Le aule giudiziarie danno ragione agli infermieri. Con due sentenze, una del 3 luglio scorso riguardante personale Asl impiegato al Pronto soccorso del «San Giovanni di Dio» di Fondi e un’altra del primo luglio riguardante infermieri e autisti di ambulanze dei presidi ospedalieri di Formia, Gaeta e Minturno, il giudice Roberto Bonanni ha condannato l’azienda al pagamento delle indennità di rischio come previsto da una delibera aziendale del ’99. Sul caso è da tempo in piedi una battaglia tra Asl e sindacati. In particolare Franco Addessi, dirigente provinciale della Cgil – funzione pubblica, già in passato era intervenuto sul mancato pagamento. «Il 4 giugno 2008 – spiega il sindacalista – il tribunale di Latina aveva dato ragione ad un gruppo di infermieri e aveva condannato l’azienda non solo al pagamento dell’indennità di rischio, ma anche a 5.600 euro di spese di giudizio e ad altri 3.800 per onorari e spese generali. Mi domando – continua – come mai, alla luce di questo precedente, la Asl non si decida a riconoscere a tutto il personale l’indennità e si ostini, invece, ad ingaggiare onerose battaglie legali a spese dei contribuenti. Ora anche agli altri infermieri è stato riconosciuto il diritto a percepire quanto gli spetta». Altro punto su cui si concentra l’attenzione di Addessi è la condanna dell’azienda al pagamento delle spese processuali. Per il procedimento vinto dal personale di Fondi l’Asl dovrà sborsare 1.600 euro, per quello riguardante il personale degli altri ospedali del golfo, 3.200. «E’ inaccettabile – sottolinea il dirigente della Cgil - che l’azienda spenda soldi dei contribuenti per pagare le spese di processi ingaggiati contro i propri dipendenti». Dunque gli infermieri, rappresentati dall’avvocato Arnaldo Faiola, ora hanno il diritto a percepire gli arretrati per l’indennità di rischio contagio che ammonta a 5.16 euro per ogni giorno effettivo di lavoro, oltre agli interessi.
Riccardo Antonilli
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