lunedì 31 maggio 2010

Tenta di accoltellare il barista, assolto perché incapace di intendere e di volere

Aveva tentato di accoltellare il titolare e i dipendenti di un bar a Sperlonga, è stato assolto perché incapace di intendere e di volere. I fatti risalgono ad agosto 2009, una sera di quelle in cui la cittadina è affollata di turisti fino a tarda notte. Il 24enne non riesce a prendere sonno e allora scende in strada con un coltello e minaccia i baristi del locale troppo rumoroso. L’uomo, difeso dai legali Luigi Fortunato e Stefano Di Pietro, è stato ritenuto non imputabile dei reati di tentato omicidio, possesso illegittimo di armi e lesioni personali. Il collegio penale presieduto dal giudice De Angelis per lui ha comunque disposto la misura di sicurezza di tre anni presso la casa di cura «Sorriso sul mare» di Formia. A favore della decisione una perizia che accerta che il 24enne soffre di schizofrenia efebrenica con tanto di allucinazioni. I fatti sono incontestabili. Il folle gesto aveva procurato un ferito, i testimoni erano molti e soprattutto l’accaduto era stato immortalato dalle telecamere di sicurezza del locale. Il tutto non era finito in tragedia grazie ad un passante che, coraggiosamente, aveva bloccato l’aggressore.
R.A.

venerdì 28 maggio 2010

Armi in casa, Izzi patteggia

Ha patteggiato la pena a otto mesi e 4000 euro di multa. Mario Izzi esce così dalla vicenda che lo aveva visto finire ai domiciliari per possesso illegale di armi. Il noto imprenditore fondano, difeso dall’avvocato Giulio Mastrobattista, è riuscito ad ottenere anche la restituzione delle armi che gli erano state sequestrate. Due pistole, una delle quali risalente addirittura al primo conflitto mondiale, non erano state regolarmente denunciate dal proprietario. Per questo, martedì 18 era stato arrestato. In casa sua, alle prime luci dell’alba, erano piombati gli uomini del Gico della Guardia di Finanza di Roma e i Carabinieri del comando provinciale, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Una perquisizione delle proprietà di famiglia e della Cedis alla ricerca di documenti, che aveva portato al ritrovamento delle armi storiche e all’arresto per un reato che nulla ha a che fare con l’attività degli inquirenti. Un’indagine quella avviata dalla Dda che riguarda questioni ben diverse dai rudimenti bellici. Quelli cercati dall’antimafia sono documenti, «carte» che secondo il legale di Izzi non sarebbero state trovate. Dunque il tutto si sarebbe risolto in un nulla di fatto. Ma non è escluso che il sequestro della scorsa settimana non sia altro che l’alba di una nuova fase di Damasco.
Riccardo Antonilli

mercoledì 26 maggio 2010

Damasco2, a rischio le ordinanze di custodia

Udienza alquanto lunga e complessa quella di ieri relativa al processo Damasco 2. Al centro della scena, anziché i 38 indagati, in questa prima fase ci sono i giudici. Già, perché dopo l’istanza di ricusazione presentata dall’avvocato Giulio Mastrobattista, il processo è stato affidato dal presidente del Tribunale di Roma al giudice Aldo Morgigni, subentrato a Sante Spinaci. Quest’ultimo ha lasciato prima che la Corte d’Appello potesse giudicare l’istanza, in quanto nominato in Cassazione. Eppure, anche il nome di Morgigni ha spinto Mastrobattista, a cui si sono uniti gli avvocati Palmieri e Porcelli, a presentare un’eccezione di incompatibilità. Il giudice, infatti, è stato il gip del processo Nitra, in cui sono imputati alcuni dei coinvolti in Damasco 2 e aveva disposto le intercettazioni relative a quella indagine, oltre ad aver firmato l’ordinanza di custodia cautelare per Aldo Trani. A questo punto Morgini ha presentato una dichiarazione di astensione per motivi di convenienza, respinta dal presidente del Tribunale. Per cui Damasco 2 riprenderà martedì prossimo davanti al gup Morgigni. I tempi del procedimento, intanto, si allungano e si corre il rischio di far scadere le custodie cautelari. Questo mentre l’impianto accusatorio del processo è messo in discussione dalla decisione della prima sezione della suprema corte di Cassazione che, la scorsa settimana, ha disposto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare per Venanzio Tripodo e Antonino D’Errigo (difesi dall’avvocato Cestra) e prima ancora per un altro coinvolto, Igor Catalano (difeso da Minniti). Intanto c’è già stato qualche colpo di scena come le dichiarazioni del pentito Barbieri relative a Venanzio Tripodo. Gli indagati di Damasco 2 sono tanti. La Dda di Roma fece scattare le manette a 17 di loro il 6 luglio 2009. Si tratta di Carmelo e Venanzio Tripodo, Franco e Pasqualino Peppe, Vincenzo Bianchò, Antonio Schiappa, Alessio Ferri, Igor Catalano, Giuseppe Bracciale, Antonino D’Errigo, Massimo Anastasio Di Fazio, Dario Leone, Pietro Munno, Gianfranco Mariorenzi, Tommasina Biondino e Riccardo Izzi. Si costuì solo dopo alcuni giorni Aldo Trani. Gli altri indagati sono Gemma Peppe, Enza Petrillo, Tiziana Simonelli, Loredana Trani, Maria Laura Trani, Pasquale Valentino Forti, Deborah Ruggieri, Serafino Stamigni, Vincenzo Ialongo, Raffaele Vincenzo Boccia, Nazareno Puglia, Sisto Bianchi, Roberto D’Agostino, Ennio Giovannoni, Massimiliano De Filippis, Luigi Griffo, Valentino Marrocco, Carmine Terracciano, Maria Gentile, Luciano Zizzo e Roberto Padula.
Riccardo Antonilli

martedì 25 maggio 2010

Monte San Biagio, apre lo sportello antiusura

Un servizio per prevenire il fenomeno dell’usura. Lo sportello inaugurato ieri a Monte San Biagio, uno dei tanti che la Provincia di Latina e la Fondazione Wanda Vecchi stanno aprendo nel territorio pontino, si trova in un luogo strategico per combattere al meglio lo . Monte San Biagio è collocata tra le due grandi realtà di Terracina e Fondi, dove, come testimonia la cronaca, l’usura è particolarmente diffusa e garantisce tranquillità a chi vuole chiedere aiuto fuori dal luogo in cui vive. Al tempo stesso la piccola comunità monticellana è toccata essa stessa dal fenomeno illecito. Tanto che l’apertura di ieri . E proprio ai sovraindebitati si rivolge lo sportello. A tutti coloro che non hanno più accesso al credito legale. Un aspetto spiegato nel dettaglio dall’assessore provinciale Marco Tomeo, responsabile del progetto: . Sulla stessa linea il sindaco, Gesualdo Mirabella: . Luigi Pescuno, responsabile dello sportello e Antonio Conte, consigliere della fondazione Wanda Vecchi, hanno illustrato il funzionamento del nuovo servizio e fornito qualche dato sul lavoro svolto nei primi dieci anni di vita dalla fondazione. Qualche numero può fornire un quadro di quella che è la reale diffusione dell’usura e delle difficoltà finanziarie sul territorio. In dieci anni i volontari della Wanda Vecchi hanno avuto più di 2000 colloqui con persone in difficoltà. Nel primi sei mesi del 2010 sono già 200 le persone che hanno contattato la fondazione. Lo sportello di Monte San Biagio è situato in via Roma, 54 è già attivo il mercoledì e il venerdì, dalle ore 15 alle 19. Si può contattare telefonicamente al numero: 0771/567479 o al numero verde 800013805. La prossima settimana saranno inaugurati anche gli sportelli di Aprilia e Formia.
Riccardo Antonilli

giovedì 20 maggio 2010

Direttissima, Izzi in libertà

Mario Izzi torna in libertà. Il noto imprenditore di Fondi non è più ristretto al regime degli arresti domiciliari, in attesa della prossima udienza per possesso illegittimo di armi che si terrà il giorno 26 presso il Tribunale di Latina. Lo ha deciso il collegio penale composto dai giudici De Angelis (presidente), Toselli e Dentato. Il legale difensore di Izzi, Giulio Mastrobattista ha chiesto i termini a difesa e così se ne riparlerà la settimana prossima. Due delle armi rinvenute nella cassaforte di casa Izzi, una delle quali risalente addirittura al primo conflitto mondiale, non erano state regolarmente denunciate dal proprietario. Per questo, martedì mattina era scattato l’arresto dell’imprenditore. In casa sua, alle prime luci dell’alba erano piombati gli uomini del Gico della Guardia di Finanza di Roma e i Carabinieri del comando provinciale, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Una perquisizione delle proprietà di famiglia e della Cedis alla ricerca di documenti, che ha portato al ritrovamnto delle armi storiche e all’arresto per un reato che nulla ha a che fare con l’attività degli inquirenti. Izzi ieri ha affidato il suo commento sulla vicenda ad un’emittente locale, dichiarando: «Ho premura di tornare al mio lavoro, centinaia di famiglie fondane dipendono dalle mie aziende e sento il bisogno di rassicurare tutti in seguito a quanto accaduto». Sul motivo che ha spinto la Dda a perquisire le proprietà di Izzi vige il massimo riserbo. Eppure non è difficile intuire che l’input sia da ricercare nelle vicende legate alle inchieste Damasco. Le «carte» che gli inquirenti stavano cercando sono probabilmente gli assegni che uno dei coinvolti in tutte e due le fasi dell’inchiesta della Dda romana, Massimo Anastasio Di Fazio, avrebbe ottenuto dalle presunte vittime dell’attività usuraia sua e di Vincenzo Garruzzo e avrebbe fatto cambiare dagli Izzi, attraverso la Cedis. Non è un caso che ieri la sede legale della società sia stata oggetto di particolare attenzione. Per i diretti interessati gli inquirenti sarebbero tornati a Roma a mani vuote. Dunque il tutto si sarebbe risolto in un nulla di fatto. Ma non è escluso che quella di ieri non sia altro che l’alba di una nuova fase di Damasco che vedrà attenzionati altri soggetti. Naturalmente si tratta di ipotesi, visto il riserbo che vige sull’operazione. Difficilmente, però, si può circoscrivere l’attività dell’antimafia di lunedì alle sole perquisizioni nei confronti di Izzi e della sua Cedis.
Riccardo Antonilli

Armi in casa, Mario Izzi ai domiciliari

Mario Izzi è finito ai domiciliari. Ieri mattina la Direzione distrettuale antimafia di Roma ha delegato i carabinieri del Comando provinciale di Latina e il Gico della Guardia di Finanza di Roma di scendere nella piana per acquisire documentazione nella Cedis Izzi e a casa del titolare dell’azienda, Mario Izzi appunto. Ed è qui, a causa del ritrovamento di armi risalenti al secondo conflitto mondiale detenute illegalmente, che è scattato l’arresto per l’imprenditore. Izzi risulta proprietario di un fucile per cui è in fase di valutazione il ritiro del porto d’armi, mentre custodiva le armi storiche senza aver presentato la regolare denuncia. I militari, che si sono mossi con il supporto dei colleghi della compagnia di Gaeta, mantengono il massimo riserbo sull’operazione. Stando ad alcune indiscrezioni si tratta di una nuova inchiesta che parte dall’Antimafia di Roma, al pari delle prime due fasi di Damasco. Un’operazione ad ampio raggio che ha riguardato luoghi di lavoro e privati di Izzi, tra cui sembra anche le abitazioni dei figli. I militari, secondo quanto si è riuscito ad apprendere, avrebbero prima «fatto visita» all’abitazione di Izzi alle prime luci dell’alba, per poi spostarsi nella sede legale della Cedis Izzi su via Appia lato Monte San Biagio. Operazioni andate avanti per tutta la mattinata. Mario Izzi non risulta direttamente legato alle operazioni Damasco, anche se è in piedi un procedimento per violazione delle normative sul lavoro che vede coinvolta la Cedis Izzi e la Lazio Net Service. Le due società, per l’accusa, si scambiavano i dipendenti per evadere il fisco. La Lazio Net Service vede Deborah Ruggieri presidente del consiglio di amministrazione, ma, di fatto, sarebbe di proprietà di Carmelo Tripodo. Questi due sono indagati per il processo Damasco 2, in corso davanti al giudice per l’udienza preliminare. Procedimento in cui è coinvolto anche il figlio di Mario Izzi, l’ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Fondi, Riccardo. Questa mattina sarà celebrato il processo per direttissima sul possesso illegale di armi.
Riccardo Antonilli

sabato 15 maggio 2010

Forze dell'ordine nel mirino, interrogazione a Tremonti

La necessità di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine sul territorio fondano, è un tema che da settimane è al centro delle cronache. Prima per un documento firmato da alcuni esponenti della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri sugli attentati subiti da alcuni militari di stanza a Fondi e ora per l’operazione della Dia che ha svelato quanto sono radicate in profondità le infiltrazioni malavitose nella piana. Ora l’onorevole Francesco Barbato dell’Italia dei Valori ha presentato un‘interrogazione in commissione finanze alla Camera e destinata al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, sullo stato delle fiamme gialle a Fondi. "Premesso che la Guardia di finanza svolge una funzione fondamentale per la tutela degli interessi dell'erario, - si legge nell’interrogazione - soprattutto nell'azione di contrasto dei fenomeni di evasione ed elusione fiscale e di riciclaggio dei capitali di provenienza illecita, nonché, più in generale, a garanzia della legalità sul territorio nazionale; che tale ruolo assume particolare rilievo nelle aree del mezzogiorno del Paese, nelle quali lo sviluppo economico e la convivenza civile risultano pregiudicati da un tasso di legalità assolutamente insufficiente e dalla presenza massiccia della criminalità organizzata; che in tale contesto sono stati segnalati all'interrogante preoccupanti episodi, riportati anche dagli organi di stampa, di minacce ed intimidazioni nei confronti di militari del corpo della guardia di finanza in servizio presso la compagnia di Fondi, evidentemente volte ad ostacolare le attività di istituto svolte, a fronte delle quali gli stessi militari vittime dei predetti fenomeni sono stati relegati a svolgere solo servizi interni di caserma", Barbato chiede al ministro "se sia a conoscenza di tali episodi, quali siano gli intendimenti in merito agli stessi e quali iniziative intenda assumere per assicurare la piena operatività dei reparti della Guardia di finanza operanti nel territorio di Fondi, a tutela degli interessi erariali dello Stato, nonché a garanzia dell'incolumità del relativo personale".
R.A.

Venanzio Tripodo, la Cassazione annulla l'ordinanza del Gip

Rischia di sgretolarsi l’impianto accusatorio del processo Damasco 2. La prima sezione della suprema corte di Cassazione ha disposto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare per Venanzio Tripodo e Antonino D’Errigo e il rinvio per un nuovo esame al Tribunale di Roma. La decisione è stata adottata in seguito al ricorso dei legali di Tripodo e D’Errigo, Maria Antonietta Cestra e Giuseppe Lauretti. Una carta importante per i difensori dei due da giocare in sede di udienza preliminare. Si tornerà davanti al gup il 25 e la decisione della Cassazione rischia di generare un effetto domino sulla posizione dei 38 indagati. Questo per due fattori principali. Innanzitutto perché il ricorso accolto mette in discussione l’esistenza di un’associazione con a capo i fratelli Tripodo e Aldo Trani. Ma anche perché, nei giorni scorsi, la stessa suprema corte si è pronunciata a favore del ricorso presentato dall’avvocato Minniti per un altro indagato, Igor Catalano. Tra i punti contestati nel ricorso della Cestra e di Lauretti ci sono innanzitutto le intercettazioni, alcune delle quali sarebbero datate in maniera errata, generando così la necessità della custodia cautelare per Venanzio Tripodo. Ma non solo, le accuse attuali sarebbero le stesse mosse nei suoi confronti già nel lontano 1990 e archiviate. Un altro passaggio risulta interessante, ovvero le dichiarazioni spontanee rese a gennaio 2008 dall’ex assessore ai lavori pubblici del comune di Fondi, Riccardo Izzi che nell’occasione aveva affermato di essere stato supportato alle elezioni da Aldo Trani, Carmelo Tripodo e i fratelli Zizzo, senza citare Venanzio. Invece, per l’accusa che contesta il vincolo associativo, un ruolo in tale vicenda sarebbe giocato anche da Venanzio. Dunque tanti i passaggi su cui la Cestra e Lauretti si sono battuti trovando il favore della Cassazione. Intanto la difesa di Venanzio Tripodo, davanti al Gup, ha contestato anche le dichiarazioni del pentito Barbieri. Per i legali le registrazioni dell’interrogatorio sarebbero diverse dalle trascrizioni, tanto che hanno chiesto una copia audio. Inoltre, restando in sede di udienza preliminare, è stata presentata anche un’istanza di ricusazione del gup Sante Spinaci, ora al vaglio della Corte d’Appello, dal legale di Carmelo Tripodo e Aldo Trani, Giulio Mastrobattista, perché il giudice era già stato presidente del secondo collegio penale di Roma in un precedente processo contro Carmelo Tripodo. Oltre ai fratelli Tripodo e ad Aldo Trani (che si costituì dopo alcuni giorni), a luglio 2008 nell’operazione della Dda di Roma, finirono in cella Franco e Pasqualino Peppe, Vincenzo Bianchò, Antonio Schiappa, Alessio Ferri, Igor Catalano, Giuseppe Bracciale, Antonino D’Errigo, Massimo Anastasio Di Fazio, Dario Leone, Pietro Munno, Gianfranco Mariorenzi, Tommasina Biondino e Riccardo Izzi. Oltre a loro sono indagate altre undici persone.
Riccardo Antonilli

"Spigole aeree", condannato il generale Speciale

Un anno e sei mesi di reclusione per peculato continuato, pena sospesa. Questa la sentenza della Corte militare di appello nei confronti dell’ex comandante generale della Guardia di Finanza e attuale deputato del PdL, Roberto Speciale. La vicenda è quella legata al volo dell’Atr-42 che, il 26 agosto del 2005, partì dall’ aeroporto di Pratica di Mare diretto a Bolzano con un carico di spigole. La sentenza stabilisce che quel carico destinato alla tavola di Speciale, che si trovava in vacanza in una foresteria dolomitica della Finanza , fu un abuso di denaro e risorse pubbliche. Una sentenza che ribalta i giudizi di assoluzione sia della Corte dei Conti sia della seconda sezione penale del tribunale militare di Roma. Allora l’onorevole affermò . Così non è stato e per lui è arrivata la condanna. L’ex generale aveva sempre giustificato quel volo carico di spigole come un omaggio alimentare agli allievi della Scuola Alpina. Secondo la sentenza di appello le cose sono diverse. Le indagini hanno riguardato tanti altri voli. La procura militare ha verificato, tramite testimoni, che l’Atr era stato modificato all’interno ed era diventato mezzo adatto ad ospitare comodamente otto passeggeri. Fatti testimoniati anche da un video risalente al febbraio 2005 (pubblicato in esclusiva da Repubblica.it), in cui Speciale con moglie e amici-ufficiali al seguito scende da un Atr 42 e poi salire su un elicottero, veivoli destinati a ben altri usi, a Passo Rolle in Trentino, in occasione di una gara di sci del Corpo. Ma questa è un’altra storia. La vicenda della condanna per le spigole si lega al territorio pontino, ed in particolare a Fondi, perché secondo una ricostruzione,sempre smentita dai diretti interessati, a Pratica di Mare le spigole arrivarono trasportate da Paolo Maio e sua moglie, che, oltre ad essere amici dell’ex generale, sono anche i titolari del camping Holiday di Fondi. Adesso il procedimento andrà in cassazione.
R.A.

mercoledì 12 maggio 2010

Damasco 2, istanza di ricusazione per il giudice

Presentata un’istanza di ricusazione del Gup Sante Spinaci, nella seconda udienza preliminare del processo Damasco II, si è parlato di registrazioni e trascrizioni. Nel dettaglio della registrazione dell’interrogatorio del pentito Barbieri. Secondo il legale di Venanzio Tripodo, Maria Antonietta Cestra quanto affermato dal pentito sarebbe diverso da ciò che è stato trascritto, tanto che l’avvocato ha chiesto una copia della registrazione. L’istanza di ricusazione, ora al vaglio della Corte d’Appello, invece, è stata presentata dal legale di Carmelo Tripodo e Aldo Trani, Giulio Mastrobattista, perché il giudice era già stato presidente del secondo collegio penale di Roma in un precedente processo contro Carmelo Tripodo. Si è passati all’istanza, perché l’eccezione di incompatibilità, presentata nella prima udienza su tale questione, è stata respinta. Il tutto è stato rinviato al 25 maggio, una lunga pausa scaturita dal fatto che domani la Cassazione si pronuncerà sull’istanza di scarcerazione presentata dalla Cestra per i suoi assistiti, Venanzio Tripodo e Antonino D’Errigo. Gli indagati di Damasco II sono tanti. Diciassette di loro finirono in cella il 6 luglio 2009, quando la Dda di Roma, con il supporto dei Carabinieri del comando di Latina, piombò a Fondi alle prime luci dell’alba. I militari bussarono alle porte di Carmelo e Venanzio Tripodo, Franco e Pasqualino Peppe, Vincenzo Bianchò, Antonio Schiappa, Alessio Ferri, Igor Catalano, Giuseppe Bracciale, Antonino D’Errigo, Massimo Anastasio Di Fazio, Dario Leone, Pietro Munno, Gianfranco Mariorenzi, Tommasina Biondino e Riccardo Izzi. Si costuì solo dopo alcuni giorni Aldo Trani. Gli altri indagati sono Gemma Peppe, Enza Petrillo, Tiziana Simonelli, Loredana Trani, Maria Laura Trani, Pasquale Valentino Forti, Deborah Ruggieri, Serafino Stamigni, Vincenzo Ialongo, Raffaele Vincenzo Boccia, Nazareno Puglia, Sisto Bianchi, Roberto D’Agostino, Ennio Giovannoni, Massimiliano De Filippis, Luigi Griffo, Valentino Marrocco, Carmine Terracciano, Maria Gentile, Roberto Padula e Luciano Zizzo.
R.A.

"L'amministrazione si costituisca parte civile"

"All’amministrazione comunale di Fondi chiediamo di impegnarsi in prima persona contro il malaffare e le mafie, con atti concreti come la costituzione di parte civile nei processi contro i mafiosi". La richiesta è dei sei consiglieri comunali del centrosinistra di Fondi, intervenendo sull’operazione della Dia che ha visto finire dietro le sbarre quattro componenti della famiglia D’Alterio. L’invito all’amministrazione comunale, naturalmente, riguarda altri processi in corso, che hanno varcato i confini del Mof. I due procedimenti nati dalle operazioni della Dda di Roma Damasco I e II, ad esempio. E su questo c’è già pronta una mozione del capogruppo della lista Lido di Fondi, Vincenzo Trani. "Considerato che – si legge nella mozione - tali vicende hanno sicuramente determinato una ricaduta negativa sull’immagine nel Paese ed anche all'estero della nostra cittadina; che la nostra città necessita di un recupero di credibilità ed immagine, compromesse dalle tante recenti inchieste giudiziarie; che è dovere di ciascun consigliere comunale salvaguardare la dignità e l’immagine del comune di Fondi e della sua intera cittadinanza", Trani invita "il sindaco e la giunta a predisporre gli atti per la costituzione come parte civile in tutti i procedimenti giudiziari in corso e futuri derivanti dalle operazioni investigative denominate Damasco". Adesso resta da vedere se la maggioranza accoglierà la richiesta. Tornando all’operazione di lunedì, gli esponenti di centrosinistra, sostengono che "non è più sufficiente continuare a lanciare proclami in difesa della legalità, ma bisogna operare affinché le infiltrazioni mafiose vengano sradicate definitivamente". Pertanto "bisogna dare più forza, sia in termini di uomini che di mezzi, alle forze di Polizia, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza. Risorse umane e mezzi che devono essere impegnati direttamente nella lotta alle mafie. In tale quadro appare ancora più preoccupante quanto denunciato qualche giorno fa, a mezzo stampa, da alcuni operatori delle forze dell’ordine, congiuntamente al responsabile provinciale del sindacato di Polizia della Uil, che lamentavano di essere stati in diversi modi allontanati dai loro compiti d’indagine sulle infiltrazioni mafiose". Ma non solo, "il Mof di Fondi, che già vive una crisi difficile legata a diversi fattori, deve essere difeso nell’interesse di tutta la collettività fondana. E l’unica vera difesa è fare fronte comune contro la criminalità organizzata. Chi ha la responsabilità gestionale del mercato – concludono - deve dimostrare di avere la capacità, la forza e il coraggio di opporsi alle mafie".
Riccardo Antonilli

Tripodo-Pagano, la guerra del malaffare

Una guerra tra cammorra e ‘ndrangheta. Un aspetto a dir poco inquietante quello che emerge dalla ricostruzione della Dia delle vicende interne al Mercato ortofrutticolo di Fondi. Il Centro agroalimentare all’ingrosso risultava storicamente dalla criminalità organizzata calabrese, di cui i fratelli Carmelo e Antonino Venanzio Tripodo erano elementi di vertice. I due sono appartenenti al clan La Minore. I Tripodo sono, in estrema sintesi, i concorrenti criminali di Costantino Pagano per la supremazia nel Mercato ortofrutticolo fondano. Pagano, in alcuni passaggi ripresi da intercettazioni ambientali evidenziati nell’ordinanza, non manca di ricordare quando sia Francesco Bidognetti, detto , che Francesco Schiavone, alias , non permisero al Tripodo di espandersi all’interno del Mof. Nomi di primissimo piano nel panorama della criminalità organizzata. Il quadro è terribile, dal 2003 la Paganese è padrona del campo, una volta fatti fuori dal mercato i Cataldo. Allora l’unica preoccupazione è quella di ridimensionare la componente calabrese (i Tripodo). Proprio i fratelli Carmelo e Venanzio sono considerati i vertici del sodalizio criminale sgominato meno di un anno fa con l’operazione Damasco II. Un’ altra inchiesta dell’antimafia che si è concentrata sul Mof e sulle infiltrazioni criminali all’interno del mercato fondano. Ora è stata la volta di Pagano e dei D’Alterio. Il Mof, quindi, si conferma, ancora una volta, epicentro di interessi criminali.
R.A.

Paganese, Laziafrigo e il monopolio nei trasporti

Sono due le società finite sotto sequestro a Fondi nell’operazione di ieri. Una è la Paganese, di Costantino Pagano, l’altra la Lazialfrigo, di proprietà della famiglia D’Alterio. Quest’ultima già in amministrazione controllata. La prima è situata su viale Piemonte, a pochi metri dall’ingresso del Mof, la seconda su via Diversivo Acquachiara a poche centinaia di metri dalla prima. L’indagine, comunque, prosegue di pari passo con l’analisi della copiosa documentazione contabile prelevata dagli inquirenti. Per tutta la giornata di ieri è proseguita l’acquisizione di . Di certo, al momento, c’è che la Lazialfrigo, quale controllata della Paganese, costituisce per gli inquirenti l’avamposto Casalese nel basso Lazio nel settore del trasporto su gomma dei generi ortofrutticoli all'interno del Mof. Se la Paganese può dire poco ai fondani, non si può affermare lo stesso per la Lazialfrigo. I D’Alterio e la loro società, negli ultimi anni, sono finiti a dir poco spesso al centro delle cronache. A novembre dello scorso anno Giuseppe D’Alterio «Peppe ’o marocchino» è stato condannato a 12 anni di reclusione. Il processo è quello noto come Lazialfresco. I D’Alterio avevano costituito un sistema ben colladauto di corrieri, con Fondi come crocevia e punto di smistamento per grandi quantitativi di cocaina importati dall’Argentina e dalla Spagna e destinati allo spaccio sul mercato nazionale. Ma non solo. Tre dei quattro arrestati del clan D’Alterio sono sotto processo anche per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Si tratta di Giuseppe, Luigi e Armando. I tre, in concorso, per ottenere un ingiusto profitto avevano occultato o distrutto in parte i libri e le altre scritture contabili della società Eurotrans, dichiarata fallita nel 2003. Inoltre, nonostante il fallimento, avevano provveduto a vendere i beni della società, mai consegnati alla curatela fallimentare. Nell’operazione di ieri si è aggiunta Melissa, figlia di Giuseppe, responsabile degli aspetti amministrativi e commerciali dell’impresa di famiglia. Poco più di due anni fa in merito ad un’altra operazione dell’antimafia definimmo quello facente capo a Vincenzo Garruzzo. Allora si parlava di usura. Poi è arrivata la seconda fase di Damasco e dall’usura si è passati alla concorrenza sleale all’interno del Mof e agli intrecci criminali con l’amministrazione comunale. Con la recente operaizone contro il clan Mallardo sono stati svelati gli interessi della camorra nell’urbanistica. Adesso ci si trova di fronte ad un altro , in questo caso, dei trasporti. E, ancora una volta, si deve prendere atto della profondità delle infiltrazioni criminali sul territorio fondano.

Riccardo Antonilli

giovedì 6 maggio 2010

Damasco 2, spunta un pentito

Spunta un nuovo pentito. Ieri mattina a Roma si è tenuta l’udienza preliminare del processo Damasco 2. Il Pm Palaia ha depositato il carteggio relativo ad una nuova attività di indagine riguardante un pentito ascoltato dalla Dda nei giorni scorsi. B.C., queste le iniziali del testimone, è un appartenente a cosa nostra di Gela della famiglia Madonia che ha dichiarato di conoscere le attività dei fratelli Carmelo e Venanzio Tripodo, difesi nel procedimento rispettivamente da Giulio Mastrobattista il primo e da Maria Antonietta Cestra e Giuseppe Lauretti il secondo. Dunque sembra che la sua importanza nel procedimento riguardi soprattutto coloro che sono considerati al vertice del sodalizio crimianle sgominato. I difensori dei 38 indagati, dal canto loro, hanno presentato una eccezione di incompetenza territoriale per quanto riguarda gli indagati per reati minori. Semplificando, per i legali, non spetterebbe alla Procura di Roma ma a quella di Latina occuparsi di chi è accusato di reati che non riguardano l’associazione mafiosa. Dunque la richiesta è quella di stralciare parte del procedimento e di inviarlo par competenza a Latina. Un’altra eccezione è stata quella presentata dall’avvocato Mastrobattista contro il Gup Sante Spinaci, perché era già stato presidente del secondo collegio penale di Roma in un precedente processo contro Carmelo Tripodo. Gli imputati sono tanti. Diciassette di loro finirono in cella il 6 luglio 2009, quando la Dda, con il supporto dei Carabinieri del comando di Latina, piombò a Fondi alle prime luci dell’alba. Un brusco risveglio per la città, l’ennesimo nel giro di poco più di un anno. Prima l’insediamento della commissione di accesso agli atti, poi l’operazione Damasco 1 a febbraio 2008 e infine Damasco 2. I militari bussarono alle porte di Carmelo e Venanzio Tripodo, Franco e Pasqualino Peppe, Vincenzo Bianchò, Antonio Schiappa, Alessio Ferri, Igor Catalano, Giuseppe Bracciale, Antonino D’Errigo, Massimo Anastasio Di Fazio, Dario Leone, Pietro Munno, Gianfranco Mariorenzi, Tommasina Biondino e Riccardo Izzi. Si costuì solo dopo alcuni giorni Aldo Trani. Gli altri indagati sono Gemma Peppe, Enza Petrillo, Tiziana Simonelli, Loredana Trani, Maria Laura Trani, Pasquale Valentino Forti, Deborah Ruggieri, Serafino Stamigni, Vincenzo Ialongo, Raffaele Vincenzo Boccia, Nazareno Puglia, Sisto Bianchi, Roberto D’Agostino, Ennio Giovannoni, Massimiliano De Filippis, Luigi Griffo, Valentino Marrocco, Carmine Terracciano, Maria Gentile, Roberto Padula e Luciano Zizzo. Imprenditori, commercianti e dipendenti pubblici. Un’associazione criminale che aveva messo radici nel Mof e nel Comune. Ovviamente questo secondo il quadro accusatorio, ora le vicende giudiziarie andranno avanti e faranno luce sulla situazione reale. Il tutto è stato rinviato al prossimo undici maggio.
Riccardo Antonilli

Spaccio in mansarda, condannati a tre anni

Tullio De Virgilio ha patteggiato a tre anni e quattro mesi e al pagamento di un’ammenda di 12mila euro, Matteo Fusco, attraverso il rito abbreviato, è stato condannato a tre anni e al pagamento della medesima somma. Lo ha deciso ieri il giudice Antonella Mininni nel corso del procedimento per direttissima nei confronti dei due giovani fondani, arrestati ad aprile dai Carabinierid el comando provinciale di Latina. Il 28enne De Virgilio e il 23enne Fusco erano stati fermati nella mansarda, situata nel centro storico di Fondi, dove vive il primo e in cui era stata allestita una vera e propria centrale dello spaccio. In seguito alle segnalazioni di numerosi cittadini insospettiti dal viavai di giovani dall’abitazione, i militari dopo un lungo appostamento sono entrati nella casa in hanno rivenuto circa 200 grammi di cocaina e 450 di hashish, per un valore complessivo di 21mila euro, oltre a 770 euro ritenuti provento dell’attività di spaccio. Oltre ai due, al momento del blitz nella mansarda i militari avevano sorpreso anche un acquirente segnalato alla prefgettura di Latina quale assuntore. I due giovani erano due insospettabili, il primo agente di commercio, il secondo artigiano, al momento dell’arresto erano incensurati.
R.A.

lunedì 3 maggio 2010

L'Asl condannata a risarcire gli infermieri

Vittoria legale degli infermieri del nei confronti della Asl. La questione è quella dei Poct, i discussi strumenti di analisi in dotazione ai nosocomi pontini. Gli infermieri sono ricorsi al giudice del lavoro perché l’utilizzo dei Poct non rientra nelle loro competenze. Il giudice Roberto Bonanni ha dato loro ragione, intimando all’Azienda sanitaria di non impegnare gli inferimieri in questa mansione e ordinando il pagamento delle prestazioni effettuate dal personale dal 2005 ad oggi e mai restribuite. A renderlo noto è Franco Addessi, dirigente provinciale della Cgil - Funzione pubblica. "E' significativo - spiega Addessi - che il Tribunale, accettando le tesi dei ricorrenti, difesi dall'avvocato Arnaldo Faiola, abbia riconosciuto quello che da anni andiamo sostenendo e che era stato già sentenziato dal Tribunale di Montepulciano. Il primo traguardo, per gli infermieri, consiste nel risarcimento, da parte dell'azienda Asl, per le prestazioni effettuate dal primo gennaio 2005 e mai pagate. L'altro, ancora più significativo, è che il Tribunale intima all'Azienda di sopprimere questa richiesta di prestazione fatta agli infermieri, in quanto non rientra nel loro profilo professionale>. Quella sui Poct non è che una delle cause che vedono contrapposti personale e azienda. Proprio per questo, il sindacalista si chiede . Questo, continua Addessi, . In conclusione: .
R.A.