E' volato giù dal secondo piano dell'ospedale "San Giovanni di Dio" di Fondi. Una caduta rovinosa quella di Antonio De Angelis, 54enne del posto. L'uomo, ieri mattina intorno alle 9 e 30, è precipitato nel cortile interno del nosocomio dalla scala antincendio. Si trovava ricoverato nel reparto di medicina. Immediatamente si è messa in moto la macchina dei soccorsi. Medici e infermieri del Pronto Soccorso e del reparto di chirurgia hanno appurato che il 54enne non presentava gravi lesioni interne, ma una lunga serie di fratture ossee. Per il De Angelis, quindi, si è reso necessario il trasporto in eliambulanza al «Goretti» di Latina. Le sue condizioni sono serie, ma, secondo i primi accertamenti del personale sanitario, non sarebbe in pericolo di vita. Non è chiaro se la caduta sia di natura accidentale, da addebitare ad un malore o una scivolata, o se l'uomo abbia deciso di lanciarsi nel vuoto (ipotesi più plausibile) a causa di una brutta notizia o di altri problemi legati al suo stato di salute. Naturalmente dalle corsie dell'ospedale le bocche restano cucite. Si tratta di informazioni riservate e personali. Adesso, comunque, poco importa. Il dato più rilevante è che il 54enne, anche se con un politrauma osseo, non è in pericolo di vita, grazie soprattutto al pronto intervento del personale medico del nosocomio fondano. Una vera e propria tragedia sfiorata. L'uomo è caduto sul lato dell'ospedale che affaccia su via San Magno e non sulla provinciale per Lenola, all'interno del cortile e quindi lontano dalle centinaia di persone che si trovavano a transitare, vista la vicinanza del mercato domenicale. Ancora una volta, quindi, si deve prendere atto dell'alta professionalità dei medici e più in generale del personale operante al "San Giovanni di Dio". In questo caso ad intervenire, oltre agli operatori del Pronto Soccorso, sono stati i medici del reparto di chirurgia. Una vera eccellenza della sanità fondana.
Riccardo Antonilli
lunedì 20 dicembre 2010
Eseguono lo sfratto e trovano il cadavere
Erano andati in una casa di fortuna situata a Borgo Sant'Antonio per eseguire uno sfratto, invece si sono trovati davanti un cadavere. Sono stati gli agenti del commissariato di Polizia di Fondi, accompagnati dall'ufficiale giudiziario, ad effettuare la macabra scoperta. Di buon mattino sono arrivati nella frazione litoranea della città di Fondi per eseguire una procedura di routine, ma, aperta la porta, hanno notato un uomo riverso a terra, privo di sensi. Accanto a lui una brace ancora fumante. La vittima è un indiano. Non era lui a vivere stabilmente e abusivamente in quella casa priva di servizi, acqua ed elettricità. Probabilmente si era rifugiato lì nella notte per ripararsi dal freddo pungente. Ma quella brace gli è stata fatale. Almeno così sembra dai primi accertamenti. Sembra sia stato il monossido di carbonio, che ha continuato a sprigionarsi per tutta la notte, mentre lui dormiva, a farlo morire nel sonno, questa l'ipotesi più plausibile al vaglio degli uomini guidati dal vice questore Massimo Mazio. Sul posto anche il 118 che ne ha constatato il decesso. La salma, poi, è stata trasportata presso la camera mortuaria. Un «invisibile», spesso sono definiti così gli immigrati che lavorano nelle campagne di Fondi. La vittima di ieri, secondo i primi accertamenti, era una di loro. Una di quelle tante persone che per pochi, anzi spesso pochissimi soldi tengono viva l'economia agricola di un territorio. Persone che vivono alla giornata, che si arrangiano per andare avanti e che sovente non hanno neanche il denaro sufficiente per dormire in un luogo riparato. E' il caso della vittima di ieri. Le temperature basse di questi giorni non gli avevano lasciato molta scelta, o restare in strada al freddo o rifugiarsi dove non si poteva. Lui ha scelto la seconda possibilità, ma purtroppo ha incontrato un destino tragico.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
lunedì 6 dicembre 2010
Itri, ambulanza data alle fiamme
Incendio doloso ai danni un'ambulanza a Itri. Il mezzo dell'associazione di volontariato Pubblica Assistenza Sud Pontino è andato semi distrutto. La scorsa notte, poco dopo le due, ignoti hanno forzato il portellone dell'ambulanza e hanno appiccato il fuoco dall'interno. Proprio dai segni della forzatura è stata acclarata, fin da subito, la natura dolosa del rogo. Sul posto, oltre ai Vigili del Fuoco di Gaeta, i carabinieri della stazione di Itri, che stanno indagando sul gravissimo episodio. A lanciare l'allarme un giovane che risiede nelle vicinanze della sede associativa. Le fiamme che si sono propagate dal mezzo hanno messo a rischio anche la sicurezza nella palazzina di tre piani in cui trova posto, al pianterreno, la Pubblica Assistenza Sud Pontino. Il mezzo oggetto dell'attentato, era posteggiato nella sede, situata alle spalle di via Civita Farnese, in una zona centrale di Itri. I Vigili del Fuoco hanno operato per circa due ore. Alla fine c'è stato poco da fare per l'ambulanza, il cui interno è andato completamente distrutto, danni anche per la palazzina, la cui facciata è stata annerita. La Pubblica Assistenza è una realtà no profit che conta una cinquantina di soci, presieduta da Francesca Verona, una giovane itrana. L'associazione, affiliata all'Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) è impegnata principalmente in corsi di aggiornamento infermieristico. Ma non solo, si occupa anche di trasferimenti, assistenza a manifestazioni ed eventi, e prestazioni infermieristiche a domicilio. Un episodio gravissimo, su cui stanno indagando i militari guidati dal maresciallo Giovanni Persico. Nessuna pista, al momento, può essere esclusa. Anche i responsabili non sanno spiegarsi l'accaduto. Un dato è risultato evidente da subito: si tratta di una vendetta. Ora bisognerà chiarire se nei confronti dell'associazione in se o se verso qualcuno dei soci.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Sesso nel giardino del convento, arrivano i carabinieri
Stavano facendo sesso nel giardino del convento dei padri passionisti a Itri, quando sono stati sorpresi dai carabinieri. Protagonisti della vicenda un ragazzo e una ragazza del posto, accompagnati da un'amica che faceva da «palo». I tre si sono introdotti nella proprietà passando dal cancello rotto, poi la coppia si è appartata, mentre la seconda ragazza è rimasta ferma all'ingresso. Un luogo isolasto, abbastanza grande da non essere visti. Dev'essere stato questo il pensiero dei giovani che hanno scelto proprio il giardino di un luogo sacro per cercare un po' di intimità. Un posto che si è rivelato troppo tranquillo, visto che i loro movimenti hanno insospettito alcuni vicini, che, pensando si potesse trattare di malintenzionati, hanno immediatamente allertato i carabinieri della locale stazione. I militari si sono precipitati sul posto e hanno sorpreso i due in atteggiamento intimo. Avvisati dell'accaduto, i padri passionisti hanno deciso di non sporgere denuncia, ma, al contempo, padre Mario Corvino si è impegnato a parlare con i genitori dei giovani itrani protagonisti dello spiacevole episodio. L'obiettivo è stato quello di chiedere ai familiari di prestare maggiore attenzione ai figli, di ascoltarli e seguirli. Eppure, nonostante le buone intenzioni, gli è capitato anche di essere insultato da uno dei genitori dei giovani. Un atteggiamento a cui i passionisti sono loro malgrado abituati. Già in passato si sono trovati di fronte l'ostilità di parenti di persone in difficoltà per problematiche di altro tipo, nonostante i toni pacati adoperati. Un episodio, quello della scorsa notte, generato fodamentalmente dall'incoscienza e dalla voglia di trasgredire dei tre giovanissimi. Senza ombra di dubbio l'intervento dei militari e la vergogna di essere sorpresi, in futuro li farà riflettere prima di ripetere azioni simili.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Sperlongano derubato micaccia il suicidio
Si stava recando a Frosinone per effettuare dei pagamenti per la ditta per cui lavora. Un 48enne, piccolo artigiano di Sperlonga, però, ha deciso di prendersi un caffè sulla Monti Lepini. E' bastato un attimo di distrazione, perché qualcuno notando la valigetta la sottraesse al legittimo proprietario. All'interno c'erano parecchi soldi, ma soprattutto denaro di proprietà dell'azienda. Appena si è reso conto dell'accaduto, lo sperlongano è entrato nel panico. Ha minacciato di suicidarsi, e a poco sono servite le rassicurazioni dei presenti. Poi, è salito a bordo della sua vecchia Skoda e ha iniziato a vagare, fino ad imboccare senza una meta l'autostrada per Roma. Una situazione delicata e terribilmemnte pericolosa, con un uomo che minaccia di suicidarsi al volante della sua vettura. I presenti, quindi, hanno provveduto ad allertare le forze dell'ordine e a scongiurare una possibile tragedia. Il pronto
intervento della sottosezione A1 della Polizia stradale di Frosinone ha fatto sì che il 48enne fosse rintracciato e bloccato all'altezza di Anagni. Anche in presenza degli agenti l'artigiano non è riuscito a recuperare lucidità, restando in stato confusionale e minacciando il suicidio. Tanto che è stata contattata la consorte, che, giunta sul posto, ha rincuorato l'uomo. Gli stessi agenti agli ordini del sostituto comandante Fabrizio Di Giovanni hanno chiamato il titolare della ditta, spiegandogli quanto accaduto. Quest'ultimo sembra aver capito la situazione e quanto la distrazione sia costata, anche se non in termini economici, al suo impiegato. I poliziotti hanno poi fatto una colletta per permettere alla coppia di rientrare a Sperlonga.
Riccardo Antonilli
intervento della sottosezione A1 della Polizia stradale di Frosinone ha fatto sì che il 48enne fosse rintracciato e bloccato all'altezza di Anagni. Anche in presenza degli agenti l'artigiano non è riuscito a recuperare lucidità, restando in stato confusionale e minacciando il suicidio. Tanto che è stata contattata la consorte, che, giunta sul posto, ha rincuorato l'uomo. Gli stessi agenti agli ordini del sostituto comandante Fabrizio Di Giovanni hanno chiamato il titolare della ditta, spiegandogli quanto accaduto. Quest'ultimo sembra aver capito la situazione e quanto la distrazione sia costata, anche se non in termini economici, al suo impiegato. I poliziotti hanno poi fatto una colletta per permettere alla coppia di rientrare a Sperlonga.
Riccardo Antonilli
domenica 21 novembre 2010
A fuoco i camion dei giostrai
A fuoco i camion dei giostrai. Intorno alle 16 e 30 di ieri pomeriggio ignoti hanno appiccato il rogo ad un camion posteggiato in via Mola Santa Maria, alle spalle del cantiere del nuovo Teatro comunale. L'incendio che ha coinvolto dall'esterno la cabina del mezzo, ha attecchito anche ad un secondo camion posteggiato lì accanto. Sul posto, allertati da alcuni passanti, sono giunti i Falchi della Protezione civile del presidente Mario Marino e i Vigili del Fuoco che hanno operato a lungo per domare il rogo. Nel parcheggio anche la Polizia municipale e gli agenti del locale commissariato di Polizia, guidati dal vice questore Massimo Mazio, a cui sono affidate le indagini. Nessun innesco è stato rinvenuto. I proprietari dei camion carichi di giostre che erano posteggiati stabilmente nel parcheggio, giunti sul posto, hanno riferito agli agenti di non aver mai ricevuto minacce. Un fatto inspiegabile per loro quello di ieri. Ma per il momento nessuna ipotesi è da escludere. Accertata la natura dolosa del rogo, resta da capire se si tratti si un atto vandalico portato a termine da qualche irresponsabile o di qualcos'altro. Un avvertimento o una vendetta. Solo gli accertamenti degli agenti del commissariato potranno chiarire come sono andati realmente i fatti. Il luogo isolato, alle spalle del nuovo teatro in fase di costruzione, ha permesso all'autore o agli autori di agire indisturbati prima di dileguarsi.
R.A.
R.A.
Arresto di Iovine, l'ex vice questore di Fondi Tocco tra i protagonisti
Tra i protagonisti dell'arresto del super latitante Antonio Iovine c'era anche Alessandro Tocco, attuale dirigente del commissariato di Casal di Principe e già dirigente del commissariato di Fondi. Il vice-questore si è formato all'Accademia di Polizia di Roma. Prima di arrivare a Formia, Tocco aveva diretto per circa due anni, come detto, la Polizia fondana. In precedenza aveva guidato per quattro anni la squadra mobile di Rovigo e per un altro quadriennio quella di Isernia. Poi il lavoro nel regno dei casalesi. Ruolo delicato, che Tocco svolge con l'incisività e la professionalità che lo hanno sempre contraddistinto. E nello storico risultato raggiunto con l'arresto di Iovine, c'è una buona parte di merito suo e degli uomini da lui diretti. L'associazione Caponnetto, nel ringraziare i poliziotti ed in particolare Tocco, commenta: "Ora resta Zagaria, ma esultiamo lo stesso perché questo rappresenta un durissimo colpo alla mafia militare, quella più feroce e sanguinaria. Restano intatte, purtroppo, quella economica e politica, contro le quali occorrono anni ancora di impegno e di lotta serrata, mafie i cui tentacoli si estendono anche sulla nostra Regione. Ma questa amara constatazione non può affatto scalfire la nostra fiducia in questi uomini coraggiosi che rischiano la loro vita per assicurare a tutti noi spazi di vivibilità civile".
martedì 2 novembre 2010
"Parchi come Polverini comanda"
Parla di "Parchi azienda" e di Renata Polverini in veste di "amministratore delegato". Angelo Bonelli, presidente nazionale e capogruppo in Regione dei Verdi, se la prende con le procedure per le nomine dei direttori dei Parchi. Procedure, a suo dire, "stravolte" dalla governatrice regionale. Il tutto nasce da una circolare «che invita i commissari dei Parchi a decidere in ‘splendida solitudine' la terna di personalità tra le quali deve essere scelto il direttore». E nel territorio pontino di Parchi ce ne sono ben tre: Ausoni, Aurunci e Riviera D'Ulisse. Il primo guidato dal commissario Federico Carnevale, il secondo da Iris Volante ed il terzo da Cosmo Mitrano, che secondo quanto disposto potranno nominare la terna senza troppe preoccupazioni. "Si tratta - attacca Bonelli - dell'ennesima applicazione del ‘metodo Polverini' che ha scambiato la Regione Lazio per un'azienda dove il presidente e il proprio consiglio d'amministrazione (in questo caso la giunta) decidono per il ‘bene dell'azienda'. Voglio ricordare alla Polverini - continua - che in democrazia esistono delle regole che devono essere rispettate. Nel caso dei Parchi la legge parla chiaro: le terne per le nomine devono essere identificate dal presidente del consiglio direttivo (una persona) e dal consiglio direttivo (due persone) nel quale siedono, guarda caso, i rappresentanti degli enti locali, delle associazioni agricole e di quelle ambientaliste". Bonelli, poi, anticipa la governatrice: "Già sappiamo che la scusa per fare ciò che addurrà la Polverini è quella dei tempi, cosa che è assolutamente inaccettabile perché la presidente ha avuto tutto il tempo e tutti gli strumenti istituzionali per avviare i processi corretti a norma di legge tesi a identificare i nuovi dirigenti dei parchi. Per questa ragione riteniamo che si tratti o di malafede (si vogliono imporre persone gradite e organiche al centrodestra senza sentire tutti gli attori interessati) oppure sciatteria istituzionale (e allora non si è adatti a governare). Per evitare questo grave vulnus alla democrazia - conclude l'esponente dei Verdi - abbiamo diffidato la presidente Polverini, con i consiglieri regionali Ivano Peduzzi, Fabio Nobile, Filiberto Zaratti, Luigi Nieri, Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita dal procedere nelle nomine dei direttori dei parchi con queste modalità e siamo pronti a fare una durissima opposizione".
R.A.
R.A.
Condannato l'imprenditore "giustiziere"
Condannato a tre anni e sei mesi, con rito abbreviato, «l'imprenditore giustiziere» Gavino Palitta, che, a maggio scorso, sequestrò e torturò due suoi dipendenti all'interno della sua falegnameria di Monte San Biagio. Il tutto per un sospetto. Il 50enne, infatti, cercò in questo modo di estorcere alle due vittime l'ammissione del furto di un suo furgone. Tentativo inutile, visto che i due non c'entravano nulla. Per riuscirci si fece aiutare da altri due operai rumeni, tra cui Roman Iulian, che ha patteggiato la pena a 2 anni e sei mesi. La posizione dell'altro complice è stata stralciata nel corso del procedimento. Alla fine il folle episodio non sfociò in tragedia grazie all'intervento dei carabinieri della stazione di Monte San Biagio e del Norm di Terracina. Per Palitta, difeso dall'avvocato Enzo Biasillo, e per Iulian, difeso da Ivan Ilardo, i capi d'imputazione erano sequestro di persona ed estorsione. Caduta l'accusa formulata a loro carico in un primo momento: tentato omicidio. Ieri in aula il pm Gregorio Capasso; il Gup che ha deciso le pene, Tiziana Coccoluto.
Tutto era iniziato con una denuncia ai carabinieri da parte del Palitta: alcuni ladri gli avevano portato via un furgone Ducato che lui utilizzava per lavoro. Ai militari l'uomo aveva riferito di avere sospetti su chi gli avesse fatto sparire il mezzo. Anzi, visto quanto accaduto qualche ora più tardi, più che di sospetti si dovrebbe parlare di certezze. Sbagliate, ma pur sempre certezze. Tanto che, impaziente della «soluzione», si era messo lui stesso al lavoro. Così, il pomeriggio stesso, aveva convinto i dipendenti più adulti a dare una lezione ai colleghi più giovani, ritenuti i responsabili del furto. Una lezione a dir poco crudele e che ha lasciato senza dubbio, tracce indelebili nelle vittime. Entrambi i ragazzi infatti erano stati rinchiusi nei locali dell'azienda, picchiati, legati e impauriti a morte con una lama da dieci centimetri con la quale i tre avrebbero anche effettuato un maldestro tentativo di taglio del lobo. Poi con una corda, passata attorno al collo delle vittime fatte salire su uno sgabello e tirate su, avevano continuato nella terribile tortura nel tenataivo di farli parlare ed ammettere il furto. Una confessione mai ottenuta. Per i due la salvezza era arrivata grazie ad un attimo di distrazione dei tre aguzzini. Una delle vittime era riuscita a chiamare il 112 con il suo cellulare e così l'incubo era finito grazie all'intervento dei militari dell'Arma.
Riccardo Antonilli
Tutto era iniziato con una denuncia ai carabinieri da parte del Palitta: alcuni ladri gli avevano portato via un furgone Ducato che lui utilizzava per lavoro. Ai militari l'uomo aveva riferito di avere sospetti su chi gli avesse fatto sparire il mezzo. Anzi, visto quanto accaduto qualche ora più tardi, più che di sospetti si dovrebbe parlare di certezze. Sbagliate, ma pur sempre certezze. Tanto che, impaziente della «soluzione», si era messo lui stesso al lavoro. Così, il pomeriggio stesso, aveva convinto i dipendenti più adulti a dare una lezione ai colleghi più giovani, ritenuti i responsabili del furto. Una lezione a dir poco crudele e che ha lasciato senza dubbio, tracce indelebili nelle vittime. Entrambi i ragazzi infatti erano stati rinchiusi nei locali dell'azienda, picchiati, legati e impauriti a morte con una lama da dieci centimetri con la quale i tre avrebbero anche effettuato un maldestro tentativo di taglio del lobo. Poi con una corda, passata attorno al collo delle vittime fatte salire su uno sgabello e tirate su, avevano continuato nella terribile tortura nel tenataivo di farli parlare ed ammettere il furto. Una confessione mai ottenuta. Per i due la salvezza era arrivata grazie ad un attimo di distrazione dei tre aguzzini. Una delle vittime era riuscita a chiamare il 112 con il suo cellulare e così l'incubo era finito grazie all'intervento dei militari dell'Arma.
Riccardo Antonilli
giovedì 28 ottobre 2010
Imprenditori agricoli in ginocchio
Le associazioni di categoria continuano a chiedere risposte alle istituzioni sulla grave crisi che sta interessando il settore agricolo. Ieri la Coldiretti Latina è scesa in piazza, nei giorni scorsi gli aderenti ad Altragricoltura si sono riuniti in assemblea. Il tutto per una crisi determinata dagli eventi socio-economici degli ultimi anni e dalla mancanza di politiche attuative a sostegno del comparto. Gli operatori, infatti, sono costretti a fronteggiare una pesantissima situazione di indebitamento generata dagli elevati costi di produzione, aggravata ulteriormente dalla spietata concorrenza di produttori di paesi terzi che immettono sul mercato nazionale grandi quantitativi di beni agroalimentari a costi assolutamente inferiori rispetto a quelli sopportati dai nostri produttori. A tal proposito i referenti locali de La Destra, Francesco Ciccone e Angelo Macaro rendono noto che i consiglieri regionali del partito, Francesco Storace e Roberto Buonasorte, con due mozioni, hanno di fatto chiamato in causa il consiglio regionale del Lazio e la presidente Polverini. Due interventi mirati, per accendere i riflettori sul periodo di drammatica crisi che sta attraversando il comparto. "Gli imprenditori, - spiegano Macaro e Ciccone - anziché essere sostenuti con incentivi ed aiuti statali, subiscono una vera e propria vessazione da parte degli istituti di recupero crediti come la Gerit, società privata che si occupa della riscossione di tasse e tributi, che intimano al pignoramento dei beni ed all'iscrizione di ipoteche ai danni dei contribuenti inadempienti, arrecando ulteriore danno a situazioni di criticità". L'obiettivo delle mozioni è stato quello di impegnare il presidente della giunta regionale ad attivare le procedure per l'emanazione del Decreto con il quale dichiarare lo stato di crisi del comparto agricolo e delle sue produzioni. Anche a livello locale La Destra non rimane a guardare. Nei prossimi giorni Macaro e Ciccone incontreranno il sindaco De Meo per avanzare alcune proposte, in particolare per l'attivazione a breve giro di posta di un percorso funzionale di filiera corta che possa correre in soccorso concreto dell'economia agricola cittadina e comprensoriale, favorendo il consumo di prodotti nostrani.
R.A.
R.A.
L'ex vice comandante della municipale assolto per la vicenda delle bufale
Assolto perché il fatto non sussiste. L'ex vice comandante della Polizia municipale di Fondi, Pietro Munno, difeso dall'avvocato Maurizio Forte, esce indenne dal processo che lo vedeva accusato per falso, abuso d'ufficio e omissione di atti d'ufficio. Il procedimento è nato in seguito a una denuncia presentata contro Munno dal proprietario di un terreno situato a Fondi. L'allora vice comandante della municipale doveva sequestrare l'appezzamento, ma, non avendo trovato il proprietario a cui notificare l'atto, ha proceduto a presentare una denuncia contro ignoti, portando avanti il sequestro. Sull'appezzamento c'erano numerose bufale appartenenti allo stesso proprietario del terreno. Munno, quindi, dispose lo spostamento dei capi di bestiame in un altro luogo. Una scelta infelice, perché le bufale furono rubate da ignoti. Tanto che il proprietario non ci pensò due volte a denunciare il vice comandante della municipale. Una denuncia ritenuta fondata tanto che si è arrivati fino al processo e alla sentenza di ieri. Tra l'altro si ricorda che nel corso del procedimento, l'avvocato difensore della parte offesa, Giulio Mastrobattista aveva depositato, ai sensi dell'articolo 236 del Codice di procedura penale (Documenti relativi al giudizio sulla personalità), le intercettazioni dell'inchiesta «Damasco» della Direzione distrettuale antimafia di Roma, in cui è coinvolto proprio Munno. Arrestato insieme all'ex comandante della municipale fondana, Dario Leone con altre 15 persone a luglio 2009. Per questa vicenda, completamente scollegata dai fatti per cui Munno è stato assolto ieri, è iniziato il processo proprio mercoledì scorso. Il legale di parte civile non commenta l'assoluzione, in attesa delle motivazioni della sentenza.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
venerdì 22 ottobre 2010
Itri, un'altra lottizzazione abusiva sotto sequestro
Un'altra lottizzazione abusiva sotto sequestro a Itri. Ieri mattina sono
stati i carabinieri della locale stazione, coordinati dai colleghi della
compagnia di Gaeta guidati dal capitano Daniele Puppin, ad aver eseguito
quanto disposto della Procura. I militari pertanto hanno posto i sigilli
ad un complesso residenziale costituito da un edificio rustico e da due
edifici residenziali, completamente rifiniti ed abitati, per un totale
di 4 unità immobiliari (tra cui una villa bifamiliare) con annesse pertinenze
e del relativo lotto di terreno - esteso per più di 12mila metri quadri
- situato in località Calabretto. Contestualmente sono state denunciate
a piede libero complessivamente 9 persone responsabili del reato di «lottizzazione
abusiva». Le unità immobiliari sequestrate contano un volume residenziale
pari a oltre 1500 metri cubi e superfici di oltre 500 metri quadri. Il
tutto in assenza di un piano di lottizzazione convenzionale ed in evidente
contrasto con la destinazione agricola impressa all'area in questione dal
vigente Piano regolatore generale. Ma non solo, i denunciati, sui singoli
lotti, hanno eseguito anche opere di urbanizzazione e di viabilità interna
e di accesso dalla strada comunale, nonostante, al momento, solamente due
unità immobiliari risultino completamente rifinite ed abitate. Quattro
dei nove responsabili della lottizzazione sono stati denunciati anche per
«abuso d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in
atti amministrativi e falsità ideologica in certificati commessa da persone
esercenti un servizio di pubblica utilità». A che in questo caso, dunque,
come già accaduto nel recente passato per vicende simili, si riconoscono
responsabilità ai tecnici comunali. Ben tre nel caso specifico. L'operazione
di ieri, scaturisce da un precedente sequestro di una della citate unità
immobiliari operato d'iniziativa dai carabinieri itrani nell'aprile 2008,
con contestuale deferimento di due persone. All'epoca i militari avevano
appurato la falsità della documentazione prodotta nell'istanza di condono
presentata nel dicembre 2004 e l'indebito aumento della volumetria rispetto
alla concessione edilizia dell'unità abitativa. Lo sviluppo successivo
delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica, grazie in particolare
all'attività espletata dal geometra Tarozzi di Latina, ha permesso di rilevare
tutti gli elementi di reato tipici della lottizzazione abusiva, realizzata
attraverso un'attività materiale (costituita dalle opere edili eseguite)
e da un'attività giuridica (costituita dall'illecito frazionamento in lotti
e la variazione circa la destinazione d'uso del terreno). Il valore commerciale
del sequestro è di due milioni di euro.
Riccardo Antonilli
stati i carabinieri della locale stazione, coordinati dai colleghi della
compagnia di Gaeta guidati dal capitano Daniele Puppin, ad aver eseguito
quanto disposto della Procura. I militari pertanto hanno posto i sigilli
ad un complesso residenziale costituito da un edificio rustico e da due
edifici residenziali, completamente rifiniti ed abitati, per un totale
di 4 unità immobiliari (tra cui una villa bifamiliare) con annesse pertinenze
e del relativo lotto di terreno - esteso per più di 12mila metri quadri
- situato in località Calabretto. Contestualmente sono state denunciate
a piede libero complessivamente 9 persone responsabili del reato di «lottizzazione
abusiva». Le unità immobiliari sequestrate contano un volume residenziale
pari a oltre 1500 metri cubi e superfici di oltre 500 metri quadri. Il
tutto in assenza di un piano di lottizzazione convenzionale ed in evidente
contrasto con la destinazione agricola impressa all'area in questione dal
vigente Piano regolatore generale. Ma non solo, i denunciati, sui singoli
lotti, hanno eseguito anche opere di urbanizzazione e di viabilità interna
e di accesso dalla strada comunale, nonostante, al momento, solamente due
unità immobiliari risultino completamente rifinite ed abitate. Quattro
dei nove responsabili della lottizzazione sono stati denunciati anche per
«abuso d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in
atti amministrativi e falsità ideologica in certificati commessa da persone
esercenti un servizio di pubblica utilità». A che in questo caso, dunque,
come già accaduto nel recente passato per vicende simili, si riconoscono
responsabilità ai tecnici comunali. Ben tre nel caso specifico. L'operazione
di ieri, scaturisce da un precedente sequestro di una della citate unità
immobiliari operato d'iniziativa dai carabinieri itrani nell'aprile 2008,
con contestuale deferimento di due persone. All'epoca i militari avevano
appurato la falsità della documentazione prodotta nell'istanza di condono
presentata nel dicembre 2004 e l'indebito aumento della volumetria rispetto
alla concessione edilizia dell'unità abitativa. Lo sviluppo successivo
delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica, grazie in particolare
all'attività espletata dal geometra Tarozzi di Latina, ha permesso di rilevare
tutti gli elementi di reato tipici della lottizzazione abusiva, realizzata
attraverso un'attività materiale (costituita dalle opere edili eseguite)
e da un'attività giuridica (costituita dall'illecito frazionamento in lotti
e la variazione circa la destinazione d'uso del terreno). Il valore commerciale
del sequestro è di due milioni di euro.
Riccardo Antonilli
domenica 17 ottobre 2010
Ausoni, un Parco amico
Il Parco dei Monti Ausoni rimane al centro della scena politica. Un ente su cui ognuno ha detto la sua. Da un lato il fronte dei contrari, guidato dal centrodestra pontino. Dall'altro i difensori, il centrosinistra. In mezzo l'Udc, che prima di votare a favore dell'abrogazione vuole vederci chiaro. Tra manifestazioni, interrogazioni e polemiche, si fa largo l'intervento del commissario straordinario del Parco, Federico Carnevale. Lui, nominato dalla Regione alla guida dell'ente degli Ausoni, alla luce delle tante, troppe voci sovrapposte che hanno con tutta probabilità generato più confusione che altro, dimostra di avere le idee chiare. «Le risorse geologiche, vegetazionali, faunistiche, ma anche quelle archeologiche, storiche e culturali, trovano nelle nostre aree protette la possibilità di avere un futuro, grazie all'opportunità di gestirle in modo duraturo». Il commissario parla guardando lontano, ricordando che in questi giorni ha «predisposto il Bilancio di previsione 2011-2013 del Parco e nella Relazione allegata al Bilancio ho ritenuto opportuno inserire, dopo aver contattato tutti i sindaci dei dieci comuni del Parco, alcuni interventi condivisi per la valorizzazione del territorio che abbiamo la fortuna di condividere, un territorio straordinario, ricchissimo di risorse naturali, storiche e culturali, che invito tutti a visitare. Nove dei dieci comuni hanno risposto subito e positivamente a questa iniziativa e pertanto questi interventi, sommandosi a quelli proposti dall'ente Parco, costituiscono una prima importante dotazione di azioni, un programma strategico di iniziative che certamente non esaurisce la gamma di attività che un Parco può svolgere sul territorio, ma che comunque consentirà nei prossimi anni di lavorare per perseguire gli obiettivi di conservazione delle risorse naturali e contestualmente gli obiettivi dello sviluppo sostenibile indicati per legge. E gli agricoltori - sottolinea - non hanno niente da temere dal Parco, e non hanno niente da temere nemmeno gli allevatori: la legge istitutiva delle aree protette del Lazio, ‘favorisce l'integrazione tra uomo ed ambiente anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali'. E anche chi svolge attività venatoria dopo qualche anno potrà acquisire i vantaggi dall'esistenza delle aree protette che non avranno mai recinzioni o altri meccanismi tali da impedire alla fauna di spostarsi al di fuori del perimetro dell'area. Il Parco, dunque, anche come grande serbatoio di nuova vita che poi, per motivazioni strettamente biologiche legate alla disponibilità di risorse alimentari e di spazi, si muove, si sposta, cerca nuove zone dove vivere e riprodursi». Nessun dubbio quindi: «Non credo che i Parchi facciano male a chi vive sul territorio, a meno che non si sia convinti, in questo mondo sempre più malato, che respirare aria e acqua pulita, o avere ancora la possibilità di vivere a contatto con boschi integri, paesaggi straordinari e tanta biodiversità sia uno scenario incompatibile con la sopravvivenza dell'uomo moderno, sia cioè incompatibile anche con uno sviluppo diverso, più legato ad una utilizzazione razionale e duratura delle risorse naturali, senza consumarle irrimediabilmente e con voracità, a scapito delle future generazioni». Il commissario chiude con una riflessione: «Se stanno bene i Parchi, sta bene la Terra, sta bene l'uomo». Alle contrapposizioni, Carnevale risponde con una lucida analisi di cos'è un Parco naturale. Un fatto talmente evidente che troppo spesso viene dimenticato.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Restauri eseguiti, monumenti a perdere
Monumenti allo spreco. Così, un paio d'anni fa sulle pagine di questa testata, definimmo le strutture restaurate e inutilizzate nel comune di Fondi. Milioni di euro spesi per rimettere in sesto vecchi stabili senza poi utilizzarli in alcun modo. Due esempi simbolo di tale modus operandi sono il centro sociale del quartiere Portone della Corte e l'ex carcere Cesare Beccaria. E purtroppo, dopo due anni, bisogna constatare che quella definizione è ancora attuale. Ristrutturato nell'ambito della costruzione del Centro studi multimediale Dan Danino di Sarra, l'immobile della 167 è ormai un simbolo di degrado. Recuperato per una spesa di 287mila euro, è rimasto in attesa di essere utilizzato per anni. Nel frattempo gli atti vandalici e il degrado hanno portato la struttura a essere bisognosa di un ulteriore e intenso intervento di restyling. Dalle scritte sui muri, passando per le finestre e le porte distrutte, fino ad arrivare a un incendio che ne ha ampiamente compromesso gli interni. Storia simile per l'ex carcere. Rimesso a nuovo, dopo che era stata scongiurata l'ipotesi abbattimento, l'immobile versa nell'abbandono più totale dal 2005. Anno in cui sono terminati i lavori finanziati dalla Provincia di Latina per un ammontare di circa 1 milione e 200mila euro. Finora l'unica utilità della struttura è stata quella di magazzino per le sedie e i materiali per lo svolgimento delle manifestazioni nell'adiacente e omonima piazza. Una strana situazione per una città in cui mancano alcuni servizi importantissimi e in cui si continua a costruire a ritmi forsennati. Sintetizzando, per l'ex carcere e per il centro sociale complessivamente tra Comune e Provincia sono stati investiti quasi un milione e mezzo di euro. A questo punto viene da chiedersi perché spendere tanto e poi lasciare nell'abbandono più totale l'oggetto del proprio investimento. Somme importanti che non hanno trovato riscontro nei fatti. Il tutto a danno dei cittadini e dell'immagine di Fondi. Le due strutture, dopo anni e anni passati nel dimenticatoio, ormai presentano chiaramente i segni del tempo. Uno stato di cose che, di certo, non contribuisce a sollevare l'immagine della città di Fondi. Finché non sarà assegnata una destinazione d'uso ai due immobili le loro condizioni non potranno fare altro che peggiorare. Per ora, l'immobile del quartiere Portone della Corte dovrebbe diventare una delle sedi del centro anziani. Almeno queste sono le promesse che si ripetono, anno dopo anno. L'ex carcere, invece, sembra essere destinato ad ospitare una biblioteca per ragazzi. Idea che ha fatto arrabbiare e non poco il mondo dell'associazionismo che continua a chiedere invano spazi comunali dove svolgere le proprie attività.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
venerdì 8 ottobre 2010
Appello in euro per la scuola
Un contributo volontario per mandare avanti la scuola. All'Istituto comprensivo «Amante» di Fondi si fanno i conti con i tagli del Ministero e con la mancata erogazione da parte del Comune del contributo obbligatorio, e allora il consiglio di istituto ha deciso di chiedere aiuto direttamente alle famiglie degli studenti. Come si legge nella comunicazione del dirigente scolastico Annarita Del Sole «il contributo può, a seconda della sensibilità e possibilità economica della famiglia, variare da un minimo di 10 ad un massimo di 30 euro, al fine di migliorare il funzionamento generale della scuola». Il contributo comprende anche la quota assicurativa integrativa per l'anno scolastico in corso del valore di 5 euro e 20. Una richiesta necessaria alla luce dei drastici tagli del Ministero e del Comune. E proprio sulla mancata erogazione del contributo obbligatorio da parte dell'amministrazione comunale si registra un intervento del Comitato di fatto in difesa dei cittadini di Fondi, che chiede direttamente al primo cittadino, prima di tutto se sia vera la mancata erogazione, poi il «perché mancano i soldi per eseguire l'erogazione» e «a quanto ammonta tale contributo». Le difficoltà dell'istituzione scuola sono sotto gli occhi di tutti. A tal proposito il Comitato cita i lavori dell'assemblea costituente sull'articolo 34 della Costituzione: «si sente la necessità di fare avanzare verso i gradi superiori della cultura quelli che ne sono stati esclusi non per difetto d'ingegno, ma per difficoltà economiche finora insuperabili. Noi crederemmo di aver dato al popolo soltanto una mezza libertà, fino a che non avessimo assicurato ad esso la capacità di capire e di progredire nella vita e nello spirito». E invece, oggi, ci si trova a parlare di tagli, anno dopo anno. Nel caso dell'«Amante», il consiglio di istituto si è visto costretto a chiedere direttamente alle famiglie una piccola somma di denaro, in modo da superare le difficoltà. In altri casi i genitori si sono ribellati davanti a disagi di ordine diverso. Risale a pochi giorni fa la polemica riguardante lo squallore delle aiuole e la sporcizia dinanzi alla scuola media «Don Milani» e vicino la materna-elementare «Giulia Gonzaga», situate ambedue nel quartiere Portone della Corte. Infatti, secondo le denunce di alcuni residenti e di numerosi genitori, la zona è lasciata nell'incuria più totale.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
sabato 2 ottobre 2010
'Ndrangheta, maxi sequestro a Fondi
Oltre 8 milioni di euro. A tanto ammonta il valore dei beni sequestrati a Franco Peppe e Venanzio Tripodo e a i rispettivi nuclei familiari. Un patrimonio composto da aziende, terreni, quote societarie, fabbricati, conti correnti e una lussuosa villa situata in via Ponte Tavolato a Fondi. Gli uomini del Centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Roma sono piombati a Fondi su disposizione del tribunale di Latina. I beni sono finiti sotto sequestro perché Tripodo è considerato dagli inquirenti il capo della cosca della ‘ndrangheta denominata «La minore», da anni attiva nel basso Lazio, e Peppe, che di mestiere fa l'imprenditore ortofrutticolo, è ritenuto un prestanome della ‘ndrangheta. «L'attività di aggressione patrimoniale - spiegano dal Centro operativo capitolino - scaturisce da proposte di misure di prevenzione personali e patrimoniali d'iniziativa del direttore della Dia in relazione alle recenti operazioni condotte nel sud pontino dal centro operativo di Roma e coordinate dalle procure distrettuali antimafia di Roma e Napoli, che hanno consentito di fare breccia nel muro di omertà che, da un decennio, celava gli interessi economici ed imprenditoriali di ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra nel Mercato Ortofrutticolo di Fondi». Oltre alla villa della famiglia Peppe, con tanto di parco alberato e piscina, sono scattati i sigilli per alcune attività all'interno del Mof. Proprio il Centro agroalimentare all'ingrosso di Fondi è il fulcro dell'inchiesta che ha portato in cella Peppe e Tripodo insieme ad altre 15 persone a luglio 2009. Per quanto riguarda Tripodo, nell'ordinanza del gip Cecilia D'Emma si legge: «Nel mercato ortofrutticolo di Fondi Venanzio ha un potere di veto sull'operatività dei commercianti e ha collegamenti con la criminalità siciliana e campana». E i rapporti tra Tripodo e Peppe erano stati già analizzati dalla commissione di acceso agli atti del Comune di Fondi, in seguito alla quale il prefetto Bruno Frattasi chiese lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale. Il pool Frattasi sottolineò i «rapporti tra Tripodo Venanzio, fratello di Carmelo e Peppe Franco, titolare di attività ortofrutticola nell'ambito del Mof». Rapporti sospetti, tant'è che la Dda ha indagato e alla fine ha fatto scattare l'operazione Damasco 2. Attualmente i due sono in attesa dell'inizio del processo, al via dal 20 ottobre prossimo. Venanzio Tripodo si trova in carcere, Franco Peppe invece da una decina di giorni è agli arresti domiciliari, come disposto dal gip Giovanni Ariolli, su parere favorevole del pm Maria Cristina Palaia, una volta preso atto delle precarie condizioni di salute dell'indagato.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
lunedì 27 settembre 2010
In trecento contro il "Parco vergogna"
Una manifestazione per chiedere l’abrogazione dell’ultimo “Parco vergogna”. La manifestazione è quella organizzata, presso il parcheggio antistante la stazione ferroviaria di Monte San Biagio, dal comitato “Parco, no grazie”, presieduto da Oreste Sanalitro; il è il Parco dei Monti Ausoni nella definizione del presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani. Oltre a lui, hanno aderito all’iniziativa, tra gli altri, l’assessore provinciale all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Enrico Tiero, il consigliere regionale Giovanni di Giorgi, l’onorevole Maria Burani Procaccini e il delegato provinciale alle riforme istituzionali e ai rapporti con gli enti locali, Roberto Migliori. Circa 300 i manifestanti, aderenti alle principali associazioni venatorie del territorio interessato dall’ente, che hanno preso parte alla manifestazione. Cusani ha spiegato la sua definizione con chiarezza: “Il Parco è stato istituito, senza alcuna concertazione con gli enti locali, solo per dare lavoro per qualche settimana a diverse persone, che poi sono rimaste senza un’occupazione”. Per il presidente dell’ente di via Costa, la tutela del territorio deve esserci, anche attraverso strumenti quali i Parchi o i Monumenti naturali, a patto che questi “tutelino le parti più belle della provincia pontina e non limitino le attività dei suoi abitanti e lo sviluppo del territorio”. Dai numerosi interventi, sono emersi alcuni punti fermi: la necessità di rivedere il perimetro del Parco e portare tutte e tre le aree protette che ricadono nella provincia di Latina (Ausoni, Aurunci e Riviera D’Ulisse) sotto un’unica gestione, per evitare un inutile sperpero di risorse pubbliche. E proprio la Provincia ha voluto lanciare un segnale forte alla Regione, promuovendo una proposta di abrogazione della Legge regionale del 4 dicembre 2008 numero 21. Quella che ha istituito il Parco naturale regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi. La Provincia non ha il potere di abrogare una legge regionale, ma qualora il punto trovasse parere favorevole, la proposta da Latina arriverebbe fino al consiglio regionale, ente deputato a decidere. Per ora l’iniziativa ha trovato parere favorevole in commissione Ambiente, ma ha incontrato un primo ostacolo in consiglio provinciale, dove è approdata il 20 settembre scorso senza arrivare alla discussione, a causa di una richiesta di "approfondimento politico" da parte dell’Udc.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
lunedì 20 settembre 2010
Omicidio Migliozzi, archiviata la posizione di Lauretti
La Procura ha accolto la richiesta di archiviazione della posizione di Johnny Lauretti, unico indagato per la morte di Roberto Migliozzi, avanzata dal pubblico ministero Chiara Riva. L'inchiesta sulla scomparsa del 28enne di Fondi, ritrovato carbonizzato il 30 dicembre 2008 in una baracca adiacente la casa in campagna di famiglia in via Capocroce, è ad un vicolo cieco. Le attenzioni investigative dei Carabinieri della compagnia di Gaeta e della Polizia di Fondi, a pochi giorni dal ritrovamento, si erano concentrate sul Lauretti, amico di lunga data del Migliozzi e come lui gravato da precedenti legati al mondo della droga, per una serie di indizi. Innanzitutto, fonti confidenziali delle forze dell'ordine avevano spinto gli inquirenti ad ipotizzare che il Migliozzi fosse morto a casa dell'ormai ex indagato e che il cadavere fosse stato trasportato e bruciato nel luogo del ritrovamento dal Lauretti. Poi che il trasporto sarebbe avvenuto sul furgone del Lauretti stesso, mezzo che un testimone sostenne di aver visto in zona pochi giorni prima della morte del 28enne. Tanto che la scientifica eseguì minuziosi accertamenti sul furgone, senza però ottenere riscontri positivi. Adesso, a più di un anno e mezzo dalla scomparsa del fondano, non ci sono risposte sul suo decesso. Accanto al cadavere non erano state ritrovate tracce di liquido infiammabile o taniche. In sintesi, appare impossibile che la vittima si sia tolto la vita dandosi fuoco. Soddisfatti per l'archiviazione gli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Giulio Mastrobattista. «Da subito - hanno dichiarato i legali - avevamo avuto la certezza dell'estraneità del nostro assistito alla vicenda della scomparsa del Migliozzi».
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
martedì 14 settembre 2010
Quinta mafia, appello di Legambiente e Libera a Napolitano
Si sono rivolte direttamente al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per denunciare il gravissimo livello di collusione tra politica e malavita organizzata nel sud pontino. Le associazioni Legambiente e Libera, nella lettera – appello, rivolta anche al ministro Maroni, alla governatrice Polverini e al presidente della commissione parlamentare antimafia Pisanu e pubblicata su articolo21.info (dove è possibile sottoscrivere l’appello), partono da Fondi. "E’ passato un anno – si legge nel documento - da quando il prefetto Bruno Frattasi è stato trasferito. Il suo nome rimarrà per sempre legato alla richiesta di scioglimento per mafia del Comune di Fondi. La commissione di accesso che fu inviata due anni fa nella sede dell’amministrazione di quel Comune riscontrò in maniera inequivocabile il rapporto tra la criminalità organizzata e settori della politica locale in grado di condizionare lo sviluppo del territorio. Il condizionamento operato dalle n’drine e dai clan della camorra nel sud del Lazio fu fatto proprio dallo stesso ministro Maroni nella relazione di richiesta di scioglimento presentata e reiterata al consiglio dei ministri, sulla scorta anche dei riscontri investigativi operati da alcune Procure antimafia italiane. Caso eclatante – continuano - fu la bocciatura del consiglio del ministri alla richiesta di Maroni. La procedura di scioglimento è stata evitata con un raggiro: alcuni consiglieri si sono dimessi e ricandidati, dimostrando forza e controllo totale non solo del consenso politico ma delle dinamiche governative". Nella missiva, Legambiente e Libera spiegano che "questo tipo di situazione prefigura la nascita di una nuova mafia, autoctona, con caratteristiche di resistenza all’azione della giustizia e delle forze dell’ordine, perché direttamente collegata ad alti livelli del potere politico nazionale, già denominata quinta mafia".
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
sabato 11 settembre 2010
L'abrogazione del Parco degli Ausoni arriva in consiglio provinciale
Sarebbe un consiglio provinciale come tanti, se non fosse che il 20 settembre prossimo in via Costa di discuterà dell’abrogazione della Legge regionale del 4 dicembre 2008 numero 21. Quella, per intenderci, che ha istituito il Parco naturale regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi. Naturalmente la Provincia non ha il potere di abrogare una legge regionale, ma qualora il punto trovasse parere favorevole, la proposta da Latina arriverebbe fino al consiglio regionale, ente deputato a decidere. Che prima o poi l’intenzione di cancellare il Parco sarebbe arrivata in consiglio c’era da aspettarselo, dopo che a luglio la proposta aveva trovato il favore dei consiglieri di centrodestra in commissione Ambiente. A spingere per l’abrogazione è stato Enrico Tiero, l’assessore provinciale al ramo, tra i più agguerriti nemici del Parco. La sua idea ha facilmente trovato il favore dei colleghi, tra cui il sindaco di Fondi Salvatore De Meo. Tecnicamente, con la proposta di abrogazione, si vuole rideterminare lo stato precedente dei luoghi, ovvero la tutela dei Monumenti naturali. Ma per il resto l'effetto è quello di cancellare sia i confini che la natura del Parco stesso. Ente che al momento è commissariato e retto da Federico Carnevale. Che la Provincia sia sempre stata profondamente contraria al Parco non è un segreto. Nel 2006 il Tar di Roma ha respinto la richiesta di sospensiva dell’istituzione del Monumento Naturale del Lago di Fondi, avanzata dall’amministrazione provinciale di Latina e dalla società Saif. Dunque Saif e Provincia di Latina a braccetto contro l’istituzione regionale. Poi, però, dopo un lungo iter i Monumenti sono stati istituiti, seguiti dal Parco. Quando la proposta è passata in consiglio provinciale, gli esponenti del Partito Democratico che avevano espresso parere contrario, avevano ricordato "la lottizzazione da 400 mila metri cubi, destinata a costruire villette di vacanza per oltre 5000 persone proprio a ridosso del lago di Fondi". Per loro, "l'insediamento, bloccato dal provvedimento regionale che estendendo il perimetro del Parco ne compromise tutta la procedura", sarebbe il motivo dell’ostilità dell’ente di via Costa. D’altronde è innegabile che quella zona sia un tesoro. Non solo per i beni naturalistici e paesaggistici, ma per i fiumi di denaro che da l’lì potrebbero venire fuori. Non con l’ecosostenibilità, ma con l’edilizia.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
martedì 7 settembre 2010
Spiaggia di Itri trasformata in discarica, esposto dell'Idv
Il territorio di Itri è il più vasto della provincia e si estende fino al mare con due piccoli lembi di costa, uno è l'arenile "punta dello scarpone" sito in Sant'Agostino, l'altro è il piccolo e bellissimo scorcio di Punta Cetarola, noto anche come "spiaggia delle bambole". Gli amanti della barca definiscono quest’ultimo, la caletta più bella e suggestiva di tutto il litorale gaetano-sperlongano, ma da anni è purtroppo impraticabile per motivi di accessibilità, sicurezza e soprattutto igienici. La sezione di Itri dell’Italia dei Valori, guidata da Paola Ruggieri, ha voluto il degrado delle spiagge itrane. La passeggiata degli esponenti dipietristi è stata tutt’altro che piacevole, visto che ad attenderli hanno trovato cumuli e cumuli di rifiuti. Per questo il circolo dell’Idv ha presentato un esposto, corredato di foto, alle forze dell'ordine, e per conoscenza al sindaco. "Teniamo a precisare – spiegano - che la zona demaniale è solo il piccolo pezzetto di spiaggia, il resto è privato, i rifiuti sono presenti in entrambe le zone. Il Comune ha quindi il dovere di rimuovere i rifiuti dalla zona pubblica e il diritto di diffidare il privato responsabile di tale incuria, per ottenere così la pulizia dell’intera spiaggia sia nella parte di demanio pubblico sia nella parte privata, in quanto fonte di inquinamento e di degrado a scapito dell’intero arenile". L’Idv, come si legge nell’esposto, "chiede l’immediato intervento delle forze dell’ordine per mobilitare le persone giuridiche responsabili al fine di ripulire l’arenile dalla grande quantità di rifiuti presente sul litorale di demanio pubblico. Vi è una chiara situazione di abbandono di rifiuti - definito dall’articolo 14 del decreto legislativo 22/97 e sanzionato dall’articolo 50 dello stesso decreto - per la presenza di accumuli di beni e oggetti che sono in evidente stato di abbandono, ovvero lasciati con incuria ed esposti al degrado". Va ricordato che, al di la delle problematiche ambientali, l’abbandono di rifiuti è un reato. Ad esempio chi immette rifiuti nelle acque superficiali o sotterranee è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 103 a 619 euro. Se l’abbandono di rifiuti sul suolo riguarda rifiuti non pericolosi e non ingombranti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria che va da 25 a 154 euro. Inoltre chiunque viola i divieti è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi. Altrimenti si rischia l’arresto fino a un anno.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
lunedì 6 settembre 2010
Tutti a tavola con l'Imam
Una festa dell'amicizia e della fratellanza. E' quella organizzata dalla comunità islamica di Fondi in occasione della fine del Ramadan. Un momento di incontro tra religioni, popoli e culture, a cui hanno partecipato l'imam di Fondi, Othman e l'imam Khaled, guida spirituale rimasta in città negli ultimi trenta giorni, il sindaco Salvatore De Meo, l'assessore ai Servizi Sociali Arcangelo Peppe, l'assessore alla Cultura Lucio Biasillo, il presidente del consiglio comunale Maria Luigia Marino, oltre a consiglieri comunali, esponenti del mondo dell'associazionismo, ai rappresentanti delle forze dell'ordine, a don Guerino Piccione e don Mariano Parisella. Alla pizzeria Nupul'è, situata proprio di fronte alla moschea di Fondi, davanti ad una tavola ricca di pietanze offerte dalla comunità islamica, si è avuto modo di parlare di integrazione sul territorio. Un momento conviviale, ma al tempo stesso ricco di significati. L'Imam Khaled ha parlato di accettazione dell'altro «per com'è e non per come vorremmo che fosse». Un concetto importante, in cui si racchiude l'importanza di custodire tradizioni e costumi dei Paesi di provenienza da parte di chi emigra, e di rispettarli da parte di chi ospita. De Meo ha sottolineato come i fondani siano ospitali di natura e quanto questo sia importante davanti all'espandersi dell'immigrazione: "Fondi è una città in cui l'integrazione c'è ed è tangibile, nel mondo del lavoro, nella scuola e nel sociale". Dopo la cena, gli invitati hanno visitato la moschea. Un luogo di culto ricavato in un magazzino a cui fanno riferimento 700 musulmani di Fondi, più quelli provenienti dai comuni limitrofi. Un locale situato a Porta Roma, il quartiere fondano in cui si concentra la presenza di cittadini provenienti da altre nazioni, che col tempo sta divenendo inadeguato per dimensioni e collocazione. Il desiderio della comunità islamica è quello di avere un aiuto da parte delle istituzioni per realizzare una nuova moschea, più ampia e adatta alle esigenze dei fedeli. Per ora, alla luce delle difficoltà economiche che sta affrontando il Comune, sarà difficile ottenere aiuti da parte dell'ente guidato da De Meo, ma le porte restano sempre aperte per il futuro.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
martedì 31 agosto 2010
Botte davanti alla moschea
Botte da orbi davanti alla moschea di Fondi. L'episodio che ha visto protagonisti due algerini ha reso necessario l'intervento degli agenti del locale commissariato di Polizia. Gli uomini del vice questore Massimo Mazio sono riusciti a dirimere la questione scoppiata per futili motivi, separando i contendenti ed evitando che la situazione degenerasse. I poliziotti hanno anche sequestrato un bastone in legno con cui C.R. del ‘72 stava colpendo il connazionale. Una volta in commissariato, verificata la posizione di entrambi sul territorio nazionale, C.R. è stato deferito all'autorità giudiziaria per il reato di lesioni personali aggravate nei confronti del connazionale nonché porto di strumento atto ad offendere. Il ferito, accompagnato al Pronto Soccorso, è stato medicato e giudicato guaribile con in sette giorni. Gli stessi agenti del commissariato nei giorni scorsi hanno intensificato i servizi di prevenzione e repressione reati e di contrasto al crimine. Nel dettaglio, con la partecipazione della squadra della Capitaneria di Porto, sono stati ispezionati 5 stabilimenti balneari, 2 spiagge libere attrezzate, 4 pubblici esercizi annessi agli stabilimenti, 1 camping e 3 attività di pubblico esercizio all'interno delle strutture ricettive. In tale contesto operativo è stata elevata una sanzione amministrativa per «omessa tenuta del locale adibito al Pronto Soccorso» presso uno stabilimento balneare. Al contempo, sono stati fermati per verifica e controllo 7 natanti. I servizi sono tuttora in corso attraverso il pattugliamento del litorale e posti di blocco. Attualmente sono stati fermati 66 veicoli e identificate 92 persone. In totale sono stati elevati 28 verbali.
R.A.
R.A.
mercoledì 25 agosto 2010
Spengono l'incendio e trovano un cadavere, è giallo
E’stato trovato riverso su un fianco, seminudo e in avanzato stato di decomposizione. Erano le 18 di ieri pomeriggio quando i Vigili del Fuoco di Terracina spegnendo un incendio ai bordi della provinciale Fondi – Lenola, a circa 200 metri dal cimitero di Fondi, hanno effettuato la macabra scoperta. Il cadavere di un uomo sulla trentina era a terra, accanto ad una struttura in cemento armato abbandonata. Immediatamente hanno allertato i carabinieri. Sul posto si è precipitato il capitano della compagnia di Gaeta, Daniele Puppin seguito dai reparti della scientifica. Sul posto anche il vice questore e alcuni agenti del commissariato di Polizia di Fondi. Non è stato possibile identificare il corpo, privo di documenti e ormai irriconoscibile. Con tutta probabilità si trovava in quel luogo da almeno una settimana. Solo dai capelli è stato possibile dedurre che si tratta di una persona di colore. Scongiurata da subito ogni relazione tra l’incendio di ieri e la scomparsa dell’uomo ritrovato, vista la distanza temporale tra la morte e l’incendio. La casualità ha voluto che i Vigili del Fuoco, cercando di evitare che le lingue di fuoco potessero attecchire alla collina, sono saliti da un sentiero laterale e hanno scoperto il corpo. Pochi gli elementi trapelati. Accanto al corpo sono stati ritrovati diversi indumenti, tra cui una maglietta, appartenente allo scomparso, con evidenti tracce di sangue e un foro, inizialmente attribuito ad un proiettile, ma secondo i primi accertamenti non sarebbe compatibile. Un altro fattore non può essere ignorato: lì vicino c’è un immobile in stato di abbandono, notoriamente utilizzato da immigrati come ricovero. Se a ciò si aggiunge la presenza di scarpe e indumenti appartenenti presumibilmente ad altri, non è da escludere che il tutto si possa risolvere con una morte accidentale sul posto. Ma, al momento, si tratta solo di ipotesi. Il pm di turno Marco Giancristofaro, ovviamente, ha disposto l’autopsia sul corpo. Solo dall’esame autoptico si potranno avere maggiori certezze sull’accaduto e scongiurare una possibile morte violenta. Sul posto sono giunti anche i Falchi della Protezione civile che hanno gestito la viabilità a senso alternato sulla trafficata arteria.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
venerdì 6 agosto 2010
Abuso sanato... con il proseguimento dei lavori
Una lingua di asfalto che dalla contrada Querce sale fino a sbucare nel territorio di Lenola. E' ben visibile anche dalla piana di Fondi, una strada «apparsa» poco più di tre anni fa. Era un sentiero sterrato che dalla zona del castello delle Querce saliva fino in cima alla collina per sovrastarla. Una strada usata un tempo da contadini e pastori. Poi, dal nulla, è stata allargata e spianata fino a divenire un'arteria praticabile a tutti gli effetti. Peccato però che quell'opera di ampliamento sia stata eseguita dalla XXII Comunità Montana in barba a qualsiasi regola, tanto che nel 2007 il Nipaf la sequestrò. Da allora tutto è rimasto fermo a lungo, finché a seguito di un alluvione e della discesa a terra di abbondante acqua e terra, la Procura ne dispose la messa in sicurezza. Come? Asfaltandola. In sintesi il rischio generato dallo spianamento della strada in terra battuta, quindi conseguente ad un abuso è stato sanato attraverso il proseguimento dei lavori. Tanto che oggi la via sale per diversi chilometri. Un'arteria allargata, asfaltata e del tutto inutile. La via, infatti, non viene percorsa da nessuno, dato che finisce nel nulla. O meglio, finisce con il proseguio di quello che era il sentiero preesistente. Un'opera dalla storia particolarmente controversa che si trova poco più in alto del fosso Valle Querce, inaugurato pochi giorni fa. In quel caso i lavori, oltre alla copertura del canale, hanno riguardato l'ampliamento della carreggiata stradale, la realizzazione di un impianto di pubblica illuminazione e dei marciapiedi. Insomma una vera e propria riqualificazione dell'intera contrada delle Querce. Tanto che la frazione si presenta agli occhi degli avventori come una nuovo quartiere, con una strada ampia, tante abitazioni di nuova realizzazione, proprio lì dove c'era solo campagna. Salendo un po' si ritrova proprio la campagna, con in mezzo la famigerata strada della Comunità Montana, ora asfaltata e allargata. Chissà tra qualche anno come si presenterà quella zona, se la campagna resterà tale, se il tratto sterrato continuerà e presentarsi così o se quell'opera verrà ultimata fino a salire ancora, fino a rendere praticabile (o edificabile) decide e decine di ettari di collina. Non resta che aspettare.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
sabato 31 luglio 2010
Una lottizzazione da Procura
Su quella lottizzazione da sempre gravano pesanti ombre. Adesso, a seguito di un esposto presentato lo scorso anno, la Procura di Latina ha disposto degli accertamenti. Un'inchiesta avviata per capire se le 27 villette in località Chiavino a Lenola, abbiano tutte le «carte in regola». Quelle case sono frutto di una lottizzazione convenzionata promossa dalla società «Il Nido del Nibbio srl». Il 28 luglio 2009 era arrivato l'ok del consiglio comunale dopo una lunga trafila burocratica. Prima il dipartimento Territorio della Regione Lazio condizionò il parere favorevole ad una serie di prescrizioni di natura ambientale. Il progetto, poi, ha incassato il via libera della commissione urbanistica del Comune (30 gennaio e 3 luglio del 2007) e il parere favorevole dell'ufficio tecnico comunale (15 giugno 2007). Nel 2007, il consiglio comunale di Lenola adottò il Piano urbanistico, ritenendolo conforme al vigente Prg. Il 2 agosto del 2008 ci fu il sopralluogo dei funzionari e dei tecnici della Regione, insieme a quelli del Comune e ai rappresentanti e tecnici della società promotrice, con la quale furono prescritte diverse modifiche in merito all'ubicazione di alcuni manufatti all'interno del lotto di intervento. Nel maggio 2009 è arrivato il placet dell'Asl di Latina, mentre il settore urbanistica del Comune ha attestato, carte alla mano, l'inesistenza sull'area di vincoli di uso civico. Eppure di perplessità ne sono rimaste, tanto che è partito l'esposto. I dubbi sono gli stessi sollevati anche dal consiglio comunale. Innanzitutto la zona è a rischio idrogeologico, ma soprattutto un «dato» su cui riflettere è che la società «Il Nido del Nibbio srl», quando ha presentato il progetto di lottizzazione, non era proprietaria di tutti i terreni interessati. Il settore edilizio e la gestione dell'urbanistica di Lenola, dunque, restano al centro dell'attenzione. A seguito del bando pubblicato la notte di Natale per l'affidamento dei lavori per il restauro del Comune e della Casa della Musica, la Guardia di Finanza aveva acquisito documentazione in municipio. Nei giorni scorsi si era registrato l'intervento dell'associazione contro le mafie Antonino Caponnetto che nel definire «caotica» la gestione dell'urbanistica aveva elencato alcuni dati: «La cementificazione di Chiavino e Vallebernardo; i procedimenti giudiziari a carico di professionisti tecnici; i 20 casi di abusivismo edilizio accertati da Carabinieri e Corpo Forestale solo nell'ultimo biennio; i permessi a costruire, ad esempio a Vallebernardo, sfruttando i lotti interclusi».
R.A.
R.A.
Lenola, urbanistica a conduzione familiare
A Lenola regna il «caos nel settore urbanistico». A sostenerlo è l'associazione contro le mafie Antonino Caponnetto, seguita dalla locale sezione dell'Italia dei Valori. Il riferimento è all'inchiesta portata avanti da questa testata riguardante la gara per i lavori di restauro delle sedi comunali, il cui bando era stato pubblicato la notte di Natale e per cui la Guardia di Finanza aveva acquisito documentazione in Comune. Ma non solo. Al centro dell'attenzione c'è la nomina della commissione edilizia. Nei mesi scorsi la minoranza consiliare, come ricordano dalla Caponnetto, diffuse un intervento dai toni particolarmente polemici: «L'amministrazione ha compiuto un ulteriore passo verso il totale controllo politico dell'edilizia privata, l'unico settore a cui sono veramente interessati». E poi:«Oltre a presentare ai professionisti un bando farsa al quale molti si sono sottratti in quanto, tra le righe, era facile leggere un chiaro fine politico clientelare, è stata seguita una procedura illegale e poco trasparente che ha portato alla nomina di una commissione composta da parenti ed amici degli attuali amministratori di maggioranza. Addirittura hanno inserito come esperto un ragazzo poco più che ventenne, di Fondi, solo perché legato ad un assessore. Ribadiamo la nostra proposta che è quella dell'abolizione della commissione edilizia e della nomina di un dirigente, tecnico laureato, con il compito di guidare l'intero iter amministrativo, affinché il permesso a costruire o altra autorizzazione venga sottratto al controllo politico e con l'ulteriore vantaggio, di non poco conto, di una accelerazione della procedura a tutto vantaggio della collettività. Ci sono, inoltre, situazioni al limite della decenza visto che in commissione c'è il figlio dell'assessore all'urbanistica. In questa commissione non c'è alcun membro che rappresenti la minoranza e questo significa che potranno fare quello che vogliono». Parole forti. Che non potevano passare inosservate. Ecco allora che arriva la denuncia dell'associazione antimafia, per cui «questo è il quadro che abbiamo davanti, un quadro già di per sé significativo, al quale bisogna aggiungere, però, altri ritocchi ed elementi che stanno alla base dei nostri rilievi e delle nostre preoccupazioni: la cementificazione di Chiavino e Vallebernardo; i procedimenti giudiziari a carico di professionisti tecnici; i 20 casi di abusivismo edilizio accertati da Carabinieri e Corpo Forestale solo nell'ultimo biennio; i permessi a costruire, ad esempio a Vallebernardo, sfruttando i lotti interclusi».
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
giovedì 22 luglio 2010
Riviera d'Ulisse, gestione da Procura
E' guerra aperta tra il Comune di Sperlonga e il Parco Riviera di Ulisse. Il sindaco sperlongano, Rocco Scalingi esasperato «dall'incuria dell'ente nei confronti di quella che avrebbe dovuto essere un'area super protetta» ha inviato un esposto in Procura. La denuncia è stata inoltrata anche al direttore del Parco Beniamino Gallinaro, al Prefetto di Latina Antonio D'Acunto, al presidente della Regione Lazio Renata Polverini e al presidente della Provincia di Latina Armando Cusani. Proprio dall'ente di via Costa arriva la richiesta di un intervento della Corte dei Conti «affinché accerti se ricorrono gli estremi di una chiamata in giudizio per chi, oggi, sta disamministrando in maniera palese il Parco Riviera di Ulisse». Il riferimento è alla mancanza di «guardiania, nonostante le assunzioni di personale addetto, con le spiagge invase da turisti fai da te, che hanno in queste ultime ore piantato anche ombrelloni e tende da campeggio e con attività subacquee a pieno ritmo. Un parco così, - spiegano da via Costa - come è gestito non serviva e non serve a nessuno, se non a depauperare un patrimonio ambientale e storico di valore inestimabile e a bloccare qualsiasi iniziativa seria e compatibile con i luoghi posti sotto tutela». Gli stessi problemi che hanno spinto Scalingi ad interessare la Procura. «Tutti soffriamo - spiega il primo cittadino nella missiva inviata al direttore del Parco - nel dover constatare come un'area così preziosa, come quella compresa nel Parco naturale sia per le rovine archeologiche della villa di Tiberio che per l'ecosistema marino protetto, sia degradata per le innumerevoli inefficienze e omissioni relative alla gestione dell'area. In particolare si riscontra la presenza quotidiana di imbarcazioni e di pescatori all'interno di tutta l'area marina, sebbene all'interno della stessa sia rigorosamente vietata la pesca. Non solo. Numerosissime persone ogni giorno e in particolar modo durante il fine settimana sostano con ombrelloni, asciugamano, sedie, tavolini sull'arenile antistante l'area archeologica della Villa di Tiberio. Dall'inizio della stagione estiva assistiamo inerti e impossibilitati a intervenire al completo degrado e alla totale incuria dell'area protetta in vostra gestione». Pertanto il sindaco chiede al direttore «di porre fine alle inefficienze e omissioni e in particolare di far rispettare i divieti di pesca e di sosta».
R.A.
R.A.
Tempi biblici per la Moc
Deve sottoporsi ad un esame specifico, ma dovrà attendere fino a dicembre 2012. Per una pensionata di Lenola la prima data disponibile per un esame Moc è questa. Il test può essere eseguito in provincia solo negli ospedali «Dono Svizzero» di Formia e «Goretti» di Latina. La signora, come prescritto dal suo medico curante, è andata a prenotare la visita al «San Giovanni di Dio» di Fondi. Qui le è stato detto che la prima data disponibile è tra due anni e mezzo a Latina. Un periodo che, ovviamente, non è sostenibile per una persona che necessita dei risultati in tempi celeri. Non va dimenticato che Moc sta per mineralometria ossea computerizzata. Si tratta di una tecnica di investigazione medica, il cui scopo è quello di accertare lo stato di mineralizzazione delle ossa. La Moc, nello specifico, misura la densità della massa ossea, rivelando la degenerazione della struttura. Un esame fondamentale per verificare la presenza e lo stato dell'osteoporosi. E dopo due anni un problema del genere può essere devastante. Unica soluzione andare in strutture private e sborsare ingenti somme di denaro. E' storia nota oramai. Non è né il primo né, purtroppo, sarà l'ultimo caso di questo genere. Ciò non toglie che la vicenda vissuta dalla 64enne di Lenola preoccupa per lo stato della sanità pontina. Risale ad appena qualche settimana fa, la vicenda di un fondano che si è sottoposto ad alcune analisi specifiche presso il laboratorio dello stesso ospedale e che, dopo due mesi, ancora non aveva ricevuto i risultati. Sono casi di malasanità. E' inutile negarlo. Problemi di fondi e strutture che arrivano dall'alto e si ripercuotono sugli utenti degli ospedali pubblici pontini. Tra questi, purtroppo, spicca il «San Giovanni di Dio».
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
martedì 20 luglio 2010
Monte San Biagio, sequestrati tre capannoni abusivi
Tre capannoni della ditta Contestabile di Monte San Biagio, in cui opera anche l'assessore alla cultura del Comune, sono finiti sotto sequestro. Nella mattinata di ieri i carabinieri della locale stazione, guidati dal maresciallo Nania, insieme ai colleghi della compagnia di Terracina del comandante Atti, sono andati ad apporre i sigilli alle strutture del negozio di materiali edili situato su via Appia nel territorio di Monte San Biagio. Le tre strutture commerciali, secondo le indagini dei militari, sarebbero sprovviste delle dovute autorizzazioni e concessioni edilizie. Il valore degli immobili sequestrati ammonta a circa 500mila euro. Migliaia di metri quadri utilizzati per fini di deposito e vendita senza avere le «carte in regola». Le strutture a cui sono stati apposti i sigilli rappresentano solo una parte degli immobili appartenenti all'attività. Erano utilizzati principalmente come depositi di materiali edili. Strutture realizzate in un secondo momento rispetto allo stabile principale di Contestabile in cui era iniziata l'attività, anni addietro. Nuovi immobili su cui i carabinieri hanno voluto vedere chiaro. Dopo un'intensa attività di indagine si è giunti al sequestro di ieri. Gli atti, adesso, come da prassi, sono stati inviati in Procura. Ora resta da vedere se il provvedimento di ieri sarà convalidato o meno. Immobili di grosse dimensioni realizzati, secondo la ricostruzione dei militari, in barba a qualsiasi regola. Un ennesimo episodio che conferma, ancora una volta, la diffusione a macchia d'olio del fenomeno dell'abusivismo edilizio sul territorio monticellano. Una piaga tristemente nota in un comune che può vantare bellezze naturali di tutto rispetto e che al pari delle località vicine è sempre più spesso oggetto di sequestri e denunce nei confronti di chi costruisce senza rispettare le regole.
R.A.
R.A.
Si inventa lo stupro, denunciata
Finge di essere stata vittima di un tentativo di stupro. In realtà cerca di mettere nei guai un connazionale che le deve dei soldi. Protagonista della vicenda una 35enne indiana, K.N. queste le sue iniziali, che si è recata al «San Giovanni di Dio» sostenendo di essere stata aggredita da due connazionali ubriachi ed armati di coltelli, i quali, avendola trovata in casa da sola, l'avevano minacciata e tentato di abusare di lei. Un racconto terribile che non poteva passare inosservato, per cui i sanitari dell'ospedale fondano hanno allertato immediatamente gli agenti del commissariato di Polzia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio. Una volta sul posto, gli agenti della squadra volante si sono subito resi conto che qualcosa npon quadrava. Infatti la «notte di terrore» raccontata dall'indiana era del tutto falsa. La presunta vittima, infatti, presentava sì ferite agli avambracci, ma non corrispondenti a lesioni da taglio e probabilmente procurate in maniera autolesionistica, forse con le unghie. Inoltre, i poliziotti hanno ascoltato gli indiani indicati dalla donna come presunti autori della tentata violenza, che hanno ribaltato con le loro dichiarazioni quanto affermato dalla stessa. Infatti, gli agenti sono riusciti a mettere in luce, che essendosi conosciuti a seguito di un prestito di denaro che un indiano, per necessità di salute, aveva richiesto alla donna (nota nell'ambiente come prestatrice di soldi), invocando la restituzione di quanto anticipato, la stessa si era recata unitamente al marito ed al figlio a casa dell'indiano per ottenere i soldi. Il connazionale, però, aggiungeva di aver già saldato il debito, restituendo non solo i 200 euro originari, ma anche 800 euro di interessi. Eppure alla donna non è bastato e pretendeva ancora altri 200 euro, che al momento l'indiano non aveva con sé. La 35enne, a quel punto, è passata alle minacce e da queste ai fatti, mettendo in scena la falsa violenza subita. L'indiano, che da carnefice apparente in realtà era vittima del raggiro, ha deciso di sporgere denuncia. Alla fine la donna e il marito, il 49enne S.R., sono stati deferiti alla Procura della Repubblica e dovranno rispondere di concorso in usura, minacce e quant'altro il pm di turno ravviserà dagli atti. Le indagini, comunque, non sono chiuse. Sono in corso ulteriori accertamenti da parte degli uomini di Mazio per chiarire i contorni e la portata del «giro di usura» messo in piedi dall'indiana e dal marito nel mondo degli extracomunitari.
R.A.
R.A.
Case abusive, restano i sigilli
Il gip Nicola Iansiti ha convalidato il sequestro delle venti unità abitative situate in località Santo Stefano a Itri. Dunque è confermata l'ipotesi della lottizzazione abusiva e l'utilizzo del «condono - preventivo» per cui gli agenti del Nipaf di Latina e i Carabinieri della compagnia di Gaeta, il nove luglio scorso, avevano proceduto al sequestro degli immobili. Nel dettaglio si tratta di 14 edifici, di cui due ancora rustici, suddivisi in 20 unità immobiliari e relative pertinenze, ma anche strade, impianti di illuminazione, condutture idriche e fognarie. Nove le persone indagate, tra queste l'ingegnere Massimo Monacelli, responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Itri. Dovrà rispondere del reato di abuso d'ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti amministrativi e del reato in concorso e continuato di lottizzazione abusiva. Tutti gli altri indagati di lottizzazione abusiva in concorso e alcuni di questi di abuso d'ufficio in concorso e di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. A finire nel mirino del pm sono stati la proprietaria originaria del lotto, cinque intestatari di concessione in sanatoria, l'acquirente di uno di questi immobili e il legale rappresentante di una società titolare di un altro immobile, tutti nativi di Frattamaggiore (Napoli) e residenti a Caserta, alcuni imparentati tra di loro. Tornando alla definizione sopraccitata del «condono - preventivo», per capire di cosa si tratta è necessario spiegare a grandi linee la legge sul condono edilizio che consentiva ai cittadini di presentare richiesta di sanatoria presso gli uffici comunali competenti entro dicembre 2004, per abusi realizzati entro marzo 2003. In tanti hanno cercato di presentare domanda per manufatti o ampliamenti edificati dopo quella data. Nel Comune aurunco sono state inoltrate più di seicento richieste, spesso prive delle foto necessarie a testimoniare che l'abuso da condonare fosse effettivamente già esistente. Ecco allora che questo aspetto si congiunge alla nascita di veri e propri quartieri residenziali lì dove fino a qualche anno fa c'era solo verde incontaminato. Il territorio itrano fatto di contrade e angoli «nascosti» stuzzica gli appetiti di speculatori e acquirenti.
R.A.
R.A.
mercoledì 14 luglio 2010
Ex discarica, scempio ambientale
Uno scempio ambientale. Non si può definire diversamente la discarica abbandonata di Quarto Iannotta a Fondi. Un impianto a cielo aperto in cui continuano a sussistere immensi cumuli di rifiuti. Dopo anni di «disattenzione», per Luigi Parisella, coordinatore del movimento politico Progetto Fondi, è giunto il momento di intervenire per scongiurare ulteriori danni alla salute dei cittadini. Nella zona, un tempo disabitata, oggi trovano posto allevamenti e coltivazioni, oltre ad abitazioni. Cittadini che vivono e lavorano vicino ad una discarica in cui sono ben visibili enormi cumuli di rifiuti. «Dopo la chiusura - spiega Parisella - nessuno si è occupato della bonifica. La discarica e i rifiuti sono rimasti lì a ricordare lo scempio ambientale perpetrato negli anni 80 e 90. Nel frattempo la zona di Quarto Iannotta è diventata abitata, sono nate numerose attività agricole e allevatoriali. Ma nulla è cambiato, anzi il degrado è aumentato sempre di più, e soprattutto lì è rimasta una bomba ecologica a cielo aperto simbolo delle politiche ambientali scellerate di quegli anni. Uno scempio che ha contribuito e contribuisce tutt'ora ad inquinare le numerose falde acquifere presenti sul territorio. Negli ultimi anni la nostra città è cresciuta molto, ma nessuno ha mai prestato attenzione alla discarica a cielo aperto di Quarto Iannotta. Ora credo sia arrivato il momento di mettere finalmente in luce questo problema e cercare una soluzione definitiva e unitaria a tutto ciò». Parisella ritiene necessario un intervento sovracomunale. Per questo invita il senatore Claudio Fazzone ad impegnarsi in prima persona per la bonifica dell'area. «Noi del movimento politico Progetto Fondi - sottolinea - siamo coscienti che non sarà un intervento comunale a salvare la zona di Quarto Iannotta e nemmeno l'impegno dell'assessore di competenza, ecco perché siamo pronti ad inviare al senatore Fazzone una richiesta di aiuto con la speranza che venga firmata da tutti i consiglieri comunali senza distinzione di colore politico, perché ne valgono la salute pubblica e il destino delle numerose attività allevatoriali che ogni giorno utilizzano i terreni nelle vicinanze per il pascolo. Ma non solo, ne vale anche il buon nome del senatore fondano. Siamo convinti, infatti, che un impegno del genere faccia parte del lavoro di un buon politico, che deve ascoltare le istanze che gli arrivano dalla gente e dal territorio». Progetto Fondi annuncia che con scadenza mensile verificherà lo stato dell'ex discarica. Un lavoro di monitoraggio che non si arresterà finché alle buone intenzioni non seguiranno i fatti.
R.A.
R.A.
Abolizione del Parco, il via libera
La Provincia va avanti a testa bassa per eliminare il Parco naturale regionale dei Monti Ausoni. La commissione ambiente ha dato il via libera alla proposta di abrogazione del Parco presentata dall'assessore Enrico Tiero. La settimana prossima il testo che vuole far sparire l'ente voluto dalla giunta Marrazzo approderà in consiglio provinciale. Da lì, qualora fosse approvata la delibera, arriverebbe fino al consiglio regionale, ente deputato a decidere se abrogare o meno la legge istitutiva. In commissione hanno votato a favore i componenti del centrodestra, contrari i consiglieri del Pd (gli unici dell'opposizione presenti). Tra i membri della commissione c'è anche Salvatore De Meo, sindaco di Fondi e consigliere provinciale. «Noi - spiega - non contestiamo il Parco in se ma il metodo con cui è stato imposto. Per questo abbiamo deciso di proporre di tornare all'istituzione del Monumento Naturale del Lago di Fondi. L'idea è quella che con il tempo si possa arrivare ad avere un unico parco su tutto il territorio. Deve essere chiaro che non siamo contro il Parco ma siamo del parere che bisogna trovare un compromesso anche con chi amministra sul territorio». Eppure si sta lavorando per eliminare l'ente. Il consigliere provinciale del Pd Mauro Visari, il primo a lanciare l'allarme sulla proposta di Tiero, si associa alla mobilitazione popolare promossa dalle forze politiche di centrosinistra di Fondi e dalle associazioni ambientaliste che definiscono la proposta di delibera al vaglio del consiglio provinciale «un regalo agli appetiti della speculazione edilizia su terreni oggi inglobati nel Parco. La giustificazione data dall'assessore Tiero e da De Meo riguardante il fatto che con l'abolizione del Parco rimane in piedi il Monumento Naturale del Lago di Fondi e, quindi, i vincoli contro la cementificazione di quella zona, - spiegano - non regge alla prova dei fatti, in quanto i vincoli rappresentati dal Monumento sono più deboli e l'istituzione stessa dell'ente potrebbe essere rivista con una semplice deliberazione del presidente della giunta regionale. L'operazione contro il Parco dei Monti Ausoni è stata condotta dall'assessore Tiero e dai suoi suggeritori politici, con un'orchestrazione ben congegnata; tenuto conto che si è fatto sottoscrivere tale proposta di delibera anche dalle associazioni di categoria, tra le quali la Coldiretti e la Cia». A loro è rivolto l'invito a «ritirare la propria adesione».
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Tiero vuole abolire il Parco
Prima o poi qualcuno nel centrodestra l'avrebbe chiesto ufficialmente. I dubbi erano pochi. E così è approdata in commissione ambiente della Provincia una proposta redatta dalla maggioranza per bocca dell'assessore al ramo Enrico Tiero, riguardante la predisposizione di una legge regionale che revochi l'istituzione del Parco degli Ausoni. In sostanza, la chiusura del Parco, di cui Tiero è smepre stato uno dei più fermi oppositori, viene a determinare lo stato precedente dei luoghi ovvero semplicemente la tutela dei monumenti naturali, ma per il resto l'effetto è quello di cancellare sia i confini che la natura del Parco stesso. D'altronde anche il senatore Claudio Fazzone, appena vinte le ultime elezioni, aveva detto: «Il Parco va eliminato». A rendere nota la proposta di Tiero è il consigliere proviciale del Pd, Mauro Visari. «Il nostro partito - dichiara l'esponente democratico - è fermamente, decisamente e duramente contrario alla chiusura del Parco sotto tutti i profili, politico, ambientale e amministrativo. Il solerte assessore, nel presentare la proposta ha omesso di spiegare ai consiglieri (per lo più neofiti) che la vicenda è in realtà più antica e legata a ben altre questioni. Come dimenticare le dure polemiche sulla lottizzazione da 400 mila metri cubi, destinata a costruire villette di vacanza per oltre 5000 persone proprio a ridosso del lago di Fondi. L'insediamento fu bloccato dal provvedimento regionale che estendendo il perimetro del Parco ne compromise tutta la procedura. Il tentativo che viene fatto oggi - conclude - è quello di riprovarci, utilizzando come ariete i ragionevoli problemi degli agricoltori o dei cacciatori. E' davvero singolare - sottolinea - che il centrodestra di Latina non sia in grado di promuovere un simile provvedimento direttamente in Regione con i suoi numerosi consiglieri, ma sia costretto a passare attraverso una procedura alternativa. Ci viene il sospetto che questa iniziativa non sia condivisa nemmeno nel Pdl. Su questa vicenda si addensano nubi torbide, sullo sfondo storie di cemento selvaggio e affari importanti». Infine Visari annuncia che «nelle prossime settimane» il Pd organizzerà «iniziative di decisa opposizione, finalizzate a spiegare alle popolazioni cosa c'è dietro simili provvedimenti e per organizzare il contrasto amministrativo».
R.A.
R.A.
Mattatoio, perdite in caduta libera
Che il mattatoio comunale di Fondi fosse una «fabbrica di debiti» lo avevamo già detto. Basandoci sulla relazione del revisore dei conti per l'anno 2008, avevamo potuto appurare che a fronte di 90.530 euro di costi, il mattatoio aveva fruttato 63.381 euro, per una perdita pari a 27.149 euro in un solo anno. Adesso, il capogruppo consiliare del Partito Democratico, Bruno Fiore, basandosi sul bilancio consuntivo del 2009, rende noto che il totale delle entrate è stato di 191.445,08 euro, comprensivo di 21.445,08 euro di residui attivi e le spese sono state pari a 271.283,95 euro, comprensive di 53.783,95 euro di residui passivi. Ciò ha comportato una perdita netta di gestione di 79.838,87 euro. Ancora debiti che si accumulano anno dopo anno. Fiore analizza con cura la gestione della struttura. «Il Comune di Fondi si serve della cooperativa Tuttoservizi scarl, per quel che riguarda la macellazione dei capi e la pulizia dei locali, della ditta Iovine, per lo smaltimento dei rifiuti speciali riguardanti i residui di macellazione, della ditta Palmaccio per il trasporto delle carni macellate e della società Acqualatina per quel che riguarda il controllo del depuratore. Bisogna dire che il mattatoio comunale è l'unica struttura pubblica presente in tutto il territorio della provincia di Latina. Una struttura importante, che si serve dell'Istituto Zooprofilattico di Latina per i controlli sanitari». Per l'esponente democratico «il punto debole del mattatoio è rappresentato dalla gestione economico-amministrativa, sulla quale i dirigenti dei settori interessati: Bilancio e Attività produttive, nei tempi passati, hanno posto poca attenzione, per usare un eufemismo. Basta dire che il mattatoio comunale vanta crediti dalle ditte e società che si servono dei suoi servizi per circa 140.000 euro. Di questi, la bellezza di 89.026,87 erano stati accumulati da un'unica società: la S.A.CO.BE.V. Srl, con sede legale a Latina. E dobbiamo usare il ‘circa' sui crediti vantati dal Comune perché nessuno, ad oggi, è stato in grado di darci una cifra esatta. Qualche giorno fa abbiamo cominciato ad interessarci a questa questione assumendo tutte le informazioni necessarie, ed improvvisamente la giunta De Meo si è ricordata di questi crediti vantati. E lo ha fatto con una delibera, la 138 del primo luglio 2010, in cui concede il pagamento rateale del debito complessivo alla società S.A.CO.BE.V. srl di 89.026,87 euro, in comode 18 rate mensili, applicando il tasso legale d'interessi dell'1%. Cosa ancora più interessante è che gli interessi di dilazione vengono calcolati su ogni singola rata a decorrere dalla data della delibera e non dalla data di effettiva esigibilità del credito stesso che dovrebbe essere quella corrispondente alla fattura emessa per le prestazioni di macellazione effettuate. Fatto sta che la S.A.CO.BE.V. srl potrà onorare il suo debito in un anno e mezzo, pagando interessi di dilazione per complessivi 714,20 euro. Ma la cosa ancora più interessante - sottolinea Fiore - è che non sappiamo cosa intenda fare il Comune per recuperare il residuo degli altri circa 50.000 euro di crediti. E possiamo assicurare - conclude - che l'andazzo di non pagare i servizi di macellazione sta continuando allegramente, avendo potuto constatare che da gennaio ad oggi poche sono state le fatture incassate».
R.A.
R.A.
venerdì 2 luglio 2010
Coltellate in piazza, assolto Zannella
Assolto perché incapace di intendere e di volere al momento del fatto, resterà per un anno in una casa di cura. Luigi Zannella esce così dal processo che lo vedeva imputato per aver accoltellato il giovane pakistano Islam Falak. Per il 42enne di Fondi, alla luce delle perizie mediche e psicologiche, la difesa aveva chiesto il proscioglimento, richiesta a cui si è associato il pm, ma osteggiata dal legale di parte civile Marco Popolla. Alla fine il collegio penale presieduto da De Angelis e composto dai giudici Chirico e Minunni ha prosciolto lo Zannella che, però, resterà in libertà vigilata in una struttura specializzata. I fatti risalgono ad agosto 2009. Il fondano aveva aggredito il pakistano in pieno giorno tra piazza Unità d'Italia e Corso Appio Claudio. Una volta ferito il pakistano, l'aggressore si era allontanato. La vittima, intanto, era stata soccorsa da una ragazza di Fondi, di mestiere infermiera, che era riuscita, con l'aiuto di alcuni residenti del luogo a tamponare le ferite del giovane e ad allertare i soccorsi. Nel frattempo l'aggressore era stato fermato da una pattuglia delle fiamme gialle che stava effettuando dei controlli in zona. L'episodio era stato immediatamente interpretato come un'agrressione a sfondo razziale. Tanto che non erano mancate polemiche e manifestazioni. Ma nel corso del procedimento l'aggravante xenofoba al reato di tentato omicidio era caduta in base alle testimonianze della vittima e dell'indiano che si trovava con lui al momento dell'aggressione.
R.A.
R.A.
Damasco 2, si va al processo
Ben 14 dei 17 arrestati nell'operazione Damasco 2 sono stati rinviati a giudizio, molti dei quali per associazione mafiosa. Non è ancora nota la decisione del gup Aldo Morgigni su Aldo Trani e Carmelo Tripodo, considerati insieme a Venanzio Tripodo al vertice del sodalizio criminale sgominato dalla Dda di Roma a luglio 2009. Oggi la Corte d'appello si pronuncerà sull'istanza di ricusazione del gup presentata dal legale dei due, Giulio Mastrobattista. Per il momento, dunque, il quadro di quello che sarà il processo Damasco 2 resta parziale. Per gli altri arrestati, tranne che per Giuseppe Bracciale per cui è stata emessa sentenza di non luogo a procedere, il processo inizierà il 20 ottobre. Oltre a Venanzio finiscono sotto processo Franco e Pasqualino Peppe, Vincenzo Bianchò, Antonio Schiappa, Alessio Ferri, Igor Catalano, Antonino D'Errigo, Massimo Anastasio Di Fazio, Dario Leone, Pietro Munno, Gianfranco Mariorenzi, Tommasina Biondino e Riccardo Izzi. Una prima raffica di rinvii a giudizio che vedono la conferma del vincolo associativo a carico degli imputati, ma anche la caduta di numerosi capi d'imputazione per i reati minori . E' così che per diversi indagati sono arrivate le sentenze di non luogo a procedere. E' il caso ad esempio di Ennio Giovannoni, difeso da Lorella Gasbarrone, accusato di concorso esterno in abuso d'ufficio, per cui è stata riconosciuta l'assenza di ogni prova di collusione. Alleggerite anche le posizioni dei dirigenti comunali coinvolti e finiti anch'essi in manette a luglio dello scordo anno: Mariorenzi, Biondino e Leone. Un altro protagonista della vicenda per cui resta in piedi il vincolo associativo, ma sono cadute gran parte delle altre accuse è Izzi. In attesa del processo vero e proprio, va detto che già in fase preliminare Damasco 2 ha saputo riservate diversi «colpi di scena». Uno su tutti le dichiarazioni del pentito Barbieri sulle attività di Venanzio Tripodo. Senza dimenticare l'inattesa decisione della Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso dell'avvocato Maria Antonietta Cestra per Tripodo e D'Errigo, disponendo l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare a carico dei due. Un fatto che non ne ha evitato il rinvio a giudizio.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
mercoledì 30 giugno 2010
Filiera abusiva di carni diretta alle moschee
Partiva da Fondi la filiera abusiva di carni bovine diretta alle moschee scoperta dalla Polizia municipale di Roma. A gestire lo smercio clandestino di carne era un cittadino del Bangladesh che vendeva la carne in tagli da 5 chili, messa in semplici buste di plastica senza involucro, al prezzo di 20 euro. Dunque senza alcun accorgimento sanitario e senza seguire alcuna regola fiscale e commerciale. La scoperta è arrivata dopo un mese di intense indagini del Reparto Operativo del Gruppo Sicurezza della Polizia Municipale di Roma. La notte scorsa è scattato il blitz che ha permesso di scoprire che numerosi quarti di bue venivano scaricati e introdotti in un locale adibito a luogo di culto. Una moschea divenuta centro di smercio. Agli agenti è bastato seguire i movimenti dei fedeli, che dopo la preghiera uscivano con delle buste da una porticina laterale di un piano interrato. L'analisi di questi movimenti ha reso possibile l'individuazione di quello che era diventato un vero e proprio centro carni localizzato in via Ascoli Piceno al Pigneto. Oltre alla vendita diretta, il locale funzionava anche come centro di distribuzione per altre tre moschee della città. Una rete che garantiva al gestore un redditizio giro d'affari. Il Gruppo sicurezza, diretto dal comandante Angelo Giuliani, ha ricostruito anche l'intero percorso dei camion che trasportavano la merce. L' itinerario partiva proprio da Fondi per terminare a notte fonda al Pigneto. La Guardia di Finanza, chiamata a collaborare, ha rilevato anche l'evasione fiscale dell'attività che avveniva con una partita Iva completamente falsa. L'indagine non finisce qui. Al momento, infatti, il servizio veterinario della Asl sta lavorando sulle campionature della carne sequestrata per stabilirne il livello di qualità ed il suo stato di conservazione. Tutta la merce in deperimento e mal conservata sarà distrutta, mentre la moschea, ovviamente, è stata posta sotto sequestro.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
venerdì 25 giugno 2010
Piazza la bomba, 21enne arrestato
Ha piazzato la bomba che ha distrutto il ristorante «Arancio e Cannella» di Roma. Per questo il 21enne Adrian Sergiu Cornea, di origini rumene, ma residente a Monte San Biagio, è stato arrestato dai Carabinieri del Nucleo investigativo della capitale. I militari si sono mossi su disposizione del gip Aldo Morgigni che ha ipotizzato il reato di detenzione e porto di materiale esplodente a carico del 21enne. I fatti risalgono al 22 maggio dello scorso anno. Per gli inquirenti il Cornea piazzò l’ordigno esplosivo nel ristorante situato via Pianeta Giove, in zona Torrino. Una circostanza ricostruita attraverso il rilievo delle impronte digitali del giovane sui resti della bomba composta con benzina e tritolo e dalla localizzazione del cellulare usato dall’arrestato. Le indagini proseguono per chiarire se il monticellano d’adozione sia stato solo il braccio operativo o se l’attentato, in cui per fortuna non ci furono né vittime né feriti, sia stata una sua idea. L’ordigno, piazzato davanti all’ingresso del locale, esplose intorno alle 2 e 30 di notte. La deflagrazione distrusse alcuni tavolini all’esterno del locale, una vetrina e la sarracinesca. Gli inquirenti stanno cercando di definire il quadro, chiarendo innanzitutto i motivi che sono alla base di un episodio di estrema gravità. Il 21enne, attualmente detenuto presso la casa circondariale di Latina, difeso dall’avvocato Guglielmo Raso, sarà ascoltato nei prossimi giorni.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
mercoledì 23 giugno 2010
Mof, ordinanze contraddittorie
Si gioca anche sulle contraddizioni nelle ordinanze il processo Damasco II, in fase preliminare presso il Tribunale di Roma. E' stato l'avvocato Maria Antonietta Cestra a presentare in aula l'ordinanza della Dda di Napoli relativa all'operazione «Sud pontino», in cui, per il legale, «il pm Curcio afferma che il monopolio criminale nel Mof è in mano a Costantino Pagano, se è così - ha spiegato - non capisco perché si sta processando Venanzio Tripodo». Ieri sono state trattate, inoltre, le posizioni di Antonino D'Errigo (avvocato Giuseppe Lauretti), Riccardo Izzi (difeso da Giulio Mastrobattista) e Igor Catalano (avvocato Eugenio Minniti). Tutti i lagali hanno chiesto il non luogo a procedere per i propri assistiti. Per D'Errigo e Tripodo, gli avvocati hanno richiesto l'immediata scarcerazione, vista la sentenza della Cassazione che ha annullato nel merito l'ordinanza di custodia cautelare. Sentenza che mina alla base l'impianto accusatorio e l'esistenza di un'associazione mafiosa con a capo i fratelli Tripodo e Aldo Trani. Il gup Aldo Morgigni si è riservato. L'avvocato Mastrobattista nel discutere la posizione di Izzi, ex assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Fondi, ha sollevato numerose eccezioni tra cui l'inutilizzabilità di alcune intercettazioni e ha chiesto di rimettere la questione della ricusazione del Gup alla Corte costituzionale. Il legale ha anche escluso il concorso esterno per il suo assistito. Martedì, invece, era stata discussa la posizione di Franco Peppe, che, per motivi di salute, ha chiesto la scarcerazione. Dunque prosegue la valutazione dei 38 indagati, il tutto con l'incognita ricusazione, di cui si discuterà il primo luglio. Il rischio è che si presenti un nuovo cambio di giudice, dopo l'arrivo di Morgigni al posto di Sante Spinaci e si debba passare a rianalizzare buona parte delle posizioni processuali. Gli indagati sono Carmelo e Venanzio Tripodo, Franco e Pasqualino Peppe, Vincenzo Bianchò, Antonio Schiappa, Alessio Ferri, Igor Catalano, Giuseppe Bracciale, Antonino D'Errigo, Massimo Anastasio Di Fazio, Dario Leone, Pietro Munno, Gianfranco Mariorenzi, Tommasina Biondino e Riccardo Izzi, Aldo Trani, Gemma Peppe, Enza Petrillo, Tiziana Simonelli, Loredana Trani, Maria Laura Trani, Pasquale Valentino Forti, Deborah Ruggieri, Serafino Stamigni, Vincenzo Ialongo, Raffaele Vincenzo Boccia, Nazareno Puglia, Sisto Bianchi, Roberto D'Agostino, Ennio Giovannoni, Massimiliano De Filippis, Luigi Griffo, Valentino Marrocco, Carmine Terracciano, Maria Gentile, Luciano Zizzo e Roberto Padula. La prossima udienza preliminare è fissata per martedì.
R.A.
R.A.
sabato 19 giugno 2010
Dal primo luglio chirurgia dimezzata
Dal primo luglio il reparto di chirurgia del «San Giovanni di Dio» di Fondi sarà letteralmente dimezzato. Questo a causa della mancanza di personale. Una carenza ampiamente segnala all'Asl, che finora è rimasta inascoltata. Accanto a ciò, non va dimenticato che ben quattro dirigenti in servizio hanno esonero totale o parziale dalle attività di guardia e reperibilità per seri problemi di salute. Fino ad oggi i servizi erano stati garantiti grazie ai sacrifici del personale. Adesso sono i medici stessi a comunicare che «anche per garantire come da diritto le ferie estive ai dirigenti medici, a partire dal primo luglio e fino alla risoluzione del grave problema della carenza del personale, sarà sospeso l'ambulatorio chirurgico per i pazienti esterni, il servizio di endoscopia digestiva sempre per pazienti esterni e il servizio di chirurgia ambulatoriale del sabato mattina». Ma non solo: «Non potranno essere accettati ricoveri dopo le ore 14, in quanto non si riesce a garantire la presenza di un chirurgo nel pomeriggio; saranno altresì, dopo tale ora, sospesi tutti gli interventi chirurgici, a parte quelli di urgenza indifferibile dalle 20 alle 8. Infine non sarà garantita reperibilità chirurgica tutti i giorni per consulenze e ricoveri dal Pronto soccorso e verranno ridotti i posti letto di 8 unità». Decisioni drastiche che si ripercuoteranno sugli utenti del «San Giovanni di Dio», che proprio nei mesi estivi si moltiplicano per via dell'afflusso turistico.
Riccardo antonilli
Riccardo antonilli
domenica 13 giugno 2010
Cade la gru, due morti sul lavoro a Itri
Hanno perso la vita facendo il proprio lavoro. Ieri pomeriggio Luigi Ruggieri di 55 anni e Renzo di Biase, 50enne erano entrati nel cestello del braccio meccanico del proprio camion Iveco ed erano saliti fino al terzo piano di una palazzina in via delle querce, traversa di via Civita Farnese a Itri. I due stavano prendendo le misure del cornicione, per un lavoro di ristrutturazione che avrebbero dovuto eseguire a breve, sulla faccita di una palazzina già abitata. Andava tutto bene. I due non era la prima volta che effettuavano sopralluoghi del genere. A tradirli è stato non un errore umano, ma il camion, quel mezzo meccanico che già tante altre volte avevano utilizzato. Soprattutto il Ruggieri, titolare della ditta per cui stavano eseguendo i rilievi ieri pomeriggio. Intorno alle 17, una tragica fatalità li ha fatti precipitare. Il braccio meccanico si è staccato dal camion. Il cestello, con i due uomini all’interno, è precipitato a terra, impattando prima il balcone al primo piano e finendo nel cortile della palazzina. Un volo terribile. Pochi istanti fatali sia per Ruggieri sia per Di Biase. I due operai sono morti sul colpo. Immediatamente i residenti hanno allertato i soccorsi. Sul posto sono giunti i sanitari della Croce Rossa che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dei due. Dopo di loro sono giunti gli agenti della Polizia di Stato di Formia e Fondi e i Carabinieri di Itri e Gaeta. Il pubblico ministero di turno è Marco Giancristofaro, giunto sul posto con il medico legale Silvestro Mauriello. Sul tragico incidente di ieri sarà aperta un’inchiesta. Una prassi in casi come questo. Ma gli accertamenti chiariranno le cause che hanno portato ad un evento che ha dell’assurdo. Luigi e Renzo erano molto noti in paese. Tutti e due erano sposati e sia il primo sia il secondo lasciano due figli. Apprezzati anche per quel lavoro che ieri li ha strappati all’affetto dei propri cari. Ora per Itri è il momento del dolore e del ricordo di due persone che sono scomparse facendo il proprio lavoro. Il sindaco, che insieme a tanti cittadini si è recato sul posto appena ricevuta la tragica notizia, ha già annunciato che il giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino. Un episodio che, purtroppo, non è isolato. La piaga delle continua a mietere vittime in ogni angolo d’Italia.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Monte San Biagio, in fiamme l'Art and Sound
Un terribile incendio ha mandato in fumo l’Art and Sound. Il locale situato ai bordi dell’Appia a Monte San Biagio è stato devastato dal rogo giovedì sera. Le fiamme hanno iniziato a divampare poco prima delle 22. Immediatamente hanno attecchito al mobilio e alle parti in legno della struttura. Sul posto sono prontamente giunti i Vigili del Fuoco di Terracina e Gaeta, i Falchi della Protezione civile di Fondi e i Carabinieri della stazione di Monte San Biagio, guidati dal maresciallo Nania. Le operazioni di spegnimento sono risultate particolarmente complesse e gli operatori hanno avuto la meglio sul devastante incendio solo intorno alle tre di notte. Dell’Art and Sound è rimasto ben poco. La struttura esterna in pietra è intatta, per il resto l’interno è un cumulo di cenere. Arredi, suppellettili, tende. Tutto in fumo. Il locale era chiuso da un paio d’anni. I proprietari, originari del posto ma residenti in Olanda, sembra avessero intenzione di ristrutturarlo in previsione di una prossima riapertura. Alla luce dell’episodio questa non accadrà, almeno a breve, vista l’entità dei danni causati dal rogo e che ammontano a svariate decine di migliaia di euro. Per ora non ci sono certezze sull’origine del rogo. I risultati dei rilievi dei Vigili del Fuoco saranno resi noti nelle prossime ore. L’incendio, secondo alcune indiscrezioni, sembra possa essere ricondotto all’esplosione della conduttura del gas. Ma, al momento, è solo un’ipotesi. Anche perché va tenuto presente che il pub è in una zona isolata e soprattutto non era più frequentato da molto tempo. L’unica strada di accesso è via Portella, una traversina laterale che passa sotto l’Appia e conduce fino al piazzale dove sorge la struttura dell’Art and Sound. Fatti che lasciano ancora aperta la pista dolosa. Saranno le indagini dei Carabinieri a fare luce sull’episodio. Ieri i militari hanno ascoltato alcuni abitanti della zona per capire se qualcuno possa aver visto qualcosa e dissolvere il velo di mistero che circonda l’incendio. Tanti coloro che hanno passato la nottata ai bordi dell’Appia attratti dalle fiamme altissime che si sono levate e dal fumo denso che si è diffuso nella zona.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
lunedì 7 giugno 2010
Arrestato il "pusher-imprenditore"
Un insospettabile imprenditore di Monte San Biagio è stato arrestato dalla Guardia di Finanza della compagnia di Terracina per spaccio di cocaina. I militari, guidati dal tenente Alfredo Ferrentino, hanno fermato il pusher 45enne all’alba di ieri, sequestrando complessivamente 44 dosi di cocaina purissima. L’operazione è frutto di un’intensa attività di indagine. Non a caso i finanzieri da tempo seguivano i continui spostamenti dell’uomo, il suo peregrinare da Monte San Biagio a Terracina per piazzare lo stupefacente. In seguito a tale attività i finanzieri sono giunti all’individuazione di due abitazioni site nei comuni di Monte San Biagio e Fondi. Quella fondana, in particolare, era utilizzata quale base operativa per la suddivisione in dosi dello stupefacente. Il fermo di S.D. è avvenuto, nella tarda serata di venerdì, alle porte di Terracina mentre si trovava alla guida della sua Citroen C3. A seguito del controllo, sono state rinvenute, abilmente occultate all’interno dello sportello lato guida, ben 27 dosi di cocaina già preconfezionate e pronte per essere vendute. Le successive ed immediate perquisizioni domiciliari, hanno permesso ai finanzieri di rinvenire, all’interno dell’appartamento di Fondi e risultato essere locato a S.D. esclusivamente a tale scopo, ulteriori 17 dosi di cocaina, nonché un bilancino elettronico di precisione perfettamente funzionante ed utilizzato dal monticellano per la suddivisione in dosi della sostanza. La brillante operazione si è conclusa con l’arresto dell’insospettabile imprenditore che, dopo l’espletamento delle formalità di rito, è stato associato presso il carcere di via Aspromonte a Latina, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le indagini proseguono, al fine di appurare i canali di approvvigionamento dello stupefacente. L’attività investigativa portata a termine si pone nell’ambito dell’intensificazione dei controlli disposti dal Comandante provinciale di Latina, volti alla repressione dello spaccio di stupefacenti. Gli uomini del nucleo mobile della Guardia di Finanza di Terracina sono stati diretti dal comando di Terracina e coordinati dal comandante del gruppo di Formia.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
Ruba il libretto di assegni alla ex e spende 20mila euro, denunciato
Litiga con la ragazza, le ruba il libretto degli assegni e ne emana sei, falsificando la firma, per un ammontare di 20mila euro. Una che costa ad un 28enne itrano una denuncia per furto in abitazone e ricettazione. Sono stati gli agenti del commissariato di Polizia di Fondi, guidati dal vice questore Massimo Mazio, a scoprire quanto accaduto e a deferire all’autorità giudiziaria F.A.. Il giovane, già noto agli uffici di polizia, dopo aver avuto una storia sentimentale con una ragazza di Fondi, al termine della relazione durante la quale i due avevano dapprima convissuto presso la stessa abitazione e poi interrotto i rapporti, si era appropriato di un blocchetto di assegni intestato alla donna, del tutto ignara del gesto. Mosso probabilmente dalla voglia di vendicarsi ed, evidentemente, senza pensare alle conseguenze del gesto, all’insaputa della sua ex, il 28enne ha iniziato ad utilizzare i titoli simulando la firma della donna. Casualmente il titolare di una ditta edile, conoscendo di nome la ragazza, l’ha avvisata per chiedere conferma delle spese effettuate, mettendola in allarme. La donna, quindi, resasi conto della sparizione del blocchetto e delle spese non autorizzate che stavano pervenendo sul suo conto, ha deciso di sporgere denuncia presso il commissariato di Fondi. Immediatamente, avviate le indagini del caso, gli investigatori sono riusciti a rintracciare le spese e le conseguenti negoziazioni degli assegni che il giovane di Itri aveva maldestramente tentato di effettuare negli ultimi periodi all’insaputa della sua ex compagna. Pertanto, dalle indagini tuttora in corso, gli uomini di Mazio sono potuti risalire ad almeno 6 assegni di vari importi, per un totale di circa 20mila euro, che il medesimo aveva finora consegnato in mani di terzi per spese da lui effettuate e che subito sono stati bloccati. L’informativa di reato è stata inviata alla Procura della Repubblica di Latina per reati enunciati e quant’altro ravvisabile nei confronti del 28enne.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
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