Un pastore 34enne di Monte San Biagio è finito in manette per “tentata violenza sessuale aggravata e lesioni aggravate” nei confronti di una donna. L’uomo è stato arrestato stamane dal personale della squadra di Polizia Giudiziaria del commissariato di Fondi, con il supporto dei colleghi della Volante. Gli agenti guidati dal vice questore Massimo Mazio lo hanno arrestato su disposizione del giudice per le indagini preliminari, Nicola Iansiti.
A fine marzo una donna di 32 anni ha sporto denuncia nei confronti di due pastori di Monte San Biagio che, a suo dire, avevano tentato i abusare di lei, mentre si trovava in campagna per la raccolta. Un racconto terribile quello della 32enne. I due, secondo quanto riferito alla polizia, avevano tentato di avere un rapporto sessuale con le maniere forti, usando un coltello per minacciarla e strappandole con violenza i vestiti di dosso, tentando anche di immobilizzarla a terra per non farla gridare. Nonostante ciò, soltanto il sangue freddo e l’immediata reazione della vittima, avevano evitato il peggio. La 32enne, infatti, era riusciva ad urlare, richiamando l’attenzione di un’altra donna e riuscendo così a fuggire verso casa. Pertanto, sulla base delle descrizioni fornite agli inquirenti, dopo poco tempo gli uomini di Mazio sono riusciti ad individuare i presunti aggressori, riconosciuti dalla vittima, e, grazie anche ad una testimonianza, è stata inviata l’informativa di reato in Procura. Il pubblico ministero Eleonora Tortora ha chiesto al gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa in mattinata da Iansiti. In seguito all’arresto è stata anche perquisita l’abitazione del pastore, grazie a cui è stato rinvenuto il coltello che con tutta probabilità è stato utilizzato per intimorire la vittima. Le indagini vanno avanti per individuare il complice.
Riccardo Antonilli
domenica 17 aprile 2011
martedì 12 aprile 2011
Sequestrata la villa di Cipriano Chianese a Sperlonga
La Dia di Napoli è piombata a Sperlonga. Gli uomini dell’antimafia hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo di beni emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su proposta del direttore della Dia, il generale dei carabinieri Antonio Girone, nei confronti di Cipriano Chianese. Il 57enne di Parete è un noto avvocato e imprenditore operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti, già raggiunto nel marzo 1993 e nel 2007 da ordinanze di custodia cautelare per vicende connesse al traffico di rifiuti e all’appartenenza al clan dei casalesi, attualmente a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico. A Sperlonga, in particolare, i sigilli sono scattati per una faraonica villa di 21 stanze con annessa piscina. L’operazione di ieri, condotta in collaborazione con la Dia di Padova, ha riguardato anche Franco Caccaro, 49enne di Campo San Martino, comune in provincia di Padova, con precedenti di polizia per reati finanziari, individuato dalle indagini come intestatario di beni e società di fatto riconducibili al Chianese. I beni per i quali il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro, sono, oltre alla villa sperlongana, un fabbricato e un immobile siti a Parete, quest’ultimo era utilizzato come abitazione casa della figlia di Chianese ed è dotato di ogni confort tra cui bagno turco, sauna e complesso aeroterapico; una MG B intestata a Chianese; una BMW X5, intestata a Filomena Menale; altre due BMW, una 525 e una 120 D, intestate a Gianluca Lauro; e un capannone industriale sito in Santa Giustina in Colle (PD), intestato alla società Tecnologie per l’Ambiente Srl. Il valore complessivo dei beni sotto sequestro è, secondo stime prudenziali, di oltre 13 milioni di euro. Tornando alla villa di Sperlonga, nel corso delle indagini è emerso che era stata presentata una falsa richiesta di condono edilizio. L’obiettivo era cercare di farla passare per una costruzione ante 1980, quindi sanabile. Dichiarazione smentita dalle indagini della Dia, che ha dimostrato con rilievi aerofotogrammetrici e testimonianze di chi ha effettuato i lavori di ristrutturazione ed ampliamento, che le modifiche alla piccola villa originaria sono avvenute dopo il 1990, e che hanno portato il valore della villa a circa 4 milioni di euro dai 160mila originari. Ma chi è Chianese? Il «re» dello smaltimento illegale dei rifiuti. L’avvocato e imprenditore, attualmente, si trova agli arresti domiciliari perché colpito da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Napoli il 30 dicembre 2009. Chianese è il protagonista assoluto della penetrazione camorristica nel settore dei rifiuti. Gli inquirenti si sono trovati davanti all’«inventore» del sistema delle ecomafie nella sua declinazione campana. E come se non bastasse, è stato accertato che Chianese ha «saputo adattarsi al mutamento determinato dall’instaurazione della gestione commissariale dei rifiuti, allacciando con il subcommisssario ai rifiuti Facchi un rapporto ora collusivo ora intimidatorio dal quale ha tratto rilevantissimi profitti illeciti». Uno che trasformava la «monnezza» in denaro, guadagnando, negli anni ’90, fino a 700 milioni di lire al mese.
Riccardo Antonilli
Riccardo Antonilli
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