sabato 21 novembre 2009

Litorale, la Caponnetto sulla "strane" compravendite

Il maltempo dei giorni scorsi ha fatto emergere dalle sabbie di Tumulito a Fondi discariche di eternit e altro materiale edilizio. Materiale che sembra provenire dagli abbattimenti delle costruzioni abusive voluti dal comune di Fondi nell’ambito della rinaturazione della duna. A tal proposito l’associazione Caponnetto chiede al Nipaf e alla Procura della Repubblica di indagare, prestando attenzione anche alle “strane compravendite” di terreni sulla Marina di Fondi e intorno al Mof. “Il maltempo dei giorni scorsi – recita una nota dell’associazione contro le mafie - ha scoperchiato le pentole e messo a nudo quanto è stato fatto con un dispendio di soldi non risibile. Eternit ed altro materiale nocivo sono - interrati con approssimazione - comparsi improvvisamente. Ma non è stata anche abbassata la duna di 2-3 metri e non è anche sparita la macchia mediterranea? – si domandano dalla Caponnetto - Già che ci troviamo, però, vogliamo aggiungere qualche altro spunto per investigatori e magistrati per consentire ad essi come stia andando avanti un disegno di occupazione complessiva di tutta l’area della Marina di Fondi. Ci è stato segnalato che ad un chilometro, un chilometro e mezzo – direzione Sperlonga partendo da Tumulito - c’è uno strano passaggio di proprietà di terreni, sulla costa e al di là della Flacca. La stessa cosa si starebbe verificando nella zona artigianale, nei pressi del Mof”. Una richiesta di approfondimento quella dall’associazione che vuole vederci chiaro sugli interventi di rinaturazione e sulle eventuali connessioni con le compravendite di terreni. Continua, dunque, l’impegno per la trasparenza della Caponnetto, associazione rientrante anche nel Comitato permanente di lotta alle mafie di Fondi. Risale ad un paio di settimane fa la segnalazione alle forze dell’ordine sulle concessioni edilizie firmate da un impiegato del Suap, anziché dal dirigente competente. Una serie di situazioni su cui si chiede una verifica da parte di chi di dovere.
Riccardo Antonilli

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