martedì 28 luglio 2009

Tripodo resta in carcere

Dopo un lungo week end di attesa il Tribunale della Libertà ha sciolto la riserva sul riesame di Venanzio Tripodo e Antonino D’Errigo, due dei coinvolti nell’ambito dell’inchiesta Damasco, confermando gli arresti e la misura cautelare del carcere. I due, difesi dagli avvocati Maria Antonietta Cestra e Giuseppe Lauretti, erano stati ascoltati nella giornata di venerdì. In attesa delle motivazioni l’avvocato Cestra spiega che per lei: “C’erano tutti i presupposti per rivedere la posizione del Tripodo, sono convinta che sulla decisione ci sia stata un’influenza indiretta del clamore mediatico suscitato dalle ultime vicende riguardanti Fondi”. Intanto a giorni potrebbero tornare davanti al Gup per un nuovo interrogatorio di garanzia Carmelo Tripodo, Alessio Ferri e Antonio Schiappa. Per un “vizio di forma” sulle notifiche, infatti, è stato necessario reiterare l’ordinanza di custodia cautelare. Tutto ciò è accaduto anche per altri coinvolti. Si tratta di Riccardo Izzi, i fratelli Franco e Pasquale Peppe e Giuseppe Bracciale. La questione delle mancate notifiche sulla convocazione del riesame sta caratterizzando tutto il procedimento. Alcuni legali su tale “vizio” hanno presentato eccezione, facendo cadere automaticamente le ordinanze, poi reiterate, altri invece hanno preferito entrare nel merito, è il caso ad esempio di Lauretti e della Cestra o dei difensori dei tre dirigenti comunali coinvolti, già tornati a casa. Com’è noto si tratta del comandante della Polizia municipale, Dario Leone, il dirigente del settore Bilancio, Tommasina Biondino e quello dei Lavori Pubblici, Gianfranco Mariorenzi. Oltre che per Venanzio Tripodo e D’Errigo, il Tribunale si già pronunciato anche su altre due posizioni, quelle di Massimo Anastasio Di Fazio e di Igor Catalano, per ambedue sono state confermate le misure cautelari: carcere per Catalano e domiciliari per Di Fazio, noto anche con il soprannome di Peticone. Oggi è giornata di riesame per Pietro Munno, vice comandante della Polizia municipale e Vincenzo Bianchò. Il Tribunale, intanto, sembra abbia rigettato i ricorsi e quindi confermato il sequestro delle società Parravano – Trani, Tripos Multiservizi e Lazio Netservice.
Riccardo Antonilli

domenica 26 luglio 2009

Ennesimo rinvio sullo scioglimento, protesta di Pedica

“La decisione per il comune di Fondi è stata rinviata alla prossima riunione”. Così recita il comunicato diramato dal governo al termine del consiglio dei ministri di ieri mattina. Dunque c’è ancora da attendere per sapere se il consiglio dei ministri scioglierà o meno il consiglio comunale. Il sottosegretario Luigi Casero, in risposta ad un’interpellanza urgente del Pd aveva spiegato che il punto sarebbe stato riportato all’ordine del giorno alla prima riunione utile. Così è stato, eppure dal governo si continua a prendere tempo. Non va dimenticato che lo scioglimento era stato già al centro del consiglio dei ministri lo scorso 8 maggio e che la decisione era stata rimandata per la richiesta di ulteriori approfondimenti. Ieri la decisione è stata nuovamente rimandata senza che siano state fornite spiegazioni e dopo che il governo ha decretato lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei comuni di Fabrizia (Vibo Valentia) e Vallelunga Pratameno (Caltanissetta). Un atteggiamento che ha mandato su tutte le furie il segretario regionale e senatore dell’Italia dei Valori, Stefano Pedica, che, da giorni sta portando avanti una protesta sul mancato scioglimento di Fondi. Nel corso della conferenza stampa in cui il Ministro Maria Stella Gelmini stava presentando il “pacchetto università’, l’esponente dipietrista ha incalzato il ministro, chiedendo: “Perché ad oggi non è stato sciolto un comune dove palesemente si parla di infiltrazioni con 500 cartelle (la relazione finale della commissione di accesso agli atti, ndr) e con 17 arresti il sei di luglio. E’ evidente – ha proseguito – per quanto riguarda il mio partito che c’è qualche cosa che non va all’interno del consiglio dei ministri”. La Gelmini ha spiegato di “non essere tenuta a rispondere e ha deciso di interrompere la conferenza. L’esponente dell’Idv non si è dato per vinto ed è rimasto a Palazzo Chigi, in attesa di "risposte concrete sul mancato scioglimento del comune di Fondi. Io resterò qui ad oltranza, - ha spiegato - fino a quando non avrò una risposta da parte di un ministro. Non la voglio certamente da Maroni che quattro mesi fa ha dato il suo via libera allo scioglimento. Al presidente del Consiglio basterebbe un minuto per richiamare i ministri e decidere. Credo – ha concluso - che la lotta alla criminalità organizzata non abbia colore politico”. Intanto sulla diatriba Pedica - Gelmini si registrano le prime reazioni. ''Con l'irruzione di un manipolo di squadristi nella sala stampa di Palazzo Chigi, dove si stava svolgendo la conferenza del Ministro Gelmini, l'IdV conferma, qualora fosse ancora necessario, la sua reale natura''. Queste le parole del presidente dei deputati del PdL, Fabrizio Cicchitto. Non va dimenticato che Pedica da tempo “ha preso a cuore” le vicende legate allo scioglimento del consiglio comunale. Il senatore lo ha dimostrato anche nei mesi scorsi quando, da solo, una domenica in piazza a Fondi si era messo a leggere pubblicamente la relazione finale consegnata dal prefetto Bruno Frattasi al ministro dell’Interno Roberto Maroni. Esperienza ripetuta qualche settimana dopo in chiusura di campagna elettorale quando dal palco di piazza Unità d’Italia, dove poco dopo sarebbe intervenuto Antonio Di Pietro, aveva letto nuovamente alcuni passaggi cruciali del documento. Un modo per mostrare con le “carte” il perché il comune di Fondi debba essere sciolto per infiltrazioni mafiose.
Riccardo Antonilli

Damasco, attesa per il Riesame

Sarà reso noto questa mattina l’esito del riesame di Venanzio Tripodo e Antonino D’Errigo, due degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta Damasco. I due, difesi dagli avvocati Maria Antonietta Cestra e Giuseppe Lauretti, ieri mattina hanno spiegato la loro versione dei fatti, respingendo, punto per punto, le accuse a loro carico. Al centro della difesa restano le intercettazioni che, come ci spiega Lauretti: “Sono l’unico supporto probatorio dell’indagine”. In particolare Venanzio Tripodo, considerato con il fratello Carmelo il capo del sodalizio criminale sgominato, è accusato di illecita concorrenza all’interno del Mof. Accusa che viene respinta fermamente dal suo legale: “Il mio assistito di lavoro fa il mediatore, è quindi logico che vi siano intercettazioni in cui contratta sui prezzi della frutta, ma da qui a dire che è stata messa in piedi un’associazione a delinquere ce ne passa. Per il D’Arrigo, poi, ci sono pochissimi passaggi nelle intercettazioni che risalgono addirittura al 2007”. Anche Lauretti, al pari di altri difensori di persone coinvolte nell’inchiesta, tiene a sottolineare un’anomalia di questo procedimento: le mancate notifiche sulla convocazione del riesame. Un “vizio procedurale” su cui altri legali, come Giulio Mastrobattista, hanno presentato eccezione facendo cadere automaticamente le ordinanze. Ordinanze poi reiterate per ben sei coinvolti tra cui Riccardo Izzi e Carmelo Tripodo. Anche per Venanzio Tripodo si era presentata questa problematica, ma i legali hanno preferito entrare nel merito della discussione. In attesa che il Tribunale della Libertà si pronunci su D’Errigo e Tripodo, va ricordato che sono già tornati a casa i tre dirigenti comunali coinvolti nell’inchiesta e finiti ai domiciliari: il comandante della Polizia municipale Dario Leone, il dirigente del settore Bilancio, Tommasina Biondino e quello dei Lavori Pubblici, Gianfranco Mariorenzi. Tre scarcerazioni che contribuiscono a ridimensionare sostanzialmente il quadro dell’inchiesta. I tre, infatti, sono considerati la ramificazione nell’amministrazione comunale dell’organizzazione criminale. Nella giornata di mercoledì il Tribunale si è pronunciato anche su altre due posizioni, quelle di Massimo Anastasio Di Fazio, difeso dall’avvocato Maurizio Forte, e di Igor Catalano, difeso da Archidiacono e Panzini, per ambedue sono state confermate le misure cautelari: carcere per Catalano e domiciliari per Di Fazio, noto anche con il soprannome di Peticone e coinvolto anche nella prima fase di Damasco, quella legata all’usura che lo portò dietro le sbarre il 13 febbraio dello scorso anno.
Riccardo Antonilli

martedì 21 luglio 2009

Dopo l'arresto il comandante Leone torna in servizio

Dario Leone è tornato in servizio. Il comandante della municipale, quindi, dopo essere stato travolto dall’inchiesta Damasco ieri mattina si è recato in comune per gli adempimenti burocratici del caso e riprendere il suo posto. A suo carico, come spiegato nei giorni scorsi dal suo legale, l’avvocato Letizia Bortone, c’era “un provvedimento sospensivo del comune, un atto dovuto, che aveva ragione di sussistere finché c’era la misura cautelare, ora che è venuta meno decade automaticamente anche la sospensione”. Leone, al momento, è l’unico degli arrestati ad essere tornato in libertà. Come lui, altri due dirigenti comunali, Gianfranco Mariorenzi e Tommasina Biondino erano finiti ai domiciliari insieme al vice di Leone, Pietro Munno e all’immobiliarista Massimo Anastasio Di Fazio. Un coinvolgimento di “alte sfere” del comune su cui a lungo si è dibattuto a margine dell’operazione. Anche perché non va dimenticato che sul comune pende una richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose. L’operazione, intanto, rischia di essere messa in discussione da problemi burocratici. L’unico ad essere rimesso in libertà perché l’ordinanza è stata rivista nel merito è appunto Leone. Per altri coinvolti: Riccardo Izzi, Giuseppe Bracciale, Pasqualino Peppe, venerdì scorso, è arrivata la revoca dell’ordinanza, ma non nel merito, bensì per un vizio di forma. Oggi è il termine ultimo per la notifica di una nuova ordinanza che se non dovesse arrivare porterebbe i tre ad essere liberi. Intanto per venerdì c’è un’altra udienza del riesame. Una settimana fondamentale per Damasco, così come per il comune. Infatti, a giorni, il consiglio dei ministri potrebbe discutere della richiesta di scioglimento del consiglio comunale. Non c’è ancora una convocazione, ma alla prima seduta utile, stando a quanto sostenuto da un esponente governativo, il sottosegretario Luigi Casero, il governo dirà la sua sulla legittimità dell’attuale amministrazione.
Riccardo Antonilli

Damasco, scontro in consiglio

Approvato il rediconto della gestione finanziaria 2008, il consiglio comunale della città di Fondi, riunitosi martedì sera, è stato a lungo incentrato sul coinvolgimento dei dirigenti comunali nell’inchiesta Damasco. L’opposizione, in una mozione unitaria firmata da Partito democratico, Fondi Viva e gruppo misto, ha chiesto spiegazioni al primo cittadino sugli arresti domiciliari a carico di Dario Leone, Pietro Munno, Tommasina Biondino e Gianfranco Mariorenzi e sulle dimissioni dell’assessore Serafino Stamigni indagato nell’ambito della stessa inchiesta che ha portato all’arresto di sedici persone. Il sindaco Luigi Parisella, da parte sua, ha ribadito la sua posizione. Come già spiegato a margine dell’operazione, per il primo cittadino le responsabilità sono da circoscrivere ad un gruppo di persone influenzate dall’allora assessore Riccardo Izzi. In apertura dei lavori l’assessore al bilancio, Pietro Cacciola, nella sua relazione, ha spiegato il comune in materia finanziaria «ha raggiunto gli obiettivi prefissi, conseguendo un avanzo di amministrazione di 11.335,33 euro che tiene conto sia dei risultati della gestione di competenza sia del saldo della gestione residui. Restando sul fronte dei residui - ha proseguito - si è proceduto all’accertamento dei residui attivi e passivi al 31 dicembre, al fine di evitare situazioni di rischio per gli equilibri di bilancio, riscontrando minori residui attivi per 841.098,17 euro e minori residui passivi per 423.449,22 euro». Dunque, come previsto, al di la delle questioni tecniche, al centro del dibattito, a lungo, è rimasta una situazione politico amministrativa particolarmente difficile, in una città su cui pende dallo scorso 8 settembre una richiesta di scioglimento del consiglio.
R.A.

martedì 14 luglio 2009

Damasco, i dirigenti si professano innocenti

Dario Leone e Tommasina Biondino si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre Pietro Munno e Massimo Anastasio Di Fazio si sono professati innocenti. Solo Gianfranco Mariorenzi ha risposto, presentando anche una memoria difensiva corredata da ampia documentazione. E’ questo quanto accaduto ieri mattina nel tribunale di Latina nel corso degli interrogatori di garanzia a carico dei cinque finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta Damasco. Leone è il dirigente della Polizia municipale ed è difeso dall’avvocato Letizia Bortone; Pietro Munno è il suo vice ed è difeso da Maurizio Forte, così come l’imprenditore Massimo Anastasio Di Fazio; Tommasina Biondino, dirigente del settore Bilancio e Finanza del Comune dall’avvocato Panella; e Gianfranco Mariorenzi, dirigente del settore Lavori Pubblici e Ambiente, da Giovanni Lauretti.
Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma, Cecilia Demma, la Biondino è descritta come fedelissima del sistema con al vertice i fratelli Tripodo. La dirigente consentì una serie di affidamenti di servizi di pulizia e disinfestazione alla società cooperativa Lazio Net Service, nonostante sapesse della riconducibilità dell’azienda a Carmelo Giovanni Tripodo, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.
L’ufficio Bilancio, secondo l’accusa, con la compiacenza del dirigente provvedeva poi a saldare i pagamenti con particolare solerzia nei confronti della Net Service, a discapito di altri. Mariorenzi, in qualità di dirigente del settore Lavori Pubblici e Ambiente, avrebbe invece garantito l’affidamento della parte più cospicua di appalti alla società di pulizie dei Tripodo. Ieri il dirigente ha portato con se le copie delle determine dirigenziali contestate, spiegando che l’affidamento alla Net Service, era avvenuto attraverso una gara a cui si era presentata solo quella ditta con tanto di certificati antimafia. Insomma, stando a quanto riferito da Mariorenzi, la ditta dei Tripodo sembrava avere tutte le carte in regola. Nel mirino degli inquirenti, inoltre, c’è l’avviso pubblico per la concessione delle aree cimiteriali per la costruzione di cappelle gentilizie. In questo caso sarebbero stati Leone e Munno, vertici della municipale di Fondi, grazie all’intercessione dell’allora assessore Riccardo Izzi, ad aver omesso una serie di controlli dovuti sull’abusivismo edilizio. Niente di nuovo per ora, anche perché gli arrestati hanno preferito evitare di parlare ora che la Demma non c’è. Se hanno qualcosa da dire la diranno davanti al giudice titolare. Così come hanno fatto gli altri arrestati ascoltati nei giorni scorsi, a parte Izzi che ha detto la sua ribattendo alle accuse. Il coinvolgimento dei tre dirigenti e di Munno ha riacceso le polemiche sulle infiltrazioni nell’amministrazione comunale.
Su questo tema, per cinque mesi, a Palazzo San Francesco ha indagato una commissione di acceso agli atti nominata dal prefetto di Latina, Bruno Frattasi. Un’indagine da cui è emerso un quadro tutt’altro che limpido, descritto nella relazione finale in cui Frattasi ha richiesto al ministro dell’interno Roberto Maroni lo scioglimento del consiglio.
Poi, dopo una lunga attesa, Maroni si è espresso in favore dello scioglimento, annunciando di aver consegnato la documentazione al consiglio dei ministri, organo deputato a decidere sulle sorti dell’amministrazione comunale. Eppure da allora sono trascorsi altri lunghi mesi, in cui c’è stato tempo anche di portare a termine l’operazione di lunedì scorso.

Riccardo Antonilli

lunedì 13 luglio 2009

Fondi brucia ancora, distrutto il chiosco dei fiori

Fondi brucia ancora. La scorsa notte ad essere distrutto da un incendio è stato il chiosco per la vendita dei fiori situato accanto al cimitero comunale. Le fiamme hanno iniziato a divampare, nella struttura di circa 20 metri quadri, intorno alle cinque del mattino. Alcuni passanti notando il rogo hanno allertato i Vigili del Fuoco. Con loro sul posto sono arrivati anche i Falchi – Protezione civile. Le operazioni di spegnimento sono andate avanti per un paio d’ore. Sull’ennesimo incendio indagano gli agenti del commissariato di Polizia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio. Al momento nessuna pista può essere esclusa, anche se alla luce della serie inquietante di incendi che stanno contraddistinguendo Fondi, è difficile pensare ad un incidente. Lo stesso chiosco, gestito dalla famiglia Bressani, era stato distrutto da un incendio anche un paio di anni fa. Poi la struttura era stata ricostruita e il lavoro di vendita fiori era ricominciato, fino alla scorsa notte. Intanto continuano le indagini anche sull’incendio del camion di proprietà di una ditta di noleggio di impianti audio e video consumatosi nella notte a cavallo tra venerdì e sabato. Come si ricorderà l’Iveco Daily era posteggiato in via Achille Grandi, quando, intorno alle 4 e 30 del mattino, era andato a fuoco. Appena una settimana fa ad un centinaio di metri da dove è andato a fuoco il furgone si era verificato un altro incendio ai danni di una Toyota Rav 4. In quel caso era parsa da subito indiscutibile la natura dolosa del rogo, dato che i Vigili del fuoco sotto l’automobile avevano rinvenuto due bottiglie incendiarie, una delle quali ancora inesplosa.
Riccardo Antonilli