Dario Leone è tornato in servizio. Il comandante della municipale, quindi, dopo essere stato travolto dall’inchiesta Damasco ieri mattina si è recato in comune per gli adempimenti burocratici del caso e riprendere il suo posto. A suo carico, come spiegato nei giorni scorsi dal suo legale, l’avvocato Letizia Bortone, c’era “un provvedimento sospensivo del comune, un atto dovuto, che aveva ragione di sussistere finché c’era la misura cautelare, ora che è venuta meno decade automaticamente anche la sospensione”. Leone, al momento, è l’unico degli arrestati ad essere tornato in libertà. Come lui, altri due dirigenti comunali, Gianfranco Mariorenzi e Tommasina Biondino erano finiti ai domiciliari insieme al vice di Leone, Pietro Munno e all’immobiliarista Massimo Anastasio Di Fazio. Un coinvolgimento di “alte sfere” del comune su cui a lungo si è dibattuto a margine dell’operazione. Anche perché non va dimenticato che sul comune pende una richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose. L’operazione, intanto, rischia di essere messa in discussione da problemi burocratici. L’unico ad essere rimesso in libertà perché l’ordinanza è stata rivista nel merito è appunto Leone. Per altri coinvolti: Riccardo Izzi, Giuseppe Bracciale, Pasqualino Peppe, venerdì scorso, è arrivata la revoca dell’ordinanza, ma non nel merito, bensì per un vizio di forma. Oggi è il termine ultimo per la notifica di una nuova ordinanza che se non dovesse arrivare porterebbe i tre ad essere liberi. Intanto per venerdì c’è un’altra udienza del riesame. Una settimana fondamentale per Damasco, così come per il comune. Infatti, a giorni, il consiglio dei ministri potrebbe discutere della richiesta di scioglimento del consiglio comunale. Non c’è ancora una convocazione, ma alla prima seduta utile, stando a quanto sostenuto da un esponente governativo, il sottosegretario Luigi Casero, il governo dirà la sua sulla legittimità dell’attuale amministrazione.
Riccardo Antonilli
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