Sarebbero pronti per la raccolta, ma ci si passa sopra con la fresa. A questo punto sono arrivati gli agricoltori della piana di Fondi. Il frutto del loro lavoro non si vende, i loro investimenti non pagano e allora via, non vale la pena raccogliere gli ortaggi. Siamo stati in due aziende agricole, qui abbiamo incontrato una trentina di imprenditori del settore. Con loro abbiamo cercato di capire quanto è profonda la crisi agricola in un territorio in cui l’economia di questo settore ha ancora grande importanza. Molti, se non tutti, sono parsi esasperati da una crisi che rischia di portare buona parte delle loro imprese al collasso. Stando a quanto ci viene riferito nelle serre e tra i filari di verdure, anche la richiesta dello stato di crisi non sarebbe una soluzione. O meglio, tamponerebbe debiti e problemi economici di chi ha avuto perdite superiori al 35%, ma i problemi degli agricoltori sono da ricercare in un sistema che non va. Un mercato che paga a loro i prodotti a prezzi invariati da vent’anni e li rivende al consumatore a quattro, cinque volte tanto. Un problema di filiera, viene detto da anni. Troppi passaggi che portano alla moltiplicazione del prezzo. Non è esattamente così. Anche con una vendita con passaggi ridotti, a filiera corta, la situazione resta invariata. La grande distribuzione organizzata, creata proprio per evitare gli sperperi, non ha migliorato le condizioni degli imprenditori agricoli. I prodotti vengono acquistati allo stesso prezzo, poi portati nelle piattaforme distributive e infine venduti. Alla fine di questo processo, il prezzo al consumatore è sempre alto e quello pagato all’agricoltore è basso. Oltretutto l’importazione indiscriminata da paesi esteri con costi di produzione più bassi e la mancanza di controlli sui veri prodotti italiani, generano una beffa sia per chi produce in Italia sia per chi consuma prodotti provenienti da ogni parte del mondo e, troppo spesso, etichettati come italiani. In sintesi nella visione di chi quei prodotti li produce, c’è chi guadagna a discapito di agricoltori e consumatori e l’unica soluzione per evitare che le aziende falliscano e che si debba parlare di crisi del settore ogni anno è riformare il sistema dall’alto. Un primo passo da compiere è puntare sulla qualità del prodotto italiano, pagato al giusto prezzo sia da chi consuma, ma anche a chi produce.
Riccardo Antonilli
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