giovedì 28 ottobre 2010

Imprenditori agricoli in ginocchio

Le associazioni di categoria continuano a chiedere risposte alle istituzioni sulla grave crisi che sta interessando il settore agricolo. Ieri la Coldiretti Latina è scesa in piazza, nei giorni scorsi gli aderenti ad Altragricoltura si sono riuniti in assemblea. Il tutto per una crisi determinata dagli eventi socio-economici degli ultimi anni e dalla mancanza di politiche attuative a sostegno del comparto. Gli operatori, infatti, sono costretti a fronteggiare una pesantissima situazione di indebitamento generata dagli elevati costi di produzione, aggravata ulteriormente dalla spietata concorrenza di produttori di paesi terzi che immettono sul mercato nazionale grandi quantitativi di beni agroalimentari a costi assolutamente inferiori rispetto a quelli sopportati dai nostri produttori. A tal proposito i referenti locali de La Destra, Francesco Ciccone e Angelo Macaro rendono noto che i consiglieri regionali del partito, Francesco Storace e Roberto Buonasorte, con due mozioni, hanno di fatto chiamato in causa il consiglio regionale del Lazio e la presidente Polverini. Due interventi mirati, per accendere i riflettori sul periodo di drammatica crisi che sta attraversando il comparto. "Gli imprenditori, - spiegano Macaro e Ciccone - anziché essere sostenuti con incentivi ed aiuti statali, subiscono una vera e propria vessazione da parte degli istituti di recupero crediti come la Gerit, società privata che si occupa della riscossione di tasse e tributi, che intimano al pignoramento dei beni ed all'iscrizione di ipoteche ai danni dei contribuenti inadempienti, arrecando ulteriore danno a situazioni di criticità". L'obiettivo delle mozioni è stato quello di impegnare il presidente della giunta regionale ad attivare le procedure per l'emanazione del Decreto con il quale dichiarare lo stato di crisi del comparto agricolo e delle sue produzioni. Anche a livello locale La Destra non rimane a guardare. Nei prossimi giorni Macaro e Ciccone incontreranno il sindaco De Meo per avanzare alcune proposte, in particolare per l'attivazione a breve giro di posta di un percorso funzionale di filiera corta che possa correre in soccorso concreto dell'economia agricola cittadina e comprensoriale, favorendo il consumo di prodotti nostrani.
R.A.

L'ex vice comandante della municipale assolto per la vicenda delle bufale

Assolto perché il fatto non sussiste. L'ex vice comandante della Polizia municipale di Fondi, Pietro Munno, difeso dall'avvocato Maurizio Forte, esce indenne dal processo che lo vedeva accusato per falso, abuso d'ufficio e omissione di atti d'ufficio. Il procedimento è nato in seguito a una denuncia presentata contro Munno dal proprietario di un terreno situato a Fondi. L'allora vice comandante della municipale doveva sequestrare l'appezzamento, ma, non avendo trovato il proprietario a cui notificare l'atto, ha proceduto a presentare una denuncia contro ignoti, portando avanti il sequestro. Sull'appezzamento c'erano numerose bufale appartenenti allo stesso proprietario del terreno. Munno, quindi, dispose lo spostamento dei capi di bestiame in un altro luogo. Una scelta infelice, perché le bufale furono rubate da ignoti. Tanto che il proprietario non ci pensò due volte a denunciare il vice comandante della municipale. Una denuncia ritenuta fondata tanto che si è arrivati fino al processo e alla sentenza di ieri. Tra l'altro si ricorda che nel corso del procedimento, l'avvocato difensore della parte offesa, Giulio Mastrobattista aveva depositato, ai sensi dell'articolo 236 del Codice di procedura penale (Documenti relativi al giudizio sulla personalità), le intercettazioni dell'inchiesta «Damasco» della Direzione distrettuale antimafia di Roma, in cui è coinvolto proprio Munno. Arrestato insieme all'ex comandante della municipale fondana, Dario Leone con altre 15 persone a luglio 2009. Per questa vicenda, completamente scollegata dai fatti per cui Munno è stato assolto ieri, è iniziato il processo proprio mercoledì scorso. Il legale di parte civile non commenta l'assoluzione, in attesa delle motivazioni della sentenza.
Riccardo Antonilli

venerdì 22 ottobre 2010

Itri, un'altra lottizzazione abusiva sotto sequestro

Un'altra lottizzazione abusiva sotto sequestro a Itri. Ieri mattina sono
stati i carabinieri della locale stazione, coordinati dai colleghi della
compagnia di Gaeta guidati dal capitano Daniele Puppin, ad aver eseguito
quanto disposto della Procura. I militari pertanto hanno posto i sigilli
ad un complesso residenziale costituito da un edificio rustico e da due
edifici residenziali, completamente rifiniti ed abitati, per un totale
di 4 unità immobiliari (tra cui una villa bifamiliare) con annesse pertinenze
e del relativo lotto di terreno - esteso per più di 12mila metri quadri
- situato in località Calabretto. Contestualmente sono state denunciate
a piede libero complessivamente 9 persone responsabili del reato di «lottizzazione
abusiva». Le unità immobiliari sequestrate contano un volume residenziale
pari a oltre 1500 metri cubi e superfici di oltre 500 metri quadri. Il
tutto in assenza di un piano di lottizzazione convenzionale ed in evidente
contrasto con la destinazione agricola impressa all'area in questione dal
vigente Piano regolatore generale. Ma non solo, i denunciati, sui singoli
lotti, hanno eseguito anche opere di urbanizzazione e di viabilità interna
e di accesso dalla strada comunale, nonostante, al momento, solamente due
unità immobiliari risultino completamente rifinite ed abitate. Quattro
dei nove responsabili della lottizzazione sono stati denunciati anche per
«abuso d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in
atti amministrativi e falsità ideologica in certificati commessa da persone
esercenti un servizio di pubblica utilità». A che in questo caso, dunque,
come già accaduto nel recente passato per vicende simili, si riconoscono
responsabilità ai tecnici comunali. Ben tre nel caso specifico. L'operazione
di ieri, scaturisce da un precedente sequestro di una della citate unità
immobiliari operato d'iniziativa dai carabinieri itrani nell'aprile 2008,
con contestuale deferimento di due persone. All'epoca i militari avevano
appurato la falsità della documentazione prodotta nell'istanza di condono
presentata nel dicembre 2004 e l'indebito aumento della volumetria rispetto
alla concessione edilizia dell'unità abitativa. Lo sviluppo successivo
delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica, grazie in particolare
all'attività espletata dal geometra Tarozzi di Latina, ha permesso di rilevare
tutti gli elementi di reato tipici della lottizzazione abusiva, realizzata
attraverso un'attività materiale (costituita dalle opere edili eseguite)
e da un'attività giuridica (costituita dall'illecito frazionamento in lotti
e la variazione circa la destinazione d'uso del terreno). Il valore commerciale
del sequestro è di due milioni di euro.
Riccardo Antonilli

domenica 17 ottobre 2010

Ausoni, un Parco amico

Il Parco dei Monti Ausoni rimane al centro della scena politica. Un ente su cui ognuno ha detto la sua. Da un lato il fronte dei contrari, guidato dal centrodestra pontino. Dall'altro i difensori, il centrosinistra. In mezzo l'Udc, che prima di votare a favore dell'abrogazione vuole vederci chiaro. Tra manifestazioni, interrogazioni e polemiche, si fa largo l'intervento del commissario straordinario del Parco, Federico Carnevale. Lui, nominato dalla Regione alla guida dell'ente degli Ausoni, alla luce delle tante, troppe voci sovrapposte che hanno con tutta probabilità generato più confusione che altro, dimostra di avere le idee chiare. «Le risorse geologiche, vegetazionali, faunistiche, ma anche quelle archeologiche, storiche e culturali, trovano nelle nostre aree protette la possibilità di avere un futuro, grazie all'opportunità di gestirle in modo duraturo». Il commissario parla guardando lontano, ricordando che in questi giorni ha «predisposto il Bilancio di previsione 2011-2013 del Parco e nella Relazione allegata al Bilancio ho ritenuto opportuno inserire, dopo aver contattato tutti i sindaci dei dieci comuni del Parco, alcuni interventi condivisi per la valorizzazione del territorio che abbiamo la fortuna di condividere, un territorio straordinario, ricchissimo di risorse naturali, storiche e culturali, che invito tutti a visitare. Nove dei dieci comuni hanno risposto subito e positivamente a questa iniziativa e pertanto questi interventi, sommandosi a quelli proposti dall'ente Parco, costituiscono una prima importante dotazione di azioni, un programma strategico di iniziative che certamente non esaurisce la gamma di attività che un Parco può svolgere sul territorio, ma che comunque consentirà nei prossimi anni di lavorare per perseguire gli obiettivi di conservazione delle risorse naturali e contestualmente gli obiettivi dello sviluppo sostenibile indicati per legge. E gli agricoltori - sottolinea - non hanno niente da temere dal Parco, e non hanno niente da temere nemmeno gli allevatori: la legge istitutiva delle aree protette del Lazio, ‘favorisce l'integrazione tra uomo ed ambiente anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali'. E anche chi svolge attività venatoria dopo qualche anno potrà acquisire i vantaggi dall'esistenza delle aree protette che non avranno mai recinzioni o altri meccanismi tali da impedire alla fauna di spostarsi al di fuori del perimetro dell'area. Il Parco, dunque, anche come grande serbatoio di nuova vita che poi, per motivazioni strettamente biologiche legate alla disponibilità di risorse alimentari e di spazi, si muove, si sposta, cerca nuove zone dove vivere e riprodursi». Nessun dubbio quindi: «Non credo che i Parchi facciano male a chi vive sul territorio, a meno che non si sia convinti, in questo mondo sempre più malato, che respirare aria e acqua pulita, o avere ancora la possibilità di vivere a contatto con boschi integri, paesaggi straordinari e tanta biodiversità sia uno scenario incompatibile con la sopravvivenza dell'uomo moderno, sia cioè incompatibile anche con uno sviluppo diverso, più legato ad una utilizzazione razionale e duratura delle risorse naturali, senza consumarle irrimediabilmente e con voracità, a scapito delle future generazioni». Il commissario chiude con una riflessione: «Se stanno bene i Parchi, sta bene la Terra, sta bene l'uomo». Alle contrapposizioni, Carnevale risponde con una lucida analisi di cos'è un Parco naturale. Un fatto talmente evidente che troppo spesso viene dimenticato.
Riccardo Antonilli

Restauri eseguiti, monumenti a perdere

Monumenti allo spreco. Così, un paio d'anni fa sulle pagine di questa testata, definimmo le strutture restaurate e inutilizzate nel comune di Fondi. Milioni di euro spesi per rimettere in sesto vecchi stabili senza poi utilizzarli in alcun modo. Due esempi simbolo di tale modus operandi sono il centro sociale del quartiere Portone della Corte e l'ex carcere Cesare Beccaria. E purtroppo, dopo due anni, bisogna constatare che quella definizione è ancora attuale. Ristrutturato nell'ambito della costruzione del Centro studi multimediale Dan Danino di Sarra, l'immobile della 167 è ormai un simbolo di degrado. Recuperato per una spesa di 287mila euro, è rimasto in attesa di essere utilizzato per anni. Nel frattempo gli atti vandalici e il degrado hanno portato la struttura a essere bisognosa di un ulteriore e intenso intervento di restyling. Dalle scritte sui muri, passando per le finestre e le porte distrutte, fino ad arrivare a un incendio che ne ha ampiamente compromesso gli interni. Storia simile per l'ex carcere. Rimesso a nuovo, dopo che era stata scongiurata l'ipotesi abbattimento, l'immobile versa nell'abbandono più totale dal 2005. Anno in cui sono terminati i lavori finanziati dalla Provincia di Latina per un ammontare di circa 1 milione e 200mila euro. Finora l'unica utilità della struttura è stata quella di magazzino per le sedie e i materiali per lo svolgimento delle manifestazioni nell'adiacente e omonima piazza. Una strana situazione per una città in cui mancano alcuni servizi importantissimi e in cui si continua a costruire a ritmi forsennati. Sintetizzando, per l'ex carcere e per il centro sociale complessivamente tra Comune e Provincia sono stati investiti quasi un milione e mezzo di euro. A questo punto viene da chiedersi perché spendere tanto e poi lasciare nell'abbandono più totale l'oggetto del proprio investimento. Somme importanti che non hanno trovato riscontro nei fatti. Il tutto a danno dei cittadini e dell'immagine di Fondi. Le due strutture, dopo anni e anni passati nel dimenticatoio, ormai presentano chiaramente i segni del tempo. Uno stato di cose che, di certo, non contribuisce a sollevare l'immagine della città di Fondi. Finché non sarà assegnata una destinazione d'uso ai due immobili le loro condizioni non potranno fare altro che peggiorare. Per ora, l'immobile del quartiere Portone della Corte dovrebbe diventare una delle sedi del centro anziani. Almeno queste sono le promesse che si ripetono, anno dopo anno. L'ex carcere, invece, sembra essere destinato ad ospitare una biblioteca per ragazzi. Idea che ha fatto arrabbiare e non poco il mondo dell'associazionismo che continua a chiedere invano spazi comunali dove svolgere le proprie attività.
Riccardo Antonilli

venerdì 8 ottobre 2010

Appello in euro per la scuola

Un contributo volontario per mandare avanti la scuola. All'Istituto comprensivo «Amante» di Fondi si fanno i conti con i tagli del Ministero e con la mancata erogazione da parte del Comune del contributo obbligatorio, e allora il consiglio di istituto ha deciso di chiedere aiuto direttamente alle famiglie degli studenti. Come si legge nella comunicazione del dirigente scolastico Annarita Del Sole «il contributo può, a seconda della sensibilità e possibilità economica della famiglia, variare da un minimo di 10 ad un massimo di 30 euro, al fine di migliorare il funzionamento generale della scuola». Il contributo comprende anche la quota assicurativa integrativa per l'anno scolastico in corso del valore di 5 euro e 20. Una richiesta necessaria alla luce dei drastici tagli del Ministero e del Comune. E proprio sulla mancata erogazione del contributo obbligatorio da parte dell'amministrazione comunale si registra un intervento del Comitato di fatto in difesa dei cittadini di Fondi, che chiede direttamente al primo cittadino, prima di tutto se sia vera la mancata erogazione, poi il «perché mancano i soldi per eseguire l'erogazione» e «a quanto ammonta tale contributo». Le difficoltà dell'istituzione scuola sono sotto gli occhi di tutti. A tal proposito il Comitato cita i lavori dell'assemblea costituente sull'articolo 34 della Costituzione: «si sente la necessità di fare avanzare verso i gradi superiori della cultura quelli che ne sono stati esclusi non per difetto d'ingegno, ma per difficoltà economiche finora insuperabili. Noi crederemmo di aver dato al popolo soltanto una mezza libertà, fino a che non avessimo assicurato ad esso la capacità di capire e di progredire nella vita e nello spirito». E invece, oggi, ci si trova a parlare di tagli, anno dopo anno. Nel caso dell'«Amante», il consiglio di istituto si è visto costretto a chiedere direttamente alle famiglie una piccola somma di denaro, in modo da superare le difficoltà. In altri casi i genitori si sono ribellati davanti a disagi di ordine diverso. Risale a pochi giorni fa la polemica riguardante lo squallore delle aiuole e la sporcizia dinanzi alla scuola media «Don Milani» e vicino la materna-elementare «Giulia Gonzaga», situate ambedue nel quartiere Portone della Corte. Infatti, secondo le denunce di alcuni residenti e di numerosi genitori, la zona è lasciata nell'incuria più totale.
Riccardo Antonilli

sabato 2 ottobre 2010

'Ndrangheta, maxi sequestro a Fondi

Oltre 8 milioni di euro. A tanto ammonta il valore dei beni sequestrati a Franco Peppe e Venanzio Tripodo e a i rispettivi nuclei familiari. Un patrimonio composto da aziende, terreni, quote societarie, fabbricati, conti correnti e una lussuosa villa situata in via Ponte Tavolato a Fondi. Gli uomini del Centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Roma sono piombati a Fondi su disposizione del tribunale di Latina. I beni sono finiti sotto sequestro perché Tripodo è considerato dagli inquirenti il capo della cosca della ‘ndrangheta denominata «La minore», da anni attiva nel basso Lazio, e Peppe, che di mestiere fa l'imprenditore ortofrutticolo, è ritenuto un prestanome della ‘ndrangheta. «L'attività di aggressione patrimoniale - spiegano dal Centro operativo capitolino - scaturisce da proposte di misure di prevenzione personali e patrimoniali d'iniziativa del direttore della Dia in relazione alle recenti operazioni condotte nel sud pontino dal centro operativo di Roma e coordinate dalle procure distrettuali antimafia di Roma e Napoli, che hanno consentito di fare breccia nel muro di omertà che, da un decennio, celava gli interessi economici ed imprenditoriali di ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra nel Mercato Ortofrutticolo di Fondi». Oltre alla villa della famiglia Peppe, con tanto di parco alberato e piscina, sono scattati i sigilli per alcune attività all'interno del Mof. Proprio il Centro agroalimentare all'ingrosso di Fondi è il fulcro dell'inchiesta che ha portato in cella Peppe e Tripodo insieme ad altre 15 persone a luglio 2009. Per quanto riguarda Tripodo, nell'ordinanza del gip Cecilia D'Emma si legge: «Nel mercato ortofrutticolo di Fondi Venanzio ha un potere di veto sull'operatività dei commercianti e ha collegamenti con la criminalità siciliana e campana». E i rapporti tra Tripodo e Peppe erano stati già analizzati dalla commissione di acceso agli atti del Comune di Fondi, in seguito alla quale il prefetto Bruno Frattasi chiese lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale. Il pool Frattasi sottolineò i «rapporti tra Tripodo Venanzio, fratello di Carmelo e Peppe Franco, titolare di attività ortofrutticola nell'ambito del Mof». Rapporti sospetti, tant'è che la Dda ha indagato e alla fine ha fatto scattare l'operazione Damasco 2. Attualmente i due sono in attesa dell'inizio del processo, al via dal 20 ottobre prossimo. Venanzio Tripodo si trova in carcere, Franco Peppe invece da una decina di giorni è agli arresti domiciliari, come disposto dal gip Giovanni Ariolli, su parere favorevole del pm Maria Cristina Palaia, una volta preso atto delle precarie condizioni di salute dell'indagato.
Riccardo Antonilli