giovedì 20 maggio 2010

Direttissima, Izzi in libertà

Mario Izzi torna in libertà. Il noto imprenditore di Fondi non è più ristretto al regime degli arresti domiciliari, in attesa della prossima udienza per possesso illegittimo di armi che si terrà il giorno 26 presso il Tribunale di Latina. Lo ha deciso il collegio penale composto dai giudici De Angelis (presidente), Toselli e Dentato. Il legale difensore di Izzi, Giulio Mastrobattista ha chiesto i termini a difesa e così se ne riparlerà la settimana prossima. Due delle armi rinvenute nella cassaforte di casa Izzi, una delle quali risalente addirittura al primo conflitto mondiale, non erano state regolarmente denunciate dal proprietario. Per questo, martedì mattina era scattato l’arresto dell’imprenditore. In casa sua, alle prime luci dell’alba erano piombati gli uomini del Gico della Guardia di Finanza di Roma e i Carabinieri del comando provinciale, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Una perquisizione delle proprietà di famiglia e della Cedis alla ricerca di documenti, che ha portato al ritrovamnto delle armi storiche e all’arresto per un reato che nulla ha a che fare con l’attività degli inquirenti. Izzi ieri ha affidato il suo commento sulla vicenda ad un’emittente locale, dichiarando: «Ho premura di tornare al mio lavoro, centinaia di famiglie fondane dipendono dalle mie aziende e sento il bisogno di rassicurare tutti in seguito a quanto accaduto». Sul motivo che ha spinto la Dda a perquisire le proprietà di Izzi vige il massimo riserbo. Eppure non è difficile intuire che l’input sia da ricercare nelle vicende legate alle inchieste Damasco. Le «carte» che gli inquirenti stavano cercando sono probabilmente gli assegni che uno dei coinvolti in tutte e due le fasi dell’inchiesta della Dda romana, Massimo Anastasio Di Fazio, avrebbe ottenuto dalle presunte vittime dell’attività usuraia sua e di Vincenzo Garruzzo e avrebbe fatto cambiare dagli Izzi, attraverso la Cedis. Non è un caso che ieri la sede legale della società sia stata oggetto di particolare attenzione. Per i diretti interessati gli inquirenti sarebbero tornati a Roma a mani vuote. Dunque il tutto si sarebbe risolto in un nulla di fatto. Ma non è escluso che quella di ieri non sia altro che l’alba di una nuova fase di Damasco che vedrà attenzionati altri soggetti. Naturalmente si tratta di ipotesi, visto il riserbo che vige sull’operazione. Difficilmente, però, si può circoscrivere l’attività dell’antimafia di lunedì alle sole perquisizioni nei confronti di Izzi e della sua Cedis.
Riccardo Antonilli

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