mercoledì 27 gennaio 2010

Stupro, spuntano le ronde

L’episodio, seppur dai contorni ancora incerti, è inquientante. La violenza sessuale di gruppo ai danni della 25enne fondana Simona N. di venerdì, allarma la cittadinanza. Ecco allora che arriva la reazione e inizia a venire fuori l’idea di organizzare ronde cittadine per evitare che episodi simili si ripetano. Se ne parla nelle piazze, sui forum on line e l’idea trova il favore del segretario cittadino di Forza Nuova, Giampaolo Costa. «Siamo stati tra i primi - spiega - ad essere favorevoli a questa soluzione, per le tante richieste che ci ha avanzato la gente. Abbiamo raccolto centinaia di firme e chiesto un incontro al commissario prefettizio Guido Nardone per portare avanti questa iniziativa. Siamo anche favorevoli - prosegue - all’estensione del progetto strade sicure, con l’esercito a presidiare la città, anche alla provincia di Latina e al nostro territorio». Per lo stupro sono stati fermati quattro cittadini indiani. Immigrati, due dei quali irregolari. «A Fondi - continua Costa - viviamo quotidianamente problemi legati al grande afflusso di immigrati. Spesso si tratta di clandestini che lavorano nelle nostre campagne. Riteniamo - conclude - che vadano puniti innanzitutto coloro che sfruttano queste persone e al tempo stesso espulsi gli irregolari, per ovviare a problematiche di ordine pubblico». Intanto le indagini della Riccardo Antonilli

lunedì 25 gennaio 2010

Stupro di gruppo, quattro fermi

La prelevano con la forza, la portano in un casolare abbandonato e, a turno, ne abusano sessualmente. Questo l’incubo vissuto, nella serata di venerdì, dalla 25enne fondana N. S., stuprata da quattro indiani. Il “branco” di extracomunitari è stato fermato. Gli agenti della squadra volante del commissariato di Polizia di Fondi, diretto dal vice questore Massimo Mazio, intorno alle 20, si sono recati presso piazzale delle Regioni, nel quartiere Portone della Corte. Qui un’amica delle vittima dello stupro, consumato poco prima, ha chiesto l’intervento della Polizia. Gli agenti, sul posto, hanno trovato la ragazza vittima del branco in un visibile e profondo stato di prostrazione fisica e psicologica, che, in lacrime, ha riferito quanto accaduto. Una ricostruzione dolorosa, quella della vittima, che ha raccontato di essere stata prelevata con la forza e violentata, in una abitazione posta nelle vicinanze del Boschetto, un noto ristorante, ubicato sulla provinciale Fondi - Lenola. Gli investigatori, alla luce del racconto e dello stato della giovane, hanno richiesto l’intervento di un’ambulanza che ha trasportato la 25enne al “San Giovanni di Dio”. Qui i sanitari l’hanno sottoposta alle cure del caso e refertata con una prognosi di sette giorni. La donna, quindi, ha indicato al personale operante il luogo dove si era consumato il barbaro evento. Immediatamente si è messa in moto la macchina delle ricerche. Non ci hanno messo molto i poliziotti a rintracciare i quattro cittadini extracomunitari, le cui fattezze fisiche corrispondevano alla descrizione resa dalla vittima. Prontamente sono stati fermati e identificati come autori della violenza sessuale di gruppo. Un’accurato sopralluogo effettuato in un secondo momento dalla Polizia scientifica nel casolare, triste scenario dello stupro di gruppo, ha consentito di rinvenire numerose tracce che hanno confermato la violenza. Tutti i reperti raccolti sono stati posti sotto sequestro. Vista la gravità degli eventi e non escludendo la possibilità di fuga da parte di tutti gli indagati, oltre alla necessità di eseguire una più attenta identificazione di due dei quattro indiani privi di documenti e di permesso di soggiorno, gli agenti guidati da Mazio hanno proceduto al fermo di tutti gli stranieri e alla successiva traduzione degli stessi presso la casa circondariale di Latina, dove restano a disposizione dell’autorità giudiziaria. Sono state ore terribili, quelle vissute venerdì da N. S., ferite che difficilmente riuscirà a cancellare.
Riccardo Antonilli

Villa Maria, dopo un anno un altro attentato

Un anno esatto. Tanto è passato da quella terribile notte in cui furono date alle fiamme una Hunday Accent e il portone della casa di riposo Villa Maria di Fondi. Un anno e si registra un nuovo rogo alla stessa struttura, situata in via Francia, quartiere Spinete. Sono le prime luci dell’alba di sabato, quando gli ospiti della casa e il personale sono allarmati dal fumo denso che si solleva dal retro della villa. Immediatamente i lavoratori della casa di riposo tentato di domare il rogo, ma, in difficoltà, allertano i Vigili del Fuoco di Terracina e i Falchi della protezione civile di Fondi. I mezzi di spegnimento, giunti sul posto, non impiegano molto a domare le fiamme. L’incendio ha distrutto un deposito di pannoloni dei degenti, vecchie sedie a rotelle e la pensilina del deposito stesso. Danni limitati, dunque, ma tanta paura per chi lì lavora e soprattutto per gli anziani ospiti di Villa Maria. Le fiamme, infatti, all’arrivo dei Falchi avevano già attecchito ad una finestra e il fumo aveva invaso l’interno della struttura. Tanto che gli uomini della Protezione civile e i pompieri hanno fatto evacuare la villa. Sul fatto indagano gli agenti di Polizia del commissariato di Fondi, le prime ipotesi lasciano intendere che si tratti di un rogo doloso. Dopo i rilievi di rito, gli uomini guidati dal vice questore Massimo Mazio, stanno tentando di capire chi possa aver avuto intresse a dare fuoco alla casa di riposo e se ci sia una relazione con i fatti simili avvenuti un anno addietro. Nel frattempo, secondo quanto ci è stato riferito, la proprietà di Villa Maria è cambiata. Questa volta i primi rilievi non hanno fatto emergere alcuna traccia tangibile di chi potrebbe aver appiccato il rogo. L’anno scorso, già dalle prime ipotesi, si parlava di due bottiglie incendiarie, lanciate dallo stesso soggetto sotto l’auto e poi sul portone. Nel 2009, a margine del doppio attentato incendiario, fu esclusa completamente la mano della criminalità organizzata sui due roghi. Le prime ipotesi lasciavano propendere per un’incomprensione mal digerita da parte di qualcuno che aveva pensato di vendicasi nella peggiore delle maniere. Adesso, però, la gestione è cambiata e Villa Maria è stata oggetto, nuovamente, di una attentato incendiario. Un episodio che preoccupa e che fa tornare alla mente i tanti fatti simili che da due anni a questa parte hanno letteralmente sconvolto la cittadinanza fondana.
Riccardo Antonilli

giovedì 21 gennaio 2010

Crisi del settore, gli agricoltori scendono in piazza

La crisi del settore è profonda e sta portando al collasso le aziende agricole della piana di Fondi. Tanto che per mercoledì prossimo la Coldiretti ha organizzato una manifestazione di protesta. All’iniziativa hanno aderito migliaia di imprenditori e lavoratori della piana. Sulla necessità di trovare soluzioni definitive all’indebitamento delle aziende si registra anche l’intervento del movimento politico Progetto Fondi. L’auspicio della lista è che «tutte le realtà produttive che persistono sul nostro territorio possano finalmente essere considerate come l’unica multinazionale della zona. Con la collaborazione di tutti gli agricoltori - proseguono - inizieremo un nuovo percorso fatto di idee e proposte per far ritornare l’ agricoltura al centro dell’interesse cittadino. Ci sentiamo parte di quella multinazionale, quella dei contadini, che non ha mollato, che forse parla poco le lingue straniere, che usa il dialetto e che probabilmente da sempre si fonda sulle grandi tradizioni che si tramandano da secoli. Noi non ci siamo fatti illudere da chi predicava promesse di lavoro e illudeva l’ intera cittadinanza, non ci siamo piegati a relegare la nostra città come un luogo dove poter solo dormire, ma abbiamo cercato di renderla viva e produttiva nonostante i numerosi problemi che attanagliano il settore». E di problemi ce ne sono tanti. Abbiamo cercato di elencarli e analizzarli in un’inchiesta pubblicata pochi giorni fa. Meno complesse da elencare, ma particolarmente difficili da raggiungere, sono le soluzioni. Un primo passo da compiere è puntare sulla qualità del prodotto italiano, pagato al giusto prezzo sia da chi consuma, ma anche a chi produce. Eppure la logica del profitto a discapito di consumatore e produttore è un nemico difficile da sconfiggere. La grande distribuzione e gli intermediari puntano a monetizzare, è il loro lavoro. Ma gli agricoltori non ce la fanno più e, questa volta, hanno intenzione di farsi sentire.
Riccardo Antonilli

Usura, in aula il racconto delle vittime

Va avanti il processo per l’operazione «Damasco 1». In aula sono state ascoltate le parti offese, le vittime del sodalizio criminale sgominato dall’operazione della Direzione distrettuale antimafia a febbraio 2008. Quattro testimonianze quelle ascoltate ieri, altre quattro sono slittate al 9 febbraio, data della prossima udienza. Nella ricostruzione delle parti offese, assistite dagli avvocati Giovanni Pesce e Marco Pandozzi, è stato sostanzialmente ripetuto quanto riferito agli organi inquirenti. Numerose le corrispondenze tra le diverse testimonianze sulle modalità con cui il sodalizio criminale prestava soldi e ne chiedeva la restituzione con interessi fino al 120 % all’anno. E’ emerso, inoltre, il ruolo centrale di Vincenzo Garruzzo e quello di Massimo Anastasio Di Fazio, accusati di usura gravata dalle modalità mafiose con Giuseppe de Carolis, figura quest’ultima più margionale come Maurizio Macaro, accusato di favoreggiamento. Le vittime, sfilate in aula ieri, sono prevalentemente commercianti che per coprire le spese si affidavano ad una sorta di servizio di «cambio assegni» offerto da Garruzzo e soci, che incassavano l’assegno e elargivano contante trattenendo il 10% per un mese, il 20% per sessanta giorni e così crescendo fino al 120% l’anno. Il processo dunque continua, dopo che due settimane fa i giudici avevano accolto la richiesta di trascrivere solo una parte delle intercettazioni telefoniche nella misura di quelle indicate dal Pubblico ministero. In pratica, circa 64 su oltre 22mila telefonate registrate nel corso delle indagini portate avanti dai carabinieri del Nucleo investigativo provinciale, coordinati dalla Procura distrettuale di Roma. Poi, la scorsa settimana, era stato nominato il perito, Milana, incaricato di trascrivere le telefonate. Il processo - va ricordato - nasce dall’operazione portata avanti dalla Dda di Roma, che ha contribuito alla nascita di quello che comunemente viene definito «caso Fondi». A febbraio 2008, dopo lunghe e approfondite indagini, Garruzzo, considerato il capo del sodalizio criminale, Di Fazio, De Carolis e Domenico Capotosto (la cui posizione è stata rivista in seguito) finirono in cella con l’accusa di usura gravata da modalità mafiose. Agli arresti sono seguiti anche sequestri milionari di beni e conti correnti nei confronti di Garruzzo e Di Fazio, i quali sono stati successivamente confiscati dal tribunale di Latina. Dopo due anni il processo sta entrando nel vivo e il 9 febbraio continueranno le testimonianze delle vittime.
Riccardo Antonilli

martedì 19 gennaio 2010

Italia dei Valori, dimissioni di massa

Le acque sembravano essersi calmate. Invece nel centrosinistra fondano arriva un’altra notizia che rimette in discussione la stabilità della coalizione. Il vicesegretario cittadino dell’Italia dei Valori, Brunello di Nardo si è dimesso dal proprio incarico, manifestando la volontà di lasciare definitivamente il partito. La cosa di per se non sarebbe neanche tanto incisiva, se, appena un mese fa, non avesse rinunciato all’incarico anche il segretario cittadino, Bruno Mattei e se adesso, insieme a Di Nardo, non avesse lasciato il partito di Di Pietro, tutto il Comitato cittadino ‘Gianni Vattimo’. Dunque i vertici e l’intera struttura fondana dell’IdV abbandonano la nave, quando mancano poco più di due mesi alle elezioni comunali e regionali. Di Nardo spiega che i motivi “sono riassumibili nella dimostrata impossibilità di incidere sull’azione politica dell’Idv, guidata da una logica ritenuta inaccettabile, espressione di un decisionismo poco rispettoso della dialettica interna al partito. Sarebbe, dunque, un atto irresponsabile quello di continuare ad assecondare scelte altrui, prodotte da teoremi discutibili, pericolosamente inclini al populismo. Naturalmente, Di Nardo e il comitato ‘Gianni Vattimo’, pur prendendo le distanze dall’Italia Dei Valori, rinnovano la propria stima nei confronti della candidata alla carica di sindaco, professoressa Maria Civita Paparello, alla quale non faranno mancare il loro sostegno”. L’Italia dei Valori aveva deciso di entrare nella coalizione di centrosinistra, dopo aver puntato a lungo su una propria candidatura a sindaco. Alla fine i dipietristi hanno optato per il supporto alla Paparello, con la candidatura alle regionali del fondano e già consigliere comunale di Fondi Viva, Arnaldo Faiola che correrà come capolista alle comunali. Le polemiche di fine 2009 dell’IdV, che avevano visto proprio Di Nardo protagonista, sembravano non lasciare spazio a possibilità di riallacciare i rapporti con il Pd e, più in generale, con il resto della coalizione di centrosinistra. Eppure, dall’alto, è stata presa la decisione di rientrare e, stando a quanto sostiene il vicesegretario dimissionario, proprio dall’alto si stanno prendendo altre decisioni con scarsa collegialità. Ora resta da vedere chi entrerà nella formazione guidata, a questa punto, interamente da Faiola.
Riccardo Antonilli

Panico in centro, ubriaco con il coltello a passeggio

Panico la scorsa notte nel centro di Fondi. Un rumeno, completamente ubriaco, se ne andava in giro per le vie cittadine brandendo un coltello. Tanti passanti spaventati hanno allertato il commissariato di Polizia guidato dal vice questore Massimo Mazio. Gli agenti della squadra volante, intervenuti sul posto, hanno bloccato ed identificato il cittadino rumeno, G. C. di 32 anni che armato di un grosso coltello affilato, girava a piedi in evidente stato di ebbrezza. Intercettato dalla volante, lo straniero, dapprima ha tentato maldestramente di disfarsi del coltello, ma senza averne il tempo, è stato reso inerme, perquisito e condotto in ufficio per gli accertamenti di rito e per il relativo controllo Afis attraverso la banca dati che comunque è risultato negativo. Anche il personale del 118 con un’ambulanza è intervenuto per somministrare al predetto una dose di medicinale e tranquillanti. Pertanto il cittadino straniero, che non è riuscito neanche a ricordare le proprie generalità né dove abitasse, al termine degli adempimenti e del fotosegnalamento, è stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Latina, per porto ingiustificato di oggetto atto ad offendere, debitamente posto sotto sequestro. Inoltre, nell’ambito dell’attività di prevenzione e repressione dei reati, disposta dal questore di Latina, personale del commissariato, nei giorni scorsi, ha intensificato i controlli sul territorio effettuando servizi straordinari con numerosi posti di blocco tesi anche a limitare il fenomeno della guida in stato di ebbrezza, nonché per scongiurare incidenti (le cosiddette “stragi del sabato sera”). Durante i controlli, rivolti prevalentemente alle auto condotte da giovani in direzione di pub vari e discoteche, sono state fermate 46 autovetture, identificate 65 persone di cui 9 con precedenti di polizia, effettuati 2 fermi amministrativi (con ritiro della carta di circolazione) ed elevate 10 contravvenzioni al codice della strada. Le verifiche sono state estese anche alle abitazioni dei sorvegliati e degli arrestati ai domiciliari.
Riccardo Antonilli