martedì 31 agosto 2010

Botte davanti alla moschea

Botte da orbi davanti alla moschea di Fondi. L'episodio che ha visto protagonisti due algerini ha reso necessario l'intervento degli agenti del locale commissariato di Polizia. Gli uomini del vice questore Massimo Mazio sono riusciti a dirimere la questione scoppiata per futili motivi, separando i contendenti ed evitando che la situazione degenerasse. I poliziotti hanno anche sequestrato un bastone in legno con cui C.R. del ‘72 stava colpendo il connazionale. Una volta in commissariato, verificata la posizione di entrambi sul territorio nazionale, C.R. è stato deferito all'autorità giudiziaria per il reato di lesioni personali aggravate nei confronti del connazionale nonché porto di strumento atto ad offendere. Il ferito, accompagnato al Pronto Soccorso, è stato medicato e giudicato guaribile con in sette giorni. Gli stessi agenti del commissariato nei giorni scorsi hanno intensificato i servizi di prevenzione e repressione reati e di contrasto al crimine. Nel dettaglio, con la partecipazione della squadra della Capitaneria di Porto, sono stati ispezionati 5 stabilimenti balneari, 2 spiagge libere attrezzate, 4 pubblici esercizi annessi agli stabilimenti, 1 camping e 3 attività di pubblico esercizio all'interno delle strutture ricettive. In tale contesto operativo è stata elevata una sanzione amministrativa per «omessa tenuta del locale adibito al Pronto Soccorso» presso uno stabilimento balneare. Al contempo, sono stati fermati per verifica e controllo 7 natanti. I servizi sono tuttora in corso attraverso il pattugliamento del litorale e posti di blocco. Attualmente sono stati fermati 66 veicoli e identificate 92 persone. In totale sono stati elevati 28 verbali.
R.A.

mercoledì 25 agosto 2010

Spengono l'incendio e trovano un cadavere, è giallo

E’stato trovato riverso su un fianco, seminudo e in avanzato stato di decomposizione. Erano le 18 di ieri pomeriggio quando i Vigili del Fuoco di Terracina spegnendo un incendio ai bordi della provinciale Fondi – Lenola, a circa 200 metri dal cimitero di Fondi, hanno effettuato la macabra scoperta. Il cadavere di un uomo sulla trentina era a terra, accanto ad una struttura in cemento armato abbandonata. Immediatamente hanno allertato i carabinieri. Sul posto si è precipitato il capitano della compagnia di Gaeta, Daniele Puppin seguito dai reparti della scientifica. Sul posto anche il vice questore e alcuni agenti del commissariato di Polizia di Fondi. Non è stato possibile identificare il corpo, privo di documenti e ormai irriconoscibile. Con tutta probabilità si trovava in quel luogo da almeno una settimana. Solo dai capelli è stato possibile dedurre che si tratta di una persona di colore. Scongiurata da subito ogni relazione tra l’incendio di ieri e la scomparsa dell’uomo ritrovato, vista la distanza temporale tra la morte e l’incendio. La casualità ha voluto che i Vigili del Fuoco, cercando di evitare che le lingue di fuoco potessero attecchire alla collina, sono saliti da un sentiero laterale e hanno scoperto il corpo. Pochi gli elementi trapelati. Accanto al corpo sono stati ritrovati diversi indumenti, tra cui una maglietta, appartenente allo scomparso, con evidenti tracce di sangue e un foro, inizialmente attribuito ad un proiettile, ma secondo i primi accertamenti non sarebbe compatibile. Un altro fattore non può essere ignorato: lì vicino c’è un immobile in stato di abbandono, notoriamente utilizzato da immigrati come ricovero. Se a ciò si aggiunge la presenza di scarpe e indumenti appartenenti presumibilmente ad altri, non è da escludere che il tutto si possa risolvere con una morte accidentale sul posto. Ma, al momento, si tratta solo di ipotesi. Il pm di turno Marco Giancristofaro, ovviamente, ha disposto l’autopsia sul corpo. Solo dall’esame autoptico si potranno avere maggiori certezze sull’accaduto e scongiurare una possibile morte violenta. Sul posto sono giunti anche i Falchi della Protezione civile che hanno gestito la viabilità a senso alternato sulla trafficata arteria.
Riccardo Antonilli

venerdì 6 agosto 2010

Abuso sanato... con il proseguimento dei lavori

Una lingua di asfalto che dalla contrada Querce sale fino a sbucare nel territorio di Lenola. E' ben visibile anche dalla piana di Fondi, una strada «apparsa» poco più di tre anni fa. Era un sentiero sterrato che dalla zona del castello delle Querce saliva fino in cima alla collina per sovrastarla. Una strada usata un tempo da contadini e pastori. Poi, dal nulla, è stata allargata e spianata fino a divenire un'arteria praticabile a tutti gli effetti. Peccato però che quell'opera di ampliamento sia stata eseguita dalla XXII Comunità Montana in barba a qualsiasi regola, tanto che nel 2007 il Nipaf la sequestrò. Da allora tutto è rimasto fermo a lungo, finché a seguito di un alluvione e della discesa a terra di abbondante acqua e terra, la Procura ne dispose la messa in sicurezza. Come? Asfaltandola. In sintesi il rischio generato dallo spianamento della strada in terra battuta, quindi conseguente ad un abuso è stato sanato attraverso il proseguimento dei lavori. Tanto che oggi la via sale per diversi chilometri. Un'arteria allargata, asfaltata e del tutto inutile. La via, infatti, non viene percorsa da nessuno, dato che finisce nel nulla. O meglio, finisce con il proseguio di quello che era il sentiero preesistente. Un'opera dalla storia particolarmente controversa che si trova poco più in alto del fosso Valle Querce, inaugurato pochi giorni fa. In quel caso i lavori, oltre alla copertura del canale, hanno riguardato l'ampliamento della carreggiata stradale, la realizzazione di un impianto di pubblica illuminazione e dei marciapiedi. Insomma una vera e propria riqualificazione dell'intera contrada delle Querce. Tanto che la frazione si presenta agli occhi degli avventori come una nuovo quartiere, con una strada ampia, tante abitazioni di nuova realizzazione, proprio lì dove c'era solo campagna. Salendo un po' si ritrova proprio la campagna, con in mezzo la famigerata strada della Comunità Montana, ora asfaltata e allargata. Chissà tra qualche anno come si presenterà quella zona, se la campagna resterà tale, se il tratto sterrato continuerà e presentarsi così o se quell'opera verrà ultimata fino a salire ancora, fino a rendere praticabile (o edificabile) decide e decine di ettari di collina. Non resta che aspettare.
Riccardo Antonilli

sabato 31 luglio 2010

Una lottizzazione da Procura

Su quella lottizzazione da sempre gravano pesanti ombre. Adesso, a seguito di un esposto presentato lo scorso anno, la Procura di Latina ha disposto degli accertamenti. Un'inchiesta avviata per capire se le 27 villette in località Chiavino a Lenola, abbiano tutte le «carte in regola». Quelle case sono frutto di una lottizzazione convenzionata promossa dalla società «Il Nido del Nibbio srl». Il 28 luglio 2009 era arrivato l'ok del consiglio comunale dopo una lunga trafila burocratica. Prima il dipartimento Territorio della Regione Lazio condizionò il parere favorevole ad una serie di prescrizioni di natura ambientale. Il progetto, poi, ha incassato il via libera della commissione urbanistica del Comune (30 gennaio e 3 luglio del 2007) e il parere favorevole dell'ufficio tecnico comunale (15 giugno 2007). Nel 2007, il consiglio comunale di Lenola adottò il Piano urbanistico, ritenendolo conforme al vigente Prg. Il 2 agosto del 2008 ci fu il sopralluogo dei funzionari e dei tecnici della Regione, insieme a quelli del Comune e ai rappresentanti e tecnici della società promotrice, con la quale furono prescritte diverse modifiche in merito all'ubicazione di alcuni manufatti all'interno del lotto di intervento. Nel maggio 2009 è arrivato il placet dell'Asl di Latina, mentre il settore urbanistica del Comune ha attestato, carte alla mano, l'inesistenza sull'area di vincoli di uso civico. Eppure di perplessità ne sono rimaste, tanto che è partito l'esposto. I dubbi sono gli stessi sollevati anche dal consiglio comunale. Innanzitutto la zona è a rischio idrogeologico, ma soprattutto un «dato» su cui riflettere è che la società «Il Nido del Nibbio srl», quando ha presentato il progetto di lottizzazione, non era proprietaria di tutti i terreni interessati. Il settore edilizio e la gestione dell'urbanistica di Lenola, dunque, restano al centro dell'attenzione. A seguito del bando pubblicato la notte di Natale per l'affidamento dei lavori per il restauro del Comune e della Casa della Musica, la Guardia di Finanza aveva acquisito documentazione in municipio. Nei giorni scorsi si era registrato l'intervento dell'associazione contro le mafie Antonino Caponnetto che nel definire «caotica» la gestione dell'urbanistica aveva elencato alcuni dati: «La cementificazione di Chiavino e Vallebernardo; i procedimenti giudiziari a carico di professionisti tecnici; i 20 casi di abusivismo edilizio accertati da Carabinieri e Corpo Forestale solo nell'ultimo biennio; i permessi a costruire, ad esempio a Vallebernardo, sfruttando i lotti interclusi».
R.A.

Lenola, urbanistica a conduzione familiare

A Lenola regna il «caos nel settore urbanistico». A sostenerlo è l'associazione contro le mafie Antonino Caponnetto, seguita dalla locale sezione dell'Italia dei Valori. Il riferimento è all'inchiesta portata avanti da questa testata riguardante la gara per i lavori di restauro delle sedi comunali, il cui bando era stato pubblicato la notte di Natale e per cui la Guardia di Finanza aveva acquisito documentazione in Comune. Ma non solo. Al centro dell'attenzione c'è la nomina della commissione edilizia. Nei mesi scorsi la minoranza consiliare, come ricordano dalla Caponnetto, diffuse un intervento dai toni particolarmente polemici: «L'amministrazione ha compiuto un ulteriore passo verso il totale controllo politico dell'edilizia privata, l'unico settore a cui sono veramente interessati». E poi:«Oltre a presentare ai professionisti un bando farsa al quale molti si sono sottratti in quanto, tra le righe, era facile leggere un chiaro fine politico clientelare, è stata seguita una procedura illegale e poco trasparente che ha portato alla nomina di una commissione composta da parenti ed amici degli attuali amministratori di maggioranza. Addirittura hanno inserito come esperto un ragazzo poco più che ventenne, di Fondi, solo perché legato ad un assessore. Ribadiamo la nostra proposta che è quella dell'abolizione della commissione edilizia e della nomina di un dirigente, tecnico laureato, con il compito di guidare l'intero iter amministrativo, affinché il permesso a costruire o altra autorizzazione venga sottratto al controllo politico e con l'ulteriore vantaggio, di non poco conto, di una accelerazione della procedura a tutto vantaggio della collettività. Ci sono, inoltre, situazioni al limite della decenza visto che in commissione c'è il figlio dell'assessore all'urbanistica. In questa commissione non c'è alcun membro che rappresenti la minoranza e questo significa che potranno fare quello che vogliono». Parole forti. Che non potevano passare inosservate. Ecco allora che arriva la denuncia dell'associazione antimafia, per cui «questo è il quadro che abbiamo davanti, un quadro già di per sé significativo, al quale bisogna aggiungere, però, altri ritocchi ed elementi che stanno alla base dei nostri rilievi e delle nostre preoccupazioni: la cementificazione di Chiavino e Vallebernardo; i procedimenti giudiziari a carico di professionisti tecnici; i 20 casi di abusivismo edilizio accertati da Carabinieri e Corpo Forestale solo nell'ultimo biennio; i permessi a costruire, ad esempio a Vallebernardo, sfruttando i lotti interclusi».
Riccardo Antonilli

giovedì 22 luglio 2010

Riviera d'Ulisse, gestione da Procura

E' guerra aperta tra il Comune di Sperlonga e il Parco Riviera di Ulisse. Il sindaco sperlongano, Rocco Scalingi esasperato «dall'incuria dell'ente nei confronti di quella che avrebbe dovuto essere un'area super protetta» ha inviato un esposto in Procura. La denuncia è stata inoltrata anche al direttore del Parco Beniamino Gallinaro, al Prefetto di Latina Antonio D'Acunto, al presidente della Regione Lazio Renata Polverini e al presidente della Provincia di Latina Armando Cusani. Proprio dall'ente di via Costa arriva la richiesta di un intervento della Corte dei Conti «affinché accerti se ricorrono gli estremi di una chiamata in giudizio per chi, oggi, sta disamministrando in maniera palese il Parco Riviera di Ulisse». Il riferimento è alla mancanza di «guardiania, nonostante le assunzioni di personale addetto, con le spiagge invase da turisti fai da te, che hanno in queste ultime ore piantato anche ombrelloni e tende da campeggio e con attività subacquee a pieno ritmo. Un parco così, - spiegano da via Costa - come è gestito non serviva e non serve a nessuno, se non a depauperare un patrimonio ambientale e storico di valore inestimabile e a bloccare qualsiasi iniziativa seria e compatibile con i luoghi posti sotto tutela». Gli stessi problemi che hanno spinto Scalingi ad interessare la Procura. «Tutti soffriamo - spiega il primo cittadino nella missiva inviata al direttore del Parco - nel dover constatare come un'area così preziosa, come quella compresa nel Parco naturale sia per le rovine archeologiche della villa di Tiberio che per l'ecosistema marino protetto, sia degradata per le innumerevoli inefficienze e omissioni relative alla gestione dell'area. In particolare si riscontra la presenza quotidiana di imbarcazioni e di pescatori all'interno di tutta l'area marina, sebbene all'interno della stessa sia rigorosamente vietata la pesca. Non solo. Numerosissime persone ogni giorno e in particolar modo durante il fine settimana sostano con ombrelloni, asciugamano, sedie, tavolini sull'arenile antistante l'area archeologica della Villa di Tiberio. Dall'inizio della stagione estiva assistiamo inerti e impossibilitati a intervenire al completo degrado e alla totale incuria dell'area protetta in vostra gestione». Pertanto il sindaco chiede al direttore «di porre fine alle inefficienze e omissioni e in particolare di far rispettare i divieti di pesca e di sosta».
R.A.

Tempi biblici per la Moc

Deve sottoporsi ad un esame specifico, ma dovrà attendere fino a dicembre 2012. Per una pensionata di Lenola la prima data disponibile per un esame Moc è questa. Il test può essere eseguito in provincia solo negli ospedali «Dono Svizzero» di Formia e «Goretti» di Latina. La signora, come prescritto dal suo medico curante, è andata a prenotare la visita al «San Giovanni di Dio» di Fondi. Qui le è stato detto che la prima data disponibile è tra due anni e mezzo a Latina. Un periodo che, ovviamente, non è sostenibile per una persona che necessita dei risultati in tempi celeri. Non va dimenticato che Moc sta per mineralometria ossea computerizzata. Si tratta di una tecnica di investigazione medica, il cui scopo è quello di accertare lo stato di mineralizzazione delle ossa. La Moc, nello specifico, misura la densità della massa ossea, rivelando la degenerazione della struttura. Un esame fondamentale per verificare la presenza e lo stato dell'osteoporosi. E dopo due anni un problema del genere può essere devastante. Unica soluzione andare in strutture private e sborsare ingenti somme di denaro. E' storia nota oramai. Non è né il primo né, purtroppo, sarà l'ultimo caso di questo genere. Ciò non toglie che la vicenda vissuta dalla 64enne di Lenola preoccupa per lo stato della sanità pontina. Risale ad appena qualche settimana fa, la vicenda di un fondano che si è sottoposto ad alcune analisi specifiche presso il laboratorio dello stesso ospedale e che, dopo due mesi, ancora non aveva ricevuto i risultati. Sono casi di malasanità. E' inutile negarlo. Problemi di fondi e strutture che arrivano dall'alto e si ripercuotono sugli utenti degli ospedali pubblici pontini. Tra questi, purtroppo, spicca il «San Giovanni di Dio».
Riccardo Antonilli