Dopo un lungo week end di attesa il Tribunale della Libertà ha sciolto la riserva sul riesame di Venanzio Tripodo e Antonino D’Errigo, due dei coinvolti nell’ambito dell’inchiesta Damasco, confermando gli arresti e la misura cautelare del carcere. I due, difesi dagli avvocati Maria Antonietta Cestra e Giuseppe Lauretti, erano stati ascoltati nella giornata di venerdì. In attesa delle motivazioni l’avvocato Cestra spiega che per lei: “C’erano tutti i presupposti per rivedere la posizione del Tripodo, sono convinta che sulla decisione ci sia stata un’influenza indiretta del clamore mediatico suscitato dalle ultime vicende riguardanti Fondi”. Intanto a giorni potrebbero tornare davanti al Gup per un nuovo interrogatorio di garanzia Carmelo Tripodo, Alessio Ferri e Antonio Schiappa. Per un “vizio di forma” sulle notifiche, infatti, è stato necessario reiterare l’ordinanza di custodia cautelare. Tutto ciò è accaduto anche per altri coinvolti. Si tratta di Riccardo Izzi, i fratelli Franco e Pasquale Peppe e Giuseppe Bracciale. La questione delle mancate notifiche sulla convocazione del riesame sta caratterizzando tutto il procedimento. Alcuni legali su tale “vizio” hanno presentato eccezione, facendo cadere automaticamente le ordinanze, poi reiterate, altri invece hanno preferito entrare nel merito, è il caso ad esempio di Lauretti e della Cestra o dei difensori dei tre dirigenti comunali coinvolti, già tornati a casa. Com’è noto si tratta del comandante della Polizia municipale, Dario Leone, il dirigente del settore Bilancio, Tommasina Biondino e quello dei Lavori Pubblici, Gianfranco Mariorenzi. Oltre che per Venanzio Tripodo e D’Errigo, il Tribunale si già pronunciato anche su altre due posizioni, quelle di Massimo Anastasio Di Fazio e di Igor Catalano, per ambedue sono state confermate le misure cautelari: carcere per Catalano e domiciliari per Di Fazio, noto anche con il soprannome di Peticone. Oggi è giornata di riesame per Pietro Munno, vice comandante della Polizia municipale e Vincenzo Bianchò. Il Tribunale, intanto, sembra abbia rigettato i ricorsi e quindi confermato il sequestro delle società Parravano – Trani, Tripos Multiservizi e Lazio Netservice.
Riccardo Antonilli
martedì 28 luglio 2009
domenica 26 luglio 2009
Ennesimo rinvio sullo scioglimento, protesta di Pedica
“La decisione per il comune di Fondi è stata rinviata alla prossima riunione”. Così recita il comunicato diramato dal governo al termine del consiglio dei ministri di ieri mattina. Dunque c’è ancora da attendere per sapere se il consiglio dei ministri scioglierà o meno il consiglio comunale. Il sottosegretario Luigi Casero, in risposta ad un’interpellanza urgente del Pd aveva spiegato che il punto sarebbe stato riportato all’ordine del giorno alla prima riunione utile. Così è stato, eppure dal governo si continua a prendere tempo. Non va dimenticato che lo scioglimento era stato già al centro del consiglio dei ministri lo scorso 8 maggio e che la decisione era stata rimandata per la richiesta di ulteriori approfondimenti. Ieri la decisione è stata nuovamente rimandata senza che siano state fornite spiegazioni e dopo che il governo ha decretato lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei comuni di Fabrizia (Vibo Valentia) e Vallelunga Pratameno (Caltanissetta). Un atteggiamento che ha mandato su tutte le furie il segretario regionale e senatore dell’Italia dei Valori, Stefano Pedica, che, da giorni sta portando avanti una protesta sul mancato scioglimento di Fondi. Nel corso della conferenza stampa in cui il Ministro Maria Stella Gelmini stava presentando il “pacchetto università’, l’esponente dipietrista ha incalzato il ministro, chiedendo: “Perché ad oggi non è stato sciolto un comune dove palesemente si parla di infiltrazioni con 500 cartelle (la relazione finale della commissione di accesso agli atti, ndr) e con 17 arresti il sei di luglio. E’ evidente – ha proseguito – per quanto riguarda il mio partito che c’è qualche cosa che non va all’interno del consiglio dei ministri”. La Gelmini ha spiegato di “non essere tenuta a rispondere e ha deciso di interrompere la conferenza. L’esponente dell’Idv non si è dato per vinto ed è rimasto a Palazzo Chigi, in attesa di "risposte concrete sul mancato scioglimento del comune di Fondi. Io resterò qui ad oltranza, - ha spiegato - fino a quando non avrò una risposta da parte di un ministro. Non la voglio certamente da Maroni che quattro mesi fa ha dato il suo via libera allo scioglimento. Al presidente del Consiglio basterebbe un minuto per richiamare i ministri e decidere. Credo – ha concluso - che la lotta alla criminalità organizzata non abbia colore politico”. Intanto sulla diatriba Pedica - Gelmini si registrano le prime reazioni. ''Con l'irruzione di un manipolo di squadristi nella sala stampa di Palazzo Chigi, dove si stava svolgendo la conferenza del Ministro Gelmini, l'IdV conferma, qualora fosse ancora necessario, la sua reale natura''. Queste le parole del presidente dei deputati del PdL, Fabrizio Cicchitto. Non va dimenticato che Pedica da tempo “ha preso a cuore” le vicende legate allo scioglimento del consiglio comunale. Il senatore lo ha dimostrato anche nei mesi scorsi quando, da solo, una domenica in piazza a Fondi si era messo a leggere pubblicamente la relazione finale consegnata dal prefetto Bruno Frattasi al ministro dell’Interno Roberto Maroni. Esperienza ripetuta qualche settimana dopo in chiusura di campagna elettorale quando dal palco di piazza Unità d’Italia, dove poco dopo sarebbe intervenuto Antonio Di Pietro, aveva letto nuovamente alcuni passaggi cruciali del documento. Un modo per mostrare con le “carte” il perché il comune di Fondi debba essere sciolto per infiltrazioni mafiose.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Damasco, attesa per il Riesame
Sarà reso noto questa mattina l’esito del riesame di Venanzio Tripodo e Antonino D’Errigo, due degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta Damasco. I due, difesi dagli avvocati Maria Antonietta Cestra e Giuseppe Lauretti, ieri mattina hanno spiegato la loro versione dei fatti, respingendo, punto per punto, le accuse a loro carico. Al centro della difesa restano le intercettazioni che, come ci spiega Lauretti: “Sono l’unico supporto probatorio dell’indagine”. In particolare Venanzio Tripodo, considerato con il fratello Carmelo il capo del sodalizio criminale sgominato, è accusato di illecita concorrenza all’interno del Mof. Accusa che viene respinta fermamente dal suo legale: “Il mio assistito di lavoro fa il mediatore, è quindi logico che vi siano intercettazioni in cui contratta sui prezzi della frutta, ma da qui a dire che è stata messa in piedi un’associazione a delinquere ce ne passa. Per il D’Arrigo, poi, ci sono pochissimi passaggi nelle intercettazioni che risalgono addirittura al 2007”. Anche Lauretti, al pari di altri difensori di persone coinvolte nell’inchiesta, tiene a sottolineare un’anomalia di questo procedimento: le mancate notifiche sulla convocazione del riesame. Un “vizio procedurale” su cui altri legali, come Giulio Mastrobattista, hanno presentato eccezione facendo cadere automaticamente le ordinanze. Ordinanze poi reiterate per ben sei coinvolti tra cui Riccardo Izzi e Carmelo Tripodo. Anche per Venanzio Tripodo si era presentata questa problematica, ma i legali hanno preferito entrare nel merito della discussione. In attesa che il Tribunale della Libertà si pronunci su D’Errigo e Tripodo, va ricordato che sono già tornati a casa i tre dirigenti comunali coinvolti nell’inchiesta e finiti ai domiciliari: il comandante della Polizia municipale Dario Leone, il dirigente del settore Bilancio, Tommasina Biondino e quello dei Lavori Pubblici, Gianfranco Mariorenzi. Tre scarcerazioni che contribuiscono a ridimensionare sostanzialmente il quadro dell’inchiesta. I tre, infatti, sono considerati la ramificazione nell’amministrazione comunale dell’organizzazione criminale. Nella giornata di mercoledì il Tribunale si è pronunciato anche su altre due posizioni, quelle di Massimo Anastasio Di Fazio, difeso dall’avvocato Maurizio Forte, e di Igor Catalano, difeso da Archidiacono e Panzini, per ambedue sono state confermate le misure cautelari: carcere per Catalano e domiciliari per Di Fazio, noto anche con il soprannome di Peticone e coinvolto anche nella prima fase di Damasco, quella legata all’usura che lo portò dietro le sbarre il 13 febbraio dello scorso anno.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
martedì 21 luglio 2009
Dopo l'arresto il comandante Leone torna in servizio
Dario Leone è tornato in servizio. Il comandante della municipale, quindi, dopo essere stato travolto dall’inchiesta Damasco ieri mattina si è recato in comune per gli adempimenti burocratici del caso e riprendere il suo posto. A suo carico, come spiegato nei giorni scorsi dal suo legale, l’avvocato Letizia Bortone, c’era “un provvedimento sospensivo del comune, un atto dovuto, che aveva ragione di sussistere finché c’era la misura cautelare, ora che è venuta meno decade automaticamente anche la sospensione”. Leone, al momento, è l’unico degli arrestati ad essere tornato in libertà. Come lui, altri due dirigenti comunali, Gianfranco Mariorenzi e Tommasina Biondino erano finiti ai domiciliari insieme al vice di Leone, Pietro Munno e all’immobiliarista Massimo Anastasio Di Fazio. Un coinvolgimento di “alte sfere” del comune su cui a lungo si è dibattuto a margine dell’operazione. Anche perché non va dimenticato che sul comune pende una richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose. L’operazione, intanto, rischia di essere messa in discussione da problemi burocratici. L’unico ad essere rimesso in libertà perché l’ordinanza è stata rivista nel merito è appunto Leone. Per altri coinvolti: Riccardo Izzi, Giuseppe Bracciale, Pasqualino Peppe, venerdì scorso, è arrivata la revoca dell’ordinanza, ma non nel merito, bensì per un vizio di forma. Oggi è il termine ultimo per la notifica di una nuova ordinanza che se non dovesse arrivare porterebbe i tre ad essere liberi. Intanto per venerdì c’è un’altra udienza del riesame. Una settimana fondamentale per Damasco, così come per il comune. Infatti, a giorni, il consiglio dei ministri potrebbe discutere della richiesta di scioglimento del consiglio comunale. Non c’è ancora una convocazione, ma alla prima seduta utile, stando a quanto sostenuto da un esponente governativo, il sottosegretario Luigi Casero, il governo dirà la sua sulla legittimità dell’attuale amministrazione.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Damasco, scontro in consiglio
Approvato il rediconto della gestione finanziaria 2008, il consiglio comunale della città di Fondi, riunitosi martedì sera, è stato a lungo incentrato sul coinvolgimento dei dirigenti comunali nell’inchiesta Damasco. L’opposizione, in una mozione unitaria firmata da Partito democratico, Fondi Viva e gruppo misto, ha chiesto spiegazioni al primo cittadino sugli arresti domiciliari a carico di Dario Leone, Pietro Munno, Tommasina Biondino e Gianfranco Mariorenzi e sulle dimissioni dell’assessore Serafino Stamigni indagato nell’ambito della stessa inchiesta che ha portato all’arresto di sedici persone. Il sindaco Luigi Parisella, da parte sua, ha ribadito la sua posizione. Come già spiegato a margine dell’operazione, per il primo cittadino le responsabilità sono da circoscrivere ad un gruppo di persone influenzate dall’allora assessore Riccardo Izzi. In apertura dei lavori l’assessore al bilancio, Pietro Cacciola, nella sua relazione, ha spiegato il comune in materia finanziaria «ha raggiunto gli obiettivi prefissi, conseguendo un avanzo di amministrazione di 11.335,33 euro che tiene conto sia dei risultati della gestione di competenza sia del saldo della gestione residui. Restando sul fronte dei residui - ha proseguito - si è proceduto all’accertamento dei residui attivi e passivi al 31 dicembre, al fine di evitare situazioni di rischio per gli equilibri di bilancio, riscontrando minori residui attivi per 841.098,17 euro e minori residui passivi per 423.449,22 euro». Dunque, come previsto, al di la delle questioni tecniche, al centro del dibattito, a lungo, è rimasta una situazione politico amministrativa particolarmente difficile, in una città su cui pende dallo scorso 8 settembre una richiesta di scioglimento del consiglio.
R.A.
R.A.
martedì 14 luglio 2009
Damasco, i dirigenti si professano innocenti
Dario Leone e Tommasina Biondino si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre Pietro Munno e Massimo Anastasio Di Fazio si sono professati innocenti. Solo Gianfranco Mariorenzi ha risposto, presentando anche una memoria difensiva corredata da ampia documentazione. E’ questo quanto accaduto ieri mattina nel tribunale di Latina nel corso degli interrogatori di garanzia a carico dei cinque finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta Damasco. Leone è il dirigente della Polizia municipale ed è difeso dall’avvocato Letizia Bortone; Pietro Munno è il suo vice ed è difeso da Maurizio Forte, così come l’imprenditore Massimo Anastasio Di Fazio; Tommasina Biondino, dirigente del settore Bilancio e Finanza del Comune dall’avvocato Panella; e Gianfranco Mariorenzi, dirigente del settore Lavori Pubblici e Ambiente, da Giovanni Lauretti.
Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma, Cecilia Demma, la Biondino è descritta come fedelissima del sistema con al vertice i fratelli Tripodo. La dirigente consentì una serie di affidamenti di servizi di pulizia e disinfestazione alla società cooperativa Lazio Net Service, nonostante sapesse della riconducibilità dell’azienda a Carmelo Giovanni Tripodo, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.
L’ufficio Bilancio, secondo l’accusa, con la compiacenza del dirigente provvedeva poi a saldare i pagamenti con particolare solerzia nei confronti della Net Service, a discapito di altri. Mariorenzi, in qualità di dirigente del settore Lavori Pubblici e Ambiente, avrebbe invece garantito l’affidamento della parte più cospicua di appalti alla società di pulizie dei Tripodo. Ieri il dirigente ha portato con se le copie delle determine dirigenziali contestate, spiegando che l’affidamento alla Net Service, era avvenuto attraverso una gara a cui si era presentata solo quella ditta con tanto di certificati antimafia. Insomma, stando a quanto riferito da Mariorenzi, la ditta dei Tripodo sembrava avere tutte le carte in regola. Nel mirino degli inquirenti, inoltre, c’è l’avviso pubblico per la concessione delle aree cimiteriali per la costruzione di cappelle gentilizie. In questo caso sarebbero stati Leone e Munno, vertici della municipale di Fondi, grazie all’intercessione dell’allora assessore Riccardo Izzi, ad aver omesso una serie di controlli dovuti sull’abusivismo edilizio. Niente di nuovo per ora, anche perché gli arrestati hanno preferito evitare di parlare ora che la Demma non c’è. Se hanno qualcosa da dire la diranno davanti al giudice titolare. Così come hanno fatto gli altri arrestati ascoltati nei giorni scorsi, a parte Izzi che ha detto la sua ribattendo alle accuse. Il coinvolgimento dei tre dirigenti e di Munno ha riacceso le polemiche sulle infiltrazioni nell’amministrazione comunale.
Su questo tema, per cinque mesi, a Palazzo San Francesco ha indagato una commissione di acceso agli atti nominata dal prefetto di Latina, Bruno Frattasi. Un’indagine da cui è emerso un quadro tutt’altro che limpido, descritto nella relazione finale in cui Frattasi ha richiesto al ministro dell’interno Roberto Maroni lo scioglimento del consiglio.
Poi, dopo una lunga attesa, Maroni si è espresso in favore dello scioglimento, annunciando di aver consegnato la documentazione al consiglio dei ministri, organo deputato a decidere sulle sorti dell’amministrazione comunale. Eppure da allora sono trascorsi altri lunghi mesi, in cui c’è stato tempo anche di portare a termine l’operazione di lunedì scorso.
Riccardo Antonilli
Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma, Cecilia Demma, la Biondino è descritta come fedelissima del sistema con al vertice i fratelli Tripodo. La dirigente consentì una serie di affidamenti di servizi di pulizia e disinfestazione alla società cooperativa Lazio Net Service, nonostante sapesse della riconducibilità dell’azienda a Carmelo Giovanni Tripodo, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.
L’ufficio Bilancio, secondo l’accusa, con la compiacenza del dirigente provvedeva poi a saldare i pagamenti con particolare solerzia nei confronti della Net Service, a discapito di altri. Mariorenzi, in qualità di dirigente del settore Lavori Pubblici e Ambiente, avrebbe invece garantito l’affidamento della parte più cospicua di appalti alla società di pulizie dei Tripodo. Ieri il dirigente ha portato con se le copie delle determine dirigenziali contestate, spiegando che l’affidamento alla Net Service, era avvenuto attraverso una gara a cui si era presentata solo quella ditta con tanto di certificati antimafia. Insomma, stando a quanto riferito da Mariorenzi, la ditta dei Tripodo sembrava avere tutte le carte in regola. Nel mirino degli inquirenti, inoltre, c’è l’avviso pubblico per la concessione delle aree cimiteriali per la costruzione di cappelle gentilizie. In questo caso sarebbero stati Leone e Munno, vertici della municipale di Fondi, grazie all’intercessione dell’allora assessore Riccardo Izzi, ad aver omesso una serie di controlli dovuti sull’abusivismo edilizio. Niente di nuovo per ora, anche perché gli arrestati hanno preferito evitare di parlare ora che la Demma non c’è. Se hanno qualcosa da dire la diranno davanti al giudice titolare. Così come hanno fatto gli altri arrestati ascoltati nei giorni scorsi, a parte Izzi che ha detto la sua ribattendo alle accuse. Il coinvolgimento dei tre dirigenti e di Munno ha riacceso le polemiche sulle infiltrazioni nell’amministrazione comunale.
Su questo tema, per cinque mesi, a Palazzo San Francesco ha indagato una commissione di acceso agli atti nominata dal prefetto di Latina, Bruno Frattasi. Un’indagine da cui è emerso un quadro tutt’altro che limpido, descritto nella relazione finale in cui Frattasi ha richiesto al ministro dell’interno Roberto Maroni lo scioglimento del consiglio.
Poi, dopo una lunga attesa, Maroni si è espresso in favore dello scioglimento, annunciando di aver consegnato la documentazione al consiglio dei ministri, organo deputato a decidere sulle sorti dell’amministrazione comunale. Eppure da allora sono trascorsi altri lunghi mesi, in cui c’è stato tempo anche di portare a termine l’operazione di lunedì scorso.
Riccardo Antonilli
lunedì 13 luglio 2009
Fondi brucia ancora, distrutto il chiosco dei fiori
Fondi brucia ancora. La scorsa notte ad essere distrutto da un incendio è stato il chiosco per la vendita dei fiori situato accanto al cimitero comunale. Le fiamme hanno iniziato a divampare, nella struttura di circa 20 metri quadri, intorno alle cinque del mattino. Alcuni passanti notando il rogo hanno allertato i Vigili del Fuoco. Con loro sul posto sono arrivati anche i Falchi – Protezione civile. Le operazioni di spegnimento sono andate avanti per un paio d’ore. Sull’ennesimo incendio indagano gli agenti del commissariato di Polizia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio. Al momento nessuna pista può essere esclusa, anche se alla luce della serie inquietante di incendi che stanno contraddistinguendo Fondi, è difficile pensare ad un incidente. Lo stesso chiosco, gestito dalla famiglia Bressani, era stato distrutto da un incendio anche un paio di anni fa. Poi la struttura era stata ricostruita e il lavoro di vendita fiori era ricominciato, fino alla scorsa notte. Intanto continuano le indagini anche sull’incendio del camion di proprietà di una ditta di noleggio di impianti audio e video consumatosi nella notte a cavallo tra venerdì e sabato. Come si ricorderà l’Iveco Daily era posteggiato in via Achille Grandi, quando, intorno alle 4 e 30 del mattino, era andato a fuoco. Appena una settimana fa ad un centinaio di metri da dove è andato a fuoco il furgone si era verificato un altro incendio ai danni di una Toyota Rav 4. In quel caso era parsa da subito indiscutibile la natura dolosa del rogo, dato che i Vigili del fuoco sotto l’automobile avevano rinvenuto due bottiglie incendiarie, una delle quali ancora inesplosa.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Scontro auto - ape, muore un monticellano
E’ deceduto in un tragico incidente stradale il 55enne di Monte San Biagio, Giuseppe Cimino. L’uomo, agricoltore, ieri pomeriggio intorno alle 17 e 30, viaggiava a bordo della propria Apecar Piaggio, quando, sbucando da una traversa laterale di viale Europa a Monte San Biagio, si è scontrato violentemente con una Lancia Delta guidata dal 45enne fondano Antonio Addessi. Un impatto violentissimo che non ha lasciato scampo al monticellano, rimasto incastrato tra le lamiere e deceduto pochi minuti dopo lo schianto. Immediatamente sul posto sono arrivati i mezzi del 118 che non hanno potuto far altro che constatare il decesso del Cimino. Il guidatore della Delta è stato portato al Pronto soccorso del “San Giovanni di Dio” per una ferita a una mano e poi al “Fiorini” per ulteriori accertamenti. Poco dopo sul posto sono giunti anche gli agenti della Polizia stradale di Terracina che hanno provveduto ad effettuare i rilievi di rito utili a chiarir definitivamente la dinamica del sinistro, la Polizia di Fondi, i Carabinieri e la municipale di Monte San Biagio. Sembra che la vettura su cui, oltre ad Addessi, viaggiava un altro uomo, stesse percorrendo l’arteria verso il centro del paese e che all’improvviso si sia trovata davanti l’Ape, prendendola in pieno e facendola ribaltare diverse volte. Cimino era conosciuto e stimato in paese. Il 55enne lascia la moglie e tre figli. Purtroppo bisogna registrare l’ennesimo incidente stradale sul territorio della piana. Qualsiasi siano le cause del sinistro, adesso c’è solo spazio per il dolore causato dalla scomparsa di Giuseppe Cimino.
R.A.
R.A.
Furgone in fiamme
Ancora un automezzo in fiamme a Fondi. Nella notte a cavallo tra venerdì e sabato un Iveco Daily è stato parzialmente distrutto da un incendio. Il mezzo, di proprietà di una ditta di noleggio di impianti audio e video, era posteggiato in via Achille Grandi, quando, intorno alle 4 e 30 del mattino, è andato a fuoco. Immediatamente alcuni vicini sono scesi in strada e hanno iniziato a domare il rogo, poco dopo sul posto sono giunti i Falchi – Protezione civile che hanno completato l’intervento prima dell’arrivo dei Vigili del Fuoco. Sull’ennesimo incendio sospetto è stata aperta un’indagine dai Carabinieri della locale stazione. Sul posto non sono stati ritrovati inneschi, ma, anche alla luce dei tanti precedenti, è difficile credere all’ipotesi incidente. Appena una settimana fa ad un centinaio di metri si era verificato un altro incendio ai danni di una Toyota Rav 4. In quel caso era parsa da subito indiscutibile la natura dolosa del rogo, dato che i Vigili del fuoco sotto l’automobile avevano rinvenuto due bottiglie incendiarie, una delle quali ancora inesplosa. Anche una settimana fa erano stati alcuni residente a dare il via alle operazioni di spegnimento. I cittadini, d’altronde, sono ormai allarmati e pronti ad ogni evenienza. Il numero di righi dolosi che hanno il sapore di atti intimidatori si stanno moltiplicando. E’ passato appena un mese, da quando, la notte tra il 10 e l’11 giugno, ignoti hanno dato alle fiamme la Mercedes classe C del brigadiere dei Carabinieri Giosuè Cappiello. Un fatto quello che ha riacceso l’attenzione sulla situazione dell’ordine pubblico, anche perché consumato ai danni di un membro dell’Arma. Andando a ritroso sono tanti altri gli episodi simili che si sono consumati nel giro di pochi mesi. Basta citare i roghi ai danni della fabbrica di imballaggi Fidaleo, della ditta di noleggio di mezzi edili Elispanair e della Cobal. Tutto ciò senza guardare troppo indietro. Intanto vanno avanti le indagini sui tanti, troppi episodi e non è escluso che alcuni di questi siano frutto della stessa mano criminosa.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
venerdì 10 luglio 2009
Damasco, il centrosinistra chiede le dimissioni della giunta
Dimissioni della giunta Parisella, decisione immediata sullo scioglimento del consiglio comunale e più controlli sul Mof. Sono queste le richieste, messe nero su bianco in un documento unitario, delle forze politiche di centrosinistra di Fondi. Partito democratico, Sinistra e Libertà, Partito della Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Partito dei Comunisti Italiani “considerati gli ultimi clamorosi sviluppi dell’operazione Damasco, che hanno portato agli arresti di 17 persone e alla sostanziale decapitazione della macchina amministrativa del comune”, assumono “una posizione unitaria sulla valutazione di questi avvenimenti e sulle proposte politiche per riportare legalità e trasparenza nella nostra città”. “I fatti – si legge nel documento frutto di una riunione tenutasi martedì sera - dimostrano un forte legame tra criminalità organizzata e i diversi livelli politici, affaristici ed amministrativi, che hanno condizionato pesantemente sia la più importante impresa economica del nostro comprensorio: il Mof; sia l’amministrazione comunale nei suoi gangli vitali: lavori pubblici, bilancio, attività produttive e polizia municipale. E’ intollerabile che si continui a voler negare le responsabilità politiche gravissime che il centro destra, che governa il comune di Fondi da 15 anni. Responsabilità che hanno portato il nostro comune ad essere oggetto di una richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose, primo caso nella storia amministrativa di Fondi. E’ ancora più intollerabile – sottolineano - che il consiglio dei ministri, nonostante siano trascorsi ben dieci mesi da quando ha ricevuto la richiesta di scioglimento dalla commissione prefettizia, non prenda ancora una decisione”. Le forze politiche di opposizione, quindi, chiedono “al Sindaco Parisella di prendere atto che la sua giunta e la maggioranza che la sostiene, sono ormai allo sbando totale: non passa giorno che non si dimetta un assessore o che qualche consigliere di maggioranza non prenda le distanze e passi di fatto all’opposizione, e di rimettere il proprio mandato”. Riguardo alla situazione di pesante condizionamento malavitoso di alcune imprese operanti all’interno del Mof: “Si chiede che la Regione Lazio assuma immediatamente provvedimenti che vadano nella direzione di un controllo più preciso e puntuale per garantire la massima trasparenza gestionale. Ciò – concludono dal centrosinistra - nell’interesse di tutti gli operatori onesti del Mof, le cooperative agricole e per la salvaguardia della maggiore industria del nostro comprensorio che garantisce occupazione a migliaia di persone”.
R.A.
R.A.
Incidente, 27enne perde la vita sulla Flacca
Il 27enne Gianluca Mitrano ha perso la vita in un tragico incidente stradale verificatosi ieri mattina a Sperlonga. Intorno alle 12 e 30 sulla Flacca, all’altezza del bivio per il Lagolungo, il giovane, che viaggiava in direzione Napoli a bordo del proprio maxi scooter, si è scontrato con un Ford Transit. Un impatto violentissimo, che non ha lasciato scampo al 27enne sperlongano, morto sul colpo. Immediatamente sono stati allertati i soccorsi, sulla Flacca è giunta anche un’eliambulanza, ma ormai per Gianluca era troppo tardi. Sul posto sono giunti anche gli agenti della Polizia stradale di Formia, i Carabinieri della stazione di Sperlonga e la municipale sempre di Sperlonga. La stradale ha effettuato i rilievi. Stando ad una prima ricostruzione sembra che il ragazzo a bordo del maxi scooter abbia superato una colonna di macchine sulla sinistra, prendendo in pieno il Transit che stava uscendo dal bivio. A bordo del furgone viaggiava una famiglia di americani in villeggiatura sul litorale. Il traffico in qual tratto di strada dovrebbe essere governato da un semaforo, che, però, da gennaio è lampeggiante. Il 27enne Mitrano a breve si sarebbe sposato con la sua compagna, da cui aveva avuto una figlia appena sette mesi fa. La scomparsa di Gianluca è una tragedia particolarmente sentita nella comunità sperlongana, dove il giovane era noto e stimato. Il 27enne gestiva la palestra Evofitness in cui era anche istruttore. Il fratello Cristian è un consigliere comunale, mentre il padre, Giuseppe è il direttore del Consorzio di Bonifica del sud pontino. Il corpo di Gianluca è stato trasportato presso l’ospedale di Gaeta, dove, nel pomeriggio, è stata eseguita l’autopsia come disposto dal Pm, Marco Giancristofaro. I funerali sono previsti per domani presso la chiesa dell’Assunta a Sperlonga.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Viabilità, Giorgio Fiore chiede risposte concrete
E' uno dei temi che da sempre penalizza la vita economica e sociale del sud pontino. La viabilità assume a Fondi, in particolare, complice la presenza del Mof, un’importanza senza eguali. La serie di indagini e fatti che stanno caratterizzando la città da diversi mesi a questa parte, rischia di far «dimenticare» la necessità di dotare Fondi di collegamenti viari adatti. A tornare sul tema non risparmiando accuse è il presidente del consiglio comunale, Giorgio Fiore. Per l’esponente di Progetto Fondi: «Dalla giunta Marrazzo finora sono arrivate solo promesse. Pian piano sulla necessità di rafforzare la viabilità nel sud pontino è caduto un velo». Negli ultimi tempi è tornata al centro del dibattito la Roma - Latina. «Ben vengano progetti del genere, - spiega Fiore - ma tutto il sud pontino ha bisogno di grosse arterie. Dalla Regione, invece, arrivano solo idee per il capoluogo. Qui la nostra economia in forte sofferenza rischia il tracollo in assenza si infrastrutture di collegamento adeguate. Fiore, poi, ritiene «doveroso che gli esponenti locali del Pd facciano pressione sui consiglieri regionali del partito per evitare che la questione cada nel dimenticatorio». Lo stesso esponente di Progetto Fondi non risparmia qualche «frecciatina» al centrodestra: «Su un tema fondamentale per l’economia comprensoriale non si può non insistere con tutte le forze, invece mi sembra che su certe questioni non ci sia volontà di impegnarsi».
R.A.
R.A.
Indennità, Asl condannata a risarcire gli infermieri
Le aule giudiziarie danno ragione agli infermieri. Con due sentenze, una del 3 luglio scorso riguardante personale Asl impiegato al Pronto soccorso del «San Giovanni di Dio» di Fondi e un’altra del primo luglio riguardante infermieri e autisti di ambulanze dei presidi ospedalieri di Formia, Gaeta e Minturno, il giudice Roberto Bonanni ha condannato l’azienda al pagamento delle indennità di rischio come previsto da una delibera aziendale del ’99. Sul caso è da tempo in piedi una battaglia tra Asl e sindacati. In particolare Franco Addessi, dirigente provinciale della Cgil – funzione pubblica, già in passato era intervenuto sul mancato pagamento. «Il 4 giugno 2008 – spiega il sindacalista – il tribunale di Latina aveva dato ragione ad un gruppo di infermieri e aveva condannato l’azienda non solo al pagamento dell’indennità di rischio, ma anche a 5.600 euro di spese di giudizio e ad altri 3.800 per onorari e spese generali. Mi domando – continua – come mai, alla luce di questo precedente, la Asl non si decida a riconoscere a tutto il personale l’indennità e si ostini, invece, ad ingaggiare onerose battaglie legali a spese dei contribuenti. Ora anche agli altri infermieri è stato riconosciuto il diritto a percepire quanto gli spetta». Altro punto su cui si concentra l’attenzione di Addessi è la condanna dell’azienda al pagamento delle spese processuali. Per il procedimento vinto dal personale di Fondi l’Asl dovrà sborsare 1.600 euro, per quello riguardante il personale degli altri ospedali del golfo, 3.200. «E’ inaccettabile – sottolinea il dirigente della Cgil - che l’azienda spenda soldi dei contribuenti per pagare le spese di processi ingaggiati contro i propri dipendenti». Dunque gli infermieri, rappresentati dall’avvocato Arnaldo Faiola, ora hanno il diritto a percepire gli arretrati per l’indennità di rischio contagio che ammonta a 5.16 euro per ogni giorno effettivo di lavoro, oltre agli interessi.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
mercoledì 8 luglio 2009
Droga, arrestato con due chili e mezzo di hashish
Un altro arresto per droga operato dal Nucleo mobile della Guardia di Finanza di Fondi. Dietro le sbarre è finito il 35enne Renato Vitelli. Lunedì sera, intorno alle 19, gli uomini guidati da Antonino Costa, che da mesi pedinavano e tenevano sotto controllo il fondano, lo hanno sorpreso vicino alla sua abitazione con in macchina due panetti di hashish del peso di 50 grammi ciascuno. A quel punto a carico del 35enne è scattata la perquisizione domiciliare che ha permesso di recuperare, nascosti sotto il lavello della cucina, oltre due chili della stessa sostanza. L’arresto del Vitelli è stato convalidato dal sostituto procuratore Marco Giancristofaro. Il pusher fondano, ufficialmente operaio presso il Mof, è attualmente recluso nella casa circondariale di Latina. Ennesimo duro colpo, dunque, inferto dalle fiamme gialle al mercato illecito della droga a Fondi. L’operazione degli uomini guidati da Costa ha permesso di togliere dalle strade circa due chili e mezzo di hashish.
R.A.
R.A.
Indagini, Stamigni si dimette
L’assessore ai servizi demo anagrafici del comune di Fondi, Serafino Stamigni si è dimesso. Si tratta della prima “vittima politica” dell’operazione Damasco. In una lettera inoltrata ieri mattina al primo cittadino, l’ormai ex assessore, spiega: “Egregio Sindaco, ho appena appreso dalla stampa di oggi di un mio presunto coinvolgimento, in qualità di assessore, nelle inchieste in corso. Preciso che ad oggi non mi è stato notificato alcun formale provvedimento da parte di organi Inquirenti. Purtuttavia, - continua - nella piena consapevolezza della mia estraneità ai fatti riportati dalla stampa, ed in piena serenità di aver sempre operato con spirito di correttezza e trasparenza, e al fine di evitare qualsivoglia strumentalizzazione nonché agevolare il corso delle indagini, attestando altresì piena ed incondizionata fiducia agli organi Inquirenti, le rimetto l’incarico conferitomi ringraziandola per la fiducia accordatami.” Il primo cittadino, da parte sua,viste le motivazioni addotte da Stamigni, ha accolto la remissione dell’incarico, esprimendo allo stesso “il più sincero apprezzamento per il gesto compiuto, che misura la dimensione della sua responsabilità, porgendogli il più sentito ringraziamento per il lavoro svolto nell’amministrazione e confidando nella sua totale estraneità”. D’altra parte con due dirigenti finiti ai domiciliari al pari dei vertici della municipale, per l’amministrazione Parisella è il caso di allontanare “qualsiasi ombra”.
R.A.
R.A.
Damasco, la reazione della città
Un altro risveglio brusco per Fondi. Dopo le prime avvisaglie con i quattro arresti per usura gravata da modalità mafiose del 13 febbraio 2008 a carico di Vincenzo Garruzzo, Massimo Anastasio di Fazio (detto Peticone), Giuseppe De Carolis e Domenico Capotosto, ieri mattina l’operazione “Damasco” è arrivata a compimento diverse persone finite dietro le sbarre. Un anno e mezzo fa i mezzi dei carabinieri dispiegati in città e il numero di militari in strada, fecero clamore. Fondi non si sarebbe mai aspettata un’operazione del genere portata avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. Poi le indagini sono andate avanti, anche in ambito amministrativo, con l’istituzione di una commissione di accesso agli atti e con una seguente richiesta di scioglimento inoltrata prima dal prefetto, Bruno Frattasi al minsitro dell’Interno, Roberto Maroni e poi da quest’ultimo al consiglio dei ministri. E la parola mafia in città, purtroppo, è iniziata a divenire familiare. Dopo quei primi arresti sono arrivati sequestri di beni e conti correnti per milioni di euro a carico di “Peticone” e Garruzzo. Il tutto ha provveduto a far finire Fondi “nell’occhio del ciclone”. Fino ad arrivare a ieri mattina, quando, anziché sorpresa, c’è stata una reazione diversa, ben più consapevole: la presa d’atto della conclusione di un’indagine. Un’inchiesta che tutti avevano imparato a conoscere. Insomma gli arresti non sono piovuti dal cielo, in città si sapeva che qualcosa prima o poi sarebbe accaduto. Ovviamente le reazioni nella cittadinanza rispecchiano quelle del mondo politico. Quindi vanno dai detrattori del lavoro dell’Antimafia, ai negazionisti, fino a chi ha sospirato un “finalmente”. Ieri mattina sotto palazzo San Francesco, la sede storica del comune di Fondi, quella oggetto di indagini, illazioni, accuse e sospetti, si sono radunati diversi membri della giunta. Hanno tentato di capire, già di primo mattino, cosa stesse succedendo. Piano piano si è arrivati al dunque e in piazza Unità d’Italia si sono fatti vivi anche quelli che erano stati “tirati in mezzo” dalle voci di popolo. Tanto per zittire il “totonomi”, inadatto alla serietà di un avvenimento come quello di ieri. Fondi è finita di nuovo al centro delle cronache tristemente accompagnata dalla parola mafia.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
mercoledì 1 luglio 2009
Informazione e indagini, l'amministrazione gioca in difesa
Del «caso Fondi» si continua a parlare. Il nome della cittadina della piana continua ad invadere i media nazionali. E’ il caso del Tg1 che, nell’edizione serale di sabato scorso, ha dedicato un servizio alle infiltrazioni malavitose nel basso Lazio. Il giornalista Alessandro Gaeta, dopo aver illustrato fatti e avvenimenti che mostrano un’inquientante situazione riguardante diversi comuni del sud pontino, ha citato Fondi, spiegando che presto «avrà il comune sciolto per infiltraioni mafiose». Un servizio che ha mandato su tutte le furie il sindaco, Luigi Parisella. «Ancora una volta, nell’ambito di un servizio di cronaca riguardante la confisca di beni al clan dei Bardellino, - spiega - la città di Fondi viene artatamente inserita nella notizia e ingiustificatamente vilipesa e colpita nella sua identità, e il Mof è descritto come luogo in cui la contrattazione commerciale è sotto il controllo della malavita». Per Parisella: «Vengono riproposte ormai da mesi e mesi accuse infamanti, prive di ogni riscontro giudiziario, che di fatto comportano danni rilevanti di ordine morale e di natura economica alla città e al Mof, che costituisce uno dei centri vitali dell’economia locale, comprensoriale». Il sindaco, in seguito, attacca apertamente il giornalista Gaeta accusato della «più sfacciata ed impudente parzialità informativa. Il diritto alla libertà d’informazione prevista dall’articolo 21 della Costituzione - continua - per taluni giornalisti diviene una sorta di paravento per propalare, invece, fatti, vicende e notizie non connotate da inoppugnabili elementi di verità, ma piegate a logiche aberranti di conflittualità e scopi strumentali di cinico scontro di potere politico». Parisella, infine, «di fronte ad un comportamento di tale gravità» ha intenzione di inoltrare «un’apposita istanza al Ministro delle Poste e Telecomunicazioni, al Ministro degli interni e allo stesso presidente del Consiglio dei Ministri per l’adozione dei relativi provvedimenti a tutela dell’identità e dell’onorabilità della Città di Fondi e, nel caso, del Mof». Intanto la comunità fondana continua ad aspettare la decisione sullo scioglimento. Era l’8 settembre 2008 quando il prefetto, Bruno Frattasi ha consegnato nelle mani del Minsitro, Roberto Maroni la relazione finale frutto dell’indagine della commisisone di accesso agli atti. Poi il ministro leghista l’ha inoltrata al consiglio dei ministri. Qui, in seguito ad una richiesta di approfondimento, il punto è rimasto bloccato, in attesa di essere riportato all’ordine del giorno.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Furti, è emergenza nelle contrade
Continua l’emergenza furti a Fondi. Dopo i casi in contrada Querce, riportati nei giorni scorsi, ora l’attenzione dei ladri sembra essersi spostata in altre aree cittadine. La problematica coinvolge soprattutto le contrade, angoli di territorio lontani dal centro cittadino, in cui nelle ore notturne è più facile per i malfattori portare a termine i «colpi». La scorsa settimana alcuni furti sono stati consumati in località San Magno. Le modalità sembrano essere sempre le stesse. Si intrufolano soprattutto in case indipendenti, nelle ore notturne e con i residenti all’interno. E’ proprio questo fattore a preoccupare maggiormente la cittadinanza, terrorizzata, non solo dalla possibilità di potersi vedere svaligiata, ma anche dall’ipotesi di ritrovarsi degli estranei in casa in piena notte. Tale modus operandi viene confermato da alcuni casi di abitanti che hanno messo in fuga i ladri intenti ad entrare in casa. Casi del genere si sono registrati nei mesi scorsi anche in altre aree cittadine, come le contrade San’Andrea e San Raffaele, in cui il proliferare di abitazioni indipendenti ha attirato le attenzioni dei ladri. In tante occasioni i malviventi hanno dimostrato di essere dei veri «professionisti del mestiere», disattivando i sistemi di allarme e intrufolandosi in piena notte senza svegliare gli abitanti. I bottini sono spesso ingenti, portate via macchine, preziosi e talvolta contanti. Ovviamente i residenti chiedono più sicurezza e sui forum on line, c’è chi, oltre a lanciare l’allarme e a chiedere più controlli notturni da parte delle forze dell’ordine, lancia provocatoriamente l’idea ronde. D’altronde la situazione sta divenendo con il passare del tempo sempre più allarmante e i fondani non ci stanno ad essere costretti a vivere nel terrore di essere derubati da un momento all’altro. Un altro preoccupante fenomeno che sta contraddistinguendo negativamente la città.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
In ricordo di Federico
Una due giorni di musica e celebrazioni per ricordare Federico Rizzi, il 24enne fondano scomparso lo scorso anno in un incidente stradale. L’evento è organizzato dall’associazione culturale musicale Federico Rizzi, in collaborazione con l’associazione Europea Familiari e Vittime della Strada e Magia Del Suono per le serate del 10 e 11 luglio prossimi in piazza Unità d’Italia. Il primo memorial Federico Rizzi vedrà la partecipazione straordinaria dei Banco Del Mutuo Soccorso e della showgirl Debora Salvalaggio. La manifestazione gode del patrocinio della Provincia di Latina, dei Comuni di Fondi e Lenola, della Banca Popolare di Fondi, delle Pro Loco di Fondi e Lenola e del Parco Monti Aurunci.
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