione politica del suo operato”.
R.A.

Fazzone: "Marrazzo non ci dia lezioni"

Le sue dichiarazioni della scorsa settimana hanno fatto scalpore. Ora, Claudio Fazzone, dopo aver chiesto una commissione d’inchiesta per verificare l’operato del prefetto Bruno Frattasi, torna a dire la sua sul “caso Fondi”. Le prime parole le spende per rispondere al governatore regionale. “Invece di impartire improbabili lezioni di moralità, - attacca Fazzone - Marrazzo farebbe bene a guardare in casa propria, a cominciare dalle Asl romane e dalle vicende giudiziarie che hanno interessato dirigenti da lui scelti e nominati. Rispetto al comune di Fondi – continua - il governo é stato preciso e puntuale e ha sempre agito in maniera trasparente: se non ha ritenuto di sciogliere l’amministrazione é perché evidentemente non ha ravvisato nella relazione presentata elementi che giustificassero tale decisione, e ha correttamente stabilito che qualsiasi ulteriore determinazione non potrà essere assunta se non in base alla nuova normativa”. Per il coordinatore provinciale del PdL: ”Quel che è invece imbarazzante è che dal giorno in cui la commissione si è insediata, Marrazzo ha iniziato a chiedere con insistenza lo scioglimento del comune, sperando di avere la stessa fortuna che lo ha assistito nel coprire lo scandalo che ha investito la sanità nella regione da lui governata. Il presidente del Lazio – conclude il senatore - farebbe bene inoltre ad attenersi a quanto pubblicamente dichiarato dagli inquirenti e a ricordare che l’ordinanza che tanto scalpore ha suscitato riguardava un ex assessore che da noi è stato cacciato, mentre presso lo schieramento di Marrazzo ha trovato appoggio e protezione per essere utilizzato contro il PdL in campagna elettorale”.
R.A.

Izzi torna libero

Riccardo Izzi torna in libertà. Il Tribunale ha sciolto la riserva sul Riesame dell’ex assessore ai Lavori Pubblici del comune di Fondi, annullando l’ordinanza di custodia. Una revisione nel merito che mutasostanzialmente la posizione di Izzi nell’ambito dell’inchiesta. Sono state accolte le motivazioni della difesa, affidata all’avvocato Giulio Mastrobattista. Nel corso del riesame il legale aveva messo in discussione l’ipotesi associativa contestata ai coinvolti e la contestazione del reato di abuso di ufficio. «Alla luce delle considerazioni fatte nei confronti dei funzionari del comune, - ci aveva spiegato Mastrobattista - tutti rimessi in libertà, dovrebbero esserci delle ricadute positive sulla posizione del mio assistito». Izzi, infatti, essendo un esponente politico potrebbe essersi macchiato del reato indirettamente, solo attraverso l’azione del dirigente di riferimento. Tommasina Biondino, Gianfranco Mariorenzi, Dario Leone e il suo vice, Pietro Munno sono tornati a casa e ora è la volta anche dell’ex assessore. Sempre ieri il Tribunale ha fatto una scelta opposta per altri coinvolti: Giuseppe Bracciale e i fratelli Franco e Pasqualino Peppe, che resteranno in carcere. Una decisione che delinea un quadro diverso rispetto a quello iniziale. Bracciale e i Peppe, così come Venanzio Tripodo e parzialmente Carmelo, infatti, con altri coinvolti fanno parte del filone d’inchiesta riguardante il Mof. Un capitolo di Damasco, slegato da quello riguardante il comune per cui si sta assistendo lentamente alla scarcerazione dei coinvolti. Nei giorni scorsi la decisione di confermare il carcere per Venanzio Tripodo aveva scatenato accese polemiche sollevate dall’avvocato difensore Maria Antonietta Cestra che, oltre ad annunciare ricorso in cassazione, aveva gridato alla scandalo e appoggiato l’ipotesi complottista spiegando che la mancata decisione sullo scioglimento del consiglio e le seguenti proteste avevano indirettamente influenzato il giudizio sul suo assistito. Un legame tra le due inchieste, quella amministrativa riguardante il comune e quella penale c’è ed è stato spiegato pubblicamente dal sottosegretario Luigi Casero, che, in sintesi, ha spiegato che il ritardo sullo scioglimento era una scelta voluta del governo per permettere agli inquirenti di proseguire serenamente con Damasco. Il «caso Fondi» poi è stato portato all’ordine del giorno del consiglio dei ministri e rimandato, prima di essere affrontato nuovamente ieri con un esito, a dir poco, singolare.
Riccardo Antonilli